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lunedì 28 febbraio 2022

Peter Rabbit 2 - Un birbante in fuga (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Forse sono stato una voce fuori dal coro per quanto riguarda il primo Peter Rabbit, che mi era tutto sommato piaciuto. Molto ironico, un po'  Paddington ma comunque godibile ad ogni età. Questo secondo episodio mi sembra molto categorizzante in quanto a target, concentrandosi su un pubblico giovane. Sicuramente il tema principale è la capacità o la possibilità di rimanere se stessi senza snaturarsi. Stanco di essere additato come personaggio negativo, Peter fugge insieme a un ladruncolo, e iniziano le disavventure. Il film ha ancora nello humour un suo punto di forza, seppure qui sia troppo infantile. La tecnica mista di live action e CGI funziona ancora bene. Molto, troppo di già visto, qualche tratto simpatico ma niente di che. Un sequel che riprende le fila del capitolo precedente (squadra che vince non si cambia, Will Gluck torna alla regia, tornano anche Rose Byrne e Domhnall Gleeson, e Nicola Savino doppia ancora Peter), senza esagerare e senza grandi guizzi creativi, però abbastanza fresco e godibile a vedersi. Voto: 6

domenica 7 luglio 2019

Peter Rabbit (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2019 Qui - Dopo il criticabile remake di Annie (l'adattamento cinematografico dei fumetti Little Orphan Annie), il regista Will Gluck ci riprova, adattando la serie televisiva Peter coniglio (Peter Rabbit), basata a sua volta sul racconto di Beatrix Potter (conosciutissima nel mondo anglosassone e meno da noi), uno dei capisaldi della letteratura inglese per l'infanzia. Qualche anno fa una biografia cinematografica con protagonisti Renée Zellweger e Ewan McGregor, che ne aveva raccontato anche la storia d'amore poco convenzionale con il suo editore, ebbe poca fortuna. Forse non ha avuto neanche questo live action tanta fortuna, eppure, rendendo le avventure dell'irresistibile coniglio e della sua combriccola adatte non solo ai più piccini, ma anche ai teenager e agli adulti, il regista riesce a fare centro. Anche perché a parte l'indiretto omaggio all'autrice nel nome della protagonista femminile umana, poco rimane (fortunatamente) dello spirito originale dei racconti (alquanto stucchevole), che si trasformano in una specie di slapstick comedy in stile Tom e Jerry, dove la sfida è tra il roditore astuto e senza paura e un giovane umano che ha la pessima idea di sbarrargli la strada verso i suoi ortaggi. In più, al vecchio e burbero McGregor dei racconti originali (che tira le cuoia a inizio film per un infarto, proprio quando aveva finalmente acchiappato il coniglietto e si accingeva a trasformarlo in una torta da forno) si sostituisce il pronipote Thomas, un personaggio più "fresco". Fresco come il film, Peter Rabbit è infatti, un film (del 2018) divertentissimo e dal ritmo frenetico, che tra musica pop, irriverenza e sarcasmo, assicura risate e coinvolgimento. Realizzato con la stessa tecnica del bellissimo Paddington 2, grazie al lavoro straordinario dell'Animal Logic sulle animazioni e i modelli in CGI dei conigli, Peter Rabbit è un live action pieno di personaggi indimenticabili, a cui è facile affezionarsi per la capacità della sceneggiatura di dipingerli in modo ironico, realistico e gustosamente "scorretto". Oltre ai cattivissimi conigli antropomorfizzati, pienamente convincenti sono, difatti, anche i personaggi umani, in primis un perfetto Domnhall Gleeson (ottimo protagonista di film come Ex machina e Questione di tempo, che farebbe bene a non accumulare altri ruoli come quello dell'insulso generale Hux di Star Wars), che sembra nato per il ruolo dell'impacciato Thomas.

lunedì 28 gennaio 2019

Annie: la felicità è contagiosa (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2016 Qui - Il famoso show vincitore di ben sette Tony Awards a Broadway (Little Orphan Annie), diventato un film classico per i bambini degli anni Ottanta, viene riproposto in chiave contemporanea dal regista Will Gluk con il titolo Annie: la felicità è contagiosa. Non siamo più negli anni '30 ma nella New York contemporanea, Annie non è orfana ma una bambina data in affidamento, tranne questi piccoli cambiamenti ciò che rimane dell'originale è la solarità e l'ottimismo della protagonista il cui sorriso contagioso ci accompagna per tutta la durata del film. Un film (prodotto, tra gli altri, da Jay-Z e Will Smith) che però è il remake di un film del 1982 diretto da John Huston (che non ho visto ma che non fu comunque un successo). In ogni caso Annie: la felicità è contagiosa (2014) è un musical, genere che non tanto apprezzo, ma che si lascia vedere, anche se a tratti, si ha l'impressione che sia una parodia, che raggiunge delle punte di cattivo gusto tali da sfiorare il sublime, con numeri coreografati alla bell'e meglio e attori, pur bravi quasi in blocco, lasciati allo sbaraglio in una storia che mescola piuttosto disinvoltamente diversi temi anche molto attuali e di sicuro interesse, come l'uso dei social network, che creano dal nulla fenomeni virali, il riccone che si sente solo, la piccola povera ma, in un certo senso, felice, ha anche elementi della fiaba (la strega cattiva, impersonata da Cameron Diaz, che nemmeno vestita in maniera pacchiana e con un trucco pesante riesce a non essere bella) nonché di critica sociale, ma ha dalla sua canzoni orecchiabili (la colonna sonora è infatti curata dal produttore Jay-Z, che ripropone cover delle musiche originali del film del 1982) cantate di volta in volta dai vari membri del cast (fortunatamente non tradotte in italiano ma sottotitolate).