Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Quinto film per Mark Wahlberg con il regista Peter Berg, un riuscito e lineare buddy movie adrenalinico e movimentato. La trama è piuttosto classica con poliziotti corrotti, altri accusati ingiustamente, con i protagonisti che, con le buone, ma soprattutto con le cattive, cercano di rendere giustizia alla memoria di un poliziotto ucciso anni prima e ingiustamente accusato. Non si vedono certo situazioni o cose nuove, ma quello che si vede fa divertire con intelligenza. Apprezzabile il feeling tra Whalberg e Winston Duke, mentre il grande Alan Arkin (purtroppo recentemente scomparso) appare più defilato, ma il suo contributo ugualmente importante ai fini della storia, banale ma onesta. Tutto sommato non male, anche se al cinema (perché qui Netflix produce) il regista aveva dato prova di sapersi impegnare molto di più. Voto: 6 [Netflix]
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martedì 30 aprile 2024
Spenser Confidential (2020)
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mercoledì 4 agosto 2021
Geekoni Film Festival: Le avventure di Rocketeer (1991)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/08/2021 Qui - Torna, a distanza di due anni dall'ultima volta, la rassegna cinematografica a tema ragazzi rinominata (giustamente e funzionalmente) Geekoni Film Festival, rassegna che, organizzata dalla cricca di blogger Nerd (la Geek League) di cui faccio anch'io parte, con il nickname Pan Fury, arriva quest'anno alla sua terza edizione, edizione che se non fosse per me, con la collaborazione di altri, non si sarebbe probabilmente mai svolta, ma ci siamo riusciti (certamente un bell'incentivo è stato il banner che ho creato per l'occasione, che troverete a fine post, che omaggia inequivocabilmente un caposaldo del genere "per ragazzi", ovviamente film degli anni '80, impossibile non conoscere, in tal senso ricordiamo il regista Richard Donner scomparso un mese fa). E dopo Labyrinth e successivamente Un maggiolino tutto matto, questa volta la mia scelta è ricaduta su di un film alquanto particolare, su di un'avventura ben congeniata che sa divertire, su di un film di fantascienza ambientato negli anni della seconda guerra mondiale nel complesso godibile. Appunto su (questo) The Rocketeer (tratto dal fumetto omonimo creato nel 1981 da Dave Stevens, l'opera più famosa dell'apprezzato fumettista e illustratore morto prematuramente nel 2008 a 53 anni), uno dei primi cinecomic, quando i cinecomic non si sapeva cosa fossero, ed anche uno degli ultimi/pochi film Disney che a dispetto del target non rinunciava (come adesso) alle sparatorie, agli inseguimenti, ai cattivi viscidi ed ai Nazisti per fare un film di questo genere. Un film dalle maestranze di tutto rispetto, dei pezzi da 90, mica pizza e fichi. Al timone ovviamente la Disney, che non ha mai badato a spese per i suoi innumerevoli film, soldi in questo caso spesi abbastanza bene, il film ha raggiunto (proprio quest'anno) i 30 anni ma non li dimostra, il merito è dell'aspetto tecnico della pellicola, di prim'ordine, in cabina (di regia) Joe Johnston, che ha sfornato qualche film discutibile (il recente Lo schiaccianoci e i quattro regni per esempio) ma che ha pure regalatoci quel piccolo cult di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, uscito due anni prima a questo e presumibilmente divenuto trampolino, e soprattutto quel grande piccolo cult di Jumanji (quattro anni dopo), però non solo questi due, alla sala comandi gli sceneggiatori Danny Bilson, Paul De Meo (già penne dietro la serie televisiva cult The Flash) e William Dear, alle frequenze (musicali) James Horner, vi dicono niente Titanic ed Avatar?, infine l'equipaggio, con Alan Arkin, Oscar al miglior attore non protagonista nel 2007 per Little Miss Sunshine, con Timothy Dalton, uno dei tanti James Bond cinematografici, con Terry O'Quinn, il John Locke della serie tv Lost, con Jennifer Connelly, vincitrice di un Premio Oscar nel 2002, con i caratteristi Paul Sorvino e Margo Martindale, con il giovane Billy Campbell. Il risultato? Un film decisamente figo, figo il casco (e il costume), figo il zaino a razzo e fighissima la ragazza (come fa girare la testa Jennifer non la fa girare nessuna, all'epoca poi ventenne e straordinariamente fulgida).
