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venerdì 13 agosto 2021

Non succede, ma se succede... (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/08/2021 Qui - Per la regia spesso brillante e spigliata di Jonathan Levine, un esperto di commedie indiavolate (che qualche sbaglio l'ha però pure fatto, si ricordi di Fottute!), ed a volte pure autore con sprazzi di efficace e malizioso piglio narrativo che ricorda, qui in particolare, lo stile sfrontato e disarmante dei fratelli Farrelly dei tempi di Tutti pazzi per MaryLong Shot (titolo originale più indicativo di quello un po' insensato italiano) si trasforma poco per volta in una commedia sempre in bilico tra comicità a grana spessa, se non proprio greve, e quel politically correct camuffato per il suo esatto contrario. Di fatto il film ha momenti esilaranti che funzionano bene, e si giova di due protagonisti superlativi e che insieme funzionano clamorosamente bene: Charlize Theron, statuaria più che mai, ma capace di ridicolizzarsi e umanizzarsi anche restando un'icona di perfezione, ed un Seth Rogen pungente e masochista come appare nelle migliori produzioni cameratesche made in Judd Apatow o James Franco. Forse non propriamente originale per il soggetto e per come si sviluppa, ma il film di Levine appare (non per caso) come un prodotto gradevole, spigliato e dinamico, che intrattiene senza sforzi anche facendo uso di dialoghi e situazioni, a volte, un po' enfatici. Nonostante la durata, superiore alle 2 ore, il film scorre piacevolmente (il buon ritmo sopperisce a certe lungaggini), risultando così una commedia simpatica dove alla fine ci si accorge che non si è riso sguaiatamente ma si è sorriso in attesa del lieto fine. Voto: 6+

lunedì 31 maggio 2021

Il diritto di opporsi (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2021 Qui - Buon esempio di cinema dal forte impegno civile, Just Mercy traendo le mosse da eventi reali (si basa sul libro di memorie pubblicato dallo stesso avvocato Bryan Stevenson, ancora oggi attivo ed impegnato a combattere le ingiustizie del sistema legale) riflette in maniera canonica sul concetto di "diritto", elemento imprescindibile per una società che si consideri in salute, lavorando dall'interno della corrotta macchina di giustizia e rovesciandone le consapevolezze attraverso un processo di implosione. Piuttosto netta e con poche sfumature la collocazione morale delle forze in gioco: i neri sono i buoni, i bianchi i cattivi. Questa rappresentazione netta e poco stratificata (probabilmente anche vera) addormenta un po' la capacità critica in favore di un sentimentalismo che ricerca l'effetto, indugiando sui volti contriti dei protagonisti. Senza guizzi la parte processuale, assente quella investigativa che poteva ricostruire il delitto. Cede alla retorica nella parte finale, ma era da mettere in preventivo, mi avrebbe stupito il contrario. Discreti Michael B. Jordan e Brie Larson (seppur quest'ultima è un po' in disparte rispetto agli altri), fantastici Jamie Foxx (in sottrazione) e Tim Blake Nelson nel ruolo del testimone chiave del processo. Un lavoro (assimilabile a Marcia per la libertà ma con una storia più potente) dall'impianto classico, un dramma per famiglie che tutto sommato va a segno. Da non perdere i titoli di coda, in cui appaiono i veri protagonisti di questa incredibile storia. Una storia che indigna, dalla sceneggiatura diretta che racconta fatto dopo fatto senza fronzoli, supportata da una regia classica (quella di Destin Daniel Cretton) che permette alle emozioni di farsi largo (però non troppo). Voto: 6,5

