Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Un film d'animazione capace di esprimere profonda dolcezza e commozione, ma anche una grande lezione di umanità impartita dal più piccolo degli esseri. Marcel the Shell è indubbiamente uno dei prodotti più piacevoli e sorprendenti degli ultimi mesi od anni (e giustamente ha ricevuto la candidatura al miglior film d'animazione agli Oscar, quest'anno). Un prodotto che non eccelle nella tecnica, uno squisito (seppur affatto originale o particolarmente ispirato) ibrido tra stop motion e live action gestito ottimamente dallo staff grazie alla definizione dei modelli (le conchiglie) e grazie a una fotografia alquanto asettica, perfetta per un catalogo Ikea. E' invece nella trama, nella morale del racconto, nei discorsi strampalati ma sinceri di Marcel che l'opera ripone i suoi punti forti e focali. Una concreta disamina sulla quotidianità squarciata che lascia il segno. Efficace e genuina come pochi. Voto: 7
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venerdì 22 dicembre 2023
venerdì 16 luglio 2021
Bird Box (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Anni dopo il non del tutto convincente Una folle passione, seguito da un intermezzo seriale assai più convincente (The Night Manager), la danese Susanne Bier, già autrice di un'opera premiata con l'Oscar per il miglior film straniero (In un mondo migliore), tornando a prendere le redini di una produzione americana finalmente riesce a non deludere (cosa che farà paradossalmente dopo con The Undoing). Nel complesso è infatti un film godibile, che non ha particolari difetti, ma nemmeno quei pregi che rimangono impressi nella memoria (incisiva ma non troppo invadente la colonna sonora, ben usati senza troppo eccedere gli effetti speciali). Nonostante il mestiere della regista emerga difatti in più tratti e il cast funzioni alla perfezione (oltre a Sandra Bullock è da menzionare anche John Malkovich nel ruolo ormai a lui congeniale ma comunque nuovamente efficace del rude bastardo senza scrupoli), Bird Box emerge come un cocktail pure un po' annacquato di E venne il giorno e A Quiet Place. Tutta la prima parte, pur ripercorrendo schemi già battuti (il/la protagonista che si trova improvvisamente al centro di un'apocalittica furia mortale collettiva e trova riparo assieme a un pugno di superstiti) è trascinante e trova un'inedita energia nell'esposizione violenta e implacabile di un racconto teso e serrato, come più non si potrebbe. Nella seconda metà purtroppo scemano idee e vigore e Bird Box incappa nella ripetitività di schemi e modelli già visti troppe volte. Il film risulta inoltre eccessivamente lungo: venti minuti di meno lo avrebbero reso molto più scorrevole. Sufficiente, senza infamia e senza lode, ma con un finale che più fiacco e telefonato non si potrebbe. Voto: 6
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lunedì 14 dicembre 2020
Lontano da qui (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2020 Qui - Madre insoddisfatta, moglie infedele, insegnante capace ma dai modi inquietanti, donna delusa. Questo il ritratto del personaggio della brava Maggie Gyllenhaal, una donna alla ricerca di poesia che vede in un suo piccolo alunno una speranza per liberarsi dall'ombra che si porta addosso. Un'efficace rappresentazione di una parte dell'universo infantile ma anche della personalità borderline di adulti che cercano, anche inconsciamente, di manipolarli e utilizzarli come panacea dei propri fallimenti. La protagonista infatti riversa tutte le sue ambizioni sul bimbo, incurante delle conseguenze: una manipolatrice inconsapevole, animata certo da buone intenzioni ma anche da una vena di insensatezza che si tradurrà in un epilogo amaro (difatti una prima parte più descrittiva lascia il posto ad un seguito inquietante, quasi da thriller da camera). Un film (un remake) a modo suo toccante (eppure straniante, a tratti paradossale), reso tale da una performance attoriale intensa, sorretta da una sceneggiatura interessante, anche se forse un po' enfatizzata (i ritmi non propriamente alti sono il difetto più evidente). Da apprezzare anche la regia di Sara Colangelo oltreché la colonna sonora. Voto: 6
venerdì 14 agosto 2020