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mercoledì 23 giugno 2021
Dumbo (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/06/2021 Qui - Remake in live action del classico Disney del 1941 con protagonista il dolcissimo elefantino volante, che con l'inarrivabile originale ha però ben poco da spartire. Poi all'epoca la Disney calcava la mano sulla tragedia della separazione madre figlio (Dumbo, Bambi, etc), qui è presente, ma annacquato. Nell'originale Dumbo non ha amici, tranne il topo (un po' imbranato peraltro), qui invece è circondato da amici. I personaggi del circo sono dalla sua parte (tranne uno), tutti uomini peraltro. Non si capisce nemmeno perché venga tenuto diviso dalla madre una volta diventato famoso. Nell'originale i cattivi erano gli uomini, gli adulti, che più che essere cattivi erano distanti. Qui invece il cattivo è stupido, piatto e insignificante (povero Michael Keaton). L'unica cosa che funziona è la magia di Dumbo, l'elefante volante, ma non basta a rendere eccezionale questo film. Un film che commuove ben poco, di cui cast di nomi altisonanti, è in gran parte messo lì solo come specchietto per le allodole (Colin Farrell ed Eva Green al minimo sindacale, solo il redivivo Danny DeVito, già calzante in Jumanji: The Next Level, si salva). Molto meglio il comparto tecnico, la regia e le scenografie circensi nelle quali vediamo forse le uniche cose "burtoniane" del film (malriuscita tuttavia la scena degli elefanti rosa). A proposito di Tim Burton, regista di questo adattamento fedele ma privo del cuore necessario, con una sceneggiatura riempitiva e piena di cliché, da lui mi aspettavo sinceramente di più (con Miss Peregrine andò decisamente meglio). Voto: 5,5
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lunedì 31 agosto 2020
Gattaca - La porta dell'universo (1997)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Un film di fantascienza decisamente atipico, dai tempi dilatati e dal fascino non comune. La storia interessa per come si trattano diversi importanti temi, alcuni un po' sullo sfondo, come ad esempio la rivalità fra due fratelli (quello più rilevante però il tema della selezione genetica, ma sarebbe meglio parlare di eugenetica). E' profondamente pessimista nella rappresentazione della società, ma paradossalmente trasmette un messaggio di speranza sul superamento dei propri limiti. Decisamente originale nel suo sviluppo, non ha lo scopo di intrattenere lo spettatore, bensì di farlo riflettere ed emozionare. Direi che ci riesce, anche se sul finale qualcosa sembra incompiuto, ma si rimane soddisfatti, perché è proprio sul finale che il messaggio conclusivo esplode in tutta la sua bellezza. Fantascienza etica ed esistenziale per un film che, seppur dalla sceneggiatura claudicante (piena di forzature più o meno grosse atte a mantenere in piedi la vicenda), pone domande e ci da le sue risposte in modo dirompente (non un capolavoro ma un bel film). Ma sarà vero che il nostro destino è scritto nel DNA? Come si può vivere sapendo di essere degli "esseri inferiori" con una speranza di vita breve? La forza di volontà potrà bastare per rompere questa barriera? Nonostante sia a basso budget, a livello scenografico e registico fa il suo. La fotografia ha una tonalità sul giallo, quasi a dare un senso di marcio ai luoghi. La colonna sonora invece, a volte è un po' invadente, tuttavia è efficace, anche se ripetitiva. Buona, se pur non esaltante, la prova del cast (con alcuni future stelle), dalla coppia protagonista Ethan Hawke-Uma Thurman, ai comprimari Alan Arkin e Jude Law. In conclusione apprezzabile il debutto alla regia del neozelandese Andrew Niccol (peraltro anche abilissimo sceneggiatore, The Truman Show per fare un esempio, suo anche il soggetto per The Terminal) che, con questa discreta opera fantascientifica, segna il suo interessante debutto sul grande schermo. Voto: 7
