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venerdì 16 luglio 2021

Cam (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Ancora una volta tocca evidenziare il fatto che non ci si trovi al cospetto di un horror, ma se proprio si deve trovare una catalogazione a Cam, forse il genere più adatto è il thriller-porn (soft). Scritto dall'esordiente regista Daniel Goldhaber con Isa Mazzei (ex cam girl che ha tratto spunto dai suoi trascorsi), un altro film sui pericoli di internet come Searching e Unfriended (ma qui la narrazione non privilegia lo schermo del pc). Non mancano tensione ed inquietudine (notevole l'inizio a sorpresa, e il fatto che a molti utenti sembri eccitare parecchio l'idea di assistere a un suicidio in diretta). La protagonista (ben interpretata dalla disinvolta Madeline Brewer, già in The Handmaid's Tale) è caratterizzata con intelligenza, cinica ma mai odiosa né uguale a chi cerca di approfittarsi di lei, ma la parte finale rovina tutto. Nessuna spiegazione, nessun colpevole e la storia ricomincia. La sceneggiatura è infatti piuttosto zoppicante e alla fine si capisce ben poco del perché avvenga il tutto (un inspiegabile doppio fa i suoi show online), molti personaggi sono buttati dentro alla rinfusa così come alcune parti della storia, regna confusione insomma sotto molti aspetti ma una cosa che sicuramente sono riusciti a trasmettere è la compulsione-ossessione per il web e tecnologie affini, cosa ben espressa dalla disperazione iniziale della protagonista e paradossalmente dalla deludente sequenza finale. Ciò che invece vale davvero poco è appunto il metodo usato per risolvere la "grottesca" situazione, alla fine non male, ma la sensazione c'è di occasione sprecata. Voto: 5+

mercoledì 16 settembre 2020

Le ragazze di Wall Street (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - Questo film è tratto da una storia vera, basato sull'articolo del New York Magazine del 2015 The Hustlers at Scores di Jessica Pressler, scritto e diretto (abbastanza bene) da Lorene Scafaria, già regista del gradevole The Meddler. Un piccolo gruppo di belle spogliarelliste che nel pieno della crisi del 2008 decidono di rubare ai ladri, i lupi di Wall Street. Usano l'arma della seduzione, del fascino, della bellezza per irretire uomini spietati, che traggono il loro benessere dalla povertà degli altri. E lo fanno con gli stessi strumenti, il ricatto, la bugia, il furto. Questo il senso di questo film che esalta (forse troppo, c'è una eccessiva carica erotica) la prorompente bellezza nonché dirompente fisicità di Jennifer Lopez perfettamente a suo agio nella parte di Ramona, una bella quarantenne (cinquantenne in realtà) che riesce a gestire le più giovani colleghe (si corre il rischio infatti di confondere il carisma innegabile del corpo-icona-Lopez con meriti di recitazione che le sono in parte riconosciute, come visto anche in Ricomincio da me, ma resta senza dubbio lei il principale motivo di interesse dell'intera operazione). Le lap dancer (tra queste Constance Wu, la giovane e bella Lili Reinhart di Riverdale e Keke Palmer) reagiscono alla crisi attaccando chi la crisi l'ha provocata, e lo fanno senza mezze misure, senza paura. Diventano lupi con i lupi anche se alla fine pagheranno un conto salato con la giustizia. Se il primo tempo è molto divertente e ricco di pungente satira sociale, il secondo tempo diventa più riflessivo e a tratti persino dolce e malinconico. Un buon film che pur non raggiungendo livelli ottimali (resta sullo sfondo la dimensione privata, così come risulta estremamente debole la critica al sistema capitalistico americano), si lascia guardare (se tenuti a freno i bollenti spiriti) in maniera gradevole. Voto: 6

giovedì 9 gennaio 2020

Captive State (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2020 Qui
Tema e genere: Un thriller spionistico fantascientifico (ma la fantascienza è marginale), politico ed attuale.
Trama: Gli alieni hanno invaso la terra, ma un gruppo di resistenza a Chicago non si dà per vinto.
Recensione: Ne avevo lette di così tante cose positive che alla fine ci sono cascato, e ne sono rimasto scottato. Una delusione infatti (la prima del nuovo anno) quella scaturita da Captive State, che dalle premesse sembrava essere un film di forte interesse e di riuscita, ma non è così. Il film difatti, da un regista di action medio come Rupert Wyatt (suo il medio ma accattivante L'alba del pianeta delle scimmie), parte con premesse molto favorevoli, stuzzicanti, ma spreca molto presto le sue potenzialità di base, camuffandosi semplicemente sotto forma di film fantascientifico, ma scordandosi di coltivare quell'aspetto, a scapito di una vicenda di resistenza da una minaccia davvero troppo sbrigativamente e superficialmente sviscerata. Inutile affidarsi alle veloci apparizioni dei mostri alieni, resi inquietanti da un uso di effetti fulminei, validi ed efficaci per la durata di qualche attimo, ma poi scordati all'interno di una vicenda partigiana che viene sciorinata in tutta la sua consueta e già ampiamente vista burocrazia di resistenza che non lascia spazio più ad alcun momento di sorpresa o suspense. In questo senso il film appare come un tentativo ibrido scientemente pianificato di accontentare più palati, ma risultando alla fine quasi sempre inefficace a rendersi visivamente e narrativamente piacevole almeno al minimo sindacale, francamente dato erroneamente per scontato a scatola chiusa. Fantascienza, noir, spionaggio, dramma e thriller si fondono in un progetto che a posteriori può essere sicuramente definito come troppo ambizioso. Appare chiaro sin da subito che gli alieni altro non sono che un pretesto narrativo e che la loro presenza sullo schermo non risulti essere fondamentale. Idee nel film ce ne sono, come pure ambientazione e fotografia, ma la storia (più contorta di quello che è realmente, anzi, è pure prevedibile) sembra lasciare un po' tutto a metà. Gli alieni, raffigurati come simili a grossi ricci tentacolari, non sembrano né particolarmente intelligenti, né capaci di comunicare, come abbiano fatto a conquistare la Terra e a farsi amici la maggioranza della popolazione rimane un mistero. I resistenti affermano che gli alieni stanno prosciugando la terra da tutte le risorse, ma nel film come questo accada non si vede né si intuisce (e ancora, se è vero, possibile che in così pochi si oppongano?). Vera Farmiga è sempre brava e bella, ma non si capisce cosa c'entri il suo personaggio di misteriosa prostituta di mezz'età che spia tutti quelli che passano dal suo appartamento, John Goodman (che è comunque uno dei pochi punti forti del film, giacché l'attore riesce a sorreggere sulle sue spalle quest'opera ambiziosa paradossalmente troppo prevedibile nei suoi momenti salienti) nelle vesti di detective indaga, ma il fatto che sia stato collega ed amico del padre dei fratelli ribelli (uno dei due è interpretato da Ashton Sanders di The Equalizer 2 e prima ancora Moonlight) già fa sorgere dei sospetti.