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venerdì 30 agosto 2024

The Dirt: Mötley Crüe (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - Focalizzato sulla vita personale dei membri del gruppo, tra piaceri sfrenati e tragedie intense, il film non esplora a fondo l'elemento musicale del quartetto, limitandosi a brevi cenni. La narrazione delle trasgressioni "hard & heavy" è esplicita, rendendo la visione adatta esclusivamente agli adulti. Sebbene sia divertente e sicuramente coinvolgente per i fan della band (non io tra questi), il film non riesce a delineare completamente l'esistenza di un gruppo che ha segnato, in positivo e in negativo, la storia del "rock and roll" della sua era. Vi è più della pura euforia, e questo aspetto risulta carente. Voto: 5,5 [Netflix]

lunedì 27 novembre 2023

Project Power (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/11/2023 Qui - Se in One Piece erano i frutti del diavolo a dare i poteri ai personaggi, in questo Project Power sono delle pillole di provenienza animale. Il concetto è lo stesso ma cambia la formula. Fanta-action passabile ma non trascendentale, qualche difetto lo si nota facilmente, dotato di un ritmo discreto e un paio di protagonisti affidabili (per cui con due attori come Jamie Foxx e Joseph Gordon-Levitt che sono sempre sul "pezzo", specie il secondo, c'è da rilevare la giovane Dominique Fishback che fa una bella figura), delle scene orchestrare discretamente (gli effetti rendono inoltre giustizia, dando una buona interpretazione dei poteri) e una trama lineare quanto basta per avere voglia di guardarlo fino alla fine. Uno spettacolo tutto sommato godibile per un film che con una sceneggiatura meno confusa sarebbe stato di livello più alto ma che nel complesso è vedibile se non si hanno aspettative troppo alte. Voto: 6

giovedì 9 gennaio 2020

Captive State (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2020 Qui
Tema e genere: Un thriller spionistico fantascientifico (ma la fantascienza è marginale), politico ed attuale.
Trama: Gli alieni hanno invaso la terra, ma un gruppo di resistenza a Chicago non si dà per vinto.
Recensione: Ne avevo lette di così tante cose positive che alla fine ci sono cascato, e ne sono rimasto scottato. Una delusione infatti (la prima del nuovo anno) quella scaturita da Captive State, che dalle premesse sembrava essere un film di forte interesse e di riuscita, ma non è così. Il film difatti, da un regista di action medio come Rupert Wyatt (suo il medio ma accattivante L'alba del pianeta delle scimmie), parte con premesse molto favorevoli, stuzzicanti, ma spreca molto presto le sue potenzialità di base, camuffandosi semplicemente sotto forma di film fantascientifico, ma scordandosi di coltivare quell'aspetto, a scapito di una vicenda di resistenza da una minaccia davvero troppo sbrigativamente e superficialmente sviscerata. Inutile affidarsi alle veloci apparizioni dei mostri alieni, resi inquietanti da un uso di effetti fulminei, validi ed efficaci per la durata di qualche attimo, ma poi scordati all'interno di una vicenda partigiana che viene sciorinata in tutta la sua consueta e già ampiamente vista burocrazia di resistenza che non lascia spazio più ad alcun momento di sorpresa o suspense. In questo senso il film appare come un tentativo ibrido scientemente pianificato di accontentare più palati, ma risultando alla fine quasi sempre inefficace a rendersi visivamente e narrativamente piacevole almeno al minimo sindacale, francamente dato erroneamente per scontato a scatola chiusa. Fantascienza, noir, spionaggio, dramma e thriller si fondono in un progetto che a posteriori può essere sicuramente definito come troppo ambizioso. Appare chiaro sin da subito che gli alieni altro non sono che un pretesto narrativo e che la loro presenza sullo schermo non risulti essere fondamentale. Idee nel film ce ne sono, come pure ambientazione e fotografia, ma la storia (più contorta di quello che è realmente, anzi, è pure prevedibile) sembra lasciare un po' tutto a metà. Gli alieni, raffigurati come simili a grossi ricci tentacolari, non sembrano né particolarmente intelligenti, né capaci di comunicare, come abbiano fatto a conquistare la Terra e a farsi amici la maggioranza della popolazione rimane un mistero. I resistenti affermano che gli alieni stanno prosciugando la terra da tutte le risorse, ma nel film come questo accada non si vede né si intuisce (e ancora, se è vero, possibile che in così pochi si oppongano?). Vera Farmiga è sempre brava e bella, ma non si capisce cosa c'entri il suo personaggio di misteriosa prostituta di mezz'età che spia tutti quelli che passano dal suo appartamento, John Goodman (che è comunque uno dei pochi punti forti del film, giacché l'attore riesce a sorreggere sulle sue spalle quest'opera ambiziosa paradossalmente troppo prevedibile nei suoi momenti salienti) nelle vesti di detective indaga, ma il fatto che sia stato collega ed amico del padre dei fratelli ribelli (uno dei due è interpretato da Ashton Sanders di The Equalizer 2 e prima ancora Moonlight) già fa sorgere dei sospetti.

venerdì 31 maggio 2019

Nerve (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2018 Qui - Dopo il documentario sulle insidie del web Catfish e la regia di Paranormal Activity 3 e 4Henry Joost e Ariel Schulman si divertono (e divertono) con Nerve, teen-thriller sulla falsa riga di Black Mirror che, nonostante le tantissime influenze, può vantare un'anima propria. Il film del 2016 è infatti un bel thriller giovanile molto originale (accattivante e intelligente) sulla potenza (e pericolosità) delle app al giorno d'oggi, la cui trama ti porta inevitabilmente a pensare al fenomeno (o presunto tale) Blue Whale, anche se il thriller è decisamente meno allarmistico riguardo al tema dei giovani manipolati dalla Rete. Tuttavia nonostante non ci siano dei legami effettivi tra questo "gioco" e Nerve, le loro regole sono piuttosto simili: persone anonime impongono ai giocatori delle sfide che devono essere superate ad ogni costo. Simile è anche il risultato, giacché in questa realtà, dove ogni proposta, anche la più pericolosa, deve essere accettata, i giovani vengono sopraffatti da un gioco (un pericoloso gioco molto inquietante perché potrebbe veramente succedere) apparentemente innocuo ma che finisce per essere letale. Ed è a questo gioco online, illecito e malato, chiamato appunto Nerve, che Vee (Emma Roberts), studentessa e figlia modello, decide di iscriversi come giocatore per dimostrare all'amica Sydney di essere pronta a correre dei rischi. Questo social game, che si svolge in una New York patinata e discretamente fotografata, la porrà di fronte a sfide con premi in denaro che la porteranno prima a baciare Ian (Dave Franco), un altro giocatore affascinante e spericolato, e poi a diventare la sua compagna nelle prove successive. La profonda complicità che nasce da subito tra i due, spingerà Vee ad accettare sfide sempre più estreme e spericolate risucchiandola in qualcosa di oscuro che non avrebbe mai nemmeno immaginato (e in tal senso l'ansia non manca anche nello spettatore, e non solo nello svolgersi, e degenerarsi, della situazione). Ma quando finalmente si renderà conto del guaio in cui è capitata, cercherà di tirarsene fuori avvertendo la polizia. La verità ha però un prezzo e la prima regola di Nerve è proprio non parlare di Nerve (Fight Club docet). E quindi solo rischiando la propria vita potrà fermare questo stupido gioco, ci riuscirà?