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venerdì 19 dicembre 2025

I film del mese (Dicembre 2025)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 19/12/2025 Qui - Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sul Natale, con i classici "Christmas Movie".

Lilo & Stitch (Commedia/Sci-fi 2025) - Un passo in avanti della Disney dopo i numerosi e recenti flop. Il remake live action di Lilo & Stitch si presenta come un film tenero e rispettoso dell'originale del 2002. La sceneggiatura riprende fedelmente gran parte delle scene, scelta che rassicura i fan ma limita la possibilità di reinterpretazioni più audaci. Stitch in CGI è ben realizzato, credibile e divertente, mentre la fotografia delle Hawaii e le musiche contribuiscono a un'atmosfera calda e familiare. Le interpretazioni di Maia Kealoha e Sydney Agudong aggiungono profondità emotiva ai rapporti tra sorelle, rendendo la storia più intensa. Pur senza grandi sorprese, il film (diretto dal regista del delizioso Marcel the Shell) riesce a essere piacevole, equilibrato e adatto a tutte le età, valorizzando la morale e la dolcezza dei personaggi. Voto: 6,5

Predator - Killer dei Killer (Animazione/Sci-fi 2025) - Un film animato antologico che porta i Predator in 3 epoche storiche (vichinghi, Giappone feudale e 2a Guerra Mondiale) con un epilogo sul loro pianeta. L'animazione suggestiva e lo splatter ben dosato rendono ogni episodio coinvolgente, con il segmento giapponese particolarmente riuscito per intensità visiva e silenzi narrativi. Pur con qualche calo nel 3° episodio, il progetto si distingue per ritmo, cura tecnica e un sottotesto anti-bellico che valorizza la cooperazione oltre la violenza. Nel complesso, un capitolo originale e riuscito che conferma la solidità della saga e accresce l'attesa per "Badlands". Voto: 7

Jaws @ 50: The Definitive Inside Story (Documentario 2025) - Diretto da Laurent Bouzereau, celebra il capolavoro di Spielberg a cinquant'anni dalla sua uscita. Partendo dal romanzo di Peter Benchley, ripercorre la nascita del fenomeno cinematografico attraverso filmati d'archivio e interviste a cast, troupe e registi contemporanei, da James Cameron a Guillermo del Toro. Spielberg stesso guida la narrazione con ricordi e riflessioni, mentre John Williams rievoca la celebre colonna sonora. Oltre al dietro le quinte, il film indaga l'impatto culturale e scientifico de Lo Squalo, mostrando come abbia trasformato la percezione degli squali e stimolato iniziative di tutela marina. Piacevole e coinvolgente, pur con qualche eco di lavori precedenti, resta una testimonianza preziosa dell'eredità di un'opera che ha segnato il cinema e la cultura pop. Voto: 6,5

I Fantastici Quattro - Gli inizi (Azione/Sci-fi 2025) - Il primo vero successo cinematografico per il celebre team Marvel, dopo anni di tentativi falliti. Ambientato negli anni '60, recupera lo spirito originale dei fumetti con atmosfere retrofuturistiche e un forte senso di famiglia. Il cast funziona bene, guidato da Pedro Pascal e Vanessa Kirby, mentre Galactus emerge come villain di peso. Silver Surfer risulta invece un po' sacrificato e alcune ingenuità narrative rallentano la seconda parte, ma tra citazioni, umorismo e cura visiva il film (diretto dal regista di Cut Bank) intrattiene e rappresenta (dopo alcuni passetti falsi) un chiaro segnale di ripresa per il MCU. Voto: 6,5

The Witcher - Le sirene degli abissi (Animazione/Avventura 2025) - Un film animato firmato Studio MIR che, pur non raggiungendo la forza narrativa di The Nightmare of the Wolf, conferma la validità dell'universo di Andrzej Sapkowski anche in versione animata. La trama, una rivisitazione dark-fantasy della fiaba della Sirenetta, risulta poco originale e con personaggi non sempre incisivi, ma il comparto tecnico è di buon livello: design curato, atmosfere suggestive e animazioni fluide rendono le sequenze d'azione coinvolgenti. Interessante anche la scelta di riproporre alcune voci storiche della saga, compreso l'interprete videoludico di Geralt. Nel complesso Le sirene degli abissi si rivela un capitolo discreto che intrattiene gli appassionati e lascia intravedere il potenziale dell'animazione come alternativa al live action. Voto: 6

