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mercoledì 22 maggio 2019

Come vivo ora (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2018 Qui - Non ho letto il libro e non posso purtroppo fare paragoni, dato che Come vivo ora (How I Live Now), film del 2013 diretto da Kevin Macdonald è basato sull'omonimo romanzo di Meg Rosoff, mi sono buttato sul film alla cieca e senza troppe aspettative e ne sono rimasto da una parte contento, dall'altra abbastanza freddo. Il film infatti e il regista scozzese, già dietro la macchina da presa per il famoso L'ultimo Re di Scozia, State of Play e The Eagle nonché vincitore di un premio Oscar per il miglior documentario nel 2011, senza dimenticare il suo ultimo buon lavoro visto ovvero Black Sea, decidendo di cimentarsi in una pellicola appartenente al genere apocalittico, ambientandola in un futuro prossimo non tanto però lontano dall'odierno presente, riesce non sempre a soddisfare, lasciando altresì parecchi dubbi. Partendo proprio dalla trama che tenta di portare alla luce una storia (quella di alcuni ragazzi, tra loro cugini, che si ritrovano soli in mezzo alla campagna inglese e dovranno adattarsi alla nuova situazione che si verrà a creare dopo l'esplosione di un ordigno nucleare e in dove essi verranno bruscamente separati fino ad possibile non tanto probabile ricongiungimento) il cui tema principale è quello della guerra e delle nefaste conseguenze che essa comporta, ma senza riuscirci appieno. Perché se difatti dal punto di vista visivo questo romanzo di formazione è valido specialmente quando lo scenario della guerra si presenta all'interno della storia con durezza e brutalità e dal punto attoriale azzeccata è la scelta di affidare il ruolo della protagonista alla ex ormai enfant prodige Saoirse Ronan, la bella e bravissima attrice di Espiazione, Amabili Resti, Hanna e Brooklyn, senza dimenticare il suo ultimo buon lavoro visto Byzantium, ed anche qui bravissima nel ruolo di cugina americana stronzetta e confusa che si tramuta, grazie all'amore a alla guerra, in eroina implacabile e confusa, è sulla sceneggiatura che ho più di una perplessità perché i personaggi presentano le loro problematicità ma non sono molto approfondite, come poco approfonditi vengono passati in fretta alcuni passaggi importanti a scapito di altri alquanto ridicoli (uno su tutti una sorta di pseudo legame telepatico tra i due protagonisti principali).

giovedì 27 dicembre 2018

Black Sea (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2016 Qui - Black Sea è un avventuroso thriller 'sottomarino' del 2014 diretto dal regista inglese Kevin Macdonald con Jude Law e Scott McNairy. Il protagonista del film Robinson (Jude Law, ex comandante della Marina), è un uomo che viene improvvisamente licenziato (senza neanche una liquidazione) dalla Compagnia navale (la Agora) presso cui ha lavorato fedelmente e molto bene per anni in qualità di responsabile di svariate operazioni da condurre con i sottomarini. Robinson, uomo molto pratico, mai sognatore, anzi totalmente distrutto, vessato e fiaccato dalla vita, da un matrimonio fallito per questioni economiche, dalla frustrazione di un figlio che non vede mai, preso dalla disperazione, alla sua ultima spiaggia per recuperare la dignità perduta e soprattutto, più prosaicamente, denaro, volendo così' un poco vendicarsi contro gli ormai suoi ex-datori di lavoro ed un po' riscattare la propria posizione, decide, arruolando alle sue dipendenze (dopo aver trovato un finanziatore e rintracciate le mappe) alcuni uomini, selezionati tra il peggio (che paradossalmente è il meglio) disponibile sul mercato inglese e russo (in quanto il sottomarino che useranno viene da lì e occorre qualcuno che parli la lingua), di intraprendere la alquanto difficile e quasi impossibile operazione (nonché segreta e illegale) di recupero di un'ingente quantitativo di lingotti d'oro, un tesoro sommerso che si dice essere perduto nelle profondità del Mar Nero. Secondo alcuni infatti il sottomarino carico d'oro dato ai russi alla Germania di Hitler nel corso del Secondo Conflitto Mondiale affondò nel 1941 e mai più ritrovato. Dopo aver studiato un piano per nascondere il passaggio del sottomarino in acque georgiane dalla flotta russa stanziata nel Mar Nero e trovato l'equipaggio giusto, abile, esperto, un po' pazzo, sufficientemente impavido e così disperato da essere disposto a rischiare la vita, non resta che partire. Sin da subito però l’impresa appare difficile non tanto per il rischio di essere scoperti dalla flotta russa quanto per il coacervo di pulsioni che animano ciascuno dei componenti dell’equipaggio (poco addestrato, che prevede un gruppo ben assortito di “ceffi” cui spunta anche un giovane ragazzo cui i soldi, si scoprirà vedendo, servono per garantire un futuro a un figlio che sta per nascere), la cui unione inversamente proporzionale all'avidità, arrecherà non pochi disagi all'ambizioso Robinson, in lotta anche con il mare che tutto avvolge e tutto inghiotte. Le operazioni ovviamente si riveleranno quindi più complicate del previsto nel corso della vicenda ed il sottomarino diverrà il teatro dei vari rapporti, amichevoli o meno, instauratisi tra i vari componenti dell'equipaggio. La sete di ricchezza come in questo caso vince e non appena l'avidità e la disperazione prendono il controllo a bordo della nave, la crescente incertezza della missione spinge gli uomini della squadra a combattere l'uno contro l'altro per la propria sopravvivenza. Improvvisi e determinanti colpi di scena si susseguiranno sino ad un'inesorabile ed inevitabile soluzione tragica. Ma il vero pericolo è il mare, così nero, così oscuro, così letale, incapace di sottostare a chi osa profanare le sue leggi degli abissi.