Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Il film è chiaramente influenzato dalla situazione pandemica, ormai superata. Presenta un ambiente estremamente angusto e claustrofobico, dove una donna è intrappolata in una camera criogenica con una riserva di ossigeno che si esaurisce lentamente. Non ho mai apprezzato particolarmente Alexandre Aja (non ho visto Crawl e non mi è piaciuto The 9th Life of Louis Drax, si salva giusto Le colline hanno gli occhi), ma devo ammettere che, sebbene non offra novità (ricorda Buried ma in versione più sofisticata), il film mantiene un certo equilibrio tra gli elementi narrativi, nonostante alcune forzature e colpi di scena piuttosto prevedibili. Un plauso speciale va a Melanie Laurent, che porta l'intero film sulle sue spalle con un'espressività facciale eccezionale, trasmettendoci la sua evoluzione emotiva tra rimpianti, rivelazioni, speranze e disillusioni. Girato quasi interamente in uno spazio di soli due metri quadrati, è comunque un film piacevole e ben realizzato. Voto: 6 [Netflix]
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venerdì 31 maggio 2024
martedì 31 maggio 2022
6 Underground (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Michael Bay è incorreggibile, indifendibile, ma anche una certezza se si
punta a spegnere il cervello e a godersi un marchingegno di sola azione
ed adrenalina. Per questo appare quasi inutile indignarsi se,
per citare uno degli esempi più plateali, per lui l'Italia dei centri
storici (in questo caso Firenze viene letteralmente messa a soqquadro da
una spericolata corsa in macchina senza fine) risulta rappresentabile
solo in quanto popolata da turisti utilizzati come birilli (e ci può
anche stare) e suore dai talari svolazzanti. Il re dello
stereotipo e dell'adrenalina a pelle se ne frega, e prosegue
imperterrito la sua strada tutta ostacoli ed accelerate, che si forgia
di scene d'azione tecnicamente strepitose, di tipi tosti belli,
intelligentissimi, onesti a fare da contraltare a cattivi così sadici da
suscitare quasi simpatia. E poi donne-virago sensualissime,
truccatissime, discintissime e letali come quelle della migliore
tradizione bondiana. 6
Underground si forgia di dialoghi deliranti ma anche spiritosi, spinti
ed
ironici che contribuiscono a rendere fragorosamente e
ruffianamente spumeggiante lo spettacolo usa e getta, prerogativa da
sempre di tutto (o quasi) il cinema del gradasso Bay. Condito da uno
humor evidente, il film si lascia guardare senza
grosse incertezze ma anche senza grande entusiasmo per colpa di alcune
prolissità evitabili. Cast ben assortito, con Ryan "Deadpool" Reynolds a ben tirare le fila. Voto: 6
Labels:
Adria Arjona,
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Thriller
lunedì 25 gennaio 2021
Mia e il leone bianco (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2021 Qui - Una ragazzina affezionata a un grazioso leone bianco è costretta a fuggire con l'amico a quattro zampe quando scopre che intendono consegnarlo a bracconieri senza scrupoli. Pensato per un pubblico di giovanissimi, è un film a metà strada tra il racconto di formazione e l'avventura, con lievi tocchi di eco-vengeance. Il fatto di essere stato girato nel corso di tre anni permette un realistico sviluppo della storia, con la protagonista (una bravissima Daniah De Villiers) che si fa sempre più grande parallelamente al felino. I contorni da favola non inficiano la potenza del messaggio (una sentita denuncia contro la pratica della caccia nella gabbia). Regia nella norma, con una sceneggiatura che si focalizza soprattutto sul meraviglioso rapporto della "strana coppia", con una parte avventurosa che coinvolge più del previsto (le location di rara bellezza). Detto ciò, questo prodotto filmico è consigliabile agli appassionati del genere, anche se, proprio per quello che dice, specialmente alla fine, andrebbe visto da più persone possibili. Voto: 6
lunedì 2 dicembre 2019
Mio figlio (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/12/2019 Qui
Tema e genere: Che cosa fareste se vostro figlio venisse rapito? Come reagireste? Andreste fuori controllo? Sono questi gli interrogativi che ci pone questo thriller di Christian Carion.
