Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Il mediocre capitolo precedente era già fuori tempo, quindi vedere Harrison Ford scorrazzare a ottant'anni in giro per il mondo non è che rende molto credibile questo quinto film diretto da James Mangold, che ho sempre ritenuto un buon mestierante. Indiana Jones 5 è troppo lungo, alterna momenti buoni (l'incipit è la parte migliore) ad altri meno, qualche situazione godibile a scemenze colossali (e forzature evidenti). Il cast fa il suo ma Mads Mikkelsen non brilla particolarmente (Phoebe Waller-Bridge in parte sì). Finale affrettato, troppo, quasi tirato via: forse sarebbe stato meglio ampliarlo, tagliando altrove. Non male, ma meglio chiudere la serie qui. Di poco superiore al quarto capitolo, resta un film (la candidatura agli Oscar 2024 per la migliore colonna sonora a John Williams non del tutto giustificata) di cui non si sentiva il bisogno. Voto: 5,5 [Disney Plus]
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mercoledì 31 gennaio 2024
mercoledì 17 giugno 2020
Jane Got a Gun (2016)
Titolo Originale: Jane Got a Gun
Anno e Nazione: USA 2016
Genere: Azione, Drammatico, Western
Produttore: Terry Dougas, Aleen Keshishian, Scott LaStaiti, Natalie Portman
Mary Regency Boies, Zack Schiller, Scott Steindorff
Mary Regency Boies, Zack Schiller, Scott Steindorff
Regia: Gavin O'Connor
Sceneggiatura: Brian Duffield, Anthony Tambakis, Joel Edgerton
Cast: Natalie Portman, Joel Edgerton, Noah Emmerich, Rodrigo Santoro, Boyd Holbrook
Ewan McGregor, Alex Manette, James Burnett, Sam Quinn, Todd Stashwick
Ewan McGregor, Alex Manette, James Burnett, Sam Quinn, Todd Stashwick
Durata: 98 minuti
Natalie Portman in un western con Ewan McGregor e Joel Edgerton.
La moglie di un fuorilegge contatta l'ex amante per difendersi dai nemici del marito e salvare la propria fattoria.
venerdì 6 settembre 2019
The Predator (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/09/2019 Qui
Tema e genere: Quarto film della serie cinematografica action fantascientifica.
Tema e genere: Quarto film della serie cinematografica action fantascientifica.
Trama: Durante una missione in Messico un'astronave aliena precipita con un Predator. Inizia una caccia per nascondere le prove di un segreto militare.
Recensione: Ormai sono passati 32 anni dall'uscita di Predator, il film del 1987 con Arnold Schwarznegger in cui per la prima volta ci si imbatteva in una creatura aliena terrificante, feroce, molto astuta e ovviamente letale (film che per l'occasione ho rivisto). Dopo quella che è poi divenuta una pellicola cult del genere, a cui è succeduto un sequel del 1990, due crossover in cui gli alieni della razza Yautja si scontrano con gli Alien, ed infine il remake Predators del 2000 con Adrien Brody come protagonista, arriva un nuovo film a riaccendere la saga. Un film che riporta sullo schermo la creatura iconica dell'universo sci-fi horror appunto di fine anni '80, ma che butta via i pochi spunti creativi, mitragliando sul pubblico cliché, troppo action e pochissima suspense: il risultato è qualche risata e tanta noia. Il regista infatti, Shane Black (che ha partecipato come attore nel cult del 1987), talentuoso sceneggiatore e regista, che può non risultare un nome familiare, tuttavia è uno fra i più importanti pionieri del genere action-comedy, e in particolare dei buddy cop film (Arma Letale su tutti), con questa specie di reboot/sequel, più il secondo, dato che si tratta di una prosecuzione degli eventi accaduti negli altri film, con l'eccezione forse dei due crossover con Alien (tuttavia qui la continuità narrativa degli eventi sembra un optional), sforna un film senza mordente che non sa bene quale direzione prendere, diviso tra action ed (eccessiva) comicità. In tal senso è difficile parlare di una trama vera e propria, per via di un montaggio che decide palesemente di rendere il prodotto finale un'incoerente successione di eventi, senza un collegamento chiaro e preciso (non bastasse che il film si "spezzi" in tre filoni, e che nessuno dei tre risulti minimamente coinvolgente). In ogni caso la pellicola