Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2024 Qui - Forse gli sceneggiatori, quando hanno iniziato a pensare a questo film, hanno avuto in mente di fare un film diverso, con tematiche di un certo spessore tipo l'intelligenza artificiale e il mondo diviso fra due fazione. Alla fine il film ha preso una piega molto più commerciale e il tema dell'AI serve solo come richiamo, ma non viene sviluppato (come tutto il resto). La trama rimane piuttosto convenzionale e ricca di colpi di scena improbabili, perché diciamo che spesso le scelte dei personaggi sono discutibili (sembra di stare alla fiera dei cioccolatai). Per il resto il film non è realizzato male (il sonoro è adeguato, il doppiaggio italiano invece no). Rimane tuttavia il problema della poca empatia con i personaggi, delle poche emozioni, e del poco coinvolgimento, però ci sono tanti (e non disprezzabili) effetti speciali (così tanti che potevano non candidarli agli Oscar?), e soprattutto, seppur derivativo nel suo sviluppo, è anche un film scorrevole, non pesa arrivare alla fine, anche gli attori non sono male. In conclusione, un film dalla notevole confezione ma che ha il difetto di dire meno di ciò che voleva fare. Peccato, dal regista di Godzilla ma soprattutto dell'ottimo Rogue One: A Star Wars Story mi sarei aspettato di più. Voto: 6 [Disney Plus]
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giovedì 8 febbraio 2024
The Creator (2023)
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lunedì 31 luglio 2023
Amsterdam (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - E' buono lo spunto di Amsterdam, una storia che potrebbe coinvolgere e che in qualche modo rimanda anche ai nostri giorni pur essendo ambientata a cavallo tra le due guerre. Esteticamente è ineccepibile, poco da dire (bellissimo nell'ambientazione, fotografia e costumi), peccato che il film venga buttato alle ortiche perché mi può star bene la perfezione formale, tuttavia la narrazione è frammentaria, piena di divagazioni che stravolge la sua linearità. Al regista David O. Russell piace da sempre mettere molta carne sul fuoco ma stavolta esagera, trasformando un buon incipit in un minestrone di trame e sotto-trame di difficile digestione. Cast di super grido ma senza mordente come la storia narrata, purtroppo, destinata ad essere dimenticata appena terminata la visione. Il tanto bistrattato Joy era decisamente un film migliore di questo, di un film tanto deludente quanto criticabile. Voto: 5,5
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mercoledì 30 novembre 2022
Malcolm & Marie (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - L'omissione di un doveroso ringraziamento pubblico scatena un'infinita schermaglia tra lui (John David Washington), regista afroamericano reduce dalla prima trionfale del suo ultimo film, e lei (Zendaya), splendida compagna ed ex attrice tossicodipendente. È una crisi di coppia, in verità, che parte da molto più lontano e che ha a che fare con due approcci idiosincratici alla realtà, all'arte, all'autenticità, all'identità sociale e razziale, al gioco dei ruoli di genere. Numerosi gli aspetti interessanti toccati da Sam Levinson, affogati però in una melassa verbale che spesso suona artefatta. Si evidenzia infatti una certa forzatura nell'evoluzione della storia, facendola cadere in alcuni momenti (pochi) nella noia. Elegante ma pressoché inutile il bianco e nero, commento musicale invece di prim'ordine, alla fine il primo film ad esser completato dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19, riuscito a metà. Voto: 6
venerdì 13 agosto 2021
