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venerdì 3 gennaio 2020

Shark - Il primo squalo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/01/2020 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico in salsa prettamente action del romanzo horror fantascientifico MEG pubblicato nel 1997 da Steve Alten.
Trama: Un esperto di salvataggi subacquei (ritiratosi dopo un'incidente) viene ingaggiato da una stazione internazionale d'osservazione sottomarina per riportare in salvo una spedizione rimasta intrappolata, dopo aver subito un attacco dal Megalodonte, nelle profondità.
Recensione: Già dal titolo scelto dai titolisti italiani fuori di testa si riscontrano i primi palesi difetti di questo di certo non originale action. L'originale The Meg (che si capisce per cosa sta) diventa senza motivi validi Shark, come se si chiamasse così in inglese (ma non è vero). Poi, secondo titolo, Il primo squalo, che non si capisce che voglia dire, perché anche scientificamente è errato (caso mai, forse, il primo cugino dello squalo, ma forse). Oltre a trasmettere il messaggio che il titolista ha bisogno di ferie e psichiatri, trasmette anche false informazioni scientifiche. Comunque il film sfrutta una struttura piuttosto classica nel genere (forse troppo). Nonostante una durata forse esagerata, in cui si percepisce chiaramente come ci siano dei palesi momenti di stanca e noia, nella sua totale imperfezione, il film di Jon Turteltaub rientra nei perfetti canoni del blockbuster che punta semplicemente ad intrattenere. Intendiamoci, intrattenere non è sempre sinonimo di qualità, e andando a scavare con un po' più di acume nella pellicola, si notano infatti alcuni difetti macroscopici. Le scene di dialogo sono inefficaci e superficiali, non c'è da aspettarsi alcun riferimento scientifico ma soprattutto ci si abbandona al cliché e alle citazioni (una, ovviamente, dedicata a Lo Squalo) elementi fin troppo caratterizzanti di questo genere. Quando però si entra in acqua, e la battaglia inizia a consumarsi, Shark riesce a svolgere discretamente bene il suo lavoro. Jason Statham si conferma uomo fisico, in grado di "portare a casa" con disinvoltura moltissime scene d'azione facendole sembrare persino credibili (ma non cinematograficamente parlando il prodotto nel suo complesso). La squalo non fa paura ma riesce, grazie alle sue dimensioni, a trasmettere quantomeno un senso di minaccia reale che deve essere combattuta. Inoltre, la virata quasi "fantascientifica" verso la fine del film, dimostra la poca volontà di prendersi troppo sul serio.

domenica 19 maggio 2019

John Wick - Capitolo 2 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/04/2018 Qui - Nel 2014 (anche se io l'ho visto due anni dopo), Chad Stahelski e David Leitch, collaboratori di vecchia data con lunghi trascorsi da stunt, hanno esordito alla regia col primo John Wick e, insieme allo sceneggiatore Derek Kolstad, sono riusciti a creare un franchise action di grande successo praticamente dal nulla. Sono partiti da un budget risicato, hanno costruito un eroe-antieroe duro e puro, dai connotati essenziali, addosso ad un Keanu Reeves che sembrava alla frutta, hanno ideato con pochi mezzi la mitologia e le regole di un network di assassini su commissione, hanno dato nuova linfa a tutti i migliori elementi del b-movie e, soprattutto, hanno venato la narrazione di un'ironia sottilissima, punto di forza sul quale molti franchise falliscono scivolando su una serietà eccessiva o su una comicità di grana troppo grossa. La stessa genuina artigianalità si evince nel sequel, intitolato semplicemente John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2), con la medesima squadra produttiva (e un Leitch più defilato che si è occupato di Atomica Bionda, John Wick al femminile con Charlize Theron, che non vedo l'ora di recuperare prossimamente, e ha diretto Deadpool 2, prossimamente al cinema) e un budget raddoppiato. La trama com'è ovvio, e se si è visto il primo capitolo e si sa già cosa aspettarsi tanto meglio, è un puro pretesto per mettere John contro tutti gli altri sicari, memorabile, in tal senso, il montaggio incrociato che mescola svariate ed elaborate coreografie di combattimento con un moderato splatter digitale. Tuttavia di "moderno" c'è ben poco (a parte un aspetto che è rimasto invariato e di cui fortunatamente questo sequel non fa a meno). Questo film del 2017 infatti, è un action vecchio stile, cosa che si evince anche dalla quasi totale assenza di tecnologia e di elementi che lo collochino ai tempi nostri. Questo elemento incredibilmente vintage, tuttavia, rafforza la fascinazione verso il personaggio, mettendone in mostra l'eleganza e la maniacalità, ma anche la dedizione e la freddezza.

