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giovedì 31 marzo 2022

La babysitter - Killer Queen (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Dopo il divertente La babysitter, McG richiama la quasi totalità del cast e riprende le disavventure del povero Cole. Peccato che il plot sia poco più che una rimasticatura del precedente capitolo, spostato dai sobborghi all'aperta campagna. La svolta sovrannaturale (retta da una CGI assai pacchiana) si affianca a un'apertura eccessiva alla comicità, con sovrabbondanza di battute spesso gratuite e alla lunga sfiancanti. Si segnala un piccolo colpo di scena nel finale, inatteso ma non per questo riuscito. Discreta la fotografia (blu e rossi saturissimi) e scene splatterstick decenti. Rispetto al precedente, l'effetto sorpresa è ormai svanito e quindi si degenera, tuttavia piacevole e divertente a vedersi (per i pregi di cui sopra, per il buon ritmo e per l'intraprendenza delle giovani donzelle protagoniste), anche se decisamente meno riuscito del suo predecessore. Voto: 6

venerdì 16 luglio 2021

La babysitter (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Lei è la miglior babysitter che si possa desiderare, che Cole alias Judah Lewis (I See You) può desiderare, o forse no? Assomiglia al superiore (anche se di poco) Better watch out, ma è ugualmente un divertente b-movie, ben edificato sugli stereotipi dello slasher e della black comedy anni '80, omaggio a "Mamma ho perso l'aereo" (che tra l'altro viene esplicitamente citato) versione horror/violenta ed in perfetto equilibrio tra momenti leggeri (con gag per lo più convincenti) e morti atroci ben studiate con relativa abbondanza emoglobinica (splatter dosato ed efficace). Film da non prendersi sul serio come richiesto tra le righe dal regista McG (vivace quanto la sua regia, lui che all'attivo ha già parecchi film), il quale si affida ad uno script in cui prendere la decisione idiota non è da addebitarsi alla sceneggiatura sconclusionata, bensì da leggersi come vero e proprio omaggio ad un filone che sui comportamenti imbarazzanti ha costruito le proprie fortune. A volte le assurdità diventano un attimo eccessive e di conseguenza non sempre si riesce a far buon viso a cattivo gioco, anche se ritmo indiavolato e comicità spesso al limite del demenziale rendono la visione sempre piacevole. Di sicuro non un lavoro da tramandare ai posteri, anche se il bacio saffico tra Samara Weaving (spettacolare come in Guns Akimbo) e Bella Thorne (gnocca sempre e comunque) non può (giustamente) passare inosservato. Voto: 6,5

giovedì 9 maggio 2019

Una vita da gatto (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2018 Qui - Una vita da gatto (Commedia, Francia 2016): Ok, la premessa è "un film con un gatto protagonista" per cui è lecito non aspettarsi niente di che. Eppure questo film riesce (al contrario del sorprendente e bel A spasso con Bob) a stupire per quanto in basso riesca a scendere. Partiamo proprio dal gatto, quello vero è un bel gattone che, sfortunatamente però, viene quasi sempre rimpiazzato da una pessima versione computerizzata. Anche il resto degli effetti speciali è di qualità abbastanza scarsa (il livello è televisivo). Gli attori, più imbarazzati che altro, hanno dialoghi terribili (tanto quanto la trama, in effetti, altresì abbastanza intuibile e prevedibile alla fine). Incredibile pensare che questo sia il regista di Men in BlackNine Lives infatti, che racconta di un uomo vanitoso che per uno scherzo del destino (o altro) si "trasporta" a causa di un incidente nel corpo di un gatto e ci rimarrà fino a quando avrà compreso le sue priorità, diretto incredibilmente da Barry Sonnenfeld (e prodotto incredibilmente da Luc Besson), per niente originale, scialbo e striminzito, banale e superficiale (altresì patetico), dove non si sorride mai, e dove alle volte ci scappa qualche sbadiglio e in cui le scene simpatiche si contano sulle dita di una mano, che si permette il lusso di sprecare attori del calibro di Kevin SpaceyChristopher Walken e Jennifer Garner soprattutto, ma anche Robbie Amell, lascia piuttosto indifferenti e indispettiti per un lavoro così banale che forse non doveva essere prodotto. Voto: 5