Tenet (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/08/2021 Qui - Esperimento riuscito a metà: nel senso che Christopher Nolan ancora una volta ha voluto sperimentare qualcosa mai visto prima, nella sua fissa col tempo e le costruzioni temporali presenta qualcosa volutamente ingarbugliato e di difficile fruizione, e in questo c'è riuscito, ma non è riuscito nel successo perché aldilà del progetto ambizioso quel che resta dello spettatore a fine visione è l'inebetimento di un sonoro martellante, la sensazione del vuoto e del WTF che lascia il film (un film non riuscito ma non per il suo essere troppo complicato ma per volerlo essere per forza). Insomma dal mio punto di vista "tanto fumo e poco arrosto", i capolavori di Nolan restano altri, questo resterà un esperimento originale al quale però difficilmente ci si affezionerà. Questa volta egli infatti nel ricercare il rompicapo perfetto è uscito un po' fuori tema confezionando un prodotto certamente originale ma poco avvincente. Come se non bastasse, egli riesce a costruire un muro invisibile fra lo spettatore e i personaggi. Tutto risulta freddo, asettico, privo di umanità. Non ci è consentito empatizzare con nessuna delle vicende dei protagonisti. Potrebbe succedergli qualsiasi cosa e non ne saremmo colpiti. Al regista manca proprio la capacità di farci sentire fisicamente i corpi degli attori. Come delle bellissime statue esposte in un museo che non possono essere toccate (in questo senso la caratterizzazione dei personaggi non è delle migliori, nonostante le ottime prove attoriali, e di tutti). La sensualità è quindi bandita, perché altrimenti tutto potrebbe risultare "vero". Lo spettatore deve quindi essere sovrastato dalla potenza di fuoco del cinema Nolaniano, ricco di budget ma povero di cuore. Dopo il bellissimo Dunkirk mi aspettavo un altro approccio dal regista inglese che con questo Tenet firma sicuramente il suo film peggiore, anche se resta una pellicola interessante e di qualità, che merita la visione. Voto: 6
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martedì 17 marzo 2020
Old Man & the Gun (2018)
Titolo Originale: The Old Man & the Gun
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Drammatico, Biografico
Produttore: James D. Stern, Dawn Ostroff, Jeremy Steckler, Robert Redford
Anthony Mastromauro, Toby Halbrooks, James Johnston, Bill Holderman
Anthony Mastromauro, Toby Halbrooks, James Johnston, Bill Holderman
Regia: David Lowery
Sceneggiatura: David Lowery
Cast: Robert Redford, Casey Affleck, Sissy Spacek, Danny Glover, Tom Waits
Tika Sumpter, Elisabeth Moss, Ari Elizabeth Johnson, Teagan Johnson
Robert Longstreet, Gene Jones, Isiah Whitlock Jr., Keith Carradine
John David Washington, Augustine Frizzell, Barlow Jacobs
Tika Sumpter, Elisabeth Moss, Ari Elizabeth Johnson, Teagan Johnson
Robert Longstreet, Gene Jones, Isiah Whitlock Jr., Keith Carradine
John David Washington, Augustine Frizzell, Barlow Jacobs
Durata: 88 minuti
Robert Redford, Casey Affleck e Sissy Spacek nella biografia del criminale "gentiluomo" Forrest Tucker.
Un anziano rapinatore di banche conosce una vedova, che inizia a frequentare. Mentre la polizia gli dà la caccia.
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mercoledì 17 luglio 2019
BlacKkKlansman (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2019 Qui
Tema e genere: Una surreale storia realmente accaduta nel Colorado degli anni Settanta che parla in realtà dell'America di oggi. La pellicola infatti, adattamento cinematografico del libro Black Klansman scritto dall'ex poliziotto Ron Stallworth, selezionata in concorso al Festival di Cannes 2018, tratta il tema del razzismo, ma in modo non affatto convenzionale.
Tema e genere: Una surreale storia realmente accaduta nel Colorado degli anni Settanta che parla in realtà dell'America di oggi. La pellicola infatti, adattamento cinematografico del libro Black Klansman scritto dall'ex poliziotto Ron Stallworth, selezionata in concorso al Festival di Cannes 2018, tratta il tema del razzismo, ma in modo non affatto convenzionale.
Trama: Anni 70. Ron Stallworth, poliziotto afroamericano di Colorado Springs, deve indagare come infiltrato sui movimenti di protesta black. Ma Ron ha un'altra idea per il suo futuro: spacciarsi per bianco razzista e infiltrarsi nel Ku Klux Klan.
