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domenica 8 novembre 2020

7 uomini a mollo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - La Francia ancora una volta sugli scudi per una riuscita commedia sportiva, che riunisce alcuni dei migliori attori francofoni (Mathieu Amalric, Guillaume Canet, Benoît Poelvoorde) diretti dal collega Gilles Lellouche. Lo sport come terapia e strumento di riscatto non è certo un tema nuovo ma il film è fresco, simpatico (anche perché quando mai si è vista una squadra di nuoto sincronizzato maschile). L'epilogo eccede in ruffianeria, contraddicendo lo spirito decoubertiniano, ma è impossibile non fare il tifo per questo gruppo di depressi/sfigati che riesce a risollevare la testa. Dalle crisi di coppia, alla depressione post licenziamento, sono molti i momenti di difficoltà che affrontano i nostri aspiranti nuotatori, e dopo qualche difficoltà iniziale, ognuno trova conforto nella disgrazia dell'altro, trasformando lo spogliatoio della piscina in un luogo di confronto e di conforto. La ritrovata fiducia in se stessi e nella vita genera una serie di conseguenze positive, come veniamo a sapere nel finale. Il regista è bravo a evitare scivoloni nella melensaggine o nell'umorismo terra terra. Riesce a darci, sia pure abbozzati con pochi tratti, dei personaggi veri, che potrebbero essere nostri vicini di casa o nostri amici. Forse convenzionale, stereotipato, ma sincero (diverte e fa pensare), e questo basta. Voto: 6

lunedì 20 maggio 2019

Il prezzo della gloria (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - In Svizzera due immigrati, un belga appena uscito dal carcere e un algerino che abita in una roulotte con la figlia adolescente e che ha pure la moglie malata in ospedale, progettano il colpo della loro vita, rapire la salma di Charlie Chaplin, morto di fresco, e chiedere il riscatto alla ricca famiglia. Parte da questo episodio realmente accaduto Il prezzo della gloria, film del 2014 dove il regista Xavier Beauvois danza tra il melodramma familiare e la commedia amara, e con un tono che oscilla tra il mesto e il surreale, quasi un'incrocio di un clima degli anni '70 (evidente non solo per l'ambientazione del film) dove le maschere avevano insieme un lato comico, grottesco e tragico. Non a caso in questa sorta di "febbre dell'oro" il cineasta francese stavolta non agisce di sottrazione, come era avvenuto nel discreto Uomini di Dio, film che l'ha fatto conoscere, giacché ne Il prezzo della gloria reinventa il fatto di cronaca attraverso una gestualità visiva (la scena della tomba trafugata, le telefonate dalla cabina) che vuole essere forse (quasi certamente) un continuo omaggio al mitico Charlot, quasi un film sulla mimica del corpo che tuttavia si appesantisce nelle continue citazioni (il processo) o nella rappresentazione della sua famiglia nella residenza di Vevey. Difatti il film di Beauvois ha la volontà di trasferire l'atmosfere chapliniane in questa pellicola (nonostante una sceneggiatura poco approfondita che manca di quel lancinante senso del tragico che ha sempre costituito il cupo rovescio delle migliori commedie del grande attore britannico) dove l'indigenza dei protagonisti costituisce la molla per il loro folle progetto, con conseguenze tragicomiche data l'inesperienza criminale dei due disgraziati (in tal senso l'attore che rievoca la figura di Chaplin è Benoit Poelvoorde, adeguatamente coadiuvato da un buon Roschdy Zem), purtroppo però delude le attese malgrado il soggetto sia interessante.

sabato 23 marzo 2019

Saint Amour (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - Saint Amour (Commedia, Francia, 2016): Un viaggio, a bordo di un taxi, tra le lande dei vini di Francia è quello che dovrebbe servire tra un agiato allevatore di tori e il figlio, che lavora nella sua azienda e che non vorrebbe continuare quell'attività, a distendere, tramite una ricerca interiore, i rapporti burrascosi tra i due. Peccato che questo sia solo il pretesto per il regista di imbastire solo un road movie demenziale-popolare che, personalmente, ho trovato qualche volta gradevole, ma più spesso noioso. Giacché il regista non si accontenta di mettere sul fuoco la carne dei rapporti generazionali tra padre e figlio e le insicurezze sessuali di un giovane, vorrebbe anche convincere lo spettatore di quanta dignità ha la vita contadina, così bistrattata nell'opinione comune. Da troppa ambizione nasce così un pasticcio fatto di episodi di "pochade" con una vaga ambizione moralistica, che restano scollegati tra di loro. Nel film infatti si susseguono, situazioni spiazzanti e sorprendenti (una cameriera complicata, un alcolico addio al nubilato, un'agente immobiliare dai facilissimi costumi e altro ancora), che movimentandolo dovrebbero tenere desta la nostra attenzione. Non accade sempre, però, perché alle sorprese gli spettatori fanno presto l'abitudine e di solito le prevedono agevolmente. Come anche l'incredibile ma irritante finale che per colpa di una bella donna-amazzone (Céline Sallette de Les Revenants), sembra proprio un mega-spot del Fertility Day. Troppo davvero, soprattutto considerando che a parte i buchi (soprattutto temporali) di sceneggiatura e lo stereotipo melenso della vita contadina, il film, che dovrebbe essere una commedia va proprio pena. E non basta uno svogliato ma funzionale Gérard Depardieu e un comunque notevole Benoit Peolvoorde a dare un pizzico di originalità ad un film banale e sciocco, che si può vedere ma che si può tranquillamente evitare. Voto: 5,5

