Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Scuderia di fumetti con giusto un paio di cavalli di razza, la DC continua però a dar battaglia sul piano filmico e prova anche lei a creare, seppur con fatica, un proprio universo parallelo. Stavolta tocca a Black Adam, ex schiavo similegizio che diventa per magico volere un super(anti)eroe. La storia è quella che è, cioè insignificante, nonostante qualche velleitario tentativo di articolare e complicare l'etica dei protagonisti (in questo senso i personaggi di contorno risultano essere piuttosto inutili come supereroi). Il comparto botti e ultrasuoni reca però qualche soddisfazione, così come non delude il massiccio Dwayne "The Rock" Johnson, a suo agio nei panni di questo granitico eroe. L'intrattenimento è infatti garantito (si segue bene, non annoia e mantiene un buon ritmo), anche se i dialoghi non hanno una grande ironia da esibire. Non ci resta che aspettare l'immancabile sequel e/o spin-off. Voto: 6
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venerdì 29 settembre 2023
Black Adam (2022)
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sabato 30 aprile 2022
Jungle Cruise (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Prendete un'antica leggenda legata ai conquistadores, metteteci dentro
situazioni tipiche di Indiana Jones e Pirati dei Caraibi, shakerate
tutto freneticamente ed eccovi servito questo Jungle Cruise (che
comunque s'ispira prevalentemente ad una celebre attrazione di
Disneyland). La regia solida di Jaume Collet-Serra (abituato già a film
d'azione come quelli già girati con Liam Neeson, Run All Night o L'uomo sul treno, ma non dimentichiamo Paradise Beach con Blake Lively) permette di avere un
film dal ritmo serrato dall'inizio alla fine e ricco di momenti
divertenti. La Disney sforna un prodotto accattivante che è anche
politicamente corretto. Per fare questo sfrutta i grandi successi del
passato e il carisma di Dwayne Johnson, perfetto per interpretare ruoli
di questo genere (è affiancato da Emily Blunt nella ricerca del
leggendario albero i cui petali possono curare qualsiasi ferita ed
annullare ogni maledizione). Un po' troppa CGI qua e là, che crea un
effetto a volte da videogame, ma nell'insieme l'operazione è riuscita.
Riesce ad incarnare lo spirito del più classico dei film d'avventura,
offrendo un intrattenimento e un interesse più che adeguato che è
impossibile classificare come noioso o scialbo.
Voto: 6
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giovedì 20 giugno 2019
L'uomo sul treno: The Commuter (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Oramai siamo abituati al binomio Liam Neeson/Action Movie e a quanto pare ci stiamo abituando anche al sodalizio artistico che il regista e l'attore hanno iniziato. Sono infatti quattro i film realizzati dal regista Jaume Collet-Serra con il roccioso attore nordirlandese e possiamo individuare un elemento chiave che accomuna ognuno di essi: l'adrenalina. In ognuno di questi film il regista spagnolo (che ha anche diretto il sorprendente survival movie Paradise Beach) sceglie con molta attenzione l'ambientazione e tra interno ed esterno vi è sempre un senso di claustrofobia che inchioda chi guarda i suoi film. Ebbene, è proprio questo il punto forte di questo regista, che con una buona tecnica e tanta intelligenza riesce a dare qualcosa in più a delle storie che, altrimenti, risulterebbero noiose e scontate. L'uomo sul treno: The Commuter (The Commuter), film del 2018 diretto appunto da Jaume Collet-Serra, film che gira intorno (che fa da premessa e da fulcro attorno a cui ruota una trama che ci trascinerà in un turbinio di eventi imprevedibili e di azioni altrettanto inaspettate) alla fatidica domanda: "Fareste una piccola cosa, che avrà delle conseguenze per uno sconosciuto, in cambio di una lauta ricompensa?", è infatti diviso a metà nella mia testa, diviso in due parti, due generi che sembrano stranamente cozzare l'uno con l'altro. Giacché dopo un attenta visione non ho potuto fare altro che lodarne la regia e la buona interpretazione di Liam Neeson per poi, però, criticare negativamente quasi tutto il resto. Il regista infatti gioca molto bene con l'impostazione "classica" del thriller per presentare la storia del film. Tutta la prima parte (a partire dall'ottimo montaggio iniziale, che riesce, in modo originale e convincente, a rendere lo scorrere del tempo uguale giorno dopo giorno) è molto fluida, ben strutturata a far emergere la quotidianità e ripetitività dell'essere pendolari (il titolo originale della pellicola), non solo, getta molto bene le basi anche del "giallo da camera" per antonomasia e in odore di Orient Express e di matrice hitchcockiana: un uomo, un treno, tanti passeggeri tutti sospettati, un (doppio) mistero da risolvere. Lo spettatore scopre pian piano che la situazione si fa sempre meno tranquilla e sempre più tesa, angosciante, (apparentemente) senza via d'uscita. Da una tensione silenziosa, emotiva si passa a un'inquietudine che si vede sullo schermo, tutta messa in scena, forse troppo. Una volta presentato effettivamente il "caso", si passa quindi alla seconda parte.