venerdì 1 febbraio 2019

Max (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2016 Qui - Max, un film più maturo, emozionante e anche spettacolare, perché il film tratto da una storia vera, vede come protagonista, per l'appunto Max, cane da guerra che in seguito ad un trauma subito per la morte del militare a cui era affidato durante la guerra in Afghanistan, rientra in patria dalla famiglia del soldato scomparso. Qui il cane incontrerà il fratello, con lui nascerà un legame straordinario e insieme (anche ad una ragazzina) scopriranno un segreto sul drammatico lutto che condividono. Max infatti, film del 2015 diretto da Boaz Yakin (Safe), non è il solito polpettone, non è la solita storia, anzi, è davvero bello, non solo per il bellissimo pastore belga ma per la drammatica vicenda che capita a lui e a tantissimi altri cani che per servire il paese (quello americano) che sacrifica anche gli animali, però unici e utilissimi per trovare armi, droghe e bombe, quindi imprescindibili. E questa storia è proprio per ringraziarli per quello che fanno. Il film prende difatti le orme, da un vero eroe, quelle di Moby, ora star del cinema grazie a questo film che lo vede protagonista. Ma prima della finzione ha vissuto veramente le brutture dei campi di battaglia. Impiegato fra le fila della Marina statunitense in Afghanistan, Moby è stato anche ferito, un proiettile lo ha colpito all'altezza dell'occhio destro, ma per fortuna non gli ha lasciato danni fisici permanenti.

martedì 29 gennaio 2019

L'A.S.S.O. nella manica (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/10/2016 Qui - Le teen comedy sono uno dei generi cinematografici più attivi di sempre, ormai sono quarant'anni che imperversano il cinema come la televisione, e sembra che quasi tutti abbiano ormai uno stile definito. Infatti non so perché ma in America tutte le scuole sono uguali, stessi personaggi, stesse caratterizzazioni, ed è così diffuso questo stile che in tutto il mondo accade sempre la stessa storia, ma paradossalmente questo film, nonostante gli stessi dettami o particolari situazioni, si contraddistingue per qualcosa di nuovo e frizzante, sebbene questo è Americano in tutto e per tutto. Infatti solo loro usano degli acronimi per dire qualcosa che altrimenti sarebbe di cattivo gusto dire, ovvero come nel caso di Bianca (interpretata dalla brillante Mae Whitman, molto attiva sia in televisione sia al cinema nonostante i suoi 28 anni), una comune adolescente acqua e sapone (una nerd, stavolta al femminile, che vorrebbe ri-vedere la Corazzata Potëmkin, sì proprio quella), amica di due ragazze molto popolari e invidiate in tutta la scuola (tra cui Skyler Samuels, la Grace di Scream Queens), che scopre un giorno qualsiasi (è il suo vicino di casa ed ex amico d'infanzia, Wesley, a rivelarglielo), di essere l'A.S.S.O. nella manica di loro due, ovvero l'amica più brutta che tutti usano per ottenere informazioni e conoscere le sue due amiche, in pratica la persona meno attraente, meno talentuosa e che funge solo come ruota di scorta. Distrutta dalla scoperta Bianca decide di uscire dalla propria condizione, e per rimediare chiederà in seguito aiuto a Wesley (interpretato in maniera credibile da Robbie Amell, cugino dell'attore Stephen Amell che interpreta Arrow, in cui ha pure partecipato oltreché in The Tomorrow People e alcuni film) per non essere più un "ASSO" (Amica Sfigata Strategicamente Oscena), ma una leader e una ragazza indipendente. Grazie ai suoi consigli vuole diventare adatta alla conquista del ragazzo che brama. Ci riuscirà ma non tutto filerà liscio. L'A.S.S.O. nella manica (The DUFF, acronimo di "Designated Ugly Fat Friend", ovvero "La brutta grassa amica designata") è un film del 2015 diretto da Ari Sandel, ed è basato sul romanzo Quanto ti ho odiato di Kody Keplinger. Il film come ovvio è la classica commedia americana che usa ingredienti ormai standardizzati, che segue gli stilemi delle commedie anni 80 da liceo, prendi una high school, mettici il bonazzo mascellone membro della squadra di football, la 'sfigata' secchiona un po' bruttina (ma neanche tanto) e aggiungici la bonazza oca incredibilmente stronza (Bella Thorne), condisci il tutto con un po' di goliardia pre/post puberale, romanticismo quanto basta con riscatto finale...e il gioco e fatto. Copione già visto milioni di volte, ma una volta tanto viene realizzato bene, senza puntare troppo sulla volgarità e su situazioni paradossali. Anzi, la sottile ironia con la quale vengono raccontate le fissazioni iper-tecnologiche dei moderni adolescenti è molto divertente. E anche se non passerà alla storia come baluardo della commedia moderna, questo film ha una sua originalità.