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lunedì 31 luglio 2023

Amsterdam (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - E' buono lo spunto di Amsterdam, una storia che potrebbe coinvolgere e che in qualche modo rimanda anche ai nostri giorni pur essendo ambientata a cavallo tra le due guerre. Esteticamente è ineccepibile, poco da dire (bellissimo nell'ambientazione, fotografia e costumi), peccato che il film venga buttato alle ortiche perché mi può star bene la perfezione formale, tuttavia la narrazione è frammentaria, piena di divagazioni che stravolge la sua linearità. Al regista David O. Russell piace da sempre mettere molta carne sul fuoco ma stavolta esagera, trasformando un buon incipit in un minestrone di trame e sotto-trame di difficile digestione. Cast di super grido ma senza mordente come la storia narrata, purtroppo, destinata ad essere dimenticata appena terminata la visione. Il tanto bistrattato Joy era decisamente un film migliore di questo, di un film tanto deludente quanto criticabile. Voto: 5,5

sabato 30 luglio 2022

No Time to Die (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Nonostante il prologo di grande bellezza tra i ghiacci norvegesi e i sassi di Matera, l'ultimo film del ciclo Daniel Craig come agente 007/James Bond (il penultimo fu Spectre nel 2015) rischia di deludere: le new entry non sono tutte azzeccate, i riferimenti ai capitoli precedenti troppi insistiti, il colpo di scena piazzato a metà risulta telefonatissimo, il super-cattivo ha motivazioni banali e comportamenti incongruenti. Sarebbero difetti difficili da perdonare non ci fosse quella manciata di minuti nell'epilogo: l'addio al personaggio/attore che, tra alti e bassi, conosciamo da 15 anni mira a suscitare la nostra commozione e riesce nell'intento (buona almeno la colonna sonora e la canzone a tema). Fumettosamente passabile però questo film, che indubbiamente è il peggiore della serie, una serie che a proposito spero riparti meglio di quanto le premesse facciano sperare, perché ora 007 sarà…Lashana Lynch. Chi?? Appunto. Per dire, la Ana de Armas, fighissima agente segreto a Cuba, ruba la scena a tutte ed è la vera Bond-girl di questo film. Un film lungo, arzigogolato e sbiadito. Voto: 5,5

venerdì 17 settembre 2021

Fino all'ultimo indizio (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Non mi ha convinto del tutto, un noir che sembra non decollare e appassionare mai, nonostante le buone premesse, date dal cast, dal nome in regia, e dal resto. Una trama intricata e che richiama nemmeno troppo velatamente il (ben migliore) Se7en di David Fincher. Poliziesco d'altri tempi che scava sotto la polvere dei ricordi e degli errori personali per trattare i classici temi del dovere e della colpa. Bella confezione ma personaggi abbastanza stereotipati: Rami Malek è (purtroppo) fuori parte, Denzel Washington resta (stranamente) a galla grazie al suo carisma. L'unico che si salva è l'ambiguo (fino alla fine ed all'ultimo indizio) Jared Leto. Passi indietro nella filmografia di un buon regista come John Lee Hancock (si ricordi di The Founder) che fidandosi troppo di un cast importante si limita a fare il compitino mostrando la solita storia della caccia al killer psicopatico. I rimandi al film di cui sopra sono palesi, anche per come finisce il film. Ecco forse il lato migliore della pellicola sta proprio nella sua parte finale, forse un po' diversa dal solito (non necessariamente in positivo), ma fino a quel momento più di un'ora di film con il pilota automatico. Perché sì, thriller psicologico che lascia incollati alla poltrona ma che purtroppo sa di minestra sapientemente riscaldata. Non lo butterei comunque, però difficilmente rivedrei. Voto: 5,5

sabato 26 ottobre 2019

Bohemian Rhapsody (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/10/2019 Qui
Tema e genere: Pellicola biografica musicale che ripercorre i primi quindici anni del gruppo rock dei Queen, dalla nascita alla consacrazione.
Trama: La carriera e la vita di Freddie Mercury, dal suo incontro con quelli che poi sarebbero con lui diventati i Queen, all'apoteosi del Live Aid.
Recensione: Sono un fan dei Queen da quando ho memoria, ma anche se non lo fossi stato, penso che Bohemian Rhapsody fosse (ed è) un film che serviva. Freddie Mercury e i Queen con le loro canzoni bellissime e la loro musica innovativa hanno conquistato generazioni, e pertanto si tratta di un omaggio, un tributo dovuto e che molti fan attendevano da anni. Il rischio semmai era proprio questo, ovvero disilludere le aspettative giustamente alte del pubblico, che pretendeva un film verosimile, con attori credibili e aderenza alla realtà, in grado di far rivivere determinate emozioni agli spettatori più "vecchietti" e conoscere e far apprezzare questo incredibile gruppo alle nuove generazioni. Ebbene, seppur non completamente veritiero, mai scelta fu azzeccata nell'affidarsi ad un cineasta affermato ed eclettico che risponde al nome di Bryan Singer, che nonostante le difficoltà (ad un certo punto licenziato dalla Fox e sostituito in corsa per la post-produzione) dà vita (anche grazie all'aiuto di Anthony McCarten, mostro sacro della sceneggiatura che negli ultimi anni ha infilato due eccellenze come La teoria del tutto e L'ora più buia) ad uno dei suoi più riusciti lavori e forse ad uno dei migliori biopic musicali di sempre (egli riesce infatti a rendere epica e toccante una storia che in fondo è simile a tante altre, che segue un arco vitale quasi scontato). Rispondendo al resto, è proprio la grande credibilità degli attori a contribuire al buon risultato complessivo. Non una semplice interpretazione ma una vera e propria reincarnazione, quella di Rami Malek, aiutato da trucco prostetico forse un filo eccessivo, ma la fisicità è tutta sua. Anche gli altri membri del gruppo sono stati scelti per la perfetta aderenza fisica, con un effetto a tratti straniante (Gwilym Lee è Brian May, Ben Hardy è Roger Taylor, Joseph Mazzillo fa John Deacon), ma tutti assai ben delineati. Ed è così che Bohemian Rhapsody, film che ha ricevuto quattro Oscar durante l'ultima edizione dei premi, quelli di miglior attore, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, risultando il film con più premi vinti in quell'edizione, e tutti premi certamente non regalati, porta sul grande schermo la storia dei Queen e di Freddie Mercury. Dal lavoro come scaricatore di bagagli all'aeroporto di Heathrow, a una famiglia tradizionalista, attaccata alle proprie origini persiane, la vita di Farrokh Bulsara/Freddie Mercury (interpretato in maniera assolutamente convincente da Rami Malek, se infatti la somiglianza fisica tra l'attore e il cantante è poca, i denti posticci di Malek poi sono esageratamente sporgenti, le movenze, il modo di stare sul palco, di cantare e di rivolgersi al pubblico è invece fedele, grazie anche al playback credibile) è scandita dagli incontri, prima coi suoi primi compagni di musica Brian May e John Deacon, poi dalla relazione con Mary Austin (Lucy Boynton, intravista ne Assassinio sull'Orient Express), con la quale stava per convolare a nozze, salvo rivelarle la propria omosessualità.

