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venerdì 30 agosto 2024

Quiz Lady (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - In questa commedia improbabile ma esilarante, due sorelle sono costrette a saldare i debiti della madre e si ritrovano coinvolte in un'avventura rocambolesca quando il loro cane viene rapito dalla mafia. Cercano di recuperare i soldi in tutti i modi immaginabili. Le attrici, volutamente sopra le righe, dimostrano talento e comicità senza cadere nei soliti stereotipi. Awkwafina e Sandra Oh, sono loro che reggono tutto il film. Sebbene non tutte le battute siano azzeccate, il film mantiene un ritmo che tiene lontana la noia. La conclusione, seppur prevedibile, non rovina l'esperienza generale di un film abbastanza godibile. Voto: 6 [Disney Plus]

martedì 31 ottobre 2023

Hocus Pocus 2 (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/10/2023 Qui - Non che ci si aspettasse granché da un sequel posteriore di quasi trent'anni, le (immortali) protagoniste avranno anche scoperto la pozione per l'eterna giovinezza ma non quella della forza dirompente che le animava. A questo si aggiungono delle co-protagoniste un po' anonime, il tutto vergato di una fastidiosa spruzzata di "politicamente corretto" che ha non poco stufato. Rimpiazzato metà cast (ma non Doug Jones), l'operazione nostalgia avrebbe avuto maggior impatto se si fossero richiamate anche le brave doppiatrici originali. Dirige la Anne Fletcher di Fuga in tacchi a spillo, un film niente affatto memorabile. Sequel infatti così così, fuori tempo massimo e con un'aria di ingenuità di troppo mancando di giocare con una piacevole atmosfera orrorifica (Salem può offrire di più). Qui la sceneggiatura rinuncia a qualsiasi tensione avventurosa per darci una commedia tout court con il trio di streghe sugli scudi (la Bette Midler sempre efficacemente in parte, un po' meno le sue socie) e un inno all'amicizia tra adolescenti (la trama abbastanza confusionaria non riesce ad appassionare, tantomeno a far ridere). Il prologo con le streghe bambine convince poco. Nel finale si cerca di buttarla sulla lacrima facile, ma anche qui si fallisce. Saranno state le aspettative troppo alte ma si tratta di un mediocre film che tutto sommato fallisce i suoi intenti. Deludente. Buone solo le musiche. Voto: 5+

mercoledì 31 agosto 2022

Clifford - Il grande cane rosso (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - Favoletta per bambini, piena di buoni sentimenti, carina e nulla più, anche se con due messaggi importanti, non solo quello sul potere dell'amore, perché non importa se il protagonista è, come in questo caso, un animale, l'argomento è indubbiamente da interpretare in senso generico, la diversità (qui doppia, visto che Clifford oltre ad essere di stazza fuori dal normale è di un improbabile colore rosso fuoco) non è un deficit, bensì un valore aggiunto. Ma oltre a ciò, è semplicemente un filmetto fanciullesco, imprescindibile in età pre-scolare ma trascurabile in età adulta. Quest'ultimi noterebbero i cliché, l'evidente divisione tra buoni e cattivi, una lunghezza esagerata per quello che vuole raccontare, un uso non eccelso del digitale, e ne rimarrebbero scoraggiati. Tuttavia, dialoghi non perfetti sì, ma la storia presenta qualche scenetta gradevole che suscita sorrisi in maniera sincera. Non c'è grande originalità nei temi trattati ma Clifford è simpatico e mette tutti (soprattutto bambini) d'accordo. Vedibile sì, ma intrattenimento solo per famiglie. Voto: 5,5