parte decisa, in notturna, nel mezzo di un'inospitale giungla, presentando il protagonista, il tiratore scelto Quinn McKenna (lo interpreta Boyd Holbrock, a cui però manca totalmente il carisma), testimone involontario dell'arrivo del Predator sulla Terra. Senza entrare troppo nel dettaglio (rischierei di svelare alcuni interessanti passaggi), si scopre presto che un'organizzazione para-governativa denominata progetto Stargazer è a conoscenza delle visite sempre più frequenti degli invasori, a loro volta (abbiamo modo di appurare nel corso dei minuti) "prede" designate di una razza ancora più evoluta di Yautja. Tentativi di insabbiamento, scoperte sensazionali e piani a dir poco inverosimili (sappiate solo che di mezzo c'è sempre, come in Venom, altra delusione, la futura sopravvivenza dell'umanità), McKenna dovrà difendersi dagli attacchi del "predatore atipico" (uccide per sport e non per necessità, fa notare la biologa Olivia Munn), salvando il suo "strambo" figlio (lo interpreta purtroppo Jacob Tremblay) e la Terra tutta. Insomma una mezza (e più) tamarrata, che seppur entra appunto subito nel vivo senza fare preamboli, che seppur cerchi di rilanciare la storia dei Predator inserendo buoni spunti narrativi (ma non tutti, anzi, alcuni pessimi, che rendono la storia caotica) non convince quasi per nulla. Anche perché il film decide di mettere completamente da parte la tensione e l'aura di mistero che aleggia intorno la creatura che qui non è più protagonista, ma diventa un mostro invincibile qualsiasi. Inoltre The Predator abbonda di cliché: da un lato c'è un gruppo di svitati, dalle battute politicamente scorrette (inserendo così qualche pennellata di buddy movie ben costruita e che diverte) pronti a riscattarsi, dall'altro due figure femminili che devono ancora una volta sottolineare quanto loro non abbiano bisogno di essere salvate perché sanno imbracciare fucili e vedersela da sole (una nota femminista poco incisiva).
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venerdì 7 giugno 2019
Very Good Girls (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - Very Good Girls (Dramma, Usa 2013): Il motivo per cui ho visto questo film è lampante, Dakota Fanning ed Elizabeth Olsen, e in questo senso la scena iniziale, con le due amiche che corrono nude verso il mare, risulta decisamente apprezzata, peccato che poi cominci il film, un dramma adolescenziale profondamente tedioso e privo di qualsiasi spunto originale, mal scritto e peggio interpretato dalle protagoniste e da tutto il cast, comprendente di Demi Moore, Clark Gregg, Richard Dreyfuss, Ellen Barkin, Peter Sarsgaard e Boyd Holbrook. Da quel momento infatti si ha la chiara sensazione di trovarci di fronte a un film di rara piattezza e di disarmante banalità, in cui tematiche e personaggi vengono messi in scena senza il minimo approfondimento o una costruzione narrativa degna di questo nome, e così è. Il film difatti, che racconta di due amiche che decidono di perdere la verginità prima di andare al college e che incredibilmente si innamorano dello stesso ragazzo (facendo così partire un patetico triangolo amoroso), è un progetto mal concepito e peggio realizzato, con una sceneggiatura priva di qualsiasi spunto originale e una messa in scena scolastica in ogni sua componente, che non rende giustizia né ai propri celebrati interpreti né agli importanti temi che cerca vanamente di affrontare. E quindi per colpa di un'imperdonabile pochezza di idee e contenuti, si ha la sensazione di aver assistito a un imperdonabile spreco di tempo e risorse, cosa che viene purtroppo confermata dalla visione di questa mediocre pellicola. Voto: 3
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martedì 7 maggio 2019