giovedì 24 gennaio 2019

Tre cuori (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Tre cuori (3 cœurs) è una pellicola che parla di un destino avverso e capriccioso come il cuore malato del protagonista, un cuore che anche dal punto di vista organico fa i capricci e che si diverte a complicare la vicenda, a giocare con i suoi personaggi. Perché il film, del 2014 diretto da Benoît Jacquot, racconta la storia di Marc (Benoît Poelvoorde), un ispettore delle imposte che una sera, dopo aver perso il treno per Parigi, incontra per le strade di una cittadina di provincia Sylvie (Charlotte Gainsbourg). Dopo aver fatto conoscenza i due si danno appuntamento a Parigi ma perde l'amata (e l'incontro) per una questione, diciamo così, "di cuore". Per caso, poco dopo, ne incontra un'altra, Sophie (Chiara Mastroianni), che lo attrae. La frequenta, la sposa, ma scopre anche che Sophie è la sorella di Sylvie. Che fare? Niente, ormai non si possono fermare gli eventi già in movimento ma sarà al quarantesimo compleanno di Sylvie (e il sessantesimo della madre Catherine Devenue) che qualcosa succederà, poiché in questa occasione i cuori di Sylvie di Marc che sembrano essere tornati a battere all'unisono, forse perché sembrano infelici e preoccupati entrambi, ma non quello che ci si aspetterebbe, poiché il cerchio si chiuderà in modo prevedibile ed inaspettato insieme. Tre cuori è perciò un film delicato ed emozionante anche se purtroppo il film non è completamente riuscito.

lunedì 7 gennaio 2019

Dio esiste e vive a Bruxelles (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/07/2016 Qui - Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament) è una surreale, ironica e dissacrante commedia del 2015 diretta dal regista Jaco Van Dormael, bizzarro e fantasioso, come i suoi precedenti lavori e mondi creati nelle sue pellicole (per esempio Mr. Nobody). Qui ancora una volta i protagonisti del suo film non conoscono, non sanno, ignorano e ce lo dimostrano. Ce lo dimostrano dandoci la loro visione della realtà, talvolta così strampalata e assurda ai nostri occhi, da regalarci un sorriso e giustificando il genere del film: commedia. Difatti l'inizio è fulminante e sorprendente, già solo la prima frase "Dio si annoiava, per questo creò Bruxelles" mi ha fatto ridere fragorosamente, creando una sorta di empatia, di identificazione emotiva con la pellicola, anche se di emozionante non c'è quasi niente. Quest'opera inizia come una commedia corrosiva e dissacrante e si sviluppa come un apologo poetico sul senso e la qualità della vita ma anche in qualcosa di assurdo e inaspettato. Nella sfrenata fantasia del regista, Dio vive in un trilocale di Bruxelles, crea il cosmo con alcuni click da un computer che tiene nel suo studio, una immensa stanza piena di fascicoli personali dalle pareti interminabili. Beve birra e fuma come un turco, maltratta e sottomette la moglie (una Dea svagata e impaurita interessata alle pulizie domestiche e al baseball) e la figlia (una ragazzina di dieci anni capace di modesti miracoli che parla di nascosto con il fratello, allontanatosi da casa circa 2000 anni fa, per rincorrere chissà quali ideali). Dio non ama l'umanità, anche se la crea a propria immagine e somiglianza, anzi la detesta e gli piace vederla soffrire. Infarcisce la vita di ognuno di dolori, lutti, perdite, separazioni, crea conflitti religiosi tra le persone per un proprio disegno personale o forse solo per combattere la noia. La figlia Ea ad un certo punto però non ne può più di sottostare alle angherie del padre e decide così di dare una svolta alla sua vita ed a quella del mondo sabotando il lavoro dell'impossibile genitore. Manomette il computer paterno, spedisce a tutti gli umani un sms che contiene la data esatta della loro morte, creando un putiferio di proporzioni planetarie e si mette alla ricerca di sei apostoli che si aggiungeranno ai 12 di Gesù, per scrivere un nuovo testamento 2.0 (da qui il titolo originale "Le Tout Nouveau Testament").