giovedì 31 marzo 2022

A proposito dei Ricardo (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Difficile entrare in empatia con una storia così culturalmente lontana (Lucy ed io è una sit-com sconosciuta in Italia), nonostante lo sforzo di Aaron Sorkin (la cui genialità si vede solo a sprazzi) di universalizzare le rotondità psicologiche dei personaggi. Formalmente inappuntabile, con una discreta regia e una ricostruzione magistrale degli anni '50, ma non si può assolutamente soprassedere sullo tsunami di noia che inonda lo spettatore con situazioni narrative ripetitive ed elementi che non stuzzicano mai la curiosità (nonostante gli accenni al comunismo). Il cast fa il suo, inappuntabile J. K. Simmons, Nicole Kidman invece ai minimi storici, mentre bene Javier Bardem nei numeri musicali (nonostante le "differenze", tutti e tre candidati agli Oscar). Mi aspettavo meglio, peccato sia andata così: aspettavo con ansia il nuovo Sorkin dopo il più che discreto Il processo ai Chicago 7. Voto: 5,5

venerdì 30 agosto 2019

Tuo, Simon (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo Non so chi sei, ma io sono qui (Simon vs. the Homo Sapiens Agenda) di Becky Albertalli, un dramma sull'accettazione, sia da parte di sé stessi che degli altri.
Trama: Simon Spier non è così semplice: il giovane non ha ancora rivelato ai suoi familiari e amici di essere gay, sopportando ogni giorno il peso del segreto. Decide così di esporsi solo nel mondo virtuale, iniziando a flirtare online con un compagno di liceo di cui non conosce l'identità e che si nasconde sotto lo pseudonimo di "Blue", ma qualcosa va storto.
Recensione: Raccontare un tema scottante e di attualità come l'omosessualità al cinema è diventato esercizio molto complesso e di grande responsabilità, soprattutto se si intende farlo con originalità, leggerezza quanto basta e senza cadere nella retorica più bassa e in pregiudizi. Rischi in cui sono incappati diversi autori, ma nei quali invece non cade sorprendentemente (perché produttore sì di Riverdale, ma anche e soprattutto sceneggiatore di telefilm fatti con lo stampino) Greg Berlanti in questa sua terza pellicola. Una pellicola, ispirata ad un famoso (?) romanzo, molto ambiziosa che tratta un tema così duro e controverso, come l'omosessualità appunto, con toni leggeri e spensierati, ottenuti grazie alla fusione tra le dinamiche di una dramma e quelle di una commedia adolescenziale. Il risultato è dunque una film molto gradevole e capace di creare empatia ed emozioni nelle spettatore, pur nella sua semplicità. Nel cast troviamo Nick Robinson (attore giovane ma già ammirato in Jurassic World e Noi siamo tutto), Katherine Langford (la star del serial targato Netflix Tredici), Jennifer GarnerAlexandra ShippJosh DuhamelMackenzie LintzKeiynan Lonsdale (Wally West in The Flash). Simon è un ragazzo di diciassette anni come tanti nella sua cittadina e nel suo liceo: ha le sue passioni, un gruppo di amici, gioie, dolori e problemi come tutti. Il giovane, però, ha un segreto che nasconde a tutti, ovvero che è gay, una verità che reprime dentro di sé fino al giorno in cui inizia uno scambio di mail con un altro ragazzo anonimo il quale a sua volta gli confessa di essere omosessuale. Tra i due nasce così una bella amicizia virtuale che spinge Simon a confessare i propri orientamenti sessuali alla famiglia e agli amici. Ma tale scelta porta il protagonista ad affrontare conseguenze inaspettate e dure da affrontare. La parola chiave del film di Greg Berlanti, come detto sopra, è "semplicità". Un termine che se a primo impatto può suonare limitativo e volto a sminuire un'opera, in questo caso assume un significato positivo in quanto lo stile pulito e senza fronzoli del regista e la storia lineare e tutt'altro che contorta fanno di Tuo, Simon un film efficace e scevro da qualsiasi forma di retorica e luoghi comuni. Una semplicità presente durante l'intero svolgimento della storia e che si riversa, oltre che sul succitato stile registico, soprattutto in un plot diretto e immediato nel trasmettere a chi guarda i tormenti, il disagio e le emozioni di Simon e di tutte le altre figure che lo circondano e che sembrano vivere in sintonia con il protagonista. Proprio la scrittura dei personaggi rappresenta il grande punto di forza del lavoro del regista dal momento che ognuno di essi sembra essere un tassello inserito nei punti giusti e funzionale a diversi risvolti di un intreccio che, seppur prevedibile nel suo sviluppo, non annoia mai e riesce nel suo intento di trasmettere un messaggio di speranza e tolleranza. Tuo, Simon, in conclusione, è un film che fa della sua ingenuità e purezza carte molto utili e preziose da mettere sul tavolo a servizio di una tematica molto profonda.

