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lunedì 17 maggio 2021

Café de flore (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Un film sicuramente originale questo di Jean-Marc Vallée, che attinge a piene mani per la costruzione della sceneggiatura ad elementi onirici, parapsicologici e musicali (due storie d'amore che si intrecciano a 40 anni di distanza). C'è difatti una precisa volontà di proiettare lo spettatore in una dimensione onirica, fatta di flashforward e flashback con tanto di sottolineature musicali meta-testuali proprio usando questi stessi ingredienti come propellente di una storia che in realtà è un percorso a ritroso che si intreccia, anche, con una vicenda ambientata in un altro periodo. Il regista (della recente miniserie Sharp Objects) dimostra dunque una grande personalità cercando di fare un film (un film sul dolore dell'abbandono e sull'ironia tragica della vita, che regala fugaci momenti di felicità, difficilmente raggiungibili) con elementi nuovi e che si discostano dal cinema prettamente consequenziale, ma finisce per creare un doppio puzzle disarmonico che non viene terminato con una ricomposizione ma con un colpo di mano. Anche la scelta musicale che avrebbe dovuto essere un elemento trainante e centrale si dimostra piuttosto scontato e poco incisivo (come in parte lo è la Vanessa Paradis poco incisiva). Café de Flore ci lascia il sapore di incompiuto, di un filo non riallacciato (pur sciogliendo i nodi irrisolti nelle vite dei protagonisti) ma resta un film d'autore capace di donare delle perle di delicatezza come l'immagine del tenero abbraccio tra gli altri due piccoli protagonisti dimostrandoci che a sette anni si può sapere dell'amore. Voto: 6+

mercoledì 5 agosto 2020

Yoga Hosers (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/08/2020 Qui - L'ultimo film (visto) di Kevin Smith, non il suo ultimo, anche perché è sempre attivo (non ho comunque ancora visto il Ritorno a Hollywood di Jay e Silent Bob), metaforicamente entra da un orecchio ed esce dall'altro, senza lasciar troppe tracce. Nonostante lo spirito giocoso del film (Yoga Hosers è trash certamente già dai suoi intenti), aspetto che lo rende impossibile da prendere sul serio, mi sia piaciuto parecchio, così come la trama abbastanza originale e assurda (la storia infatti racconta di come due ragazze, dopo essere state costrette a lavorare nel super-market la sera di una fantomatica festa, vengano prima attaccate da due giovani satanisti e poi da un misterioso gruppo di mini-nazisti canadesi), i dialoghi talvolta geniali, i vari cameo (alcuni fantastici, come Stan Lee al centralino), nonostante la pellicola mi abbia intrattenuto e divertito, nonostante tutto ciò, in generale, il film (secondo capitolo della trilogia "True North", iniziata con Tusk, che non ho visto, e che si concluderà con Moose Jaws, di prossima realizzazione) non mi è piaciuto un granché, soprattutto a causa degli effetti speciali terrificanti, mal realizzati, e dei piccoli irritanti, odiosi, esteticamente orribili e, anch'essi, mal realizzati (soprattutto quando esplodono) salsiccia-nazi che invadono il film nella seconda parte (veramente, appena apparivano, avevo solo voglia di spegnere il computer e non vederli mai più). Peccato perché all'inizio mi stava davvero piacendo, grazie soprattutto alle due protagoniste, due teenagers appassionate di yoga che insieme fanno faville, cinematograficamente e non solo. Le due giovani clerks già apparse nel precedente Tusk (che mi toccherà a questo punto vedere) sono interpretate da Harley Quinn Smith, figlia del regista, e da Lily-Rose Depp, attrice e modella figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis che hanno entrambi (francamente risibile quello di Lui) un ruolo nella pellicola (ragazzina che nel frattempo è cresciuta, e bene, come potrebbe notarsi vedendo L'uomo fedele). E insomma passo falso per Kevin Smith, perché anche se Yoga Hosers è una piacevole commedia grottesca, divertente e per certi versi surreale, rimane poco. Voto: 5