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giovedì 18 aprile 2019
Insospettabili sospetti (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2017 Qui - Commedia semplice e abbastanza leggera, condita con quel pizzico di critica sociale utile per imbastire una storiella fluida e rendere ancora più simpatici i protagonisti è Insospettabili sospetti (Going in Style), film del 2017 diretto da Zach Braff, alla sua terza regia dopo il riuscito Wish I Was Here, e remake del film Vivere alla grande del 1979, scritto e diretto da Martin Brest. Sì perché la pellicola si manifesta come una (ben riuscita) commedia godibile ed intelligente, dove a farla da padrone è un umorismo leggero, intelligente, che non si accosta minimamente alla volgarità (la pellicola, infatti, cerca di essere il più divertente possibile senza però esagerare) e che sa cogliere con ironia il mondo d'oggi, piegato da una crisi che non conosce fine e che colpisce tutti indiscriminatamente lavoratori e pensionati. Sì perché Joe, Willie e Albert lo sono. Sono ottantenni tutt'altro che ladri che come i sociologi ben direbbero sono stati spinti dalla società sulla cattiva strada. Dopotutto quando si perde tutto, si è disposti a fare qualsiasi cosa per riprendersi ciò che è nostro di diritto. È proprio questo che accade a tre amici di vecchia data, impersonati da tre grandissimi attori Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin (discreta la loro prova, giacché mimica e battute strappano qualche sorriso), i quali decidono di abbandonare per la prima volta la retta via quando vedono i loro fondi pensione andare in fumo. Furiosi per non poter pagare i conti e preoccupati per il futuro delle loro famiglie, vogliono vendicarsi della banca che si è dileguata con i loro soldi. Come? I tre organizzano una rapina da manuale, pensando anche a un alibi perfetto per il giorno dell'evento. Ma spesso, come sappiamo, quello che sembra essere un piano perfetto nasconde un errore madornale. Sarà il loro caso?
sabato 23 marzo 2019
The Incredible Burt Wonderstone (2013)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - The Incredible Burt Wonderstone (Commedia, Usa 2013): Mi ero tempo fa ripromesso di recuperare questo film e l'ho fatto, ma sinceramente pensavo di divertirmi di più considerando che fanno parte del cast alcuni attori comici "importanti" più qualche aggiunta come il mitico Steve Buscemi. La storia raccontata dal regista è infatti piuttosto ordinaria, senza grande enfasi comica e poco spigliata sia come narrazione che come ritmo. Ma per assurdo il problema principale di questo film su dei prestigiatori è proprio che manca la magia, quella bellissima sensazione che per esempio si ha uscendo dal cinema con la mente che ancora vola in alto. Invece The Incredibile Burt Wonderstone come alcuni prodotti contemporanei è insipido in maniera imbarazzante e la sceneggiatura è meccanica e senza anima, anche se questo non è un brutto film, solo non pienamente riuscito, perché poteva dare di più in termini irriverenza e comicità, cosa che bene o male ha mantenuto per la prima metà del film. L'incipit e l'idea è difatti carina (come appunto la prima parte), ma essa viene mal sfruttata, trattando in maniera abbastanza banale i soliti temi tipici della commedia americana. Nella seconda parte infatti, il film si affloscia mettendo sul campo temi quali l'amicizia e l'amore che rendono il tutto troppo mieloso. Gli attori poi abbastanza anonimi (con l'aggiunta degli sprecati James Gandolfini e Olivia Wilde), un istrionico Steve Carell e un'egocentrico ed antipatico Jim Carrey, si salva un po' Steve Buscemi che alcune volte però pecca in manierismo mentre Alan Arkin è l'unico che merita gli applausi. Anche per questo la pellicola riesce sufficientemente a rendersi abbastanza gradevole ma decisamente al di sotto delle potenzialità espresse. Si può perciò dare un'occhiata senza tanto impegno, ma non aspettatevi granché. Voto: 5,5
