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venerdì 17 settembre 2021

Fantasy Island (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - La Blumhouse Productions (quella di Jason Blum) fa un reimagining della serie televisiva Fantasilandia virando l'idea originale nel proprio stile, si resta quindi perennemente in bilico tra commedia (l'inizio), mystery (il build-up) e thriller/horror dai toni sci-fi (tutta la seconda ora di film), nella suggestiva cornice delle isole Fiji. A parte Michael Peña, cast insopportabile (si presume scelto apposta), fotografia brillante, buon ritmo e qualche riflessione sull'impossibilità di cambiare il corso del destino. I troppi twist nel finale risultano un po' forzati e la durata è eccessiva, però non male. Perché certo, troppi personaggi e troppe storie sgradite, perché certo, è una fusione di generi che, non funziona o funziona a tratti (e in tal senso peccato non avere sfruttato il potenziale nel migliore dei modi), ma almeno (al contrario di altre peggio fesserie) ci si diverte ed è piacevole a vedersi, magari sorseggiando un cocktail (tropicale). Per il regista Jeff Wadlow tuttavia passo indietro da Obbligo o verità, piccolo passo in avanti da Bloodshot, dov'era sceneggiatore. Voto: 5,5

mercoledì 26 giugno 2019

Una spia e mezzo (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Una spia e mezzo (Commedia, Azione, Usa 2016): La commedia in salsa action basata sulla chimica tra i due protagonisti, una versione aggiornata della humpsy-bumpsy (piccolo e impacciato uno, grosso e manesco l'altro) di Rawson Marshall Thurber (Come ti spaccio la famigliaPalle al balzo) presenta svariati requisiti negativi: le scene d'azione sono mosce, il discorso sugli effetti del bullismo è quanto mai rozzo e inefficace, lo schema narrativo (con il protagonista che non sa su chi riporre la propria fiducia) non usato al meglio e comunque vecchiotto. Il feeling tra il ciarliero Kevin Hart e il possente Dwayne Johnson dona qualche istante ridanciano (soprattutto per merito del primo, comico di razza normalmente male impiegato, ma anche del secondo, che non smetto comunque di amare dopo questa prova leggermente deludente), ma il copione di David Stassen e Ike Barinholtz, cui ha messo le mani anche il regista, è sovente semplicistico e mai esaltante (Jason Bateman è un sadico impiegato che afferma di essere membro di Scientology, abbastanza inutile). La regia è visibilmente volenterosa, ma il citazionismo è scriteriato (che c'entrano Un compleanno da ricordareTwilight e Jason Bourne?), e la chiusa, con The Rock che si svela in costume adamitico davanti alla folla dei suoi ex compagni di liceo (tra cui c'è persino Melissa McCarthy), è irrealistica e imbarazzante. Vale comunque uno sguardo per l'immagine iniziale, ottenuta in digitale, di The Rock in divertente versione obesa. E comunque di positivo c'è anche la colonna sonora, dal groove rilevante, anch'essa fin troppo poco presente, e i bloopers dopo i titoli di coda. Quest'ultimi fanno molto ridere, tanto da farvi riflettere sul film stesso. Un film (un buddy movie) non orribile né inguardabile, ma irrimediabilmente conformista. Un film leggermente migliore di Poliziotto in prova e Un poliziotto ancora in prova con Kevin Hart protagonista, che può comunque divertire, ma a cui non si può dare la sufficienza cinematograficamente parlando. Voto: 5+