Recensione: Cattivo ragazzo del cinema "all black" per eccellenza, Spike Lee quando si tratta di mettere in pessima luce l'animo razzista che si annida nella sua America non la manda certo a dire, e con questa pellicola si ripete, una pellicola tratta da una "fott*ta storia vera", come recita la dicitura ad inizio visione. Una pellicola che non per caso è Spike Lee all'ennesima potenza, per forma e contenuti. Una pellicola in cui il regista ci mette dentro tutto, dando vita da subito (tramite un lungo monologo sulla supremazia della razza bianca, monologo straordinariamente interpretato da Alec Baldwin, che in modo goffo dimentica le battute) ad una satira politica dolceamara volta a dipingere l'idiozia del razzismo. Gli elementi centrali infatti, che vengono evidenziati, sin da questo inizio di film sono l'odio e la rabbia, incarnati dal razzismo che come un serpente, corrompe l'animo delle persone, sfruttando le loro paure, spingendole anche ad uccidere, creando così di conseguenza una radicalizzazione e impoverimento dei valori, all'interno della società. Una pellicola che quindi, attraverso l'ironia e una fedele rappresentazione di un'America anni settanta, divisa, riflette e interroga, ancora una volta lo spettatore, su una realtà come non mai, sempre più attuale. Che la piaga del razzismo sia ancora un problema di forte impatto e ancora presente nella nostra società è cosa ben nota difatti, e non è la prima volta che se ne parla in un film, ma il modo in cui ne parla il buon Lee con le sue opere è sempre materia d'interesse di non poco conto, scoprendo magari cose che al contempo si legano all'evoluzione di un'idea sbagliata annidata nella (in)coscienza di determinati soggetti. Per questo uno sguardo alla vicenda, vicenda che è quella vissuta dall'agente di polizia di colore Ron Stallworth, che nel pieno degli anni '70 più confusionali si infiltrò in un'organizzazione segreta affiliata al Ku Klux Klan. Bizzarro a sentirlo ma è proprio quello che successe, ed il buon Lee (per lui la vicenda qui narrata dopotutto è anche l'occasione per poter mettere in scena una trama poliziesca miscelata ai suoi principi ideologici di cineasta, cercando una via di mezzo tra l'intrattenimento, il senso del citazionismo e la voglia di ricordare che negli States il popolo di colore è sempre stato trattato, non male, ma malissimo) non ha potuto fare a meno di appropriarsi di questa cosa per trarne una graffiante storia permeata di una feroce satira. Nei panni del prode poliziotto troviamo l'attore John David Washington, figlio del ben noto Denzel, il quale con capigliatura cotonata ripercorre tutta l'indagine, dall'idea avuta da Stallworth nell'infiltrarsi in quell'organizzazione al momento di dover presenziare alle riunioni del Klan. Ed è qui che entra in scena un suo collega, l'agente di origini ebree Filp Zimmerman, interpretato da Adam Driver, il quale dovrà infiltrarsi fisicamente in mezzo a questi pazzi esaltati, razzisti e dediti all'orgoglio dell'uomo bianco. Tra discorsi al di fuori del comune, scontri ideologici tra bianchi e neri e un'insana venerazione di un certo cinema in bianco e nero, questa indagine porterà i suoi agenti nel bel mezzo di una follia che ancor oggi sembra prendere piede tra le più deboli menti popolari (come purtroppo ben sappiamo). Una follia ben contestualizzata e ben assestata dal regista che regala momenti memorabili. Se questi sono i pregi di BlacKkKlansman, il film nella parte finale disperde in parte la sua forza annacquando il sarcasmo con il macchiettiamo dei nazisti del KKK da un lato (un po' eccessiva mi è parsa infatti la ridicolizzazione dei vertici del Klan, che potrebbe far perdere di vista le atrocità di cui l'organizzazione si è resa protagonista), e con un alto tasso di retorica dall'altro (il lungo discorso del vecchio interpretato da Harry Belafonte, con tanto di duro attacco al razzismo del kolossal muto Nascita di una nazione di Griffith: il cui titolo originario era The Clansman).
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