The Old Guard 2 (Azione/Avventura 2025) - Un film che si rivela un sequel debole e inferiore al già poco entusiasmante e/o riuscitissimo primo capitolo. Nonostante il ritorno del cast, il cambio di regia non porta nuova energia e il film soffre di ritmo lento, poca adrenalina e personaggi poco incisivi. Charlize Theron resta l'unica a dare carisma, mentre Uma Thurman come villain appare superflua. La trama è anonima, le scene d'azione scarse e poco memorabili, con qualche spunto interessante solo nel prologo e nel duello finale. Nel complesso, un capitolo mediocre che non rilancia la saga e lascia l'attesa per un eventuale terzo episodio senza grandi aspettative. Voto: 5

The Girl with the Needle (Dramma/Thriller 2024) - Un dramma cupo e disturbante ambientato nella Copenaghen del primo dopoguerra, ispirato a un vero caso di cronaca. La protagonista Karoline, giovane operaia sola e vulnerabile, si ritrova intrappolata in una società ostile e classista, fino a diventare complice di decisioni efferate. Girato in un bianco e nero espressionista di grande impatto, The Girl with the Needle alterna momenti lenti ma atmosferici a sequenze crude e quasi horror, restituendo un senso di ineluttabilità e angoscia. Le interpretazioni, in particolare quella di Trine Dyrholm, rafforzano la credibilità di un racconto che esplora senza reticenze miseria, ipocrisia e nefandezze umane. Un'opera (presentata a Cannes e candidata all'Oscar internazionale) intensa e difficile, non adatta a tutti, ma capace di lasciare un segno. Voto: 7

Il club dei delitti del giovedì (Thriller/Commedia 2025) - Un murder mystery leggero e brillante diretto dal veterano Chris Columbus e tratto dal romanzo di Richard Osman. Ambientato in una casa di riposo nel Kent, segue quattro pensionati detective (Helen MirrenPierce BrosnanBen Kingsley e Celia Imrie) che si ritrovano coinvolti in un vero omicidio. Il film mescola ironia british e giallo classico con ritmo scorrevole, atmosfere curate e un cast ben assortito che sostiene la storia con naturalezza. Pur senza grandi colpi di scena, riesce a intrattenere grazie al tono fresco e amabile, dimostrando che un giallo può essere divertente senza rinunciare al mistero. Voto: 6+

Frankenstein (Horror/Sci-fi 2025) - Non solo un nuovo adattamento del romanzo di Mary Shelley, ma una rilettura intima e visivamente potente del mito. Diviso in tre parti, culmina nel punto di vista della Creatura, dove emerge con forza il tema della solitudine e della ricerca di umanità (mi ha ricordato il bel gioco The Wanderer). Oscar Isaac offre un Victor Frankenstein tormentato e ambizioso, Jacob Elordi sorprende con una creatura vulnerabile e intensa, mentre Mia Goth brilla nei suoi doppi ruoli e Christoph Waltz incarna l'oscurità dell'ambizione scientifica. Scenografie e costumi grandiosi rafforzano l'atmosfera gotica, anche se alcuni effetti digitali risultano meno convincenti. Nel complesso, Guillermo Del Toro (dopo il bellissimo Pinocchio) firma un'opera personale e coinvolgente, capace di rinnovare il mito senza tradirne lo spirito. Voto: 7+

