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venerdì 2 luglio 2021

Un amico straordinario (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Racconto di un'amicizia e un omaggio ad un personaggio storico della televisione americana, ovvero Fred Rogers, il vero Mr. Pickles, quello della serie con Jim Carrey. Il film è centrato su un incontro che cambia la vita di un reporter (Matthew Rhys, il "nuovo" Perry Mason) ed è raccontato in modo piano, quasi come un'opera televisiva, ma cercando di spiegare il fascino tranquillo del protagonista che il personaggio del giornalista subisce. Gli elementi personali vengono da un uso particolare della scenografia che fa uso di modellini che ricostruiscono gli ambienti nelle sequenze di raccordo e che richiamano quelli del programma televisivo. Il plot in sé non dice nulla di nuovo (premesse, sviluppi ed esiti rispettano la formula tipica di ogni hero's journey del cinema), ma il personaggio di Mr. Rogers (riuscitissima la prova di Tom Hanks, meritata la candidatura per miglior attore non protagonista agli Oscar 2020), dalla spropositata affabilità e quasi disumana gentilezza, conquista il cuore dello spettatore. Dietro la semplicità di canzoncine e pupazzi destinati a un pubblico infantile si celano piccole grandi lezioni per tutte le età. Un amico straordinario è proprio questo, una bella, sensibile e dolce lezione di umanità. Per Marielle Heller, dopo il buon Copia originale, un altro bel tassello da aggiungersi alla sua breve, ma interessante, filmografia. Voto: 6,5

venerdì 14 agosto 2020

Copia originale (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Un film che in fondo si basa sul principio di offrire ciò che è nei desideri dei nostri interlocutori. Come in un film dalle dinamiche simili come The Hoax, il falso diventa vero perché vogliamo che sia vero, lo desideriamo. E dalla mente e dal talento non riconosciuto di una scrittrice respinta dai salotti buoni di una New York infida e pronta a divorarti, ecco che parte un percorso di riscatto personale dove la sua arte e la sua arguzia da misantropa trova terreno fertile. Basato su una storia vera da cui è stato tratto il romanzo: Can You Ever Forgive Me scritto dalla stessa Lee Israel, il film di Marielle Heller ci mostra il ritratto di una donna irascibile quanto adorabile e biecamente fiera di essere solitaria ma soprattutto ci fa riflettere sul potere della scrittura e sulla capacità duttile di modificar la realtà, fittizia, grazie all'estro artistico che spesso non fa rima con fama. Una regia accurata disegna inoltre con efficacia i luoghi chiave della sua parabola discendente nel milieu letterario newyorkese. La sceneggiatura, candidata all'Oscar insieme ai due attori principali (in tal senso, Melissa McCarthy finalmente fa vedere il suo talento in una parte drammatica dopo tante commedie, alcune dimenticabili, la sua lingua è sempre tagliente, ma in maniera diversa, Richard E. Grant un buon compagno di viaggio), non è perfetta, ma una cosa fa bene, rende gradevole una truffa, anche se, più che il divertimento legato alla spudoratezza dell'impresa e alla suspense per il rischio che i due corrono ogni volta, ci fa sorridere la sotterranea soddisfazione con cui la protagonista, lavorando a questa attività truffaldina, valorizza (nel gioco della simulazione) la sua competenza di biografa e la sua capacità di scrittura, trascinandoci involontariamente dalla sua parte. E così non possiamo non essere dalla sua parte quando fa pagare un prezzo ad interlocutori non propriamente innocenti. Perciò al titolo originale "Can You Ever Forgive me?" vien da rispondere: Yes, we can. Lento, ma buon film. Voto: 6,5