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domenica 8 novembre 2020

Strange but true (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Cinque anni dopo la morte del fidanzato in un incidente, Melissa si presenta a casa della madre di lui dichiarando in assoluta buona fede di essere incinta del morto: miracolo dell'amore, fecondazione con spermatozoi congelati oppure il mistero ha un'altra spiegazione? Thriller dalle discrete potenzialità che, dopo una discreta partenza, finiscono per arenarsi nella mediocrità di una trama sensazionalistica fitta di forzature e comportamenti insensati. L'inizio è da thriller puro, con un ansiogeno inseguimento nel bosco, dopo i primi minuti però le atmosfere sembrano voler spaziare tra velleità mystery e suggestioni religiose. E con le locandine che facevano presagire risvolti romantici, di carne al fuoco ve ne era parecchia sulla carta: Strange but true purtroppo non mantiene nessuna delle premesse di partenza e con lo stanco procedere degli eventi il film si rivela finalmente nella sua essenza, morbosa e soporifera. Nell'adattare l'omonimo romanzo di John Searles il regista Rowan Athale non trova la corretta chiave di lettura, rivelandosi incapace sia di emozionare che di suscitare la minima dose di suspense a tema, sprecando, oltre allo spunto, anche l'ottimo cast a sua disposizione (e non si parla solo di Brian Cox, ma anche di Nick Robinson, di Amy Ryan, di Greg Kinnear e soprattutto di Margaret Qualley), qui vittima di personaggi mai credibili o genuini. Voto: 5

sabato 31 ottobre 2020

Movies for Halloween: Trick 'r Treat - La vendetta di Halloween (2007)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/10/2020 Qui - Dopo la mezza uscita dal tema dello scorso anno, con un horror fisico e psicologico però di grande effetto ed impatto, era La casa delle bambole - Ghostland (un buon film, intelligente e disturbante), si ritorna al classico, con un prodotto di puro intrattenimento horror, dedicato per l'appunto alla festività di Halloween, carico di atmosfere giocose, disimpegnato e adattissimo per trascorrere una piacevole serata. Con un film che, credevo di aver visto, e invece non era così, con un film, parzialmente ispirato al cortometraggio splatter/horror Season's Greetings dello stesso regista ed ambientato nella notte di Halloween (festa pagana ormai debitamente sdoganata, festeggiata in qualunque parte del mondo), che nonostante sia stato distribuito solo per il mercato home-video (tuttavia andato in chiaro negli anni su alcuni canali Mediaset), è diventato un piccolo cult. Un piccolo gioiellino così tanto apprezzato che ha spinto Michael Dougherty ad iniziare (seppur decenni dopo) la sceneggiatura per un possibile sequel, così tanto iconico che la DC Comics e la Wildstorm Comics hanno pubblicato nel corso dell'ottobre 2007, un fumetto adattato dal film, scritto dal fumettista Marc Andreyko e illustrato da Fiona Staples. E codesto film horror è ovviamente Trick 'r Treat, un film intelligente nello sfruttare vecchie inquietudini per un perfetto racconto del terrore a più voci. Prodotto da Bryan Singer (produttore nonché regista di film quali X-Men, ben quattro, Superman ReturnsOperazione ValchiriaBohemian Rhapsody), La vendetta di Halloween è infatti un horror debitore dei classici format antologici anni '80/'90 come Creepshow e I racconti della cripta (lo si nota dai titoli di coda realizzati come un fumetto).