Logan: The Wolverine (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/02/2018 Qui - Cala, dopo 18 anni, il sipario su uno dei personaggi più interessanti ed amati della Marvel ma soprattutto degli X-Men, Wolverine alias James "Logan" Howlett, che per l'ultima volta viene interpretato da Hugh Jackman. Un sipario che viene però calato in modo davvero anticonvenzionale in Logan: The Wolverine (Logan), film del 2017 co-scritto e diretto da James Mangold. Il capitolo conclusivo della trilogia con l'attore australiano è infatti un film commovente, violento e adulto che rimette in discussione il linguaggio dei cinecomic. La pellicola difatti, che inizia inserendo fin da subito toni cupi, drammatici, maturi e brutali come mai siamo stati abituati da un film della saga, e continua introducendoci in un mondo che non siamo abituati a vedere in un cinecomic, dove fin dal primo piano sequenza si percepisce l'esplicita violenza che ci accompagnerà per tutto il film, ci trascina in un viaggio tra il western e l'orrore più viscerale. Giacché con Logan, non siamo di fronte al classico film Marvel, ma a un'opera matura (tragica, amara, disperata persino, ma soprattutto estremamente violenta), che parla di crisi e decadenza, di nichilismo e speranza. Spingendosi ben oltre Deadpool, soprattutto nei toni, il film, sicuramente una sorpresa nel panorama dei cinecomic degli ultimi anni, si getta a capofitto in una nuova dimensione, più adulta, decidendo di proporre qualcosa di nuovo non tanto dal punto di vista delle tematiche ma del modo in cui vengono trattate. Qualcosa che non si è mai visto prima nel filone dei supereroi cinematografici, a meno di non ricercarlo in prodotti di nicchia come Kick-Ass. Mai in un film della "Casa delle Idee" infatti era stata proposta una versione così abbattuta e rassegnata di un supereroe. Mai era stata offerta una visione così tetra e oscura del mondo, mai era stata così pregnante ma soprattutto tangibile, nell'aria, l'idea di una morte imminente. Certo, tanto di questo è già stato detto nel Cavaliere oscuro di Nolan, giusto per fare un esempio, e certo, lo spettatore più smaliziato potrebbe di conseguenza sostenere che non si tratta dunque di niente di poi così innovativo, ma per un "film di supereroi" e, in particolare, per un film della Marvel, è qualcosa di mai troppo scontato.
martedì 16 aprile 2019
Morgan (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/12/2017 Qui - Una creatura artificiale dall'aspetto di una giovane e minuta adolescente può rappresentare sia un immane pericolo che un esperimento rivoluzionario nell'esordio dietro la macchina da presa (dopo alcune collaborazioni col padre) di Luke Scott, figlio del noto Ridley, qui produttore della pellicola. Il film Morgan (2016) infatti, come molti altri nel passato, ed altri ancora nel futuro, indaga sul rapporto uomo-macchina, alla luce delle nuove tecnologie, una macchina che è ormai molto difficile definire tale. Anche perché Morgan, frutto di un esperimento di bionanotecnologia, progettata e creata artificialmente in laboratorio con caratteristiche militari, con un'intelligenza superiore alla media e con la capacità di provare emozioni umane, è una bella ragazza adolescente che vorrebbe solo crescere e vivere come tutti. Tanto che il legame che si crea tra lei ed i suoi "creatori" va ben oltre il rapporto normale tra artefice ed artefatto, i membri dello staff "amano" difatti Morgan come una figlia, e si comportano con lei con profondo coinvolgimento emotivo ed empatico. Particolarmente coinvolti sembrano essere il neuroscienziato Simon Ziegler, portato in scena dal sempre efficace Toby Jones, la comportamentista Amy (Rose Leslie), e gli altri bioscienziati Kathy Grieff (Jennifer Jason Leigh) e la coppia Brenda e Darren Finch. Apparente distacco tutto scientifico, pare mostrare la responsabile del progetto dott.ssa Lui Cheng, che ad un certo punto Morgan chiamerà "Madre", portata in scena dalla sempre elegante Michelle Yeoh, mentre una totale indifferenza alla "creatura" viene dimostrata solo dal nutrizionista Skip Wronsky, degradato di fatto a cuoco del gruppo, ed indispettito anche per questo. Tutto pare filare liscio nel laboratorio interrato ed attorniato dalle splendide foreste dell'Irlanda, creatura e creatori appaiono una famigliola felice in vacanza, fin quando un incidente grave non rivela la vera natura di Morgan, che è quella per cui peraltro la multinazionale ha finanziato il progetto.
