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mercoledì 31 agosto 2022

Assassinio sul Nilo (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 QuiKenneth Branagh tenta di bissare il successo dell'Orient Express riadattando un altro classico della Agatha Christie già portato sullo schermo più volte, ma se nel 2017 è riuscito a vincere facile (pur restando diverse spanne sotto rispetto al cult di Sydney Lumet) grazie ad un cast all-star e ad una trama gialla fra le più belle della storia del genere, qui non si può dire altrettanto, con un intreccio molto meno appassionante e un cast, Annette Bening a parte, di volenterosi ma insipidi "sconosciuti". Inutile e pernicioso il tentativo (del Branagh regista) di umanizzare (il Branagh attore) Poirot inventandogli un passato traumatico con tanto di incidente di guerra e amore perduto, il fascino del personaggio sta proprio nel suo essere "disumano", impermeabile ai sentimenti e alle passioni terrene, che lo mette sempre al di sopra delle parti e gli permette di avere un punto di vista non inquinato sulle varie situazioni che lo circondano. Sarà pure di buon intrattenimento, ma il passo indietro è evidente (un remake decisamente inferiore all'originale). L'eccellente comparto tecnico salva (in corner) la baracca. Nel complesso, un film apprezzabile dal quale mi aspettavo molto di più. Voto: 6

martedì 16 aprile 2019

Morgan (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/12/2017 Qui - Una creatura artificiale dall'aspetto di una giovane e minuta adolescente può rappresentare sia un immane pericolo che un esperimento rivoluzionario nell'esordio dietro la macchina da presa (dopo alcune collaborazioni col padre) di Luke Scott, figlio del noto Ridley, qui produttore della pellicola. Il film Morgan (2016) infatti, come molti altri nel passato, ed altri ancora nel futuro, indaga sul rapporto uomo-macchina, alla luce delle nuove tecnologie, una macchina che è ormai molto difficile definire tale. Anche perché Morgan, frutto di un esperimento di bionanotecnologia, progettata e creata artificialmente in laboratorio con caratteristiche militari, con un'intelligenza superiore alla media e con la capacità di provare emozioni umane, è una bella ragazza adolescente che vorrebbe solo crescere e vivere come tutti. Tanto che il legame che si crea tra lei ed i suoi "creatori" va ben oltre il rapporto normale tra artefice ed artefatto, i membri dello staff "amano" difatti Morgan come una figlia, e si comportano con lei con profondo coinvolgimento emotivo ed empatico. Particolarmente coinvolti sembrano essere il neuroscienziato Simon Ziegler, portato in scena dal sempre efficace Toby Jones, la comportamentista Amy (Rose Leslie), e gli altri bioscienziati Kathy Grieff (Jennifer Jason Leigh) e la coppia Brenda e Darren Finch. Apparente distacco tutto scientifico, pare mostrare la responsabile del progetto dott.ssa Lui Cheng, che ad un certo punto Morgan chiamerà "Madre", portata in scena dalla sempre elegante Michelle Yeoh, mentre una totale indifferenza alla "creatura" viene dimostrata solo dal nutrizionista Skip Wronsky, degradato di fatto a cuoco del gruppo, ed indispettito anche per questo. Tutto pare filare liscio nel laboratorio interrato ed attorniato dalle splendide foreste dell'Irlanda, creatura e creatori appaiono una famigliola felice in vacanza, fin quando un incidente grave non rivela la vera natura di Morgan, che è quella per cui peraltro la multinazionale ha finanziato il progetto.