giovedì 23 maggio 2019

The Autopsy of Jane Doe (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/05/2018 Qui - Per prima cosa va detto che, se non si è visto il film, è sconsigliabile leggere questa recensione (anche le parti senza spoiler) ed è sconsigliabile leggere qualsiasi cosa a riguardo. Sì, perché il regista e gli sceneggiatori hanno creato un film in cui, per una volta, è fondamentale l'effetto sorpresa. Se lo si vede senza avere informazioni lo si apprezza di più nel suo evolversi. Non è facile infatti inquadrare Autopsy (The Autopsy of Jane Doe), film del 2016 diretto da André Øvredal, senza rischiare un minimo di spoiler, ma si può dire che appartiene per certi versi al sottogenere dell'occulto, ma non solo. Infatti, quest'horror originale, atipico ed inquietante, in grado di garantire una buona dose di tensione e mistero che non può lasciare indifferenti, è un misto di generi diversi che vengono amalgamati abbastanza bene: di base si tratta di un horror, la trama aggiunge un carattere thriller e non manca il tono splatter, seppur pacato. Il film difatti si apre con la polizia locale che sta indagando sul massacro di tre persone in una casa nella quale le stanze presentano segni di lotta e caos: gli agenti trovano un quarto cadavere, quello di una giovane ragazza, semisepolto in cantina ed è l'elemento più enigmatico della scena in quanto, oltre a non essere identificabile, non presenta nessun tipo di ferita. Difficile stabilire le cause della morte e spetterà al coroner locale Tommy Tilden, coadiuvato dal figlio Austin, cercare di chiarire i motivi del decesso. Il tutto nel laboratorio situato nei locali sotterranei della loro casa, che è anche obitorio, durante la proverbiale notte buia e tempestosa. Inutile dire che i risultati saranno sconcertanti. Giacché il cadavere di Jane Doe (nome usato solitamente nel gergo giuridico statunitense per indicare un uomo, o in questo caso una donna, la cui reale identità è sconosciuta o va mantenuta tale) si offre ai medici, e al pubblico, come un puzzle inquietante, dove ogni particolare costruirà un quadro di solida tensione e di curiosità, in cui fra razionale e irrazionale, tutto sarà messo in discussione.

martedì 16 aprile 2019

Morgan (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/12/2017 Qui - Una creatura artificiale dall'aspetto di una giovane e minuta adolescente può rappresentare sia un immane pericolo che un esperimento rivoluzionario nell'esordio dietro la macchina da presa (dopo alcune collaborazioni col padre) di Luke Scott, figlio del noto Ridley, qui produttore della pellicola. Il film Morgan (2016) infatti, come molti altri nel passato, ed altri ancora nel futuro, indaga sul rapporto uomo-macchina, alla luce delle nuove tecnologie, una macchina che è ormai molto difficile definire tale. Anche perché Morgan, frutto di un esperimento di bionanotecnologia, progettata e creata artificialmente in laboratorio con caratteristiche militari, con un'intelligenza superiore alla media e con la capacità di provare emozioni umane, è una bella ragazza adolescente che vorrebbe solo crescere e vivere come tutti. Tanto che il legame che si crea tra lei ed i suoi "creatori" va ben oltre il rapporto normale tra artefice ed artefatto, i membri dello staff "amano" difatti Morgan come una figlia, e si comportano con lei con profondo coinvolgimento emotivo ed empatico. Particolarmente coinvolti sembrano essere il neuroscienziato Simon Ziegler, portato in scena dal sempre efficace Toby Jones, la comportamentista Amy (Rose Leslie), e gli altri bioscienziati Kathy Grieff (Jennifer Jason Leigh) e la coppia Brenda e Darren Finch. Apparente distacco tutto scientifico, pare mostrare la responsabile del progetto dott.ssa Lui Cheng, che ad un certo punto Morgan chiamerà "Madre", portata in scena dalla sempre elegante Michelle Yeoh, mentre una totale indifferenza alla "creatura" viene dimostrata solo dal nutrizionista Skip Wronsky, degradato di fatto a cuoco del gruppo, ed indispettito anche per questo. Tutto pare filare liscio nel laboratorio interrato ed attorniato dalle splendide foreste dell'Irlanda, creatura e creatori appaiono una famigliola felice in vacanza, fin quando un incidente grave non rivela la vera natura di Morgan, che è quella per cui peraltro la multinazionale ha finanziato il progetto.