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giovedì 26 ottobre 2023

Babylon (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Un'orgia di colori, situazioni, eventi e chi più ne ha più ne metta: un grande omaggio alla settima arte degli anni '20 nella sua transizione dal muto al sonoro cucita insieme alla mondanità fatta di feste vip ed eccessi di ogni genere che parallela l'affiancava. La grandiosa prima parte, lanciata a cento all'ora e fatta di un positivo bulimismo cinefilo che Damien Chazelle (reduce dai fasti di First Man) non aveva mai esasperato così tanto, non ne è supportata da una seconda che va in calando, più modesta e di genere, che sfocia nel facile dramma ed in qualche pietismo di troppo anche per colpa di un'aurea mortuale generale un po' pesante da gestire. Alla fine, dopo una durata monstre, il bicchiere è mezzo pieno ma allo stesso tempo è consegnato agli archivi un lavoro che forse, una seconda volta, si farebbe fatica e rivedere. Comparto tecnico di assoluto pregio con Brad Pitt e soprattutto Margot Robbie al loro meglio, eppure non siamo dalle parti del capolavoro, ne ci si avvicina molto. In questo senso è certamente un film divisivo, e personalmente convincente a metà. Voto: 6,5

sabato 14 settembre 2019

First Man - Il primo uomo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/09/2019 Qui
Tema e genere: First Man (adattamento cinematografico della biografia ufficiale First Man: The Life of Neil A. Armstrong scritta da James R. Hansen) è il racconto del percorso che ha portato Neil Armstrong a essere il primo uomo a mettere piede sulla Luna, il 20 luglio 1969.
Trama: Uno sguardo sulla vita privata e la dura carriera professionale di Neil Armstrong (Ryan Gosling), che, con profonda dedizione e non trascurabile ostinazione, è stato il primo uomo a mettere piede sulla Luna nella missione spaziale Apollo 11.
Recensione: Dopo averci guidato con Whiplash nei meandri più competitivi e spietati della musica e dopo averci accompagnato, sempre a tempo di jazz, nella Los Angeles di La La Land, fra sogni, illusioni e amori spezzati, Damien Chazelle cambia totalmente genere e registro, raccontandoci un viaggio fisico e mentale verso il superamento dei propri orizzonti e dei propri limiti. Un cammino fatto di passione per la scoperta e l'esplorazione, ma al tempo stesso intriso di solitudine, incomunicabilità e morte, tessere di un puzzle umano ed emotivo lontano dall'immacolato eroismo adottato di frequente dal cinema americano. First Man - Il primo uomo infatti, racconta sì il decennio che ha segnato una svolta nella storia dell'umanità e ottenuto la più simbolica delle conquiste concentrandosi sulla figura di Neil Armstrong, l'uomo che appunto mise per primo il piede sul suolo lunare il 20 luglio 1969 (precedendo di pochi istanti il compagno Buzz Aldrin), ma a differenza di altri film, qui il tono è per nulla retorico, anzi sobrio e quasi dimesso, e si dà parecchio spazio all'uomo e alle sue sofferenze interiori. E insomma non ci troviamo di fronte ad un altro Gravity, ma a un biopic epico e intimo al tempo stesso. Un biopic, seppur non proprio originale, molto interessante. Un biopic che riesce a raccontare una storia conosciuta da tutti (chi può dubitare come vada a finire?) ma con uno sguardo comunque originale e soprattutto toccante, quasi spiazzante nel suo "sottotono" (ne fanno le spese gesti e frasi celebri, banalizzate dal vederle e sentirle di continuo in questi cinquant'anni). Una scelta in sintonia con il personaggio che racconta: scopriamo così che Armstrong, interpretato da un misuratissimo, soddisfacente Ryan Gosling (per la seconda volta con Chazelle dopo il fortunatissimo e già citato musical), era tanto affidabile e preparato nel suo mestiere (tanto da meritarsi posti di responsabili nelle missioni Gemini e Apollo) quanto in grandi difficoltà nell'esprimersi con gli altri, persone amate comprese. In un film che alterna spettacolarità, precisione nei dettagli, claustrofobia soffocante (delle navicelle e delle gabbie personali) e ampi (ed emozionanti) spazi sconfinati, ma anche momenti privati e pause di riflessione, emerge un ritratto di grande sensibilità (ricco di silenzi, piccoli gesti, rari sfoghi), in cui rifulge il rapporto con la moglie (molto brava anche Claire Foy, ormai non più solo la regina Elisabetta della serie The Crown), che condivide con lui il dolore di un lutto impensabile ma lo sostiene anche nei suoi blackout emotivi. Con una significativa eccezione, in cui occorre più fermezza che dolcezza. Come ha una parte importante (in un film molto bello, che ha solo qualche lungaggine di troppo qua e là) l'acume dell'ingegnere e dell'astronauta e lo strazio dell'uomo per i compagni persi negli anni di avvicinamento alla Luna, o i tanti piccoli dettagli che hanno a che fare con la vita. Tutti aspetti che compongono il ritratto di una persona più a suo agio con i gesti che con le parole. Chiamato a una straordinaria avventura entrata nella Storia (e che a un certo punto poteva anche saltare: siamo ormai nel '68, c'è la guerra in Vietnam, negli Usa le contestazioni anche per "l'inutile" corsa allo spazio erano fortissime) che lo avrebbe fatto diventare eroe suo malgrado. Attraverso lui, Chazelle celebra la grandezza dell'uomo quando concepisce imprese oltre le proprie possibilità, che sopravvivono anche al disinteresse delle stesse dopo l'esaltazione del momento. Chazelle che quindi costruisce un buon film, un film che scorre abbastanza bene dall'inizio alla fine e riesce a mantenere (nonostante troppi "silenzi") lo spettatore incollato allo schermo catapultandolo letteralmente nello spazio insieme ai protagonisti. Dal punto di vista tecnico First Man si fa apprezzare per essere estremamente ben fatto e curato.

