Visualizzazione post con etichetta Jean-Marc Vallée. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jean-Marc Vallée. Mostra tutti i post

lunedì 17 maggio 2021

Café de flore (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Un film sicuramente originale questo di Jean-Marc Vallée, che attinge a piene mani per la costruzione della sceneggiatura ad elementi onirici, parapsicologici e musicali (due storie d'amore che si intrecciano a 40 anni di distanza). C'è difatti una precisa volontà di proiettare lo spettatore in una dimensione onirica, fatta di flashforward e flashback con tanto di sottolineature musicali meta-testuali proprio usando questi stessi ingredienti come propellente di una storia che in realtà è un percorso a ritroso che si intreccia, anche, con una vicenda ambientata in un altro periodo. Il regista (della recente miniserie Sharp Objects) dimostra dunque una grande personalità cercando di fare un film (un film sul dolore dell'abbandono e sull'ironia tragica della vita, che regala fugaci momenti di felicità, difficilmente raggiungibili) con elementi nuovi e che si discostano dal cinema prettamente consequenziale, ma finisce per creare un doppio puzzle disarmonico che non viene terminato con una ricomposizione ma con un colpo di mano. Anche la scelta musicale che avrebbe dovuto essere un elemento trainante e centrale si dimostra piuttosto scontato e poco incisivo (come in parte lo è la Vanessa Paradis poco incisiva). Café de Flore ci lascia il sapore di incompiuto, di un filo non riallacciato (pur sciogliendo i nodi irrisolti nelle vite dei protagonisti) ma resta un film d'autore capace di donare delle perle di delicatezza come l'immagine del tenero abbraccio tra gli altri due piccoli protagonisti dimostrandoci che a sette anni si può sapere dell'amore. Voto: 6+

venerdì 29 marzo 2019

Demolition: Amare e vivere (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2017 Qui - Fare tabula rasa, demolire tutto ciò che sta intorno, smontare pezzo per pezzo al fine di raggiungere il cuore malato delle cose, di scoprirne l'ingranaggio difettoso. Si parte da un frigorifero per finire con un'abitazione, nella speranza di trovare l'automatismo inceppato. E' ciò che fa Davis (l'intenso Jake Gyllenhaal) nel film Demolition: Amare e vivere (Demolition), film del 2015 diretto da Jean-Marc Vallée, impassibile dinnanzi alla morte della moglie, anestetizzato da una vita fatta esclusivamente di astratti bilanci finanziari ed ingabbiato in un rapporto matrimoniale nel quale, forse, non ha mai creduto. Insensibile al dolore affronta la dipartita a suo modo mentre monta lo stupore del suocero, incapace di comprendere tale apatia. L'apatia di un giovane uomo che non sapendo come ripartire, decide di "distruggere" (anche se in modo insolito e particolare, ma interessante ed efficace grazie al regista) qualunque cosa. Dopotutto la metafora della distruzione (molto diretta, anche troppo diretta, con toni volutamente esagerati e grotteschi) è sicuramente centrata da Jean-Marc Vallèe, regista di grande talento capace di catturare l'interesse dello spettatore passando per vie anticonvenzionali. Giacché Demolition è un'originale e mai mesta elaborazione del lutto (tramite un'insolita lettera, e poi tante altre, al servizio clienti di una macchinetta inceppata), ma anche una ricerca del proprio io soffocato dal mondo circostante, quello reso sterile dall'assenza di sentimenti e dall'individualismo sempre più esasperato.

venerdì 28 dicembre 2018

Wild (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2016 Qui - Wild è un film del 2014 diretto da Jean-Marc Vallée (nominato al premio Oscar per Dallas Buyers Club) e sceneggiato dallo scrittore Nick Hornby, che racconta la storia scritta da lei stessa in un romanzo quasi omonimo di Cheryl Strayed (interpretata da Reese Witherspoon, comunque all'altezza ma non eccezionale) che, per uscire da una vita alla deriva, decise di intraprendere a piedi un viaggio di 1.100 miglia (attraversando il Pacific Crest Trail, il sentiero montano di 4.286 chilometri che va dai confini meridionali del Messico fino ai confini con il Canada, lungo le catene montuose vicine alla costa Ovest degli Stati Uniti), mettendo alla prova se stessa e i propri limiti. Il film quasi come Into the wild (una copia quasi sputata al femminile) racconta la sfida dell'uomo alla natura e alla vita stessa, ma al contrario qui ci si sofferma soprattutto sull'aspetto emotivo e psicologico della protagonista che dopo aver perso la madre e dopo un divorzio, va in crisi, e quindi le ambientazioni e i paesaggi vanno in secondo piano e questo purtroppo (per io che l'ho visto in super hd) stona leggermente.