venerdì 29 maggio 2020

Parasite (2019)


Titolo Originale: Gisaengchung
Anno e Nazione: Corea del Sud 2019
Genere: Thriller, Drammatico, Commedia
Produttore: Bong Joon-ho, Kwak Sin-ae
Moon Yang-kwon, Jang Yeong-hwan
Regia: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Han Ji-won
Cast: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik
Park So-dam, Lee Jung-eun, Park Myeong-hoon, Jung Ziso
Chang Hyae-jin, Jung Hyeon-jun, Park Seo-joon
Durata: 123 minuti

4 Oscar (Miglior film) e Palma d'oro al film rivelazione di Bong Joon-ho.
La povera famiglia Kim usa l'astuzia per introdursi nella casa di un ricco architetto.

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/05/2020 Qui - Avevo intenzione di recuperare i film precedenti del regista Bong Joon-ho prima di vederlo (lo farò sicuramente dopo), ma aveva senso aspettare e perdere un film così? No, e infatti grazie a Sky il desiderio è diventato realtà, e grazie alla sua visione non mi sono perso un film davvero incredibile, totalmente fuori schema e non convenzionale come questo, un film eccezionale praticamente. Un film che ha fatto riscoprire a molti il cinema sudcoreano, come se ce ne fosse davvero bisogno di sottolineare come il cinema sudcoreano sia sempre stato, va bene più recentemente questo sì, un lido (a proposito di lidi, a quello di Cannes ha vinto la Palma d'oro) florido e valido. Ci si è già dimenticati (tutti questi film che elencherò li ho visti e, chi più chi meno, apprezzati) del superbo Old Boy anno 2003, di Ferro 3 - La casa vuota anno 2004, di Lady Vendetta anno 2005, di The Housemaid anno 2010, di Pietà anno 2012, di Snowpiercer anno 2013 (dello stesso regista di questa pellicola che agli ultimi Oscar ha sbancato) o del recente (anno 2016) Train to Busan, uno degli zombie movie più riusciti degli ultimi anni? Io spero di no, certamente io non ho dimenticato, e mai credo dimenticherò Parasite, che non so se è un capolavoro o meno, ma sicuramente è un grandissimo film, tra i top del 2019 (parrebbero meritati i quattro Oscar vinti) e al momento il migliore visto quest'anno. Gisaengchung (come da titolo originale), congeniato alla perfezione e senza reali difetti (a parte l'esasperazione di alcune scene e di forzature su alcune cose), è infatti un film che merita il successo ottenuto, giustificate le tante lodi ricevute. A tal proposito, è difficile scrivere qualcosa che non sia già stato detto, ma lo dico ugualmente, innanzitutto dico con certezza, che in questo caso ci si ritrova di fronte a un bellissimo film, una visione assolutamente piacevole, 123 minuti che scorrono benissimo. Di fronte ad un film che apparentemente racconta una storia semplicissima sullo "scontro" fra poveri e ricchi, in verità l'opera del regista Bong Joon-ho (che già ha avuto ampio modo di esercitarsi in passato sullo stesso argomento), è qualcosa di ben più interessante di un'opera di (sola) denuncia sociale. Una storia avvincente, e messa in scena in maniera suggestiva, che sa colpire lo spettatore.
Per fare ciò, per fare un film come Parasite si deve avere una visione nitida e totalmente disillusa delle condizioni della società in cui viviamo. E questa consapevolezza Bong Joon-ho ce l'ha, maneggiando alla perfezione la materia (che come detto conosce bene visto il suo percorso cinematografico), in questo caso una durissima lotta di classe di questo calibratissimo (ma non convincente del tutto) gioco al massacro che è questa pellicola (giacché codesto gioco cala nel finale ove lo si estremizza forse, in maniera esagerata e parossistica). Tutta la famiglia di Ki-taek è senza lavoro. Ki-taek è particolarmente interessata allo stile di vita della ricchissima famiglia Park. Un giorno, suo figlio riesce a farsi assumere dai Park e le due famiglie si ritrovano così intrecciate da una serie di eventi incontrollabili. Il fatto è che il regista (tanto abile quanto furbo, lasciandoci sempre in dubbio sulle sue reali intenzioni che ci collocano a metà strada fra la denuncia e il divertissement), sa il fatto suo anche nel campo più