venerdì 8 marzo 2019
Il grande match (2013)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2017 Qui - IL GRANDE MATCH (Commedia, Usa 2013): Questo è un film che, forse si concentra poco sul valore dello sport e più sulla voglia di due boxer ormai ritirati con un unico rimpianto, quello di non essersi mai confrontati per l'ultima volta al "meglio della forma" (i due si erano già battuti vincendo una volta a testa), ma nonostante il soggetto decisamente interessante finisce col regalarci una serie di soluzioni decisamente superficiali, seppure a volte divertenti. Certamente non riponevo nel film tante speranze però tutto mi è sembrato una mezza (errata e sconcertante) furbata, dato che utilizzando vecchie immagini degli attori che hanno impersonato due famosi pugili al cinema (Sylvester Stallone e Robert De Niro) niente sembra "vero". Perché sinceramente va bene prendersi con autoironia, ma vedere degli anziani che si ammazzano prima di fatica e poi di botte non è nulla di particolarmente eccitante, anzi fa persino un po' pena. Però al di là di questo, comunque, la commedia regge su una struttura narrativa prevedibilissima. Ma perché divertenti sono i ruoli dell'irriverente Alan Arkin e Kevin Hart, altrimenti sarebbe risultato vuoto, insensato e inutile, come in parte in ogni caso questo film è. Inutile dire ovviamente che si sarebbe potuto fare molto meglio, ma quello che resta di questo film seppur carino è la mediocrità. Voto: 5,5
domenica 17 febbraio 2019
Natale all'improvviso (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/01/2017 Qui - Quando mi apprestavo a vedere Natale all'improvviso (Love the Coopers), film del 2015 diretto da Jessie Nelson, regista di Mi Chiamo Sam (2001), mi aspettavo un film divertente, invece no, perché anche se ogni tanto si sorride, è un film più sentimentale e romantico di quanto si pensi, infatti come la regista spesso fa e come ha fatto in Nemiche Amiche (1998) e Storia di Noi Due (1999), la sua esuberanza la porta nuovamente ad essere poco incline a nascondere le grandi emozioni. Non che sia un male, ma il film è molto stropicciato e poco deciso o davvero interessante, anche se la storia, che parla d'amore, e soprattutto il finale con una rivelazione canina si fa apprezzare ed emoziona almeno un pochino. Una storia che racconta di due anziani coniugi che hanno deciso di separarsi, ma aspettano di dirlo ai figli e ai parenti solo dopo Natale, per trascorrere un ultimo cenone insieme. In realtà, però, sono tanti i segreti che nascondono tutti i componenti della stravagante famiglia Cooper. Una famiglia composta da un cast di tutto rispetto, da cui però ci si poteva aspettare qualcosina di più anche se la casa Cooper è vissuta al punto giusto (molto viva la scenografia) e la neve che scende così copiosa è bella da vedere. Infatti se il ruolo dei due protagonisti viene affidato a John Goodman e Diane Keaton, essi sono affiancati da altri attori importanti come Olivia Wilde, Ed Helms, Amanda Seyfried, Alan Arkin e Marisa Tomei che recitano in ruoli di minore importanza. La famiglia difatti è una specie di famiglia 'allargata', tutti commensali che vediamo convergere tutti verso casa della coppia protagonista Charlotte (Diane Keaton) e Sam (John Goodman).
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