Trama: Julien è costantemente in viaggio per lavoro e la sua continua assenza da casa ha finito per rovinare il suo matrimonio. Durante una sosta in Francia, riceve un messaggio dalla turbata ex moglie: Mathys, il loro figlio di sette anni, è scomparso. Julien inizia allora a mettersi sulle tracce del piccolo, disposto a tutto pur di ritrovarlo.
Recensione: Girato in soli sei giorni di riprese e con un piccolo cast, Mio figlio racconta una caccia all'impazzata lungo i paesaggi innevati del Vercos. Un thriller dallo stile asciutto che ci mostra in modo incisivo e reale cosa può succedere nella testa di un uomo a cui scompare improvvisamente il figlio. Questa è infatti la storia di Julien (interpretato benissimo da Guillaume Canet, che è sempre bravo ma che qui è particolarmente ispirato, forse spronato dalla sfida della prova impulsiva richiesta dal regista), un ingegnere che a causa del suo lavoro è sempre in giro per il mondo. Le continue assenze dell'uomo hanno mandato in frantumi il matrimonio con Marie (la bella Mélanie Laurent) che però un giorno lo chiama per informarlo che il loro bambino di sette anni, Mathys, è scomparso. A questo punto il film diventa anche un po' Prisoners di Denis Villeneuve, e il regista con la sua cinepresa si preoccuperà di mettere alla prova la tenuta dei nervi del personaggio principale cercando di capire fino a che punto egli sia disposto a spingersi pur di ritrovare il suo bambino. Ma a differenza del film con Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal l'esplorazione psicologica e l'approfondimento emotivo del protagonista è lasciato spesso e volentieri in secondo piano, non c'è la città e il contesto borghese ma ci sono le Alpi e soprattutto c'è una generale pochezza narrativa che sfida le convenzioni del genere e si fa più esperimento che film d'investigazione. L'obiettivo del film non sembra tanto quello di raccontare una storia coinvolgente e appassionante, quanto quella di vedere cosa è capace di fare un attore di indubbie qualità artistiche senza un copione fra le mani: in questo modo (per certi versi geniale) lo spaesamento di Guillaume Canet, chiamato ad un'improvvisazione continua, rispecchia in pieno quella di Julien, la cui ricerca procede per tentativi, senza un piano ben preciso, spesso estemporanea. C'è una forza brutale nascosta insita in questo padre disperato che l'attore parigino è bravo a nascondere e a mostrare a intermittenza, lavorando di sottrazione, e Christian Carion è bravo a gestire tutto questo talento che lui stesso qui scoperchia, come un vaso di Pandora o un purosangue lasciato a briglia sciolta.
Trama: Julien è costantemente in viaggio per lavoro e la sua continua assenza da casa ha finito per rovinare il suo matrimonio. Durante una sosta in Francia, riceve un messaggio dalla turbata ex moglie: Mathys, il loro figlio di sette anni, è scomparso. Julien inizia allora a mettersi sulle tracce del piccolo, disposto a tutto pur di ritrovarlo.
Recensione: Girato in soli sei giorni di riprese e con un piccolo cast, Mio figlio racconta una caccia all'impazzata lungo i paesaggi innevati del Vercos. Un thriller dallo stile asciutto che ci mostra in modo incisivo e reale cosa può succedere nella testa di un uomo a cui scompare improvvisamente il figlio. Questa è infatti la storia di Julien (interpretato benissimo da Guillaume Canet, che è sempre bravo ma che qui è particolarmente ispirato, forse spronato dalla sfida della prova impulsiva richiesta dal regista), un ingegnere che a causa del suo lavoro è sempre in giro per il mondo. Le continue assenze dell'uomo hanno mandato in frantumi il matrimonio con Marie (la bella Mélanie Laurent) che però un giorno lo chiama per informarlo che il loro bambino di sette anni, Mathys, è scomparso. A questo punto il film diventa anche un po' Prisoners di Denis Villeneuve, e il regista con la sua cinepresa si preoccuperà di mettere alla prova la tenuta dei nervi del personaggio principale cercando di capire fino a che punto egli sia disposto a spingersi pur di ritrovare il suo bambino. Ma a differenza del film con Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal l'esplorazione psicologica e l'approfondimento emotivo del protagonista è lasciato spesso e volentieri in secondo piano, non c'è la città e il contesto borghese ma ci sono le Alpi e soprattutto c'è una generale pochezza narrativa che sfida le convenzioni del genere e si fa più esperimento che film d'investigazione. L'obiettivo del film non sembra tanto quello di raccontare una storia coinvolgente e appassionante, quanto quella di vedere cosa è capace di fare un attore di indubbie qualità artistiche senza un copione fra le mani: in questo modo (per certi versi geniale) lo spaesamento di Guillaume Canet, chiamato ad un'improvvisazione continua, rispecchia in pieno quella di Julien, la cui ricerca procede per tentativi, senza un piano ben preciso, spesso estemporanea. C'è una forza brutale nascosta insita in questo padre disperato che l'attore parigino è bravo a nascondere e a mostrare a intermittenza, lavorando di sottrazione, e Christian Carion è bravo a gestire tutto questo talento che lui stesso qui scoperchia, come un vaso di Pandora o un purosangue lasciato a briglia sciolta.