strettamente cinematografico. A piacere molto è però non solo la cura tecnica (eccellente la regia, splendida la fotografia), ma è soprattutto la capacità di cambiare registro più volte da un momento all'altro in modo naturale, senza alcuna pausa o senza alcuna (evidente) forzatura, tanto da toccare via via più generi. Si inizia (cercherò comunque di evitare qualsiasi svelamento di trama) come una commedia della disperazione, si entra poi nel meccanismo della truffa, poi da un momento all'altro durante il campeggio dei Park tutto precipita, l'ingresso nel bunker ha quasi una venatura horror, si entra nel pieno del thriller ma con un gusto sarcastico che ricorda la migliore black comedy. Tutto con un sostanziale retrogusto drammatico, che poi trionfa nel caos finale. Tante volte il voler toccare così tanti tasti rende i film indigesti, perché non sempre c'è il gusto che ha Bong Joon-ho nel saperli gestire: in questo Parasite è assolutamente un film da vedere come punto di riferimento. Apparentemente nulla è fuori posto, la vicenda intriga, appassiona e scorre benissimo. E le facce sembrano quelle giuste, su tutti mi hanno fatto impazzire le espressioni di Woo-sik Choi (il figlio dei Ki), ma anche un paio di smorfie facciali di Kang-ho Song (su tutte quando è in auto con alle spalle la ricca padrona di casa al telefono) diventano memorabili, mentre forse l'unico minimo difetto dell'intero film è il fatto che alla lunga la figlia dei Ki (che inizialmente è la fondamentale regina della falsificazione) finisca per eclissarsi un minimo prima dell'ambaradan finale.
La questione sulla critica sociale, che ho visto ripresa da tanti, per me lascia il tempo che trova (a mio parere, il film ha ben altri meriti, appunto una storia avvincente, dal gran ritmo, che ti conquista e diverte inizialmente come una buona commedia per poi trascinarti nell'abisso). Più che un tentativo di satira sociale, io penso che Parasite voglia descriverci una semplice contrapposizione tra povero e ricco, che in questo senso riesce in pieno. D'altronde è proprio la forza del film quella di lasciarci dentro la situazione più crudele senza perdere tempo in moralismi non convinti. Una curiosità: suona piuttosto strano in un film coreano sentire dal vinile la voce di Gianni Morandi cantare "In ginocchio da te". Peraltro pare che il regista avesse scelto questa canzone solamente per il titolo, per il fatto che in contemporanea i protagonisti si trovavano inginocchiati nel salone, non sapendo assolutamente nulla del testo. Una sorpresa all'interno di un film che però lascia molto più di questo nella memoria. Perché questo film, film dall'originalità spiazzante nel frullare diversi generi e nel sovvertire le aspettative, che lascia immagini e pensieri più interessanti del banale "uh i poveri sono poveri e i ricchi sono ricchi", ad esempio l'imprevedibilità della trama, non credo sia solo un espediente narrativo ma anche parte della poetica del film, con il discorso dei "piani" che percorre tutto il film, alcune "metafore" sono un po' ovvie, e ciononostante affascinanti per la loro messa in scena, è proprio memorabile. Grazie soprattutto al regista che strabilia (grande regia, forte impatto e suggestione visiva, e un finale emotivamente intenso), capace tra l'altro di fare la Storia con questo film, primo film sudcoreano a venire candidato ai Premi Oscar, vincendone quattro, tra cui quello per il miglior film, mai assegnato fino a quel momento a un lungometraggio non in lingua inglese (non considerando i film muti). Perché è proprio grazie alla sua maestria con la macchina da presa e con le logiche del racconto la conoscenza della materia che il tutto si trasforma in questo genio artistico (fresco vincitore di un David di Donatello per il miglior film straniero) che per tutta la sua durata ci martella, in una commedia amara e grottesca, che non manca di svelare tinte thriller con ben piazzati colpi di scena. Indubbiamente un gioiello, e forse anche di più, caspita che film, anzi, filmone. Voto: 8+

Nessun commento:

Posta un commento