CHRISTMAS MOVIE

Bloody Calendar (Horror 2021) - Una giovane paraplegica riceve per il compleanno un calendario dell'Avvento misterioso che, a ogni apertura, richiede sacrifici in cambio di vendetta e vantaggi personali. La protagonista, interpretata con intensità da Eugénie Derouand, si ritrova così in un percorso sempre più inquietante, dove il dilemma etico e morale diventa centrale. Il film evita facili Jumpscare e gore, puntando invece su un'atmosfera cupa e sofisticata, con un demone dalle fattezze disturbanti e un'estetica che richiama Hellraiser e Silent Hill. Nonostante qualche debolezza di sceneggiatura e un ritmo talvolta statico, la regia riesce a mantenere tensione e a valorizzare l'evoluzione psicologica della protagonista. Il finale ambiguo lascia aperta la riflessione, rendendo questo horror natalizio un'esperienza originale e disturbante. Voto: 6+

An Almost Christmas Story (Animazione/Fantastico 2024) - Un piccolo gufo di nome Moon rimane intrappolato nell'albero di Natale del Rockefeller Plaza e, ferito a un'ala, trova sostegno in Luna, una bambina con disabilità. Insieme affrontano la città e scoprono la magia delle feste, in un racconto che unisce delicatezza e inclusione. Il corto Disney prodotto da Alfonso Cuarón (regia David Lowery) mescola stop motion e animazione tradizionale, con scenari suggestivi e uno stile visivo originale. La storia, ispirata ad un reale episodio, trasmette un messaggio di solidarietà e rispetto per le diversità senza cadere nella retorica, regalando un finale lieto ma non scontato. Voto: 6,5

Silent Night (Horror/Commedia 2021) - Il film parte da un'idea forte (un suicidio collettivo durante la vigilia di Natale per sfuggire a un'apocalisse imminente) ma non riesce a sfruttarla fino in fondo. L'alternanza tra commedia caustica e tragedia nichilista appare sbilanciata: la prima parte indulge in cliché natalizi senza incisività, mentre la seconda si irrigidisce in un tono cupo e monocorde. La regia di Camille Griffin, pur elegante, manca di coraggio nel portare fino alle estreme conseguenze i temi bioetici e generazionali, lasciandoli in superficie. Il ritmo lento e la psicologia dei personaggi (tra questi Keira Knightley e Matthew Goode) poco coerente indeboliscono l'impatto, e il finale ambiguo sembra mascherare una mancanza di sviluppo. Ne resta un racconto pessimista e inquietante, ma incompiuto, che spreca parte del suo potenziale. Voto: 5,5

Dear Santa (Commedia/Fantastico 2024) - Commedia natalizia che parte da un'idea curiosa ma si perde presto in toni zuccherosi e prevedibili. I Farrelly, anche se il film è diretto dal solo Bobby, rinunciano alla loro solita irriverenza per una storia familiare, con Jack Black che non riesce a imprimere la sua solita energia. Qualche risata nella prima parte e un cameo simpatico (Ben Stiller sul finale) non bastano a salvare una trama confusa e poco incisiva, che scivola verso un finale smielato e politicamente corretto (buono comunque il lavoro dei giovani protagonisti). Nel complesso, un film che si dimentica in fretta e lascia delusi soprattutto i fan di Jack Black. Voto: 5+

Uno Rosso (Azione/Commedia 2024) - Film natalizio d'azione diretto da Jake Kasdan che, pur offrendo spettacolo e ritmo sostenuto, soffre di una sceneggiatura piuttosto prevedibile e di personaggi poco approfonditi. Dwayne Johnson ed Chris Evans funzionano come coppia, ma non riescono a dare spessore ai rispettivi ruoli, mentre la villain appare debole e poco incisiva. J.K. Simmons spicca come Babbo Natale, ma il resto del cast rimane in secondo piano. Gli effetti speciali e l'ironia garantiscono intrattenimento, tuttavia la storia si appoggia troppo ai cliché del genere e al consueto trionfo dei buoni sentimenti, risultando godibile ma priva di vera originalità. Voto: 6