venerdì 12 luglio 2019
Il ritorno dell'eroe (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2019 Qui - La lunga tradizione delle commedie francesi non si smentisce: Il ritorno dell'eroe (Le retour du héros) di Laurent Tirard è un lavoro leggero, ben confezionato e piacevole. Questo film del 2018 infatti, del regista transalpino abbastanza affermato in patria, regista capace di donare commedie simpatiche e spigliate con una vena appena accennata di surrealità che conferisce un certo stile alle sue opere, che alla seconda fatica con Jean Dujardin, dirige un film simpatico e scorrevole, contrappuntato da un gioco letterario-giocoso che conta esclusivamente sui due protagonisti, tant'è che gli altri attori sono solo sfondi (anche se il loro lavoro lo svolgono davvero egregiamente), è un gradevole film in costume, di produzione ovviamente francese, con personaggi ben definiti, dialoghi ironici e scene ben dirette. Costruire il personaggio di un eroe addosso ad un capitano disertore, fanfarone ed arrivista non è facile, però viene proprio bene in questo caso. E' questo elemento difatti la molla che muove tutto il meccanismo di questa commedia leggera e gradevole, mai volgare e sostenuta da due attori che si intendono molto bene come Jean Dujardin nella parte del lestofante e della bisbetica Elisabeth interpretata da Melanie Laurent. Il ritorno dell'eroe è infatti una commedia degli equivoci in piena regola, a tratti quasi slapstick, tutta basata sulla mimica facciale e sulle battute. Il film difatti, che racconta (il film è ambientato nell'Ottocento) del capitano Neuville che parte per il fronte, lasciando la fidanzata disperata, ma la sorella di questa, Elisabeth, finge di essere lui in un rapporto epistolare fasullo con la giovane, per consolarla, non sapendo che ciò potrebbe essere controproducente al ritorno dell'eroe che poi eroe non è, infatti coperto di stracci e vergogna, ritorna in anonimato dopo aver disertato il suo reggimento, che non si fa quindi sfuggire l'occasione di vestire i panni di quel Capitano che ormai popola (per colpa delle storie inventate di lei) l'immaginazione di tutti, anche solo per riguadagnare la sua posizione sociale, è un gioco brillante di comicità, tra realtà e finzione. A tal proposito, lo scontro tra realtà e finzione è proprio ciò che dà carburante alla maggior parte del film.
