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venerdì 27 agosto 2021

Zatōichi (2003)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/08/2021 Qui - Personaggio di culto in Giappone, il massaggiatore cieco viene "riletto" da Takeshi Kitano che realizza una pellicola di evasione allontanandosi dai temi (un po' più impegnati) del suo cinema tradizionale. L'apparente semplicità di Zaitochi è però contraddetta dalla molteplicità dei temi trattati e degli stili adoperati. Non solo film di arti marziali, ma anche pochade, farsa e dramma. Il film realizzato (sebbene si tenda a mettere un po' troppa carne al fuoco) risulta molto piacevole. Eppure ad essere onesti senza la presenza (e il tocco magico) dell'impagabile Kitano, questo suo "film di samurai" meriterebbe al massimo un paio di stelle. Personaggi appena abbozzati, colpi di scena fiacchi e assai poco sorprendenti, discutibile ricorso ad effetti speciali fin troppo artificiali, struttura spezzettata e frammentaria, una parte centrale che arranca faticosamente tra lungaggini e lentezze assortite, ma per fortuna c'è lui, il geniale regista/attore a riempire gli innumerevoli spazi vuoti nelle maglie di una sceneggiatura troppo sfilacciata e a dare una risposta ai tanti "perché" che il film pone. Takeshi Kitano, basta inquadrarlo di sbieco nella sua camminata curva e strascicata per riempire lo schermo ed illuminare un'opera altrimenti deludente, egli, con Zatoichi, mette in scena un'indimenticabile personaggio, tenero, buffo, dimesso e auto-ironico (davvero esilaranti alcuni momenti del film), un paradossale esempio di invincibile perdente (lo so: è un ossimoro) nel quale è difficile identificarsi ma che è davvero impossibile non amare. E poiché Kitano è Kitano, alla fine salvo Zatoichi dalla stroncatura aggiungendo una terza stella e sarei tentato di aggiungerne persino una quarta per premiare un finale a dir poco straniante (nella sua totale assurdità) con balletto in vago stile Bollywood, ma francamente sarebbe un po' troppo: voto sufficiente. Voto: 6

venerdì 5 luglio 2019

Shin Godzilla (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2019 Qui - Quando seppi di questo film, mi sembrava che fosse solamente un'operazione furbetta, realizzata solo per riportare in patria (era da decenni infatti che non se ne producevano più) un monumento nazionale dopo l'ottima esperienza americana targata Gareth Edwards (che aveva finalmente azzeccato l'essenza del mostro giapponese più famoso di tutti i tempi), e invece ho dovuto ricredermi. Perché fin dal suo titolo, Shin Godzilla (tuttavia a livello internazionale il titolo è Godzilla Resurgence) ci fa capire che stiamo assistendo ad un'operazione di reboot completo (in giapponese, shin significa nuovo, vero e divino), ponendosi dunque come nuovo inizio (non è infatti un seguito del film originale del 1954, bensì un reboot). In tal senso paradossalmente Shin Godzilla è moderno e satirico. Shin Godzilla ostenta con vigore tutto il suo lato rudimentale e grezzo, apprezzabile perché fa comprendere che non servono attrazioni ultra-milionarie per appagare l'occhio dello spettatore. Shin Godzilla è il nuovo, potente e riuscito kaiju movie che serviva per dimostrare che non sono solo gli americani a gestire i grossi mostri dalla distruzione facile. Là, subito oltre l'oceano Pacifico, i giapponesi hanno perciò rispolverato e ricontestualizzato uno degli esempi più emblematici della loro cinematografia (al tempo) gotica (simbolo e metafora di un secondo dopoguerra emotivamente e realisticamente devastante). Alla regia, di questa produzione dell'anno 2016, vengono scelti Hideaki Anno e Shinji Higuchi: Anno è uno dei registi e animatori più influenti degli ultimi decenni conosciutissimo ovunque per la serie Neon Genesis Evangelion (che tuttavia io non conosco) e per le sue collaborazioni con l'amico Hayao Miyazaki allo Studio Ghibli, Higuchi è un regista e sceneggiatore giapponese, specializzato nel curare effetti speciali, ed ha anche collaborato in più film di Godzilla. E il risultato è incredibile e bizzarro. Incredibile perché ritmato e narrativamente solido (nonostante qualche momento di stanca), Shin Godzilla è un cinema molto lontano dal superficiale patriottismo statunitense.