Alita - Angelo della battaglia (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Questo è questa pellicola di fantascienza e d'avventura, ovvero il riuscito adattamento dell'omonimo manga (che sto riscoprendo adesso ed ora) di Yukito Kishiro, edito qui da noi nel lustro 90-95, che racconta attraverso una potente distopia la ribellione al sistema governativo partendo dal basso, dai cyborg e dal pianeta di ferro, la nostra terra, divenuta la discarica di Zalem, città futuristica sospesa nell'etere, e sogno irraggiungibile della feccia umana e non. Da qui la storia della cyborg Alita, ex combattente ora senza memoria, trovata in una discarica e riportata in vita dallo scienziato Ido, che proverà a ribaltare le cose. James Cameron produce affidando, dopo circa dieci anni in cui il progetto rimase in cantiere, la regia a Robert Rodriguez (di cui ho grande ammirazione per quasi tutti i suoi film) che se la cava egregiamente, seppur sviluppando un progetto su commissione. Alita è interpretata dalla giovane (e bella) Rosa Salazar, che attraverso la facial motion capture restituisce allo spettatore sentimenti ed emozioni rendendo quasi indolore l'impiego della CGI (Alita ha occhioni dolci e splendido corpo Cyborg e combatte come un samurai vecchio stile, facile è stato dunque simpatizzare per lei fin dai primi istanti, lei che da sola giustifica la visione). Ma in generale il livello tecnico è impeccabile e sorprendente, non solo nelle scene di azione. Quindi intrattenimento di pregevole fattura, ma non solo: Alita è un ibrido a cui è rimasta la coscienza, un robot che si pone domande sul proprio futuro, che prova sentimenti, piange e si innamora. Fantascienza etica perciò, in cerca di risposte su di se, un po' come Ghost in the Shell, altro manga prestato recentemente al cinema (vanno ricercate però le dovute differenze). Gli unici difetti l'aver voluto puntare più sul lato romantico (funzionale sì, ma poco coinvolgente se non nel finale) che sull'aspetto sci-fi, e il fatto che, essendo non previsti a breve seguiti, il finale aperto lasci un po' troppo in sospeso. Perché va bene che originariamente sia opera incompiuta, ma una chiosa un po' più decisa a questo bel primo capitolo, lo avrebbe reso ancora più bello. Tuttavia, sperando nell'episodio successivo, non posso che ribadire di essere stato soddisfatto dalla visione di un film che, ciliegina sulla torta, si avvale di un cast eccezionale e bene in parte, da Christoph Waltz alla sempre stupenda Jennifer Connelly, da Mahershala Ali ad Eiza González, da Ed Skrein a tanti altri. Voto: 7
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sabato 6 luglio 2019
Maze Runner - La rivelazione (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/03/2019 Qui - Ha fatto appassionare milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando una delle saghe cinematografiche distopiche, e letterarie, più amate dai giovani, e finalmente è tornata per l'ultimo capitolo della sua mirabolante storia, ecco finalmente il terzo e ultimo capitolo della saga young-adult tratta dai fortunati best-seller di James Dashner, ecco Maze Runner - La rivelazione (Maze Runner: The Death Cure). Alla regia troviamo ancora una volta Wes Ball, che aveva già diretto i primi due capitoli della saga: Maze Runner: Il Labirinto e Maze Runner: La Fuga. E dal momento che squadra che vince non si cambia, nel nuovo film ritroviamo Dylan O'Brien (ultimamente visto in gran forma in American Assassin) nel ruolo del protagonista Thomas, Kaya Scodelario (vista di recente in Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar e dopo in Tiger House) come Theresa, Thomas Brodie-Sangaster e Nathalie Emmanuel (rispettivamente Jojen Reed e Missandei de Il Trono di Spade) nei panni di Newt e Harriet, accompagnati dagli altri ex-radurai Minho (Ki Hong Lee), Sonya (Katherine McNamara) e Frypan (Dexter Darden), e tornano anche i "cattivi", interpretati da Patricia Clarkson e Aidan Gillen. Un capitolo su cui la prima cosa da dire sarebbe che si è fatto attendere, anche troppo, perché la distanza di ben tre anni si è fatta sentire, e purtroppo vantaggi e svantaggi hanno pesato. Le riprese infatti erano già iniziate nel 2016, ma un grave incidente sul set ha costretto a fermare la produzione, rimandando l'arrivo del film. Un film che, nonostante le buone premesse, tende a lasciare parecchi punti in sospeso, facendo sorgere più domande e dando pochissime risposte. Perché certo, da un lato questo ritardo è andato a svantaggio del film, dal momento che negli ultimi due/tre anni si è andato molto perdendo l'interesse verso la saga, mentre dall'altro ha permesso forse al regista di prendersi più libertà nella narrazione senza incappare in critiche (soprattutto dei cultori della saga letteraria), peccato che, sarà che è passato diverso tempo dal film precedente, che gli attori hanno definitivamente perso i tratti fanciulleschi che li contraddistinguevano nei due prequel, sarà il completo distacco dall'ambientazione originale del labirinto o più semplicemente il fatto che ci sono più proiettili ed esplosioni che parole, ma Maze Runner: La Rivelazione non convince. Il regista difatti, anche se dirige con una certa naturalezza l'ultimo capitolo di Maze Runner, confezionando una pellicola ad uso e consumo dei fan della saga cinematografica (i lettori dei libri di Dashner probabilmente avranno storto parecchio il naso), ed offre nuovamente, una storia altamente action, con contaminazioni futuristiche ed apocalittiche, ed il suo giovanissimo cast, non riesce (almeno non del tutto) a chiudere degnamente la saga.