Silent Night - Il silenzio della vendetta (Dramma/Azione 2023) - Con "Silent Night" John Woo torna al cinema americano (dopo una pausa lunga decenni e il suo ultimo film in terra d'Oriente dal titolo Manhunt) con un revenge movie essenziale e quasi privo di dialoghi. Brian, segnato dalla morte del figlio e dalla propria menomazione, intraprende una vendetta feroce che lo lega indissolubilmente alla morte. La prima parte, più lenta e drammatica, insiste sul trauma familiare, mentre la seconda esplode in pura azione, con sparatorie coreografate e regia dinamica che confermano la mano del maestro. La sceneggiatura resta semplice e poco originale, ma la scelta stilistica del silenzio e l'intensità di Joel Kinnaman rendono il film coinvolgente, dimostrando che John Woo, a quasi 80 anni, sa ancora dirigere con energia e precisione. Voto: 6

That Christmas (Animazione/Commedia 2024) - Film natalizio animato che intrattiene senza mai sorprendere davvero. La trama è semplice e prevedibile, con personaggi appena abbozzati e situazioni incollate tra loro più per necessità che per coerenza narrativa. Qualche gag simpatica e i consueti buoni sentimenti del periodo rendono la visione piacevole per i più piccoli, ma per gli adulti l'interesse cala rapidamente. L'animazione e le ambientazioni sono curate, tuttavia l'inserimento di tocchi "politically correct" e autocitazioni superflue smorzano la magia della ricorrenza. Nel complesso resta un prodotto leggero, adatto soprattutto ai più piccoli. Voto: 6

Carry-On (Azione/Thriller 2024) - L'ultimo, l'ennesimo film che conferma (dopo alcune virate nel fantasy avventuristico e nel fumettistico) la mano sicura di Jaume Collet-Serra nel dirigere action-thriller ad alta tensione. La storia, pur prevedibile e priva di originalità, funziona grazie al ritmo serrato e alla capacità del regista di creare empatia verso i protagonisti. La prima parte, con il "Viaggiatore" che impartisce ordini via auricolare, è la più intrigante; la seconda accelera con inseguimenti e sparatorie, diventando più frenetica ma anche meno credibile. Taron Egerton convince come eroe per caso, mentre sorprende Jason Bateman in un insolito ruolo da villain. L'uso del Novichok come arma terroristica aggiunge un tocco insolito a un film che, pur non reinventando il genere, intrattiene con efficacia e mantiene alta l'adrenalina fino alla fine. Voto: 6,5

Jack Whitehall Missione Natale (Commedia 2024) - Una commedia natalizia leggera che punta più sull'intrattenimento immediato che sull'estetica o sull'originalità. L'idea del viaggio caotico per tornare a casa in tempo per le feste funziona grazie alla comicità del protagonista e a numerosi cameo che strappano sorrisi (da Michael Bublé a Dave Bautista e Rebel Wilson). Il film gioca con i cliché del genere e inserisce citazioni iconiche (come quella a "Mamma ho perso l'aereo") senza mai risultare pesante o volgare. Non è un capolavoro, ma riesce a divertire e a trasmettere un po' di calore natalizio, perfetto come visione spensierata durante le feste. Voto: 6

Our Little Secret (Romantico/Commedia 2024) - Altra commedia romantica natalizia con Lindsay Lohan per Netflix, stavolta diretta da Stephen Herek. La trama segue Avery e Logan, ex fidanzati che si ritrovano dopo dieci anni scoprendo di avere partner fratelli e una suocera invadente. Il film gioca sugli equivoci tipici delle feste: gag leggere, atmosfera natalizia ben resa e un cast simpatico che strappa qualche sorriso. Tuttavia la scrittura appare prevedibile e poco originale, con situazioni già viste in altre rom-com. In sintesi: una commedia natalizia piacevole ma mediocre, ideale solo per chi cerca leggerezza e mood festivo, senza aspettarsi emozioni forti o novità. Voto: 5,5

