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venerdì 31 maggio 2024

Rebel Moon - Parte 1: Figlia del fuoco (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - La saga fantasy di Zack Snyder, divisa in due parti, si ispira ampiamente, sia visivamente che narrativamente, alle Guerre stellari di George Lucas, includendo alcuni elementi che superano la mera ispirazione. Nonostante questa marcata derivazione, il film risulta piacevole, con un ritmo sostenuto, ambientazioni affascinanti e personaggi memorabili, anche se alcuni risultano poco definiti e inseriti casualmente. Il make-up è efficace, mentre gli effetti speciali sono meno convincenti (a volte poco credibili), la fotografia è notevole, le scene d'azione sono ben orchestrate e il casting è molto azzeccato, con una brillante Sofia Boutella (però l'uso del rallenty è discutibile). Nel complesso non è male, grazie anche a un'epicità ben calibrata, con la speranza che la seconda parte sia ancora più coinvolgente. Voto: 6 [Netflix]

sabato 30 luglio 2022

The Gentlemen (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Finalmente torna il Guy Ritchie dei vecchi tempi (Aladdin non era per lui dopotutto), con questo gangster movie frenetico e dalla sceneggiatura ad incastro. In questo senso egli è il Tarantino della malavita inglese: con questa (rinnovata, rinforzata) impressione si esce dalla visione di The Gentlemen, pellicola che rinverdisce i fasti del passato, della prima produzione del regista britannico riportando in superficie la sua attitudine eccellente verso un cinema che unisce intrattenimento roboante e tensione ai massimi livelli con una punta di vivace ironia in una confezione assolutamente impeccabile. The Gentlemen è poi una prova di indiscutibile efficacia per una manciata di interpreti più o meno celebri. Certo, c'è molto di già visto e innumerevoli sono le variazioni sul tema della guerra fra boss della droga, colpisce peraltro la totale mancanza dell'elemento della legge, ma la giustizia nella trama del film percorre strade tutte sue. A questo proposito è dunque inutile attendersi anche una decisa o illuminante morale (ma si era già rilevato in apertura come intrattenimento, tensione e ironia fossero gli ingredienti principali della ricetta del lavoro). Quasi due ore di durata che passano rapidissime. Voto: 6,5

venerdì 16 luglio 2021

Triple Frontier (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Artista versatile (i suoi film hanno affrontato diversi generi), il regista J. C. Chandor dirige una storia che parla di un furto ad un boss del narcotraffico compiuto da ex militari americani. Il tema non è nuovo ma il film è ben realizzato, anche per la scelta delle suggestive location del continente sudamericano. Gli attori sono ben scelti ed offrono una buona prova corale (c'è pure il Ben Affleck ugualmente palestrato già visto in Tornare a vincere), sebbene la sceneggiatura caratterizzi i personaggi in modo alquanto basico. In fin dei conti una pellicola piacevole e ben fatta. Un buon action, teso e avvincente, anche se con le premesse che c'erano (il promettente, seppur deluse un po' con All Is Lost, regista statunitense alla regia, Mark Boal allo script, già premiato sceneggiatore e spesso al servizio di Kathryn Bigelow, e il vasto cast, comprendente anche Oscar IsaacCharlie HunnamGarrett Hedlund e Pedro Pascal), mi aspettavo di più. Qualche discreto twist qua e là e qualche buona sparatoria, le due ore di durata scorrono fluide e nel complesso non delude. Voto: 6+

sabato 13 luglio 2019

Papillon (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/05/2019 Qui - Il remake di un importante classico della storia del cinema è sempre un argomento spigoloso. Spesso i rifacimenti riescono ad entusiasmare al pari degli "originali", contribuiscono ad arricchire un universo discorsivo già noto conferendogli sfumature e chiavi di lettura inedite, ripropongono grandi storie e grandi personaggi ancorandoli all'attualità. Ebbene, nulla di tutto ciò accade nel Papillon (del 2017) del danese Michael Noer, nuova versione dell'omonimo film cult (ma non solo, personalmente un piccolo capolavoro) di Franklin J. Schaffner del 1973, tuttavia il film, che ci racconta le avventure di Henri Charrière, della sua ingiusta prigionia nella colonia penale dell'Isola del Diavolo e di come sia riuscito ad architettare una delle fughe più emozionanti mai raccontate, è girato bene con un buon ritmo, avvincente, un buon prison movie che intrattiene e introduce lo spettatore in un contesto sporco, pericoloso, solitario e ansiogeno. E' insomma un remake sufficientemente valido che non fa esageratamente rimpiangere l'originale. Un remake forse non necessario ma che riesce sotto ogni fronte a livello immersivo, facendo "entrare" lo spettatore e facendolo identificare dentro il carcere dell'Isola del Diavolo. Carcere dove negli anni '30 finisce per un'ingiusta accusa e condannato all'ergastolo, il giovane ladro Henri Charrière soprannominato "Papillon". Spedito nella colonia penale sull'isola nella Guyana francese dovrà trascorre la sua intera pena ai lavori forzati. Qui conosce il milionario Louis Dega, un falsario che accetta di finanziare il piano di evasione progettato da Papillon a patto che lo protegga per tutta l'avventura, cosa non facile dato che gli altri internato sono disposti ad uccidere per qualche spicciolo. Tra i due nasce un sentimento di amicizia e complicità duraturo che li accompagnerà in tutto questo viaggio caratterizzato da rocambolesche fughe e pericoli di ogni genere.