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mercoledì 6 marzo 2019
Run All Night: Una notte per sopravvivere (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/04/2017 Qui - Dopo il poco convincente ma discreto thriller Unknown e il più dozzinale ma accettabile Non-stop, la coppia vincente Liam Neeson attore e Jaume Collet-Serra regista, si ritrova in un serrato (e più che discreto) thriller notturno, Run All Night: Una notte per sopravvivere (Run All Night, 2015), ambientato lungo un'unica concitata notte, durante la quale un piccolo malvivente alcolizzato e vedovo, allontanato dal figlio ormai adulto e con moglie e prole al seguito, deve adoperarsi affinché quest'ultimo non venga ucciso dopo essere stato testimone di una strage perpetrata a sangue freddo a danno di una banda di trafficanti di droga albanesi da parte del giovane ambizioso figlio del boss dei boss, nonché amico di gioventù ed attuale datore di lavoro del nostro sventurato protagonista. Run All Night appare fin dall'inizio serrato e convincente nel suo intreccio sulla carta dozzinale e stravisto, ma congegnato e girato con perizia e senso del ritmo, con qualche guizzo estetico e qualche riflessione etica interessante. Questa pellicola difatti ha un impianto tecnico di buon livello, bella infatti la regia, la fotografia e le musiche, così come le coreografie dei combattimenti. Il tutto coadiuvato da un buon montaggio e interpretazioni discrete da parte di tutto il cast, cui spicca tra tutti Ed Harris che qui ricopre un ruolo da cattivo/non cattivo che mi è piaciuto molto, un personaggio che dimostra una grande umanità dietro all'involucro di orgoglio di cui è ricoperto, Liam Neeson invece interpreta un character differente dai suoi soliti degli ultimi anni, interpreta infatti un villain in cerca di redenzione che nel contesto funziona alla grande.
mercoledì 14 novembre 2018
La preda perfetta (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/01/2016 Qui - La preda perfetta è un film del 2014, basato sul romanzo Un'altra notte a Brooklyn (A Walk Among the Tombstones) del 1992. L'investigatore privato Matt Scuder (interpretato da Liam Neeson, sempre in tiro, eccezionale, perfetto nel ruolo), è un ex poliziotto (del Dipartimento di Polizia di New York), divenuto investigatore privato senza licenza (operando al di fuori della legge). Ha lasciato la polizia a causa di uno scontro a fuoco, in cui morì una bambina. La sua esistenza è divenuta tormento interiore, c'è l'alcol e la sua lotta per uscire dall'alcolismo, che si trova però a dover risolvere un omicidio. Accetta con riluttanza di aiutare un trafficante di droga a dare la caccia agli uomini che hanno rapito e poi brutalmente e barbaramente assassinato la moglie, l'investigatore privato scopre che non si tratta della prima volta che questi uomini hanno commesso lo stesso tipo di perverso reato...né sarà l'ultima. Sul confine indecifrabile tra giusto e sbagliato, Scudder intraprende una ricerca tra vicoli e quartieri malfamati di New York (che compongono lo sfondo del film) per rintracciare i brutali killer prima che possano uccidere di nuovo.
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