mercoledì 19 giugno 2019
By the Sea (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2018 Qui - By the Sea (Drammatico, Usa, 2015): Sempre più regista e sempre meno attrice, l'ambiziosa Angelina Jolie dopo, il roboante ed impegnativo film di guerra Unbroken (nemmeno pessimo, anzi, per quanto retorico), cambia completamente stile e registro, trasferendosi verso la storia intimista inerente la fine (presunta) di un amore, ma purtroppo fa un buco nell'acqua. Fuori misura e scialbo, noioso e inconcludente. I divi di Hollywood e il loro delirio di onnipotenza, verrebbe da dire di primo acchito, proprio perché con la presenza anche (dell'adesso ex marito) Brad Pitt, il film non decolla mai. Vorrebbe essere una riflessione sulla crisi sentimentale delle giovani coppie, soprattutto, quando non sono allietate dall'arrivo dei figli, è invece una pellicola noiosa e ripetitiva con lunghi ed inutili tempi morti. Succede poco o nulla, il dramma è tutto interiore, una relazione tormentata (un bilancio dopo quattordici anni di matrimonio). Litigi, incomprensioni, routine, crisi del desiderio, malintesi, nervi tesi, rancore. Uno scrittore in crisi d'ispirazione, una ballerina in elaborazione da trauma (il dubbio su cosa nasconda di così terribile il passato di lei troverà alla fine una non necessaria spiegazione e sarà la più ovvia e la meno importante). La Jolie insomma firma davvero un brutto film senza sostanza né carattere, pretenzioso e mal riuscito. Non c'è passione né sentimento, nessuno slancio o affondo emotivo. Tutto resta in superficie, attaccato alle sottovesti e alle camicie dei protagonisti. Pose plastiche, qualche scorcio da cartolina, poco più. Un foro nel muro, apparentemente foriero di spunti e riflessioni (dalla camera attigua una coppia di giovani sposini in luna di miele, sono Melvil Poupaud e Melanie Laurent, bravi attori qui visibilmente imbarazzati dalla pochezza dei rispettivi ruoli), diviene purtroppo un oblò sul nulla. Un apparente confronto tra una giovane coppia, in salute, entusiasta, innamorata, ardente, si trasforma in un invidioso e sterile attacco distruttivo. Dialoghi piatti e scontati. Un vero disastro autoriale. Peraltro, beffardamente, nella vita reale di li a poco il matrimonio dei protagonisti Jolie e Pitt sarebbe naufragato davvero e nel peggiore dei modi, quando la vita a volte imita l'arte e non il contrario come di solito accade. E quindi possibilmente film da evitare, nonostante la fulgida bellezza della regista. Voto: 5
domenica 17 marzo 2019
Enemy (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/07/2017 Qui - Dopo avermi quasi sconvolto con quell'avvincente film action Sicario e dopo avermi sconcertato con quell'altrettanto bel thriller psicologico Prisoners, Denis Villeneuve colpisce ancora, e lo fa spiazzando e sconvolgendo con un thriller enigmatico ed eccentrico, ma sorprendente, ovvero con Enemy, film del 2013 diretto dal regista e tratto dal romanzo L'uomo duplicato di José Saramago. E' un film infatti abbastanza enigmatico e di non facile interpretazione (o soluzione) perché quello che avviene in poco più di 80 minuti, non è facile da spiegare e capire, anche se non si tratta di un giallo, piuttosto di un thriller psicologico, non ci sono assassini o omicidi, qui il mistero è tutto mentale. Un mistero così criptico che a distanza di giorni non ho ancora le idee chiare, perché facile sembrerebbe la trama, quella di un inquieto ed insignificante insegnate di storia che imbattendosi nel suo doppio, notato casualmente nel ruolo di comparsa in un film, che determinato a capire chi sia questo individuo, cercherà in tutti i modi di scoprire la sua identità (forse un gemello?), ma non lo è, poiché lui stesso finirà in un vortice di ossessioni che metteranno a repentaglio sia la sua esistenza sia quella della misteriosa comparsa nonché dello spettatore, quello che difatti porterà entrambi verso un tortuoso, straniante e terrificante incubo, sarà lo stesso per lo spettatore, che avrà difficoltà a venire a capo all'intera vicenda già di per sé complessa. Come se non bastasse, l'ultima scena arriva come un fulmine a ciel sereno, il finale è infatti e certamente uno dei più grandi shock cinematografici di sempre. E non si tratta del classico colpo di scena in cui, con una spiegazione sorprendente, si risolve il mistero, tutt'altro, la situazione anzi si complica ulteriormente, lasciando il pubblico in balia di uno dei più criptici (ambigui) ed inquietanti enigmi di sempre (vedere per credere).