Sorella di neve (Dramma/Commedia 2024) - Fiaba natalizia intensa e delicata che affronta temi come la perdita e la resilienza con un linguaggio semplice ma toccante. Ambientata in un villaggio nordico, racconta di Julian, un bambino che ha perso la sorella maggiore e che ritrova la magia del Natale grazie all'incontro con Hedwig, vivace e misteriosa coetanea. La regia (di Cecilie A. Mosli) costruisce un'atmosfera suggestiva, tra scenografie evocative e un tono che alterna leggerezza e introspezione. Pur con qualche ingenuità narrativa e momenti didascalici, il film (tratto dal romanzo omonimo di Lisa Aisato e Maja Lunde) riesce a trasmettere messaggi universali di amore e speranza, risultando emozionante e adatto a un pubblico familiare, anche se più coinvolgente per spettatori adulti rispetto ai più piccoli. Voto: 6,5

venerdì 27 settembre 2019

Lo schiaccianoci e i quattro regni (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann e del balletto Lo schiaccianoci di Pëtr Il'ič Čajkovskij.
Trama: Una ragazzina in crisi per la morte della madre si trova a vivere un'avventura mirabolante in un mondo di fantasia, dove i giocattoli prendono vita.
Recensione: L'effetto Alice attraverso lo specchio (in senso narrativo e non solo di riuscita complessiva) era dietro l'angolo e, infatti, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni (che in termini di ispirazione tuttavia prende anche da Narnia) ci è caduto con tutte le scarpe. Diretto da Lasse Hallström (e per trentadue giorni di riprese aggiuntive da Joe Johnson) l'ennesimo maestoso film della Disney si rivela essenzialmente come uno dei giocattoli di cui parla: eccepibile nella sua forma estetica, ma vuoto se si va a scrutarne l'interno. Con una consequenzialità che si rincorre veloce nel racconto, dove gli eventi accadono con una fluidità che però non sembra giovare alla narrazione, rendendola soltanto più fanfarona, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni presenta un problema già nel proprio titolo, in contrasto con la realtà della propria storia. Non c'è schiaccianoci dentro questo film. O meglio c'è, ma la sceneggiatura va concentrandosi principalmente sulla figura di Clara, riducendo la pellicola ad una sola elaborazione del lutto e della presa di coscienza, escludendo tutte le dinamiche tra la protagonista e il suo compare che rendono veramente intrigante la storia de Lo schiaccianociMackenzie Foy non aiuta poi a supportare questa decisione del racconto. La giovane attrice statunitense non sa tenere sulle proprie spalle il fatto di dover vestire i panni del personaggio principale, riservando una recitazione che mostra dell'incapacità, partendo fin proprio dalle espressioni del voto. Non è però l'unica a dover rivedere il proprio operato all'interno del film. Una Keira Knightley nelle vesti violette di Fata Confetto dà, probabilmente, la sua peggior interpretazione, fatta soltanto di faccette da macchietta che sembrano oscurare la bravura che solitamente la contraddistingue. Sarà per una libertà troppo fantasiosa del film (questa è infatti una versione molto libera, cioè molto diversa, dal racconto Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi di Ernst Hoffmann del 1816 e dalla versione successiva, e meno "horror", di Alexandre Dumas da cui fu tratto il celebre balletto con le musiche di Tchaikovsky, del racconto originario il film mantiene l'ambientazione natalizia e poco altro), sarà per una direzione incorretta degli attori, ma Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni sembra andar peggiorando di man in mano più si procede verso la fine, dove forse l'unica possibilità di riscatto è possibile trovarla nei costumi e nella scenografia. Se si fosse scelto di silenziare il film, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni avrebbe sicuramente rimediato in meraviglia. Risulta infatti irresistibile il designer delle scene e l'arredo che brilla e fa brillare gli ambienti in cui vengono introdotti i personaggi, i quali indossano alcuni tra gli abiti più sfarzosi e minuziosamente elaborati che il cinema abbia visto in questi anni. Uno stupore suscitato dall'incanto per la superficie che non trova riscontro con la sostanza, che può consolarsi visto il suo risplendere in costumi "da favola". Una notte di Natale senza un vero e proprio dono, solo un grande meccanismo cinematografico che stavolta non ha saputo trovare la forza di splendere, se non solo esternamente.