mercoledì 15 maggio 2019

La La Land (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2018 Qui - Premetto che il musical è il genere cinematografico che meno apprezzo, per il quale, solitamente, non ho il minimo interesse, tanto che non ne ho mai fatto mistero di questa mia avversione. Tuttavia nel corso degli anni alcuni li ho visti e li ho anche un po', anzi, abbastanza amati, non ultimo il discreto Les Misérables, senza dimenticare tra i pochi davvero apprezzati, ChicagoMoulin Rouge!Mary PoppinsSweeney ToddThe Blues Brothers e Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (ed alcuni altri di cui non ricordo il titolo), altri invece come Into the woods e soprattutto High School Musical tremendamente odiati. Poi ci sono quelli visti, che per alcuni sono oggettivamente (non solo soggettivamente) capolavori ma per me solo "interessanti". Perciò non che mi aspettassi granché da La La Land, film del 2016 scritto e diretto da Damien Chazelle, ma devo però ammettere che il suddetto, grazie a molti elementi, può tranquillamente far parte della prima categoria. Perché sinceramente, che cos'è un genere se non una semplice etichetta quando ci si trova dinnanzi ad una regia di certi livelli? Una regia che oltre a strizzare l'occhio ai grandi classici del genere e non solo, ha la capacità di integrare al musical puro (anche se fortunatamente a farla da padrone non sono le canzoni, che qui non sono assolutamente superflue e messe un po' a caso ma davvero, più che altresì meglio di altre occasioni, asservite alla narrazione) una storia solida e discretamente sfaccettata. Non a caso le due ore di musica che fa da contorno, non protagonista assoluta, alla bella, magica e credibile storia d'amore tra i protagonisti (che ha un finale non troppo prevedibile), passano piacevoli tra sogno e realtà. Proprio perché questo film è composto da elementi che messi insieme danno vita ad una storia semplice, reale ma che circondata da un'aura di magia grazie soprattutto alla chimica tra i protagonisti, alla fotografia (più tantissimi altri aspetti tecnici) e ad una regia fatta di piani sequenza che sono uno dei punti forti del film, si fa amabilmente apprezzare.

