Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - In Svizzera due immigrati, un belga appena uscito dal carcere e un algerino che abita in una roulotte con la figlia adolescente e che ha pure la moglie malata in ospedale, progettano il colpo della loro vita, rapire la salma di
Charlie Chaplin, morto di fresco, e chiedere il riscatto alla ricca famiglia. Parte da questo episodio realmente accaduto
Il prezzo della gloria, film del 2014 dove il regista
Xavier Beauvois danza tra il melodramma familiare e la commedia amara, e con un tono che oscilla tra il mesto e il surreale, quasi un'incrocio di un clima degli anni '70 (evidente non solo per l'ambientazione del film) dove le maschere avevano insieme un lato comico, grottesco e tragico. Non a caso in questa sorta di "febbre dell'oro" il cineasta francese stavolta non agisce di sottrazione, come era avvenuto nel discreto
Uomini di Dio, film che l'ha fatto conoscere, giacché ne
Il prezzo della gloria reinventa il fatto di cronaca attraverso una gestualità visiva (la scena della tomba trafugata, le telefonate dalla cabina) che vuole essere forse (quasi certamente) un continuo omaggio al mitico Charlot, quasi un film sulla mimica del corpo che tuttavia si appesantisce nelle continue citazioni (il processo) o nella rappresentazione della sua famiglia nella residenza di Vevey. Difatti il film di Beauvois ha la volontà di trasferire l'atmosfere chapliniane in questa pellicola (nonostante una sceneggiatura poco approfondita che manca di quel lancinante senso del tragico che ha sempre costituito il cupo rovescio delle migliori commedie del grande attore britannico) dove l'indigenza dei protagonisti costituisce la molla per il loro folle progetto, con conseguenze tragicomiche data l'inesperienza criminale dei due disgraziati (in tal senso l'attore che rievoca la figura di Chaplin è
Benoit Poelvoorde, adeguatamente coadiuvato da un buon
Roschdy Zem), purtroppo però delude le attese malgrado il soggetto sia interessante.