giovedì 29 agosto 2019

Colette (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2019 Qui
Tema e genere: Film biografico basato sulla vita della famosa scrittrice francese Colette, che con la sua opera e la sua storia ha influenzato la cultura e il costume lungo tutto il XX secolo.
Trama: Nella Parigi dei primi del '900, dopo essere stata costretta a firmare i propri romanzi con il nome del marito Willy, la scrittrice e attrice teatrale Colette, emancipata e anticonformista, ottiene il successo meritato combattendo ogni forma di pregiudizio.
Recensione: Film biografico che non rinuncia a nessuna delle secche e delle regole minime del genere, Colette è un ritratto piuttosto convenzionale e stereotipato di una delle icone più trasgressive della Belle Époque, un periodo esplicitamente descritto che per questo irrita leggermente. Una provocatrice che, nella ricostruzione della sua vita firmata da Wash Westmoreland, uno dei due registi di Still Alice (del 2014), si tramuta in una figura edulcorata e ammansita, sminuita con una certa frettolosità da uno sguardo laccato e patinato, che trasmette l'immagine di un'autrice non particolarmente simpatica, piuttosto fortunata e capricciosa, con cui si fatica ad empatizzare. Prima donna nella Storia della Repubblica francese a ricevere i funerali di stato e totem culturale in grado di parlare anche al presente in modi e forme tutt'altro che banali, Colette è interpretata senza alcun nerbo e con scarsissima presa sul personaggio da Keira Knightley, ma è l'intero taglio dell'operazione, per quanto dignitosa sul piano della confezione, a destare più di una perplessità. Della Colette intellettuale ed "abile" scrittrice non c'è infatti praticamente traccia, la sua sessualità vorace e sfrenata e le sue relazioni con persone di ambo i sessi sono evocate con pudico pressappochismo e il film, di fatto, si concentra soprattutto sul rapporto di subalternità di Sidonie-Gabrielle (suo vero nome) con il cialtrone e meschino marito (sebbene si tratti di un legame forzato e scardinato ben presto nel segno della riscossa e della rivendicazione). Tale dimensione narrativa e tematica fa di Colette un prodotto banalmente appiattito su una parabola di empowerment femminile, chiaramente in linea col momento storico in cui è stato realizzato ma privo di reale spessore. Incapace, in definitiva, di stabilire una reale sintonia con la personalità della protagonista.
Regia: Nonostante il regista Wash Westmoreland si sia avvalso della collaborazione di Richard Glatzer (suo marito e coautore per vent'anni, scomparso nel 2015) non riesce a rendere l'importanza di questa donna, considerata dalla Francia una vera e propria risorsa nazionale. Eppure il regista aveva diretto magistralmente una splendida Julianne Moore in Still Alice dove si mostra la progressione spietata del morbo di Alzheimer in una donna scrittrice e docente universitario, facendole vincere anche l'Oscar nel 2015 come migliore attrice.

lunedì 20 maggio 2019

Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2018 Qui - Lo si può criticare, lo si può disprezzare, ma la saga dei Pirati dei Caraibi non è soltanto e ormai un punto saldo della cinematografia commerciale, ma lo spettacolo d'intrattenimento più godibile che ci sia. Perché sebbene la miliardaria saga piratesca di casa Disney mostri oramai con evidenza di avere più di qualche falla, anche con un quinto capitolo ridondante e superfluo eppure spassoso, riesce sempre a divertire e non annoiare. Certo, rispetto ai primi due inarrivabili film, Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar (Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales), film del 2017 diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg e sequel del deludente Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare, soffre un presupposto narrativo quasi inesistente e una trama priva di veri colpi di scena o elementi d'originalità, ma nonostante ciò, lo spettacolo imbastito diverte e coinvolge, la messa in scena si conferma come grande punto di forza della serie e l'uso sovrabbondante di CGI non risulta quasi mai espansivo. In due ore il film infatti, certamente non il migliore dei cinque capitoli sin qui prodotti, ma di cui comunque il giudizio è relativamente positivo, intrattiene incredibilmente alla grande, non solo grazie ad effetti speciali senza dubbio godibili ma anche ad un ritmo decisamente dinamico. Se difatti la storia, che ruota sostanzialmente attorno alla ricerca di un tesoro leggendario e introvabile, in buona parte ha il sapore del già visto, ciò che colpisce è il ritmo della narrazione che, alternando continuamente personaggi e scenari, riesce a non annoiare e a tenere alto l'interesse fino a fare convergere tutto il climax accumulato nei suoi 120 minuti in un finale scontato ma ugualmente interessante, seppur forse troppo esagerato, esteticamente e concettualmente, anche per una saga come questa.