martedì 26 marzo 2019

10 Cloverfield Lane (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/09/2017 Qui - Ricordo benissimo Cloverfield, il discreto Monster Movie di Matt Reeves che, nel 2008, inscenò una situazione alla Godzilla raccontandola attraverso la tecnica del POV, una tecnica che al tempo dava bene i suoi frutti, giacché il film è uno dei miei preferiti del genere. Per cui quando ho saputo del sequel, e nonostante fossi già a conoscenza di certi particolari, mi aspettavo un film simile o almeno continuativo, invece no, tutto completamente diverso, dato che 10 Cloverfield Lane, film di fantascienza e thriller psicologico del 2016 diretto da Dan Trachtenberg, non centra nulla con il precedente, ha solo (ma in un altro senso) dei punti di contatto, che però furbescamente usa per fare leva sullo spettatore. Spettatore che sicuramente sarà rimasto spiazzato, per la mancanza di certi elementi, come me. Ma come molti anch'io ne sono rimasto ugualmente impressionato, soprattutto in positivo, poiché è comunque un buon film. Finanziato dagli stessi artefici (tra cui J.J. Abrams, produttore di entrambi), 10 Cloverfield Lane che sembrerebbe infatti riallacciarsi al precedente, sfruttando tutt'altro punto di vista, in quanto intento ad abbandonare il look da found footage ed a privilegiare uno spazio chiuso da thriller claustrofobico anziché strade cittadine invase da una gigantesca creatura, mi è piaciuto parecchio. Giacché seppur certamente appare forzato il riferimento al Cloverfield di Reeves, se non per rivendicare una sorta di franchising, questo thriller claustrofobico, ma con risvolti fantascientifici sempre più evidenti, scritto anche dal premio Oscar Damien Chazelle, così diverso dal precedente, ha davvero il potere di tenere incollati.

sabato 6 ottobre 2018

Wiplash (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/10/2015 Qui - Vincitore di tre premi Oscar (miglior sonoro, miglior montaggio e miglior attore non protagonista), Whiplash è un potente dramma musicale (diretto da Damien Chazelle), uno dei film più apprezzati della passata stagione negli States, che ci ha mostrato il talento di un attore fantastico come J.K. Simmons, premiato appunto con l'Academy Award per la sua splendida interpretazione dello spietato insegnante di musica Terence Fletcher. Nella pellicola il giovane Andrew (Miles Teller) studia batteria nella più importante scuola di musica di New York. Quando l'impassibile professor Fletcher lo nota, Andrew è molto eccitato ma non sa che di lì a poco sarà sottoposto a prove, esercizi e umiliazioni che trasformeranno la sua vita in un inferno rischiando anche di morire. Premesso che non conosco la batteria e non conosco neanche nessuna 'canzone' o cantante famoso (come quello citato nel film) questo prodotto mi ha deluso tanto. Non c'è un senso a questa storia, l'unica cosa che lascia intendere è che bisogna sempre sperare di raggiungere la meta prefissata, non farsi sopraffare dalle emozioni e cercare di essere il migliore, e di spingersi fino a superare il limite (del super sayan XD) come cerca di fare il professor Fletcher. La parte migliore di tutto il film (quello che più ho apprezzato) è stata la fantastica e magistrale interpretazione di un attore di grande valore come J.K. Simmons, potente nei movimenti e nel linguaggio, una scelta azzeccata per questo ruolo. La parte peggiore è ascoltare la batteria e non percepire neanche una differenza o capirne la difficoltà nel suonarla, sapere se quello che sento sia buono o no, sbagliato o meno.