Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Una sorta di metafora, divisa tra sogno e realtà, sull'essere genitore.
Ma l'escamotage della dimensione parallela (alla strenua di un Inside
out qualunque) avrebbe funzionato se utilizzato in maniera occasionale,
cosa che non è, per cui il film (scontato e senza colpi di genio) finisce per annoiare dopo poco tempo
(abbastanza grezzo il mondo fantastico). Molto tenero rimane comunque il legame padre/figlia, che inevitabilmente
si fa più tenue allorché la piccola entra nella fase adolescenziale,
portando lo spettatore a essere solidali con il papà messo da parte (il
quale, essendo il vero bambino mai cresciuto, dovrà imparare a cavarsela
da solo). In questo senso bravo il protagonista (il sempre simpatico Omar Sy),
modesto (nonostante i nomi) il resto del cast. E rimane comunque un
film non troppo disprezzabile, che sarebbe potuto però essere migliore,
se il regista Michel Hazanavicius, quello de Il mio Godard e di tanti
altri, tra cui l'ottimo The Artist (5 Oscar nel 2012, tra cui miglior film e regia), avesse giocato meglio le carte a sua disposizione. Voto: 5,5
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lunedì 28 febbraio 2022
lunedì 27 maggio 2019
Io faccio il morto (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/06/2018 Qui - Io faccio il morto (Commedia, Francia 2013): Un attore quarantenne caduto in bassa fortuna a causa del suo carattere difficile, pur di tirare avanti accetta di interpretare il bizzarro ruolo di "morto" nelle scene del crimine. Suo malgrado finirà per aiutare una bella donna magistrato a risolvere un intricato caso di omicidio, apparentemente di routine. Il film quindi, Je fais le mort, commedia francese diretta da Jean-Paul Salomé, è una commedia gialla mista a quella romantica. Tuttavia proprio per questo fatto, dopotutto il genere giallo-rosa non è facile, che l'idea originale e strampalata (e lo spunto alquanto interessante), purtroppo si esaurisca in se stessa, senza trovare uno sviluppo accattivante o divertente. Il film infatti, dopo un inizio brillante (basti pensare al nome scelto al personaggio, Jean Renault..), adagiandosi in un giallo/rosa dal ritmo lasco e povero di gag, rimane in mezzo al guado. Io faccio il morto difatti, se da un lato convince, quello giallo (con un intreccio forse poco originale ma tutto sommato abbastanza solido), dall'altro no, la parte commedia, che non decolla mai, rimanendo su livelli scialbi e poco divertenti. Giacché a parte qualche simpatica gag, resta ben poco (a latitare è anche il ritmo e l'azione), soprattutto il risvolto sentimentale abbastanza melenso e prevedibile, seppur con l'unico pregio di avere dialoghi scevri da volgarità gratuite. Tuttavia non solo l'attore protagonista se la cava bene (anche se qui François Damiens, il bravissimo papà del bella commedia La famiglia Beliér, appare comunque sprecato, soprattutto poiché seppur buon caratterista in altre occasioni, egli non ha sufficiente vis comica per reggere lo spettacolo sulle sue sole spalle, non essendo supportato dallo smorto cast di contorno), ma questa commedia una visione senza grosse pretese, soprattutto in una serata piacevolmente disimpegnata, se la merita. Voto: 5,5
lunedì 7 gennaio 2019
Dio esiste e vive a Bruxelles (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/07/2016 Qui - Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament) è una surreale, ironica e dissacrante commedia del 2015 diretta dal regista Jaco Van Dormael, bizzarro e fantasioso, come i suoi precedenti lavori e mondi creati nelle sue pellicole (per esempio Mr. Nobody). Qui ancora una volta i protagonisti del suo film non conoscono, non sanno, ignorano e ce lo dimostrano. Ce lo dimostrano dandoci la loro visione della realtà, talvolta così strampalata e assurda ai nostri occhi, da regalarci un sorriso e giustificando il genere del film: commedia. Difatti l'inizio è fulminante e sorprendente, già solo la prima frase "Dio si annoiava, per questo creò Bruxelles" mi ha fatto ridere fragorosamente, creando una sorta di empatia, di