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sabato 4 maggio 2019

Wonder Woman (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/02/2018 Qui - Da quando il DC Extended Universe è iniziato, non possiamo dire che siano usciti gran prodotti, anche se L'uomo d'acciaio a me piacque abbastanza, certamente molto di più di Batman v Superman: Dawn of Justice, forse meno di Suicide Squad, anche se quest'ultimo parecchio deludente, facendo così sfumare importanti occasioni per la semplice fretta di "raggiungere" gli avversari Marvel. Tuttavia con Wonder Woman, film del 2017 diretto da Patty Jenkins (che con il suo Monster ha dato la possibilità a Charlize Theron di vincere un Oscar) e da cui non mi aspettavo un granché, sono riusciti a fare un lavoro più che discreto. Questa pellicola infatti li supera nel comparto narrativo, dato che in questo caso ci troviamo di fronte ad un blockbuster con una trama molto studiata, ben approfondita ed elaborata, anche se con un po' troppo buonismo che rende alcuni dialoghi prevedibili e alcune scene già viste in molti altri film e che avrei preferito non vedere. Ma come sappiamo non è mai facile produrre un film così "importante" sui supereroi senza commettere errori, che qui in verità, come vedremo, abbondano. Importante perché Wonder Woman è sempre stata una figura supereroistica molto apprezzata (anche grazie alla serie cult con Lynda Carter, che ogni tanto ho visto anch'io) ma anche rispettata, soprattutto per il suo spirito "girl Power" (che si sta affermando​ ultimamente in molte pellicole) e non poteva che essere più attuale che mai in questo periodo cinematografico e sociale.

mercoledì 9 gennaio 2019

Forza Maggiore (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2016 Qui - Forza maggiore (Turist) è un psicologico dramma scandinavo (più precisamente svedese) del 2014 diretto da Ruben Östlund. Il film ha vinto il Premio della Giuria nella sezione Un certain regard al 67º Festival di Cannes, ed è stato selezionato per rappresentare la Svezia nella categoria miglior film straniero ai Premi Oscar. Come detto all'inizio questo film è un dramma, infatti in un villaggio sciistico delle Alpi francesi si consuma un dramma esistenziale e famigliare che indaga le debolezze umane e le relazioni tra individui, l'egoismo e l'incapacità di relazionarsi. E racconta di una famiglia svedese in vacanza sulla neve, che, nel corso di un pranzo su una terrazza di un ristorante, viene letteralmente divorata da una valanga che ad un primo momento risulta controllata (e difatti lo è) ma si avvicina così velocemente da sembrar destinata a travolgerli. Ma è durante il fuggi-fuggi generale che avviene qualcosa di insolito ma naturale ad un primo momento, preso dal panico e dal suo egoismo istintivo, il padre scappa (prendendo con se solo gli occhiali e l'Iphone), lasciando così in asso la moglie e entrambi i figli, che istintivamente invece li protegge. La valanga si arresta poco prima di provocare un disastro (i quattro rientrano sani e salvi) ma ormai le dinamiche familiari risultano profondamente cambiate, e la vicenda fa così affiorare conflitti mai prima rivelati. Perché qualcosa nella coppia si incrina ed è una crepa che è destinata ad aprirsi sempre di più. Basta questo breve resoconto dell'incipit del film per capire che siamo in presenza di un'ottima idea, che il regista svedese, almeno in larga parte, sa sfruttare al meglio. Ma poiché parliamo di un film passato da Cannes, ci sono due strade, o è un capolavoro oppure è di una noia mortale, ebbene qui niente di niente, ma una via di mezzo spiazzante e interessante. Perché Ruben Östlund mette in scena un tema psicologicamente forte, quale frattura può generare in una coppia lo scoprire che il tuo partner amato, il tuo eroe, bello, biondo, forte e protettivo, è una creatura che di fronte ad un pericolo che sembra mortale, scappa, lasciandosi dietro te e i vostri bambini? E poi, intimamente umiliato, ferito dagli sguardi pieni di interrogativi tuoi e dei vostri figli, cerca di rimuovere, rifiuta di riconoscere una vigliaccheria per cui si odia, poi è costretto a prenderne atto come tu esigi, e allora ti sembra sempre più estraneo, alieno, finché (sull'orlo di una spaccatura insanabile) qualcosa inevitabilmente succede.