venerdì 22 marzo 2019

Everest (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/08/2017 Qui - Nel 1996 diverse compagnie con le loro spedizioni sfidano i limiti della natura per tentare di far scalare le cime dell'Everest agli scalatori di tutto il mondo. Ben venti spedizioni cercano di arrivare in cima all'Everest nello stesso giorno, il 10 maggio 1996. Ma disorganizzazione, scarsa preparazione fisica e psicologica dei partecipanti, condizioni meteo avverse trasformano ciò che doveva essere l'evento della vita in un dramma da pagare a caro prezzo. Mettendo forse troppo alla prova il proprio coraggio e la propria resistenza, gli scalatori si troveranno infatti ad affrontare ostacoli naturali quasi impossibili da superare e a iniziare così una dura lotta (mozzafiato in tutti i sensi) per la sopravvivenza. Peccato che, se da una parte la ricostruzione di questa tragica salita è ben fatta come il film stesso, dall'altro è sostanzialmente senz'anima. Everest difatti, film del 2015 diretto, co-prodotto e montato da Baltasar Kormákur, con una lunga prima parte dedicata al viaggio preparatorio e all'acclimatazione all'alta quota, e una seconda parte con la tragedia vera e propria, certamente non manca di credibilità e di attenzione nella ricostruzione dei fatti accaduti (naturalmente, secondo la versione scelta dagli autori del film, quella del fotografo Jon Krakauer, uno dei sopravvissuti), ma non centra il bersaglio della grande avventura epica che ti resta dentro. Nonostante scenari incredibili e maestosi, situazioni drammatiche e disperate portate su schermo in modo anche abbastanza convincente, il film è privo di una trama vera e propria che non rende giustizia a questi terribili eventi accaduti realmente, poiché se si va a stringere il film, esso rimane molto anonimo e senza alcuna scena veramente degna di nota.

domenica 17 marzo 2019

Collateral Beauty (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/07/2017 Qui - Ci sono film che ci soddisfano pienamente, parzialmente o per niente. Collateral Beauty, film del 2016 diretto da David Frankel (regista del bellissimo Io & Marley e del passabile One Chance), mi ha soddisfatto collateralmente, anche se non ho capito esattamente cosa significa, ma vedremo dopo, intanto però una cosa è certa, Amore, Tempo e Morte, sono questi i tre elementi che caratterizzano tutte le nostre vite, come ci insegna Howard Inlet (Will Smith), brillante dirigente pubblicitario, prima che una tragedia devasti la sua esistenza. Howard, infatti, dopo la perdita della figlia non riesce più a mettere insieme i pezzi della sua vita, non ha voglia di parlare, non ha voglia di mangiare, non ha voglia di cedere la società. I suoi colleghi e soci (il trio Kate WinsletEdward Norton e Michael Peña) sono così, dopo vari tentativi, costretti ad assumere un'investigatrice privata che dimostri l'incapacità del loro "capo" nel prendere decisioni. Ma l'investigatrice non è sufficiente, e per dimostrare lo stato di follia in cui riversa Howard (altresì scuoterlo e riportarlo alla consapevolezza che la sua vita non è finita), i tre colleghi riescono a coinvolgere un gruppo di attori amatoriali (Keira KnightleyHelen Mirren e Jacob Latimore) convincendoli a prendere parte a un piano del tutto surreale, un piano che in modi imprevedibili riuscirà nel suo intento. Che sia questo un film programmaticamente lacrimevole è ovvio, che si regga su un'astruso e contorto escamotage narrativo, è piuttosto vero. Però il film (visto su Infinity), a mano a mano che scorre, se si accetta l'assurdità dello spunto, conquista un interesse che si fa solido soprattutto verso la conclusione, quando la pellicola si tramuta, quasi, in un thriller sentimentale, con snodi che mettono a fuoco alcune cose apparentemente semplici da decifrare, ma che trovano concretizzazione solo alla fine. E se la regia di Frankel si premura, forse, di voler dare spiegazione a tante cose, d'altro canto mette tanto sentimento nel racconto, del cast le migliori sono le donne, da Naomie Harris, a Helen Mirren, a Keira Knightley e Kate Winslet, che tengono a freno il rischio di ridondanza emotiva della storia. Una storia che tocca tematiche altissime in modo credibile e coinvolgente.