martedì 4 giugno 2019

Civiltà perduta (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2018 Qui - Civiltà perduta (Avventura, USA, 2016): E' inutile girarci intorno. The Lost City of Z, film del 2016 scritto e diretto da James Gray (I padroni della notte e C'era una volta a New York), è un film a basso budget, perciò più giusto considerarlo (nonostante sia stato salutato dalla critica come un film di grande appeal) un film per la televisione (un film di impianto classicissimo). Tant'è che non ti coinvolge mai, neppure nelle scene più "selvagge". Purtroppo il problema è proprio questo, l'assenza di ogni coinvolgimento, storia sulla carta molto interessante (quella un uomo che, in cerca di un'occasione di riscatto e rilancio, sullo sfondo di un impero inglese che già si avvia al tramonto ma che conserva tutta la sua rigidità di classi e meccanismi di carriera, finisce per appassionarsi a una ricerca così totalizzante da diventare un'ossessione), ma affrontata in modo approssimativo, con scene troppo scollegate (si decide di partire e via, eccoci nella foresta, siamo nella foresta dopo mesi di permanenza ed eccoci in un lampo a casa) e quelle ambientate in Sud America ai confini del ridicolo. Il regista infatti si concentra in modo implacabile sugli aspetti più noiosi e pericolosi dei viaggi, della loro sofferenza oppure ritorna a Londra proponendo dei snervanti cliché razzisti e sessisti. Certo, notevole è la fotografia e ineccepibile l'aspetto tecnico, ma proprio per questo (per le aspettative tradite, per i pregiudizi del racconto e per lo scarso coinvolgimento dello stesso) che l'impatto complessivo lasci parecchio a desiderare, d'altronde la lunga durata non fa che amplificare i difetti della pellicola che, basata sul libro Z la città perduta di David Grann che ripercorre appunto la storia vera dell'esploratore britannico Percy Fawcett, intento nella ricerca di una antica città perduta in Amazzonia e scomparso nel 1925 assieme al figlio, di drammatico ha poco, che nulla ha di avventuroso e che di noioso ha tanto. E quindi, anche se ritengo comunque la prova degli attori vicina alla media (da un comunque esagerato Charlie Hunnam ad un ambiguo Robert Pattinson, da un irritante Angus MacFadyen ad una quasi inutile Sienna Miller, non dimenticando uno sprecato Tom Holland) da sconsigliare è questo film, perché in fin dei conti qui l'unico che si è perso è il regista, perché questo film è il risultato pigro di ricreare una scoperta emozionante. Voto: 5+