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sabato 9 marzo 2019
Paradise Beach (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/05/2017 Qui - Arrovellarsi cercando di capire perché The Shallows nell'edizione italiana diventa Paradise Beach: Dentro l'incubo è uno dei pochi dubbi della pellicola stessa (del 2016), che non è certamente il nuovo Jaws (Lo Squalo, capolavoro assoluto), anche se lo riecheggia e a suo modo vuole renderne un omaggio, ma che da una situazione vista e rivista (la lotta tra uomo, in questo caso donna, e squalo in una natura incontaminata e apparentemente amichevole) ne esce un film godibile. Niente di particolare naturalmente, ma la tensione è sempre presente, nonostante la presenza sullo schermo di un solo personaggio, una sorprendente Blake Lively, del tutto credibile nel ruolo. Infatti il film si concentra esclusivamente sulla figura della protagonista principale risultando più un survival movie al femminile sorretto da un ritmo serrato e picchi adrenalinici che lo rendono un prodotto tutt'altro che da snobbare. Ovviamente il cliché in agguato dietro l'angolo è il classico degli shark movies, uno squalo bianco, predatore incallito, che non lascia tregua alla malcapitata surfista e non solo le impedisce di tornare a riva ma cerca ogni buona occasione per divorare la 'preda'. Le esagerazioni e stereotipizzazioni del genere sono d'obbligo e nonostante le premesse e le aspettative (all'inizio non proprio entusiasmanti), il film si rivela un ottimo prodotto di intrattenimento con una buona dose di suspense che tiene incollati allo schermo dalla prima all'ultima sequenza, insieme a dei ben congegnati colpi di scena. La storia in se è semplice e lineare (abbastanza banale e generica ma raccontata con stile e con grazia), che evita i lunghi prologhi e introduzioni che non si addicono a film del genere, e ci trasporta subito nel vivo della trama, dove seguiamo le vicende di una giovane studentessa di medicina, Nancy, la quale si trova in vacanza in Messico, che si fa (da un tipo del luogo) portare su una spiaggia poco conosciuta intenzionata a passare la giornata surfando.
mercoledì 6 marzo 2019
Run All Night: Una notte per sopravvivere (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/04/2017 Qui - Dopo il poco convincente ma discreto thriller Unknown e il più dozzinale ma accettabile Non-stop, la coppia vincente Liam Neeson attore e Jaume Collet-Serra regista, si ritrova in un serrato (e più che discreto) thriller notturno, Run All Night: Una notte per sopravvivere (Run All Night, 2015), ambientato lungo un'unica concitata notte, durante la quale un piccolo malvivente alcolizzato e vedovo, allontanato dal figlio ormai adulto e con moglie e prole al seguito, deve adoperarsi affinché quest'ultimo non venga ucciso dopo essere stato testimone di una strage perpetrata a sangue freddo a danno di una banda di trafficanti di droga albanesi da parte del giovane ambizioso figlio del boss dei boss, nonché amico di gioventù ed attuale datore di lavoro del nostro sventurato protagonista. Run All Night appare fin dall'inizio serrato e convincente nel suo intreccio sulla carta dozzinale e stravisto, ma congegnato e girato con perizia e senso del ritmo, con qualche guizzo estetico e qualche riflessione etica interessante. Questa pellicola difatti ha un impianto tecnico di buon livello, bella infatti la regia, la fotografia e le musiche, così come le coreografie dei combattimenti. Il tutto coadiuvato da un buon montaggio e interpretazioni discrete da parte di tutto il cast, cui spicca tra tutti Ed Harris che qui ricopre un ruolo da cattivo/non cattivo che mi è piaciuto molto, un personaggio che dimostra una grande umanità dietro all'involucro di orgoglio di cui è ricoperto, Liam Neeson invece interpreta un character differente dai suoi soliti degli ultimi anni, interpreta infatti un villain in cerca di redenzione che nel contesto funziona alla grande.
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