lunedì 8 aprile 2019

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/11/2017 Qui - Spesso nel cinema abbiamo visto eroine combattere il male per il bene comune, ma poche volte ci siamo trovati di fronte ad un vero uragano di energia e azione, pronto a sacrificare la sua vita per evitare che un virus, un cattivo o altro abbia la meglio su tutto il mondo. Questo è quanto emerge da Resident Evil: The Final Chapter (2016) di Paul W.S. Anderson (il quarto nelle mani del suo regista originario, lui che ne iniziò le redini dal 2002 dal celebre videogioco), interpretato come sempre da Milla Jovovich nei panni della protagonista, protagonista che nonostante il tempo riesce sempre ad emergere prepotentemente. Anche perché quest'ultimo capitolo (salvo essermi perso qualcosa...l'animazione giapponese di sicuro) fa tesoro degli errori del passato e offre allo spettatore un prodotto completo, dinamico e convincente. Nei suoi intensi 90 minuti infatti (che passano decentemente grazie all'azione discreta tra mostri, sparatorie e combattimenti) The Final Chapter (caotico e senza un attimo di tregua) è violenza e determinazione allo stato puro. Tanta brutalità, crudezza, e disperata lotta per un mondo migliore. Difatti il film sfrutta i suoi canonici punti di forza per giungere appassionatamente alla sua fine, azione a raffica, immagini veloci e sonoro potentissimo. Dopotutto anche se siamo ormai giunti al sesto capitolo e il tutto sa ormai di già visto nei precedenti capitoli (anche se in verità così non è), il film riesce, a raggiungere lo scopo, essere un finale (se davvero sarà così). Surreale ed impeccabile, l'ultimo capitolo infatti regala una bellezza attrattiva che rapisce fino alle confuse sequenze finali, un visionario epilogo bello quanto nostalgico.

venerdì 5 aprile 2019

xXx - Il ritorno di Xander Cage (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - xXx - Il ritorno di Xander Cage (Azione, Usa 2017): A volte ritornano...ancora, e Vin Diesel è uno specialista dei ritorni, prima con Riddick e ora con la quasi contemporaneità di Dom Toretto e Xander Cage, protagonista indiscusso del "tammarraction" diretto da D.J. Caruso, ma la prima cosa che pensi guardando sta roba è che era meglio se Xander Cage (che ritroviamo, assieme alla sua strampalata gang, nuovamente operativo per recuperare una sinistra arma, apparentemente inarrestabile, conosciuta come il vaso di Pandora) non tornava. Perché tra acrobazie varie, adrenalina a palate e azione a go-go, DJ Caruso costruisce sì una pellicola onesta che, però, non ha davvero nulla di nuovo o d'interessante. Giacché anche se gli scontri a fuoco, i duelli esplosivi conditi da lotta marziale, protagonisti cazzuti che sciorinano battutine a effetto e scambio di ruoli ci sono, come in ogni action d'intrattenimento che si rispetti (più o meno), niente è credibile o avvincente in situazioni estreme, troppo spesso assurde. Si sa che questi film sono così, ma qui si esagera. Devo soprattutto criticare il lavoro svolto dal regista e lo sceneggiatore che non hanno saputo dare nemmeno l'ombra di un qualcosa di memorabile e di poter ricordare per qualche tempo, per esempio dandoci qualche personaggio ben fatto, cosa che non è successa purtroppo. I lati positivi sono di certo i combattimenti proposti soprattutto dove vediamo in azione i due artisti marziali Tony Jaa, famoso per le saghe di Ong Bak e The Protector, e Donnie Yen famoso a tutti nelle vesti di Ip Man, mentre Vin Diesel sì in forma smagliante e robusto come un armadio, ma allo stesso tempo inverosimile in un ruolo troppo sopra le righe per la sua stazza, i tempi di Pitch Black e il primo (l'unico almeno sufficiente) xXx dove evitava le valanghe sono finiti da tempo. Il film per questo si segue senza problemi, ovviamente, ma è troppo truzzo per essere promosso. Perché sì diverte ma, ai titoli di coda, è già tutto dimenticato. Come da dimenticare è Samuel L. JacksonIce Cube e Neymar jr., che non fanno che svilire ancor di più, con ruoli insignificanti e interpretazioni mediocri, l'utilità di una pellicola inutile. Voto: 4