martedì 7 maggio 2019

King Arthur: Il potere della spada (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2018 Qui - Guy Ritchie è un regista che fa sempre discutere e riesce a dividere il pubblico, dai suoi esordi e fino all'ultimo Operazione U.N.C.L.E. (che a me piacque parecchio), e anche questo suo nuovo adattamento della leggenda di Re Artù ha ricevuto abbastanza critiche, da alcuni accusato addirittura di essere al limite del trash, o, più semplicemente, un polpettone. Di certo gli incassi al botteghino in perdita non gli sono stati d'aiuto, ma King Arthur: Il potere della spada (King Arthur: Legend of the Sword), avventura action del 2017, diverte e si fa molto apprezzare, anche perché lo zampino di Ritchie è evidente, tanto nei dialoghi quanto in certe zampillanti scelte registiche. Infatti il regista britannico grazie alla sua rutilante cifra stilistica fatta di un montaggio serratissimo con linee temporali sovrapposte ed intersecate tra loro, riesce a rendere la storia (tutto sommato piuttosto semplice e scontata) un intrattenimento valido, in cui la noia non fa mai capolino. Certo, questo adattamento cinematografico è molto lontano dalla storia originale, ma avvalendosi di una sceneggiatura avvincente, ricca di dettagli e dialoghi molto curati sia nel linguaggio (tipico delle storie di genere), sia nella loro forza emotiva (spesso, infatti, le battute sono dirette e accattivanti, mentre raramente sentiamo qualche banalità), il regista fa centro. Ovviamente è necessario stare al gioco, pronti a sorbirsi dialoghi ridondanti, accelerazioni furiose in contrasto con ralenti bellici in cui Ritchie si specchia, ma capito il trucchetto il divertimento è assicurato. Il regista difatti, pur affrontando un tema inflazionato e più volte rivisitato, riesce abilmente a non snaturare il proprio stile e a marchiare il prodotto con la sua indistinguibile impronta ottenendo un risultato che, seppur non entusiasmante, si può definire soddisfacente.

venerdì 29 marzo 2019

Crimson Peak (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/09/2017 Qui - Sono un grandissimo ammiratore di Guillermo del Toro, anche se non è uno dei miei registi preferiti, di lui ho sempre apprezzato tutta la sua filmografia (anche come produttore e sceneggiatore) a partire dal discreto "Mimic" al criticatissimo "Pacific Rim" (che per me è comunque un buonissimo action fantascientifico e di livello anche alto). Attendevo quindi di vedere Crimson Peak, film del 2015 co-scritto e diretto dal regista messicano, con leggera trepidazione. Ma nonostante un ottimo cast (in particolare Mia Wasikowska e Tom Hiddleston, ma anche Jessica Chastain, che qui comunque appare un po' sottotono, e Charlie Hunnam) e un gioco sottile ma coltissimo di citazioni alla letteratura e al cinema fantastico, Crimson Peak batte a vuoto, offrendo al grande pubblico "solo" estetica espressionista (e una marea di bellissimi riferimenti che però molto probabilmente non può conoscere/comprendere) ma poca sostanza, poca concretezza, pochi spaventi, anche se non è assolutamente un brutto film, ma si basa su presupposti fallaci. Il film infatti, concepito più come un romance gotico, quello di una giovane ereditiera americana che sposa un misterioso nobile inglese e che lo segue nella sua casa avita (inquietante e poco accogliente), dove in ogni caso la attendono misteri e terrore, che come un vero e proprio horror (anche se le immagini spaventose, seppur poco impressionabili, non mancano affatto), non era quello che mi aspettavo. Mi aspettavo difatti, da discreto amante del gotico e di un certo tipo di film in costume, qualcosina di diverso e qualcosina di più, soprattutto in termini di genere nel primo caso e narrativi nel secondo.

martedì 5 febbraio 2019

Legami di sangue: Deadfall (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/11/2016 Qui - Legami di sangue: Deadfall (Deadfall, che letteralmente significa trappola per animali) è un thriller mediocre, ad alto tasso drammatico, incentrato sull'importanza dei rapporti familiari, elemento decisivo nei passaggi più profondamente tensivi dei novanta minuti di visione e di stampo puramente americano del 2012 diretto da Stefan Ruzowitzky. Un film che bisogna dirlo delude parecchio nonostante abbia il grande vantaggio di utilizzare location suggestive, tra le quali panorami innevati, gelidi quanto ostili, e altresì una fotografia molto buona e accurata, ma il film man mano che si evolve perde di credibilità e viene sostenuto da un ritmo di narrazione abbastanza lento. Si capisce ben poco infatti della trama di questo film, o meglio degli antefatti della trama. Una trama che narra di due fratelli Addison (Eric Bana, qui leggermente sottotono anche se rimane discreto attore come già visto in Liberaci dal male e Closed circuit) e Liza (Olivia Wilde, lei sempre più bella, qualcosa si intravedeva anche in The Lazarus Effect, anche se in Third person da il meglio, quasi nuda), che dopo una rapina andata storta e dopo un'incidente per avere più possibilità di fuga, si separano. Nel frattempo l'ex-pugile Jay (Charlie Hunnam) organizza i preparativi per la cena del Ringraziamento con i genitori Chet (Kris Kristofferson), sceriffo in pensione, e June (Sissy Spacek). Da qui la trama inizia a intrecciare le vite dei protagonisti principali dato che questi due eventi si intrecceranno per uno scherzo del destino, fino all'inevitabile e prevedibile scontro finale.