sabato 13 luglio 2019

Papillon (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/05/2019 Qui - Il remake di un importante classico della storia del cinema è sempre un argomento spigoloso. Spesso i rifacimenti riescono ad entusiasmare al pari degli "originali", contribuiscono ad arricchire un universo discorsivo già noto conferendogli sfumature e chiavi di lettura inedite, ripropongono grandi storie e grandi personaggi ancorandoli all'attualità. Ebbene, nulla di tutto ciò accade nel Papillon (del 2017) del danese Michael Noer, nuova versione dell'omonimo film cult (ma non solo, personalmente un piccolo capolavoro) di Franklin J. Schaffner del 1973, tuttavia il film, che ci racconta le avventure di Henri Charrière, della sua ingiusta prigionia nella colonia penale dell'Isola del Diavolo e di come sia riuscito ad architettare una delle fughe più emozionanti mai raccontate, è girato bene con un buon ritmo, avvincente, un buon prison movie che intrattiene e introduce lo spettatore in un contesto sporco, pericoloso, solitario e ansiogeno. E' insomma un remake sufficientemente valido che non fa esageratamente rimpiangere l'originale. Un remake forse non necessario ma che riesce sotto ogni fronte a livello immersivo, facendo "entrare" lo spettatore e facendolo identificare dentro il carcere dell'Isola del Diavolo. Carcere dove negli anni '30 finisce per un'ingiusta accusa e condannato all'ergastolo, il giovane ladro Henri Charrière soprannominato "Papillon". Spedito nella colonia penale sull'isola nella Guyana francese dovrà trascorre la sua intera pena ai lavori forzati. Qui conosce il milionario Louis Dega, un falsario che accetta di finanziare il piano di evasione progettato da Papillon a patto che lo protegga per tutta l'avventura, cosa non facile dato che gli altri internato sono disposti ad uccidere per qualche spicciolo. Tra i due nasce un sentimento di amicizia e complicità duraturo che li accompagnerà in tutto questo viaggio caratterizzato da rocambolesche fughe e pericoli di ogni genere.

sabato 17 novembre 2018

Una notte al museo 3 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2016 QuiNotte al museo 3: Il segreto del faraone (Night at the Museum: Secret of the Tomb) è un film del 2014 diretto da Shawn Levy. La pellicola è il seguito del film Una notte al museo 2: La fuga del 2009. Dopo otto anni e circa un miliardo di dollari incassati in tutto il mondo coi primi due episodi, la saga si chiude con questo terzo capitolo nel quale il guardiano notturno Larry Daley del Museo di Storia Naturale di Manhattan, è alle prese con la strana muffa verde che sta ricoprendo gradualmente la tavola del faraone, quella che, di notte, dà vita a tutti i personaggi all'interno dell'istituzione museale, si reca quindi a Londra, al British Museum, per impedire che l'incantesimo svanisca. Nella capitale inglese verrà accolto da un'esilarante ed esplosiva guardia, e si troverà di nuovo fianco a fianco con vecchi e nuovi personaggi che magicamente prendono vita quali Theodore Roosvelt (con Robin Williams alla sua ultima interpretazione), Jedidah Smith, Ottaviano e il faraone Merenkahre. Non solo, in questo terzo episodio a prendere vita sono un triceratopo e numerosi elefanti, tartarughe e guerrieri ninja, Garuda tibetani e Sir Lancillotto in persona (il miglior acquisto del film nella spassosa interpretazione di Dan Stevens, divo nascente del cinema anglosassone) tutti appartenenti al museo inglese. Quello che ha sempre contraddistinto l'intera trilogia è lo humour così come il tono scanzonato, il ritmo sempre alto e crescente. La sceneggiatura però sembra fatta apposta per infilarci quante più gag possibili, a volte pure già viste. Ben Stiller addirittura raddoppia grazie al primitivo quasi sosia che gli permette di dar sfogo al suo lato più demenziale ma sono i suoi soci ad essere ormai intrappolati in se stessi e in situazioni assolutamente artificiose. Si salvano, come detto Stevens, e Hugh Jackman in un simpaticissimo quanto breve cameo in cui interpreta se stesso a teatro. Il clima che si avverte è inevitabilmente quello dell'ultimo giorno di scuola in cui la classe appare stanca e arranca in attesa del suono della campanella.