domenica 11 novembre 2018

The Imitation Game (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2016 Qui - La storia da sempre affascina, inganna e ci sorprende, fonte d'ispirazione da generazioni di studiosi, matematici e scienziati, alla scoperta di grandi invenzioni e novità capaci di cambiare il corso della storia di tutti noi e del mondo intero. Fulgido esempio della storia contemporanea è la biografia di uno dei fautori dell'elettronica moderna, colui che ha salvato, secondo le stime dei studiosi di adesso, 14 milioni di persone nella seconda guerra mondiale, ossia Alan Turing, che grazie ad una incredibile macchina riuscì in un impresa, ritenuta all'epoca, impossibile. Una missione tanto importante e segreta, che nessuno fino a poco tempo fa conosceva. E' questo quello che viene svelato in un film (del 2014), che ha riscosso tanto successo, ovvero The Imitation Game, vincitore dell'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con ben 8 candidature, con un grande cast e un attore in particolare, capace di rendere il personaggio unico, Benedict CumberbatchUn film che fa luce su alcune vicende ancor oggi poco note ai più legate alla Seconda Guerra Mondiale, ma non è solo una biografia, è anche una denuncia, un atto di responsabilità ed un'ammissione di colpa, un film che vuole dimostrare i limiti di un paese che proprio nel momento in cui aveva trovato il modo di mettere a tacere una guerra, muovendo un duro scacco alla Germania, non aveva ancora trovato la maturità di accettare la diversità umana. Durante l'inverno del 1952, le autorità britanniche entrarono nella casa del matematico, criptoanalista ed eroe di guerra Alan Turing per indagare su una segnalazione di furto con scasso. Finirono invece per arrestare lo stesso Turing con l'accusa di "atti osceni", incriminazione che lo avrebbe portato alla devastante condanna per il reato di omosessualità. Le autorità non sapevano che stavano arrestando il pioniere della moderna informatica. Noto leader di un gruppo eterogeneo di studiosi, linguisti, campioni di scacchi e agenti dei servizi segreti, ha avuto il merito di aver decifrato i codici indecifrabili della macchina tedesca Enigma durante la II Guerra Mondiale.

sabato 20 ottobre 2018

Tutto può cambiare (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/11/2015 QuiTutto può cambiare (Begin Again) è un film del 2013 scritto e diretto da John Carney (autore di Once, stupendo). Dan Mulligan (Mark Ruffalo), produttore musicale in caduta libera, con una figlia adolescente, un matrimonio fallito alle spalle e il vizio della bottiglia, incontra Gretta (Keira Knightley), una cantautrice inglese (autrice di ballate sentimentali) che si esibisce suo malgrado in un locale dell'East Village. Arrivata a New York col fidanzato quasi celebre (interpretato da Adam Levine, leader dei Maroon 5) e la promessa di una vita da spendere insieme, perderà in un baleno ragazzo e sogni. Ubriaco di sventura ma avvinto dalla sua musica, Dan le propone di lavorare insieme per riprendersi il loro posto nel mondo. Romantico e spassoso, Tutto può cambiare non è assimilabile ad una commedia sentimentale (non esplicita il sentimento e non prelude a una relazione sentimentale), è piuttosto una ballata, un componimento pop(olare) costruito intorno a distinti attimi di felicità.