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venerdì 14 giugno 2024

Mayhem (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2024 Qui - L'intero film è un percorso verso una catarsi completa e liberante. In circostanze ordinarie, il contesto potrebbe sembrare un nido di cospirazioni e inganni, ma il virus porta tutto alla luce. Nessun inganno o simili artifici. Si procede da un massacro all'altro, ascendendo dal basso all'alto, come in una sorta di lotta di classe in un sistema dominato dal capitalismo estremo. Pur mancando di idee veramente nuove, il tutto è orchestrato con maestria: dall'azione incessante alla caratterizzazione degli attori, che è essenziale ma evita la caricatura. Bravi sia Steven Yeun (versione TWD) che Samara Weaving (versione preparatoria Finché morte non ci separi). Si ride, c'è sangue e (tanta) violenza, certo non si grida al miracolo, ma si passano piacevoli 90 minuti. Voto: 6+

giovedì 26 ottobre 2023

Scream VI (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Il precedente capitolo, ovvero il quinto (Scream del 2022), non mi aveva fatto impazzire, eppure riusciva a non sfigurare, almeno rispetto ad altri capitoli meno riusciti della saga. Questo seguito cerca di cambiare le carte in tavola con l'ambientazione sempre affascinante di New York, dove tutto è amplificato. Ci sono diverse sequenze ottimamente realizzate nella tensione e nella violenza (soprattutto quella iniziale, con Samara Weaving protagonista), peccato che i personaggi siano caratterizzati poco e le loro interazioni non siano eccezionali (i dialoghi poco ispirati), oltre al fatto che perdono il confronto con i vecchi protagonisti. Finale non esaltante in cui non mancano forzature, comunque in generale questo Scream VI è un capitolo dignitoso, né peggiore né migliore del precedente. Il settimo (allorché forse inutile) capitolo è in fase di lavorazione, finché gli incassi soddisfano (ahimè) non si molla. Voto: 6

Babylon (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Un'orgia di colori, situazioni, eventi e chi più ne ha più ne metta: un grande omaggio alla settima arte degli anni '20 nella sua transizione dal muto al sonoro cucita insieme alla mondanità fatta di feste vip ed eccessi di ogni genere che parallela l'affiancava. La grandiosa prima parte, lanciata a cento all'ora e fatta di un positivo bulimismo cinefilo che Damien Chazelle (reduce dai fasti di First Man) non aveva mai esasperato così tanto, non ne è supportata da una seconda che va in calando, più modesta e di genere, che sfocia nel facile dramma ed in qualche pietismo di troppo anche per colpa di un'aurea mortuale generale un po' pesante da gestire. Alla fine, dopo una durata monstre, il bicchiere è mezzo pieno ma allo stesso tempo è consegnato agli archivi un lavoro che forse, una seconda volta, si farebbe fatica e rivedere. Comparto tecnico di assoluto pregio con Brad Pitt e soprattutto Margot Robbie al loro meglio, eppure non siamo dalle parti del capolavoro, ne ci si avvicina molto. In questo senso è certamente un film divisivo, e personalmente convincente a metà. Voto: 6,5

giovedì 31 marzo 2022

La babysitter - Killer Queen (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Dopo il divertente La babysitter, McG richiama la quasi totalità del cast e riprende le disavventure del povero Cole. Peccato che il plot sia poco più che una rimasticatura del precedente capitolo, spostato dai sobborghi all'aperta campagna. La svolta sovrannaturale (retta da una CGI assai pacchiana) si affianca a un'apertura eccessiva alla comicità, con sovrabbondanza di battute spesso gratuite e alla lunga sfiancanti. Si segnala un piccolo colpo di scena nel finale, inatteso ma non per questo riuscito. Discreta la fotografia (blu e rossi saturissimi) e scene splatterstick decenti. Rispetto al precedente, l'effetto sorpresa è ormai svanito e quindi si degenera, tuttavia piacevole e divertente a vedersi (per i pregi di cui sopra, per il buon ritmo e per l'intraprendenza delle giovani donzelle protagoniste), anche se decisamente meno riuscito del suo predecessore. Voto: 6

venerdì 16 luglio 2021

La babysitter (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Lei è la miglior babysitter che si possa desiderare, che Cole alias Judah Lewis (I See You) può desiderare, o forse no? Assomiglia al superiore (anche se di poco) Better watch out, ma è ugualmente un divertente b-movie, ben edificato sugli stereotipi dello slasher e della black comedy anni '80, omaggio a "Mamma ho perso l'aereo" (che tra l'altro viene esplicitamente citato) versione horror/violenta ed in perfetto equilibrio tra momenti leggeri (con gag per lo più convincenti) e morti atroci ben studiate con relativa abbondanza emoglobinica (splatter dosato ed efficace). Film da non prendersi sul serio come richiesto tra le righe dal regista McG (vivace quanto la sua regia, lui che all'attivo ha già parecchi film), il quale si affida ad uno script in cui prendere la decisione idiota non è da addebitarsi alla sceneggiatura sconclusionata, bensì da leggersi come vero e proprio omaggio ad un filone che sui comportamenti imbarazzanti ha costruito le proprie fortune. A volte le assurdità diventano un attimo eccessive e di conseguenza non sempre si riesce a far buon viso a cattivo gioco, anche se ritmo indiavolato e comicità spesso al limite del demenziale rendono la visione sempre piacevole. Di sicuro non un lavoro da tramandare ai posteri, anche se il bacio saffico tra Samara Weaving (spettacolare come in Guns Akimbo) e Bella Thorne (gnocca sempre e comunque) non può (giustamente) passare inosservato. Voto: 6,5