lunedì 28 gennaio 2019
Il volo del falco (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2016 Qui - Il volo del falco (Aloft), pellicola drammatica del 2014 scritta e diretta da Claudia Llosa, regista di origini peruviane. Ed è un toccante dramma che racconta la difficile storia di un figlio alla ricerca della madre, Nana (interpretata da una straordinaria Jennifer Connelly, una delle donne più belle al mondo), una donna in difficoltà, che vive in un luogo desolato, con due figli, di cui uno affetto da disabilità mentale, conseguente a una malattia debilitante. Parallelamente a questa storia, la regista ci trasporta nel presente dove assistiamo alla vita grigia e piuttosto infelice di Ivan (interpretato dal bravissimo Cillian Murphy) ormai sposato e padre di famiglia. Un giorno Ivan viene avvicinato da una giovane reporter francese (Ressemore, la stupenda Mélanie Laurent) che con la scusa di eseguire un documentario sui falchi (da lui allevati e ammaestrati, spunto di interessante e di bellezza sia visiva che umana, d'altronde il titolo è esplicativo) lo convincerà a intraprendere un viaggio all'estremo nord del paese per ricongiungersi con la madre che non vede da più di vent'anni e organizzare un incontro faccia a faccia tra i due che li farà riflettere sulle loro vite. Tra loro infatti c'è stata una frattura (che si accentuerà col passare del tempo), e nel dipanarsi della storia, tra un balzo nel passato e l'altro, si scoprirà che alla base di questa frattura ormai incolmabile tra Nana e Ivan c'è un incidente stradale causato dallo stesso figlio. Un incidente che costò la vita al fratello più piccolo e malato. Nana per questo si era rivolta disperata ad un rinomato guaritore, ma durante il percorso per raggiungerlo il falco di Ivan, Inti, provocò un incidente e venne abbattuto. In seguito spinta anche dal sedicente guaritore e convinta di possedere egli stessa doti guaritive, decise di abbandonarlo (senza troppi sensi di colpa o preoccupazioni a carico) poiché la convivenza tra loro divenuta sempre più tesa e conflittuale, segnata anche da bruschi dialoghi e accuse rivolte l'una all'altro, era ormai arrivata ad un punto di non ritorno.
giovedì 29 novembre 2018
Now you see me (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/02/2016 Qui - Volete passare un po di tempo, 106 minuti, di distrazione e di divertimento puro? Allora vedete Now you see me: I maghi del crimine, e se ve lo siete persi su canale5, solo 2 settimane fa, recuperatelo, e in fretta. Immergetevi senza pregiudizi e senza preconcetti, lasciatevi trasportare da questa bella storia raccontata con leggerezza, dinamicità, ritmo, fantasia, creatività, estro ed ottima invettiva. Quattro giovani e abili illusionisti ricevono un giorno una misteriosa chiamata e formano il gruppo dei Quattro Cavalieri, che tiene incredibili spettacoli a Las Vegas, finanziati da un ricco magnate. Durante una serata compiono il numero di magia più grande, dal palcoscenico rapinano una banca a Parigi e ricompensano il pubblico con una pioggia di banconote. Come hanno fatto? E, soprattutto, cos'altro hanno in serbo per i prossimi spettacoli? All'indagine dell'FBI, che naturalmente non sarà magra di colpi di scena, partecipa un’agente dell’Interpol e controvoglia, il detective Hobbs (Ruffalo). Fermati e poi rilasciati per mancanze di prove, i maghi proseguiranno nella loro 'misteriosa' missione. Ma il più grande smascheratore di maghi-truffatori (Freeman) non rimane a guardare. La regia affidata a Louis Leterrier è fin troppo attenta e curata, tutto è curato ai minimi dettagli, il ritmo c'è, è presente e si fa sentire. L'idea è originalissima, la sceneggiatura abilmente studiata. Dimostrando il suo grande talento, il regista oltre a raccontare una storia avvincente, riesce a rendere in maniera incredibile i trucchi di magia che avvengono sullo schermo e il grande gioco di prestigio che si nasconde nella trama. Come? Adottando esattamente la tecnica degli illusionisti, ovvero dirigendo altrove l’attenzione dello spettatore. Anche i nostri occhi verranno tratti in inganno, come è successo a me nella prima incredibile scena della carta. Ma il film funziona soprattutto per la grande capacità di amalgamare un cast eterogeneo e di talento, i Quattro Cavalieri protagonisti del film infatti sono tutti attori bravissimi e in ottima sintonia recitativa, ed il cast di star hollywoodiane che li circondano ne rendono la sceneggiatura ancora più convincente e coinvolgente, senza mai dimenticare la parola d'ordine per operazioni di questo tipo: intrattenimento. Un eccellente prodotto cinematografico che inesorabilmente ci cattura e ci catapulta per tutto il film in scene divertenti, dinamiche e pirotecniche come deve riuscire a fare un buon film che poggia le sue basi narrative e percettive sulla magia e sull'illusionismo.
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