Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - Un film discreto ma un po' deludente. Nonostante offra ottime
animazioni, grafica e song molto appropriate (bellissime le animazioni
che giocano tantissimo su queste luci riflesse dalle gocce d'acqua
mentre il cielo rasserena, albe, cieli rarefatti, riflessi sulle
nuvole, animazione del cielo fantastica, da favola),
perde nella storia, che ho ritenuto poco interessante. Visto
che è stato uno dei big del 2019, mi aspettavo molto meglio. Non basta
la classica storia d'amore per rendere un film bello, a mio giudizio,
avrei voluto vedere una storia più solida, realistica e uniforme. Troppe
sono le ovvietà e i cliché che si vedono, troppi i luoghi comuni e
l'uso del "già visto". Nel corso delle vicende troppe sono le domande
lasciate senza risposta che ruotano attorno ai due personaggi, e un
terribile senso di déjà-vu con la precedente pellicola di Makoto Shinkai che
a lungo andare tende ad annoiare. Per il
resto propone degli ottimi tratti sentimentali che arrivano
emotivamente. Secondo me perde un po' di smalto nel finale, o forse mi
sono perso qualcosa, visto che sembra un po' approssimativo, forse anche
manchevole di incisività, fortemente desideroso di un happy end a tutti
i costi. Ma questo è un anime ben costruito sui
sentimenti, interessante visivamente e capace di coinvolgere facilmente,
puntando tutto sull'intensità emozionale del racconto e della
caratterizzazione dei personaggi. In questo senso resta un film delicato, condito di tanta tradizione
giapponese. Ma siano lontani dallo stupore della visione di Your Name. Voto: 6+
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mercoledì 24 novembre 2021
Weathering with You (2019)
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Tsubasa Honda
giovedì 30 settembre 2021
Godzilla vs. Kong (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2021 Qui - Avevo molto apprezzato Kong - Skull Island, di meno i due Godzilla (soprattutto il secondo, decisamente mediocre, che il primo, firmato Gareth Edwards, non mi era affatto dispiaciuto), questo seguito congiunto non mi ha impressionato più di tanto. Lo spettacolo di certo non manca quando escono fuori i due colossi, ma era doveroso visti i soldi spesi (200 milioni di budget a disposizione dell'Adam Wingard anche di The ABCs of Death), il problema è quando non ci sono loro due. Gli episodi precedenti (soprattutto l'ultimo) sembrano non aver insegnato molto per quanto riguarda la parte umana. Ancora una volta infatti è questo il punto debole. La computer grafica può sopperire ad alcune carenze dal punto di vista delle idee (gli scontri tra mostri sono piacevoli, anche se ormai sanno un po' di déjà-vu, cambiando solo i combattenti), ma non può fare nulla con i protagonisti in carne e ossa, spesso poco sopportabili. Il risultato quindi, seppur vedibile nel complesso, non può soddisfare come avrebbe potuto con un minimo di cura in più. Lo scontro tra Godzilla e Kong meritava difatti di meglio. Perché va bene che da questo prodotto non ci aspetterebbe nulla più di un film pieno di combattimenti ignoranti, scene esagerate e spettacolari, ed una trama basica ma funzionale, esattamente quello che il film offre, però di più si poteva sicuramente fare. Voto: 5,5
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venerdì 30 agosto 2019
Lupin III - Il film (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento in live action del celebre manga di Monkey Punch, quest'ultimo scomparso recentemente.
Trama: A Singapore, un gruppo di giovani ladri compete per rubare una medaglia da un museo privato. Tra questi vi è anche un giovane Lupin III, nipote del famoso ladro gentiluomo Arsenio Lupin.