giovedì 7 febbraio 2019

The Last Witch Hunter: L'ultimo cacciatore di streghe (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/11/2016 Qui - Durante la settimana ho visto un po' di film a tema Halloween, tra questi proprio la sera di questa festa pagana ho visto anche un altro, ma siccome il livello e la qualità è quasi una spanna sopra a quei 4, ho deciso di farne un pezzo apposito, anche se il film in questione non riesce del tutto a convincere appieno, perché quello che manca in The Last Witch Hunter: L'ultimo cacciatore di streghe, film americano del 2015, è la forza emotiva e l'epicità, non riuscendo così in parte a brillare. Eppure nonostante io mi aspettassi molto meno, mi ha invece sorpreso, e devo ammettere che per messa in scena e regia il film è più che discreto, certo sommando i pro e contro la produzione forse ha 'toppato', ma non è proprio un disastro totale come tanti l'hanno definito. Al timone del progetto, troviamo Breck Eisner (figlio di un noto dirigente della Walt Disney), il quale nel 2010 aveva diretto dignitosamente il remake de La città verrà distrutta all'alba del maestro Romero. Anche in questo dirige in maniera onesta, una pellicola che in ogni caso, non è un horror e neppure un ingenuo fantasy, ma un film d'azione (action-horror-fantasy in ogni caso) in cui le stesse sono gestite abbastanza bene, dove però emerge il vero problema, la sceneggiatura, che nonostante abbia dalla sua un cast stellare e discretamente assortito (dove oltre al protagonista Vin Diesel troviamo il grande Michael Caine, Elijah Wood e Rose Leslie, nota agli amanti de Il trono di Spade), è rovinata dalla poca caratterizzazione dei suoi personaggi, buttati nella mischia quasi a casaccio, mi riferisco ad esempio al personaggio di Elijah Wood, quasi inutile, che qui sembra Frodo che ingenuamente segue Gollum che lo porta nelle fauci di un ragno gigante, ma lì almeno si salvava. Ma nonostante questa carenza l'alternare il medioevo con la realtà attuale non è male inoltre la costruzione di un mondo alternativo e parallelo noto solamente a chi possiede poteri magici è alquanto interessante ed intrigante (mi ha ricordato Blade), peccato che tale elemento sia stato solamente abbozzato e troppo presto abbandonato dal regista. Regista che ci fa sapere che le streghe vivono tra noi, e nascondono i loro poteri per mantenere la tregua siglata con la Chiesa. Infatti da secoli il consiglio delle streghe collabora con un ordine sacerdotale segreto (denominato dell'Ascia e della Croce) per vegliare sulla fragile pace, arrestando e imprigionando quelle streghe che vorrebbero invece ritornare ai fasti della magia più oscura. Lo "strumento" con cui l'ordine caccia le streghe ribelli è Kaulder, un guerriero laico interpretato da un perfetto Vin Diesel (calatosi straordinariamente nel ruolo) che nel medioevo ebbe la l'occasione di affrontare la malvagia strega regina, per vendicare l'orribile morte di sua figlia e di sua moglie. La missione di Kaulder era di fatto una missione disperata, quasi suicida, infatti egli desiderava morire non riuscendo a sopportare la propria perdita, eppure riuscirà a sconfiggere la potente strega (no non è uno spoiler, beh a dir la verità un po' lo è, ma dopo) che, conoscendo il desiderio di morire di Klauder, lo punirà trasferendogli il dono della vita eterna. Reso immortale il guerriero attraverserà i secoli servendo la Chiesa e affiancato dall'ormai anziano padre Dolan XXXVI (i Dolan si succedono, sacerdoti che assumono questo nome e giurano fedeltà a Kaulder) nella lotta alla streghe, maturando nel frattempo un cinico distaccamento edonistico e una grande solitudine, finché nella moderna New York qualcuno non tenterà di riportare in vita la strega regina con l'intento di flagellare di nuovo l'umanità con la peste nera. Ciò darà così inizio a un'epica battaglia nella quale è in gioco la sopravvivenza della razza umana.

domenica 20 gennaio 2019

Honeymoon (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2016 Qui - Differenziandosi tanto da precedenti film (di cui precedentemente scritto, Zombeavers e Backcountry), Honeymoon (che ricorda in parte Spring) riprende per certi versi la natura malvagia o extraterrestre del primo e i rapporti di coppia del secondo. La pellicola infatti da commedia romantica si trasforma in un agghiacciante incubo (del terzo tipo), probabilmente la cosa più bella del film. Un incubo che segna l'esordio della regista Leigh Janiak. Un esordio comunque incoraggiante se si pensa, ai difetti, alle incertezze e alle lacune che, per chi si pone dietro alla macchina da presa gode di un discreto talento, limerà con il passare del tempo per cercare una forma ed una padronanza tecnica personale e solida, è stato così anche per i più grandi nel passato. Perciò non importa se in fin dei conti il film non spiega e non dice quasi niente, perché in Honeymoon, attraverso la sua messa in scena e la sua sceneggiatura, possiamo da un lato apprezzarne l'impostazione, dall'altro il coraggio della giovane regista americana nel voler descrivere una storia horror, dai contorni thriller con un pizzico di fantascienza, capace di rimanere a galla ed interessare per tutta la sua durata. La giovane coppia di sposini Paul (Harry Treadaway) e Bea (Rose LeslieYgritte de Il trono di Spade, fino alla quinta stagione) decidono di passare una rilassante luna di miele (honeymoon) in un cottage in riva a un lago, di proprietà della famiglia della sposa. Ovviamente come per le più rosee aspettative la luna di miele di Bea e Paul inizia sotto il nome dell'amore, nel segno di usignoli canterini, giornate piene di sole ed allegria, di passione e interminabili effusioni (scene belle e intriganti sopratutto per il meraviglioso corpo di lei). Questo paradiso bucolico canadese però viene meno quando, una sera, Paul trova la moglie nel bosco in stato confusionale, senza alcun ricordo di cosa le sia capitato. Nei giorni seguenti Bea diventa sempre più distante e assume strani comportamenti, come fosse posseduta da qualcosa o da qualcuno, facendo così sospettare a Paul che qualcosa di più sinistro del sonnambulismo (la cosa più plausibile) sia successo quella notte. E' l'inizio di un incubo che perseguita la coppia, in un disagio estremo che metterà a rischio la loro relazione (che la porterà ad una lenta pazzia ed agonia), e che ci perseguita fino alla fine in un modo sinistro e inquietante.