venerdì 3 maggio 2019

CHiPs (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - CHiPs (Commedia, Usa 2017): E' da tanto che non vedo una puntata della serie televisiva originale degli anni '80, ma credo di ricordare che non fosse per niente un giallo poliziesco volgare, rozzo e semplicistico. Però è quello che sembra venire fuori da questo adattamento del 2017 da parte della Warner Bros, che non si sa perché decide di travasare, snaturare in tutto e per tutto la concretezza della serie tv in una pellicola fatta sì di action, ma anche di tanta comicità e commedia, assurda e troppo demenziale. Il regista ed interprete di uno dei due agenti motociclisti della California Higway Patrol, che hanno la missione di sventare una banda di rapinatori che si annida nel comando di polizia, Dax Shepard infatti (un attore mediocre e adesso anche mediocre regista), cambia i toni, così tanto che il film poteva avere qualsiasi altro titolo e sarebbe stato forse meglio. Nel film difatti, anche se non mancano sparatorie, esplosioni e una certa violenza, quello che abbonda è la volgarità, non a parole ma con i gesti (rozzi), e con certe scene alquanto inutili (seppur intriganti). Ma il difetto principale è la semplicità, giacché il regista svela praticamente subito il mistero, è chiaro nei primi minuti infatti cosa succederà, come finirà e chi sono i colpevoli. Senza dimenticare le battute, poche e nemmeno tanto divertenti, cosa deludente in un film del genere, anche perché inspiegabilmente spesso e volentieri il film vira su fastidiose e ripetute battute a sfondo sessuale (che non danno niente in più al film e non fanno ridere), scene trash (Baker è di stomaco debole e tende a vomitare…), momenti splatter un po' fuori luogo (teste mozzate ad esempio) che non rafforzano ma indeboliscono il film. Un film che se avesse seguito di più i dettami dell'action comedy (dopotutto non male sono gli inseguimenti in moto, e sufficienti sono le sequenze d'azione come la colonna sonora ritmata, senza dimenticare una giovane e sexy Rosa Salazar) poteva essere una simpatica parodia del telefilm, invece è uscita proprio una bella vergogna. Soprattutto perché, in questa classica commedia poliziesca piena zeppa di cliché, tutto sa di già visto e il ritmo non è certo appassionante. Infine gravemente insufficiente il cast, che comprende un poco ispirato Michael Peña, mediocre interpretazioni di Adam BrodyMaya RudolphKristen Bell, lo stesso Shepard e uno sprecato Vincent D'Onofrio. Imbarazzante invece il cameo di Erik Estrada, che avvilisce ancor di più questa pellicola di per sé insufficiente. Voto: 5

sabato 27 aprile 2019

Babbo bastardo 2 (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/01/2018 Qui - Era il 2003 quando sugli schermi di tutto il mondo uscì una delle commedie natalizie più anticonformiste, irriverenti ed ironiche di sempre. Ora a distanza di 13 anni dal primo Babbo Bastardo ecco nuovamente ritornare un fantastico Billy Bob Thornton nel suo sequel, Babbo bastardo 2 (Bad Santa 2), commedia del 2016 diretta da Mark Waters. Peccato che, seppur il film è meno divertente del primo film, anche se ugualmente sboccato, irriverente e maleducato, che assicura una visione soddisfacente e di discreta dinamicità, esso convinca solo a metà. Se infatti nel primo film l'atmosfera malsana, volgare e scorretta, ma anche emozionante e riflessiva che regnava lo aveva contraddistinto in modo piacevole e originale esaltando pubblico e critica, questo secondo atto, fuori tempo massimo, riporta quei tipici momenti, ma solo in determinate parti e determinati momenti. Ovvero i primi minuti e l'ultima mezz'ora (tranne forse i sentimentalismi finali e i volgari titoli di coda, che si potevano evitare), che rispettano onestamente lo spirito del primo film. Quella a non funzionare è difatti la parte centrale, quella dove il protagonista, che ha ceduto ancora una volta ai propri istinti e che entra in una squadra di improbabili delinquenti formata da una donna che si scoprirà essere la madre (un'inguardabile Kathy Bates, utile solo per spiegare in parte l'origine del nichilismo del figlio) e il nano del primo episodio (Tony Cox), con l'obbiettivo di scassinare la cassaforte di un'associazione di beneficenza che non redistribuisce l'intero ricavato della propria attività, condita solo di volgarità scurrile a volontà, con dialoghi senza senso snervanti e sesso go a go (tra cui incredibile è la presenza in questo della fantasmagorica Christina Hendricks).