Recensione: Lupin, Jigen, Fujiko, Goemon e l'ispettore Zenigata, ci sono tutti, tutti i personaggi di uno dei manga più famosi (e non solo in Oriente) del mondo nel primo live-action riconosciuto dal grande maestro Monkey Punch. Il film diretto da Ryūhei Kitamura vede infatti il ritorno del ladro gentiluomo che, con la sua fida banda, si ritrova a dover scassinare un caveau inespugnabile, di un losco individuo, per rubare la famosa collana appartenuta a Cleopatra. Il tutto mentre l'ispettore dell'Interpol Koichi Zenigata cercherà in tutti i modi di ostacolare i loro piani. Dopo una prima parte di "preparazione", dove le scene, seppur movimentate, possono non portare grande entusiasmo, la narrazione subisce un'impennata e nella seconda parte troviamo l'intrecciarsi e il conseguente sviluppo della trama in maniera gradevole e coinvolgente. In tal senso la sceneggiatura è all'altezza delle rocambolesche avventure di Lupin, con inseguimenti, furti, sparatorie, intrighi e colpi di scena, senza tralasciare le belle ragazze. Certo, all'inizio del film, si fa un po' di difficoltà ad entrare nell'ottica di personaggi conosciuti come anime ma con il proseguimento della pellicola e soprattutto grazie al doppiaggio delle voci storiche, diventano familiari. A proposito di personaggi, i più importanti sono supportati da volti nuovi (alcuni tuttavia del tutto sconosciuti, chi è Pierre?) ed originali (più o meno) che hanno un ruolo importante all'interno della vicenda e "rinfrescano" questa nuova interpretazione che poteva altrimenti risultare banale. Un'interpretazione, una vicenda appunto ben strutturata, anche se ci sono delle particolarità che rendono il film un discreto prodotto e non un capolavoro. La verve umoristica è totalmente mancante, elemento presente nel personaggio di Lupin, soprattutto manca la sua genialità nel mettere in atto gli audaci colpi, gli stessi compagni sono limitati nelle loro specialità. Inoltre ci sono troppe scazzottate ed in certi casi esse sono anche piuttosto confusionarie, si sente la mancanza della mitica colonna sonora della serie, e ci sono troppi personaggi di contorno che limitano il raggio d'azione della banda. Piacevoli sono però gli omaggi alla 500 gialla (sia quella degli anni '70 che l'ultimo modello), il fatto di aver fatto indossare a Lupin, sia la giacca rossa che quella verde, oppure il filmato in animazione. Ma soprattutto, seppur con scene "forzate" e battute scontate, la caratterizzazione dei personaggi è fedele all'opera di Monkey Punch e la scelta del cast risulta essere stata azzeccata, perché seppur per la maggior parte sconosciuti al mondo Occidentale, gli attori entrano abbastanza bene nel ruolo sia per qualità fisiche che per qualità recitative, dando sicuramente uno slancio maggiore al film. Un film che nonostante qualche "difettuccio" ed alcune sbavature, resta ed è un degno adattamento live action di un'opera famosa in tutto il mondo, che seppur non rende giustizia ad una Leggenda come Lupin è sicuramente da vedere.
martedì 27 agosto 2019
Sukiyaki Western Django (2007)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/08/2019 Qui
Tema e genere: Omaggio al western all'italiana, nato dalla volontà del regista Takashi Miike di volerne girare uno.
Trama: In Nevada un piccolo villaggio è conteso fra i Bianchi, guidati da Yoshitsune, e i Rossi, capeggiati da Kiyomori. L'improvviso arrivo di un misterioso pistolero sconvolge i precari equilibri del villaggio, contribuendo a far precipitare in un bagno di sangue una situazione già tesissima.