identificazione emotiva con la pellicola, anche se di emozionante non c'è quasi niente. Quest'opera inizia come una commedia corrosiva e dissacrante e si sviluppa come un apologo poetico sul senso e la qualità della vita ma anche in qualcosa di assurdo e inaspettato. Nella sfrenata fantasia del regista, Dio vive in un trilocale di Bruxelles, crea il cosmo con alcuni click da un computer che tiene nel suo studio, una immensa stanza piena di fascicoli personali dalle pareti interminabili. Beve birra e fuma come un turco, maltratta e sottomette la moglie (una Dea svagata e impaurita interessata alle pulizie domestiche e al baseball) e la figlia (una ragazzina di dieci anni capace di modesti miracoli che parla di nascosto con il fratello, allontanatosi da casa circa 2000 anni fa, per rincorrere chissà quali ideali). Dio non ama l'umanità, anche se la crea a propria immagine e somiglianza, anzi la detesta e gli piace vederla soffrire. Infarcisce la vita di ognuno di dolori, lutti, perdite, separazioni, crea conflitti religiosi tra le persone per un proprio disegno personale o forse solo per combattere la noia. La figlia Ea ad un certo punto però non ne può più di sottostare alle angherie del padre e decide così di dare una svolta alla sua vita ed a quella del mondo sabotando il lavoro dell'impossibile genitore. Manomette il computer paterno, spedisce a tutti gli umani un sms che contiene la data esatta della loro morte, creando un putiferio di proporzioni planetarie e si mette alla ricerca di sei apostoli che si aggiungeranno ai 12 di Gesù, per scrivere un nuovo testamento 2.0 (da qui il titolo originale "Le Tout Nouveau Testament").
mercoledì 2 gennaio 2019
La famiglia Bélier (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2016 Qui - La famiglia Bélier è una delicata ed emozionante commedia francese del 2014 che affronta con la giusta ironia tematiche quali il sordomutismo e la musica. Detto così verrebbe da chiedersi come possono coesistere insieme questi due argomenti e lungi dal voler fare dello "spoiler" posso dire che la pellicola parla anche e soprattutto di adolescenza, della vita in provincia, di responsabilità, di musica e amore per la famiglia e lo fa in maniera frizzante, lasciandomi a fine visione piacevolmente sorpreso, divertito ed entusiasta da questa bella commedia francese dove emerge soprattutto la voglia di vivere di affrontare il mondo attraverso i gesti gli sguardi i comportamenti e il pensiero e i sogni di un adolescente nel periodo più importante della sua vita, il passaggio alla maturità come concetto di donna. Certo però che la famiglia Bélier è proprio strana, alquanto particolare. Tutti sordomuti, tranne Paula, la maggiore di due figli. Quella dei Bélier è comunque una famiglia che appare tutt'altro che disagiata, lavora, si mantiene dignitosamente, cresce i figli al meglio, legge, si informa e si esprime in maniera moderna. Gestiscono una fattoria in un villaggio francese e producono formaggio. Paula dà anima e corpo per agevolare l'attività di famiglia, si occupa del bestiame, parla con i fornitori, accompagna i genitori dal medico, studia con ottimi risultati. Fin quando un giorno, mossa da una cotta, scoprirà un talento che ignorava di avere, beffa del destino, una meravigliosa voce, e decide di fare le selezioni per una nota scuola di canto parigina. Paula però è un'interprete indispensabile (il punto di riferimento) per i suoi genitori e il fratello minore, preziosa e fondamentale per il funzionamento della loro fattoria, ed è quindi indecisa sul da farsi, restare con la sua famiglia o seguire la sua vocazione? Non sarà una scelta facile per lei perché sa che la strada che la spinge verso Parigi avrà grandi ripercussioni sulla sua famiglia, deve perciò fare una scelta di vita. Una scelta di vita che significherebbe la distanza dalla sua famiglia e un passaggio inevitabile all'età adulta. Paula cercherà in segreto un compromesso impossibile, ma con un talento esagerato e una famiglia (ir)ragionevole niente è davvero perduto.
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