mercoledì 17 luglio 2019

Ore 15:17 - Attacco al treno (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/06/2019 Qui
Tema e genere: Basato sull'autobiografia The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes di Jeffrey E. Stern, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, il film racconta la storia dell'attacco terroristico al treno Thalys del 21 agosto 2015 e di come esso sia stato sventato proprio dai tre, anzi, quattro eroi.
Trama: Tre bambini diventano amici. Da giovani si troveranno su un treno ad alta velocità diretto a Parigi, durante un attacco terroristico. Giovani che con il loro coraggio e la loro prontezza riusciranno a salvare la vita a molte persone.
Recensione: Da fan del grande Clint Eastwood mi duole molto commentare negativamente questa sua opera, anche perché lodevole nelle premesse e negli intenti ma purtroppo scadente nell'iter che spinge l'autore texano all'ennesima celebrazione dell'uomo comune, quello che pur non avendo mai avuto un ruolo di spicco si erge dalla mediocrità assurgendo a scudo contro il male. Una celebrazione riuscita nel buon American Sniper, ancor più riuscita nel buonissimo Sully, ma fallimentare in questo film. Stavolta lo spunto è quello della storia vera di tre 23enni americani (due militari e uno studente) in vacanza in Europa che, durante un viaggio in treno verso Parigi, hanno sventato un attacco terroristico che poteva causare decine e decine di morti, ricevendo addirittura la Legion d'onore dal presidente francese Hollande. Raccontata così, la vicenda (che ha fatto il giro del mondo) poteva anche destare interesse, peccato però che tutto ciò sullo "schermo" si esaurisca in appena una decina di minuti, mentre il resto è praticamente inutile ciarpame. Infatti l'attacco terroristico ad opera di un 26enne marocchino, salito sul treno armato di kalashnikov, pistola e quasi 300 munizioni, è stato sventato praticamente subito dal trio americano, esaurendo quindi in brevissimo tempo tutta la parte interessante della storia. Come riempire, quindi, un'ora e mezza di film? Con i temi cari a Eastwood, come il patriottismo, la fede e la spasmodica ricerca del dare un senso alla propria esistenza, tutti temi però esasperati all'ennesima potenza, ma soprattutto con un'interminabile flashback. Infatti per metà film si assiste al noiosissimo coming of age dei giovanissimi e problematici Spencer e Alek che, dopo aver conosciuto lo smaliziato Anthony alle scuole medie e aver affrontato un'adolescenza difficile tra fede e madri single, diventati maggiorenni decidono di arruolarsi (segue quindi relativo addestramento e disavventure correlate). Nella seconda metà del film eccoli ritrovarsi in un'interminabile vacanza europea che li porterà a visitare Roma, Venezia, Berlino, Amsterdam, fino a culminare con il viaggio in treno verso Parigi. Il tutto tra dialoghi imbarazzanti, soporifere "cartoline" delle varie città, decine e decine di selfie, e il disinteresse totale dello spettatore verso questo trio di californiani di provincia che, da Sacramento, si ritrovano per caso a diventare eroi. L'intento di tutto questo "allungare il brodo", inframezzato qua e là da rapidi flashforward sul treno, vorrebbe essere quello di creare una sorta di tensione in vista dello scontro con l'attentatore, ottenendo però il risultato opposto e annoiando mortalmente. E così Ore 15:17 - Attacco al treno, rappresenta un incredibile passaggio a vuoto per il grande Clint Eastwood, che sforna un film noioso e scritto male, con una storia adatta al massimo per un cortometraggio. Un film che in sé non sarebbe nemmeno poi così male, il suo intento era quello di raccontare la storia di questi tre (due) ragazzi, la loro infanzia problematica, le difficoltà nel trovare la loro strada comuni a quelle di un qualsiasi altro individuo e da questo punto di vista raggiunge sicuramente il suo obiettivo, ossia il comunicare che qualsiasi persona può diventare un eroe ed aiutare il prossimo anche senza per forza avere dei superpoteri o essere un cavaliere senza macchia e senza paura, basta avere la giusta dose di coraggio, decisione e (soprattutto) fortuna come del resto si sottolinea anche nel film.