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venerdì 3 maggio 2019
CHiPs (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - CHiPs (Commedia, Usa 2017): E' da tanto che non vedo una puntata della serie televisiva originale degli anni '80, ma credo di ricordare che non fosse per niente un giallo poliziesco volgare, rozzo e semplicistico. Però è quello che sembra venire fuori da questo adattamento del 2017 da parte della Warner Bros, che non si sa perché decide di travasare, snaturare in tutto e per tutto la concretezza della serie tv in una pellicola fatta sì di action, ma anche di tanta comicità e commedia, assurda e troppo demenziale. Il regista ed interprete di uno dei due agenti motociclisti della California Higway Patrol, che hanno la missione di sventare una banda di rapinatori che si annida nel comando di polizia, Dax Shepard infatti (un attore mediocre e adesso anche mediocre regista), cambia i toni, così tanto che il film poteva avere qualsiasi altro titolo e sarebbe stato forse meglio. Nel film difatti, anche se non mancano sparatorie, esplosioni e una certa violenza, quello che abbonda è la volgarità, non a parole ma con i gesti (rozzi), e con certe scene alquanto inutili (seppur intriganti). Ma il difetto principale è la semplicità, giacché il regista svela praticamente subito il mistero, è chiaro nei primi minuti infatti cosa succederà, come finirà e chi sono i colpevoli. Senza dimenticare le battute, poche e nemmeno tanto divertenti, cosa deludente in un film del genere, anche perché inspiegabilmente spesso e volentieri il film vira su fastidiose e ripetute battute a sfondo sessuale (che non danno niente in più al film e non fanno ridere), scene trash (Baker è di stomaco debole e tende a vomitare…), momenti splatter un po' fuori luogo (teste mozzate ad esempio) che non rafforzano ma indeboliscono il film. Un film che se avesse seguito di più i dettami dell'action comedy (dopotutto non male sono gli inseguimenti in moto, e sufficienti sono le sequenze d'azione come la colonna sonora ritmata, senza dimenticare una giovane e sexy Rosa Salazar) poteva essere una simpatica parodia del telefilm, invece è uscita proprio una bella vergogna. Soprattutto perché, in questa classica commedia poliziesca piena zeppa di cliché, tutto sa di già visto e il ritmo non è certo appassionante. Infine gravemente insufficiente il cast, che comprende un poco ispirato Michael Peña, mediocre interpretazioni di Adam Brody, Maya Rudolph, Kristen Bell, lo stesso Shepard e uno sprecato Vincent D'Onofrio. Imbarazzante invece il cameo di Erik Estrada, che avvilisce ancor di più questa pellicola di per sé insufficiente. Voto: 5
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Michael Pena,
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Ryan Hansen,
Vincent D'Onofrio
mercoledì 23 gennaio 2019
Maze Runner: La fuga (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2016 Qui - Maze Runner: La fuga (Maze Runner: The Scorch Trials) è una pellicola di fantascienza ambientata in un futuro distopico, e prende il nome dal romanzo La fuga: Maze Runner (The Scorch Trials) scritto nel 2010 da James Dashner, e sequel del film Maze Runner: Il labirinto, di cui avevo già parlato quasi un anno fa in questo post. Il film, del 2015 diretto da Wes Ball, lo stesso del primo capitolo, riprende esattamente da dove si era interrotto, con i protagonisti che erano riusciti dopo mille peripezie ad uscire indenne dal quasi mistico labirinto ma quello che già avevamo intravisto e che loro capiscono all'inizio del film è che quello era solo un primo test, Thomas era infatti convinto che la fuga dal labirinto avrebbe ridato la libertà a lui e ai compagni, ma invece era solo una prova e ora che ne sono evasi devono confrontarsi con la realtà, non prima però di un'altra evasione. Sembra infatti che da una prigione all'aria aperta i ragazzi siano finiti in una al chiuso, fatta di regole, una nella quale non sono liberi e di cui capiscono e sanno poco. Ci vorrà una fuga per trovarsi realmente nel mondo esterno e scoprire il motivo di tanta segretezza, tanti problemi e di un simile controllo. Ma a rendere più difficile la missione e l'attraversamento di una Terra devastata dalle radiazioni solari e da una malattia mortale, ci saranno le macchinazioni di un gruppo denominato 'cattivo', anche se le loro intenzioni non sono chiare. Maze Runner è sicuramente una delle saghe teen più atipiche, se nelle altre (Divergent/Insurgent e Hunger Games) le componenti fondamentali sono giocate con l'elemento amoroso e con la messa in scena di una società apparentemente perfetta ma con lati oscuri, nella saga di James Dashner tutta la tensione si deve a una "primitività" dell'ambientazione (il labirinto, un deserto post apocalittico) e alla quasi assenza dell'amore, comunque presente ma in maniera meno invadente. Il primo film proprio per questo mi era piaciuto tantissimo, anche per una certa originalità e anche per una certa maturità nelle sequenze, nelle immagini e nei dialoghi che sinceramente non mi aspettavo e ciò mi aveva sorpreso moltissimo, aspettavo perciò con ansia questo secondo capitolo ma invece questo sequel abolisce quasi totalmente ciò che c'era di buono nel primo capitolo. Spariti i labirinti infatti, vero (unico) punto di forza estetica, spettacolare del primo capitolo, cade anche ogni pretesa di originalità e iniziativa, crollano i sostegni distintivi di un'opera che così s'ammoscia appiattendosi pericolosamente nell'ammucchiata fantasy teen. Un pericolo che purtroppo la sceneggiatura non è riuscito ad evitare.
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Fantascienza distopica,
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