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mercoledì 31 marzo 2021

Le verità (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - La famiglia continua ad essere il fulcro pulsante del cinema di Hirokazu Kore'eda, anche se in questo caso (nel caso di un film che sviscera temi quali appunto rapporto genitori-figli, allorché discorso metafilmico sull'arte, riflessioni sul potere della parola e sulla natura ingannevole della memoria) il regista emoziona e coinvolge infinitamente meno che in altre occasioni (non c'è confronto per esempio con il bellissimo Un affare di famiglia). Forse "paga" l'ambientazione europea o il fatto di aver battuto sentieri già noti. Anche le parti metacinematografiche non restano nella memoria. Si ha una sensazione di freddezza ed eccessivo controllo del tutto che non giova sul piano emozionale. La Catherine Deneuve e la Juliette Binoche sono brave (Manon Clavel "bella" sorpresa), il personaggio di Ethan Hawke non si capisce bene che funzione abbia. Buon film ma, visto il nome del regista, un po' deludente. Voto: 6

lunedì 27 maggio 2019

A testa alta (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2018 Qui - La storia di A testa alta (La tête haute), film del 2015 diretto da Emmanuelle Bercot, è un racconto universale e senza tempo che fin dai tempi del François Truffaut de I 400 colpi parla di adolescenti allo sbando, arrabbiati con il mondo ed incapaci di prendersi le proprie responsabilità. Niente di nuovo quindi, tuttavia la semplicità di questa storia è il suo maggior pregio, peraltro sorretto dalle buone interpretazioni del cast. Una storia dove la famiglia fallisce e dove la società si prende carico, fra mille difficoltà, della riabilitazione di un giovane, quando la famiglia non è più in grado di farlo. Al tempo stesso la sua semplicità è anche il limite stesso del film, incapace di andare oltre la convenzionalità della storia stessa. Non è un brutto film certamente, ma non è nemmeno un lavoro che rimane impresso nella memoria, perché non ha qualità tali da offrire quel qualcosa in più della convenzionalità stessa. Il film infatti, che richiama un po' troppo alla memoria l'ancor troppo recente Mommy, eccezionale lavoro del canadese Xavier Dolan, che in un'eventuale competizione gli sottrarrebbe senza difficoltà la coppa, giacché racconta una storia difficile, piena di ricadute e di sbagli, che ci insegna a non gettare la spugna e a non fidarci di chi ci propone soluzioni semplici a problemi complessi, non ci dice niente di nuovo. Anche se alla fine e in ogni caso, (pur senza spiccare) il film riesce nel suo intento di comunicare qualcosa allo spettatore. Il film difatti, che ha anche il merito di lanciare, oltre al giovane Rod Paradot, anche la bella Diane Rouxel, che interpreta Tess, la figlia di un'assistente sociale che grazie al suo amore contribuirà a salvare Malony dalla cattiva strada, grazie a un attento lavoro di ricerca sui casi affrontati quotidianamente dai giudici minorili dalla regista, che torna dietro la macchina da presa dopo la fruttuosa parentesi come attrice in Mon roi: Il mio re (con cui ha vinto il premio come Migliore interpretazione femminile a Cannes), dipinge un ritratto che vuole essere paradigmatico di un disagio sociale diffuso, evitando inutili eccessi melodrammatici.

giovedì 24 gennaio 2019

Tre cuori (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Tre cuori (3 cœurs) è una pellicola che parla di un destino avverso e capriccioso come il cuore malato del protagonista, un cuore che anche dal punto di vista organico fa i capricci e che si diverte a complicare la vicenda, a giocare con i suoi personaggi. Perché il film, del 2014 diretto da Benoît Jacquot, racconta la storia di Marc (Benoît Poelvoorde), un ispettore delle imposte che una sera, dopo aver perso il treno per Parigi, incontra per le strade di una cittadina di provincia Sylvie (Charlotte Gainsbourg). Dopo aver fatto conoscenza i due si danno appuntamento a Parigi ma perde l'amata (e l'incontro) per una questione, diciamo così, "di cuore". Per caso, poco dopo, ne incontra un'altra, Sophie (Chiara Mastroianni), che lo attrae. La frequenta, la sposa, ma scopre anche che Sophie è la sorella di Sylvie. Che fare? Niente, ormai non si possono fermare gli eventi già in movimento ma sarà al quarantesimo compleanno di Sylvie (e il sessantesimo della madre Catherine Devenue) che qualcosa succederà, poiché in questa occasione i cuori di Sylvie di Marc che sembrano essere tornati a battere all'unisono, forse perché sembrano infelici e preoccupati entrambi, ma non quello che ci si aspetterebbe, poiché il cerchio si chiuderà in modo prevedibile ed inaspettato insieme. Tre cuori è perciò un film delicato ed emozionante anche se purtroppo il film non è completamente riuscito.

lunedì 7 gennaio 2019

Dio esiste e vive a Bruxelles (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/07/2016 Qui - Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament) è una surreale, ironica e dissacrante commedia del 2015 diretta dal regista Jaco Van Dormael, bizzarro e fantasioso, come i suoi precedenti lavori e mondi creati nelle sue pellicole (per esempio Mr. Nobody). Qui ancora una volta i protagonisti del suo film non conoscono, non sanno, ignorano e ce lo dimostrano. Ce lo dimostrano dandoci la loro visione della realtà, talvolta così strampalata e assurda ai nostri occhi, da regalarci un sorriso e giustificando il genere del film: commedia. Difatti l'inizio è fulminante e sorprendente, già solo la prima frase "Dio si annoiava, per questo creò Bruxelles" mi ha fatto ridere fragorosamente, creando una sorta di empatia, di identificazione emotiva con la pellicola, anche se di emozionante non c'è quasi niente. Quest'opera inizia come una commedia corrosiva e dissacrante e si sviluppa come un apologo poetico sul senso e la qualità della vita ma anche in qualcosa di assurdo e inaspettato. Nella sfrenata fantasia del regista, Dio vive in un trilocale di Bruxelles, crea il cosmo con alcuni click da un computer che tiene nel suo studio, una immensa stanza piena di fascicoli personali dalle pareti interminabili. Beve birra e fuma come un turco, maltratta e sottomette la moglie (una Dea svagata e impaurita interessata alle pulizie domestiche e al baseball) e la figlia (una ragazzina di dieci anni capace di modesti miracoli che parla di nascosto con il fratello, allontanatosi da casa circa 2000 anni fa, per rincorrere chissà quali ideali). Dio non ama l'umanità, anche se la crea a propria immagine e somiglianza, anzi la detesta e gli piace vederla soffrire. Infarcisce la vita di ognuno di dolori, lutti, perdite, separazioni, crea conflitti religiosi tra le persone per un proprio disegno personale o forse solo per combattere la noia. La figlia Ea ad un certo punto però non ne può più di sottostare alle angherie del padre e decide così di dare una svolta alla sua vita ed a quella del mondo sabotando il lavoro dell'impossibile genitore. Manomette il computer paterno, spedisce a tutti gli umani un sms che contiene la data esatta della loro morte, creando un putiferio di proporzioni planetarie e si mette alla ricerca di sei apostoli che si aggiungeranno ai 12 di Gesù, per scrivere un nuovo testamento 2.0 (da qui il titolo originale "Le Tout Nouveau Testament").