domenica 14 luglio 2019

Nella tana dei lupi (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2019 Qui
Tema e genere: E' un heist movie, ma anche qualcos'altro, è uno scontro classico tra guardie e ladri, anche se il confine tra buono e cattivo è labile, anzi stravolge lo stereotipo che possiamo averne con la parte antagonista metodica, efficace e riflessiva, mentre dalla parte della legge si erge uno sceriffo violento, molesto e irrisolto nella vita privata. A conti fatti però, pura e semplice azione in un heist movie alla "guardie e ladri" dal sapore di Heat: La Sfida.
Trama: Una gang di ladri professionisti organizza un sofisticato piano per mandare a segno il colpo della vita, ma l'occhio indagatore di un poliziotto fuori dagli schemi trasforma la rapina in una sfida all'ultimo sangue.
Recensione: E' sempre bello quando delle basse aspettative vengono ribaltate trasformandosi in piacevole sorpresa, e una delle cose che Nella Tana dei Lupi riesce a fare è proprio quella di sorprendere piacevolmente, cosa che un film action succede raramente, anche se la stessa cosa mi è capitata pochi mesi fa con American Assassins. I campanelli d'allarme c'erano tutti: da Gerard Butler (negli ultimi anni il suo nome è sempre andato a braccetto con produzioni quasi totalmente fallimentari) alla presenza di 50 Cent, dal trailer fanfarone alla scelta azzardata di affidare il progetto ad un regista esordiente (Christian Gudegast, sceneggiatore de Il Risolutore di Felix Gary Grey con Vin Diesel, mediocre film, e di Attacco al Potere 2, ugualmente mediocre) eppure in definitiva Nella Tana dei Lupi si dimostra essere molto più di quello che era lecito pensare che fosse, e come Catherine Zeta-Jones in Entrapment quei dannati campanelli d'allarme riesce a schivarli tutti, uno dopo l'altro. E pure con una certa eleganza. Tenendo bene in mente (e nel mirino) il cinema programmatico di Michael Mann (Heat: La Sfida è chiaramente il punto di riferimento per il regista, anche se non mancano riferimenti a Codice 999The Italian Job ed Arma Letale, ma senza la benché minima ironia, anzi, azione allo stato puro) Nella Tana dei Lupi racconta una semplice storia di guardie e ladri, il vecchio gioco guardia e ladri su scala urbana, come un western metropolitano dove la stessa città di Los Angeles, luogo in cui avvengono il più grande numero di rapine al mondo, fa da perfetto sfondo, della rapina dei cattivi e delle contromisure dei buoni per impedire quella rapina, di pianificazione, ma soprattutto di confini sottilissimi a separare i protagonisti (i cattivi raccontati come fossero buoni, i buoni descritti mettendone in risalto i numerosi difetti). Gerard Butler e Pablo Schreiber (quest'ultimo ormai ben avvezzo all'action, da 13 Hours a Skyscraper) sono al comando rispettivamente dell'unità speciale della polizia di Los Angeles e del gruppo di rapinatori di banche che i primi devono acciuffare: il film segue i due personaggi passo dopo passo, giocando sull'anticipazione dell'inevitabile confronto finale (una bellissima scena che parte da un calco di quella ambientata al casello del confine messicano vista in Sicario, accumulando la suspense come faceva Denis Villeneuve ma prendendo poi tutta un'altra direzione e declinare quella materia verso la forma dell'action puro).

domenica 24 marzo 2019

Straight Outta Compton (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/09/2017 Qui - Un bellissimo e se vogliamo anche ferocissimo affresco dell'America "del ghetto" e dei suoi ragazzi che crescono tra sparatorie, droga, scontri con la polizia e numerose gravidanze è Straight Outta Compton, film del 2015 diretto da F. Gary Gray. Il film infatti, che prende il nome dell'omonimo album del 1988, con il quale gli N.W.A. hanno fatto il loro debutto, ripercorre la rapida ascesa e l'altrettanto rapida caduta di uno dei gruppi simbolo dell'hip-hop, tra i più importanti esponenti del cosiddetto "gangsta rap", che parla della quotidianità nel ghetto, dello stile di vita delle bande di strada, di sesso, droga e violenza, e della brutalità delle forze dell'ordine. A Compton difatti, città-ghetto della Contea di Los Angeles, si incontrano i destini di tre ragazzi: Eric, detto Eazy-E, uno spacciatore che vuole uscire dal giro, Andre, detto Dr. Dre, un dj dal talento prodigioso che ha fretta di emergere ed O'Shea, detto Ice Cube, un rimatore straordinario. Tre ragazzi che quindi, ispirati dalla sofferenza a cui assistono quotidianamente nel ghetto, tra droga, delinquenza e abusi della polizia, formano il gruppo rap più estremo (e più importante negli anni anni a venire) in circolazione. D'altronde la musica (usata per dare voce a una generazione ancora in silenzio che vorrebbe ribellarsi allo strapotere abusivo della malavita) è l'unica valvola di sfogo per loro, il loro successo travolgente sarà perciò assicurato. Ma tutta la strada e la via di cotanto successo sconvolgerà però gli equilibri del gruppo, tra un manager che se ne approfitta e crescenti conflitti di ego, i problemi non mancheranno.