Recensione: Il successo del Django di Sergio Corbucci del 1966 rese il personaggio del pistolero con l'ingombrante bara, una vera e propria icona del cinema. Non solo per la fama ottenuta a livello nazionale, ma anche all'estero. Molti sembrano aver apprezzato questo lungometraggio. Tarantino, con il suo Django Unchained e la sua passione non celata per i western all'italiana, è il più recente autore ad aver omaggiato la pellicola di Corbucci in un suo lavoro. E poco prima di lui, nel 2007, il noto regista Takashi Miike aveva sfornato il suo personalissimo tributo alla pellicola nostrana: Sukiyaki Western Django, appunto. Miike raccoglie lo stile e l'atmosfera del genere western e lo fonde insieme a quello dell'oriente e della tradizione nipponica. Ad una trama che ricorda immediatamente Per un pugno di dollari di Sergio Leone, si unisce un cast di personaggi assurdi, con una caratterizzazione portata all'inverosimile. Dallo sceriffo schizofrenico fino al capo rozzo col pallino per Shakespeare, tanto da farsi chiamare Enrico. Proprio come il noto sovrano decantato dall'autore inglese. Ed è doveroso menzionare il personaggio di Yoshitzune, esperto nell'uso della pistola ed allo stesso tempo della katana, simboli dei due stili che collidono in questa pellicola. A questo enorme calderone di citazioni, battaglie e sangue, si unisce la violenza tanto amata da Miike. Una pellicola che intrattiene, ben congegnata e curata. Il finale, poi (come l'inizio in cui un certo Quentin fa la sua divertita comparsa) è davvero una bella trovata.
Regia: Un film costellato di errori probabilmente voluti dallo stesso regista, che mette in gioco un simbolismo tipico giapponese mischiandolo alle tipiche atmosfere western in stile Sergio Leone, il tutto con una spruzzata di violenza in puro stile Tarantiniano, niente di originale, tutto alquanto confuso in certi frangenti, eppure come per la maggior parte dei film del regista giapponese (che fortunatamente non rinuncia alla violenza, alla sua natura), riesce ad incuriosire lo spettatore rendendolo partecipe della pellicola.
Trama: In Nevada un piccolo villaggio è conteso fra i Bianchi, guidati da Yoshitsune, e i Rossi, capeggiati da Kiyomori. L'improvviso arrivo di un misterioso pistolero sconvolge i precari equilibri del villaggio, contribuendo a far precipitare in un bagno di sangue una situazione già tesissima.
Recensione: Il successo del Django di Sergio Corbucci del 1966 rese il personaggio del pistolero con l'ingombrante bara, una vera e propria icona del cinema. Non solo per la fama ottenuta a livello nazionale, ma anche all'estero. Molti sembrano aver apprezzato questo lungometraggio. Tarantino, con il suo Django Unchained e la sua passione non celata per i western all'italiana, è il più recente autore ad aver omaggiato la pellicola di Corbucci in un suo lavoro. E poco prima di lui, nel 2007, il noto regista Takashi Miike aveva sfornato il suo personalissimo tributo alla pellicola nostrana: Sukiyaki Western Django, appunto. Miike raccoglie lo stile e l'atmosfera del genere western e lo fonde insieme a quello dell'oriente e della tradizione nipponica. Ad una trama che ricorda immediatamente Per un pugno di dollari di Sergio Leone, si unisce un cast di personaggi assurdi, con una caratterizzazione portata all'inverosimile. Dallo sceriffo schizofrenico fino al capo rozzo col pallino per Shakespeare, tanto da farsi chiamare Enrico. Proprio come il noto sovrano decantato dall'autore inglese. Ed è doveroso menzionare il personaggio di Yoshitzune, esperto nell'uso della pistola ed allo stesso tempo della katana, simboli dei due stili che collidono in questa pellicola. A questo enorme calderone di citazioni, battaglie e sangue, si unisce la violenza tanto amata da Miike. Una pellicola che intrattiene, ben congegnata e curata. Il finale, poi (come l'inizio in cui un certo Quentin fa la sua divertita comparsa) è davvero una bella trovata.
Regia: Un film costellato di errori probabilmente voluti dallo stesso regista, che mette in gioco un simbolismo tipico giapponese mischiandolo alle tipiche atmosfere western in stile Sergio Leone, il tutto con una spruzzata di violenza in puro stile Tarantiniano, niente di originale, tutto alquanto confuso in certi frangenti, eppure come per la maggior parte dei film del regista giapponese (che fortunatamente non rinuncia alla violenza, alla sua natura), riesce ad incuriosire lo spettatore rendendolo partecipe della pellicola.
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