lunedì 3 maggio 2021

Guns Akimbo (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Un film tutta azione e puro divertimento. Abbastanza palese nel tentare di fare un minimo di menata sociale sul popolo dell'Internet, ma è una cosa che dura poco e ci si tuffa nell'azione pura e semplice (ci mette più o meno cinque minuti ad entrare nel vivo dell'azione e ci resta per tutto il tempo), con un tocco vintage, molto anni ottanta, nella definizione basica ma funzionale dei suoi personaggi, nella colonna sonora e nella messa in scena (con il regista Jason Lei Howden che proponendoci un ritmo serrato e simpatiche trovate fumettose fa centro). Divertente e non privo di un certo black humor, la coppia Daniel Radcliffe-Samara Weaving funziona a dovere, sia nel descrivere il disagio tipicamente Nerd del primo, sia nella cazzuta interpretazione della seconda (e non dimentichiamoci della bellissima Natasha Liu Bordizzo, funzionale nella parte della classica donzella da salvare). Divertente e godibilissimo, senza un attimo di pausa (rocambolesco, esagerato e delirante). Un gran bel divertimento, tanto che, personalmente, e per il momento, il mio guilty pleasure di quest'anno. Voto: 7

domenica 8 novembre 2020

Finché morte non ci separi (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Non c'è soltanto Parasite a raccontare la lotta di classe, seppur con un prodotto molto più di genere come un horror-comedy diviso fra il classico e il moderno, tra un'impostazione sanguinolenta e divertita e una graffiante satira sociale. Un prodotto che, senza pretese alcune (è intrattenimento e niente più, impensabile pensare di raggiungere il livello dell'ottimo film coreano), riesce, mantenendo costantemente la vena ironica e il black humor, alla grande a intrattenere e divertire (un'ora e mezza di giostra degli orrori con una gioiosa esplosione di sangue). I personaggi sono ben caratterizzati e ci si "affeziona" subito alla loro assurdità e stravaganza (Samara Weaving qui sposa sanguinaria alla Beatrix Kiddo è splendida). Buono il ritmo (buono anche l'uso piuttosto macabro di alcune canzoncine altrimenti innocue), notevole la scelta della location (la villa è infatti di per sé un'altra protagonista, con i suoi anfratti bui, i quadri inquietanti, i passavivande). Esempio di soggetto semplice, portato ad alti livelli grazie a un buon lavoro di fantasia registica, quella di Matt Bettinelli-Olpin (attore e regista in V/H/S) e Tyler Gillett (anch'esso in V/H/S ed insieme già alla regia de La stirpe del male). Forse il finale poteva essere migliore (inatteso, pure troppo, è coerente ma seppur gustoso, esagerato), però nel complesso film sufficiente e ben riuscito. Voto: 6+

martedì 25 giugno 2019

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2019 Qui - Sorprendente, per certi aspetti anche esilarante, questo è Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), film del 2017 scritto e diretto da Martin McDonagh, con protagonista assoluta un'eccezionale Frances McDormand, insieme a Woody Harrelson, Sam Rockwell e Peter Dinklage, tra i tanti (di questi la ninfetta Samara Weaving, John Hawkes e il sempre più talentuoso Caleb Landry Jones). Un film, vincitore a sorpresa di ben 4 Golden Globes (tra cui miglior film drammatico) che hanno preceduto nomination e premi agli Oscar 2018 (7 nomination, poi trasformatesi in due statuette), originale e inconsueto a cominciare dal titolo. Un titolo lungo, particolarissimo, apparentemente non accattivante ma tanto da diventarlo (ovviamente anche per la storia e la qualità del film, perché altrimenti...). Con quella cittadina, inventata, citata esplicitamente accanto al nome di uno stato famoso per non aver superato il problema del razzismo. Che non è il cuore ma è una delle chiavi del film, ricco e debordante di temi e di toni (è un dramma, ma ci sono numerosi momenti tragicomici da commedia nera che possono risultare esilaranti o fuori luogo). Un film tosto, duro, difficile da commentare, con una impostazione in fondo teatrale anche se non riconoscibile immediatamente, un film insomma imperdibile se si riesce soprattutto a sopportare un certo tasso di violenza o asprezze di linguaggio (dipende, come sempre, dalla propria sensibilità), ma andiamo con ordine. La pellicola racconta di una madre che vuole giustizia dopo la morte della figlia. Per protestare in modo clamoroso contro l'inerzia della polizia (un piccolo ufficio con poche persone) la protagonista si inventa un bizzarro quanto originale ed efficace (almeno per le conseguenze che produrrà) modo per richiamare l'attenzione degli investigatori locali che a suo giudizio non si starebbero occupando del caso. Ella infatti (una donna dal carattere aggressivo e scorbutico) sulla strada che porta in città, noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Quest'ultimo (amato e rispettato, e in effetti è uomo onesto e buono) prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il violento e nevrotico vice Dixon (Sam Rockwell), la campagna personale di Mildred (che non ha neanche l'appoggio della comunità) si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili.