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lunedì 8 febbraio 2021

L'ultima ora (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2021 Qui - Un film (tratto dal romanzo omonimo scritto da Christophe Dufossé) degno di nota, magari non perfetto ma dalla narrazione coinvolgente che ha alla sua base un modello ben preciso come Il villaggio dei dannati privato della sua componente fantascientifica. Nella sostanza questi studenti dotati che costituiscono l'élite di un istituto scolastico di élite rappresentano in qualche modo un marcato scollamento generazionale. Si esprime la paura verso un futuro visto sempre più in rovina. Ben indovinata la scelta di ricalcare tale modello in questa pellicola che permette di creare una buona tensione anche grazie alla buona amalgama che si crea fra il protagonista principale, il supplente (è il Laurent Lafitte di Elle ad impersonarlo degnamente), ed il gruppo di ragazzi, bravi anch'essi (in particolar modo la Luàna Bajrami già intravista ne il Ritratto della giovane in fiamme). Se non fosse per un eccesso di tematiche messe sul tavolo ed un finale a mio modo di vedere un po' paraculo, un piccolo gioiellino. Così com'è rimane comunque un film meritevole di una visione. Voto: 6,5

lunedì 27 maggio 2019

A testa alta (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2018 Qui - La storia di A testa alta (La tête haute), film del 2015 diretto da Emmanuelle Bercot, è un racconto universale e senza tempo che fin dai tempi del François Truffaut de I 400 colpi parla di adolescenti allo sbando, arrabbiati con il mondo ed incapaci di prendersi le proprie responsabilità. Niente di nuovo quindi, tuttavia la semplicità di questa storia è il suo maggior pregio, peraltro sorretto dalle buone interpretazioni del cast. Una storia dove la famiglia fallisce e dove la società si prende carico, fra mille difficoltà, della riabilitazione di un giovane, quando la famiglia non è più in grado di farlo. Al tempo stesso la sua semplicità è anche il limite stesso del film, incapace di andare oltre la convenzionalità della storia stessa. Non è un brutto film certamente, ma non è nemmeno un lavoro che rimane impresso nella memoria, perché non ha qualità tali da offrire quel qualcosa in più della convenzionalità stessa. Il film infatti, che richiama un po' troppo alla memoria l'ancor troppo recente Mommy, eccezionale lavoro del canadese Xavier Dolan, che in un'eventuale competizione gli sottrarrebbe senza difficoltà la coppa, giacché racconta una storia difficile, piena di ricadute e di sbagli, che ci insegna a non gettare la spugna e a non fidarci di chi ci propone soluzioni semplici a problemi complessi, non ci dice niente di nuovo. Anche se alla fine e in ogni caso, (pur senza spiccare) il film riesce nel suo intento di comunicare qualcosa allo spettatore. Il film difatti, che ha anche il merito di lanciare, oltre al giovane Rod Paradot, anche la bella Diane Rouxel, che interpreta Tess, la figlia di un'assistente sociale che grazie al suo amore contribuirà a salvare Malony dalla cattiva strada, grazie a un attento lavoro di ricerca sui casi affrontati quotidianamente dai giudici minorili dalla regista, che torna dietro la macchina da presa dopo la fruttuosa parentesi come attrice in Mon roi: Il mio re (con cui ha vinto il premio come Migliore interpretazione femminile a Cannes), dipinge un ritratto che vuole essere paradigmatico di un disagio sociale diffuso, evitando inutili eccessi melodrammatici.