giovedì 18 aprile 2019

American Ultra (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/12/2017 Qui - Un po' Chuck, un po' MatrixAmerican Ultra è una commedia d'azione del 2015, per fortuna con più azione che comicità, che nonostante la poca originalità e la non eccezionalità della trama, senza infamia e senza lode, porta a casa il risultato. Anche perché la prima impressione guardando questo film, è che sia derivato da un fumetto, un po' come (il passabile) Scott Pilgrim o (l'ottimo) Kick Ass, il giovane e solitario Mike (Jesse Eisenberg) vive con la coetanea Phoebe (Kristen Stewart) e quando non lavora (ma anche quando lavora) in un market sempre deserto, passa il tempo a fumarsi canne su canne e disegnare fumetti di scimmie astronaute. Salvo essere preso da assurde crisi di panico ogni volta che cerca di allontanarsi dalla routine o dal paese tra i boschi della Virginia dove vive. Potrebbe essere l'inizio di una commedia alla Clerks, ma la svolta si fa interessante, e il tono più drammatico, non appena si scopre che in realtà Mike è un operativo della CIA cui è stata piallata la memoria e data una nuova identità. Il progetto che lo vedeva "dormiente" è stato annullato e un ambizioso capetto dell'Agenzia (Topher Grace) vorrebbe toglierlo di torno definitivamente, ma un'altra dirigente con scrupoli di coscienza (Connie Britton) decide di "risvegliarlo" perché possa difendersi. Mike è rappresentato come un tenero stordito che naturalmente non si capacita delle doti assassine che scopre di avere. E questo riesce però a rendere le situazioni più divertenti e la violenza meno realistica, specie in alcune scene dagli effetti speciali molto azzeccati (la prigionia nella cantina dello spacciatore illuminata da luci UV, l'uso di una padella come sponda per sparare stando nascosti, ecc.).

domenica 10 febbraio 2019

Alvin Superstar: Nessuno ci può fermare (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2016 Qui - Premettendo che Alvin è uno dei personaggi dei cartoni animati che più amavo da bambino, e che non mi sono perso nessuno dei suoi precedenti tre film (e che li ho sempre adorati), ho visto con particolare attenzione Alvin Superstar: Nessuno ci può fermare (Alvin and the Chipmunks: The Road Chip), film del 2015 (diretto da Walt BeckerDaddy sitter e Svalvolati on the road), sequel di Alvin Superstar 3: Si salvi chi può! del 2011 e quarto film della serie con attori in carne ed ossa. In questo film i tre simpatici Chipmunks, attraverso una serie di equivoci, si convincono che Dave stia per fare la sua proposta di matrimonio alla sua nuova fidanzata a Miami e che abbia intenzione di scaricarli. Con tre giorni di tempo per raggiungerlo e fermarlo, i tre Chipmunks eviteranno il peggio ma scopriranno l'esistenza di un terribile fratellastro. Ne combineranno perciò di tutti i colori, com'era prevedibile. Alvin Superstar: Nessuno ci può fermare, anche questa volta non tradisce le aspettative. Raggiunge infatti l'obiettivo che si prefigge, intrattenimento leggero e simpatico, semplice come lo erano i cartoni animati da cui il film è tratto. I tre Chipmunks non perdono le loro caratteristiche e sono davvero uno spasso, in particolare il delizioso paffuto Theodore.