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mercoledì 4 settembre 2019

Manuale scout per l'apocalisse zombie (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/09/2019 Qui
Tema e genere: Horror zombesco dai risvolti squisitamente comici.
Trama: Tre boy giovani scouts, alla vigilia della loro ultima escursione, scoprono il vero significato dell'amicizia tentando di salvare la loro città da un'epidemia di zombie.
RecensioneManuale scout per l'apocalisse zombie è una commedia horror con più di qualche debito sulle spalle, ma che gratifica regalando del sano divertimento e la giusta dose di sangue e arti mozzati. La pellicola diretta da Christopher B. Landon (sceneggiatore di Paranormal Activity 2, 3 e 4 e regista dei poco riusciti Burning Palms e Il segnato, ma anche e per sua fortuna regista in seguito di quel gioiellino che è Auguri per la tua morte) è un mix tra Benvenuti a Zombieland (depurato della geniale carica nerd) e Splatters di Peter Jackson. Quello che viene fuori da questo accostamento è uno spettacolo piacevole, che non ha però la stessa carica innovatrice del primo o la quantità di gore del secondo. Il film però grazie alla scelta dei protagonisti, un gruppo di scout e una barista di night club, riesce a costruirsi una dignitosa identità propria e non è una cosa così scontata. Il film infatti, gioca le sue carte sull'abusato ibrido tra splatter e comicità filo-demenziale, trovando però nella sua messa in scena dei punti di forza tali da elevarlo in parte rispetto a produzioni omologhe. Volutamente ridanciano il film ha dalla sua difatti un ritmo forsennato che, superati i minuti introduttivi, ci trascina in quest'apocalisse zombie (sviluppatasi in un prologo farsesco) che parodia con simpatia i classici stilemi del genere, mettendo al centro del racconto i tre giovani protagonisti e la prorompente e grintosa bellezza della bad-girl di Sarah Dumont (vista in Don Jon e Bad Ass 2, che come attrice lascia a desiderare, ma da altro aspetto fa faville). In questo tipo di script spesso i giovani personaggi risultano adolescenti antipatici e insulsi ma va dato atto che le scelte di casting si sono rivelate in questo caso azzeccate: il Tye Sheridan di Joe, Mud, Effetto Lucifero e soprattutto Ready Player One, Logan Miller (Bling Ring, Effetto Lucifero anch'egli, Prima di domani ed infine Tuo, Simon) e Joey Morgan (l'esordiente del caso) hanno infatti le facce giuste per garantire la complementare personalità dei tre intrepidi scout. L'originalità a tratti si fan sin troppo citazionista ma non mancano comunque una manciata di scene cult: dai ragazzini che provano a distrarre uno zombie, fan di Britney Spears (deducibile dalla t-shirt indossata), cantando Baby one more time alla vecchia gattara con mici annessi trasformati in non-morti, sino alla sequenza del tappeto elastico con tanto di evirazione zombesca, il divertimento di certo non manca nei novanta minuti di visione, con un finale di stampo action horror discretamente coinvolgente. E insomma l'ennesimo tentativo di mescolare il genere "zombesco" con le commedie giovanilistiche stile "nerds" si rivela di fatto riuscito (un po' come successo in Scherzi della natura, anche se apprezzabile per un approccio molto 80's alla materia che per altro): proprio per i tre protagonisti spassosi, per le situazioni e la comicità ben gestite da un regista che proviene dall'horror serio ma dozzinale, elevandosi qualitativamente.

lunedì 3 giugno 2019

Prima di Domani (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/08/2018 Qui - Cosa può succedere quando si ha la possibilità di rivivere la stessa giornata più e più volte? Forse, di riuscire a cambiare qualcosa o, per lo meno, di modificarlo affinché il "non risolto" od il "risolto male" venga cancellato definitivamente, ed è ciò che succede alla protagonista adolescente del film Prima di Domani (Before I Fall), film statunitense del 2017 diretto da Ry Russo-Young e adattamento del romanzo E finalmente ti dirò addio (Before I Fall) di Lauren Oliver. Apparentemente è quindi il classico teen drama (sebbene sia stato definito una commedia dark teen), d'altronde il film segue le vicende di quattro ragazze del liceo (Zoey DeutchHalston SageMedalion Rahimi e Cynthy Wu), le vicende delle classiche belle ragazze (popolari tra i coetanei al pari di quanto sono invidiate) con i loro (in parte) futili problemi, fatto che fa perciò pensare a un film superficiale, e invece Prima di Domani, è un film tutt'altro che banale, tutt'altro che già visto. Perché anche se il film affronta la tematica già più volte espressa in precedenti ed innumerevoli pellicole (Ricomincio da Capo per citarne una), quella, appunto, di rivivere molteplici volte lo stesso identico giorno, esso risulta però ben fatto e con un argomento "didascalico" interessante. Giacché a differenza di altri, il film, che ha un intento spiccatamente moraleggiante e educativo, volto prevalentemente ad un pubblico di ragazzi, che fa proprio il motto "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo", ha il merito d'essere un film meno banale dell'apparenza, perché in grado di trasportarci da osservatori a partecipanti di una realtà che è costantemente sotto i nostri occhi, facendoci capire come spesso le più piccole gocce creino le più grandi onde, dopotutto questo racconto formativo prova a teorizzare gli esiti di quel potere che tutti abbiamo sognato, vale a dire tornare indietro e correggere gli sbilenchi errori adolescenziali, i torti dati e ricevuti, i gesti evaporati e le parole non dette, solo che per la protagonista Sam (la promettentissima classe '94 Zoey Deutch, che tuttavia ben utilizzata fu in Tutti vogliono qualcosa, ma male in Proprio lui? e ancora prima nel pessimo Nonno Scatenato) l'opportunità è collateralmente una trappola senza fine che non fa altro che ribadire l'ineluttabilità di male e morte.

domenica 3 febbraio 2019

Piccoli brividi (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/10/2016 Qui - Finalmente, grazie a Sky Cinema e al suo speciale di Halloween, sono riuscito a vedere Piccoli brividi (Goosebumps), lo aspettavo da molto tempo anche perché come speravo e come è successo il film, che sulla carta avrebbe dovuto trattarsi di un ordinario "filmetto" per adolescenti, certo, il film in questione rientra in questa categoria, offre molto molto di più. E infatti, anche se è inutile ormai dire che i libri non li ho letti e che praticamente non conosco quasi niente di loro a parte qualcosina, Piccoli Brividi, film del 2015 diretto da Rob Letterman, che avvalendosi di un cast ben amalgamato, con protagonista un perfetto Jack Black (che dopo tanti anni di assenza ritorna in grande forma con la sua grande recitazione e comicità espressiva che sempre lo ha contraddistinto nel mondo dello spettacolo), si dimostra ottimo adattamento (anche se non diretto, dopo saprete il perché) di una delle serie di libri per ragazzi più vendute al mondo. Perché prima di tutto abbiamo a che fare con un gioiello di spettacolo pop e un raro esempio di intrattenimento che è in grado di soddisfare spettatori di ogni età. Pellicola inoltre dotata di una chiave intelligentemente vintage che può catturare l'attenzione anche del cinefilo esigente. Insomma un film che conquista. Il tutto come detto prende le mosse da un brillante successo editoriale, quello (conclamato) della serie omonima ("Piccoli Brividi") dello  geniale R.L. Stineche vanta milioni di affezionati giovani lettori in tutto il mondo. Ma il punto forte della pellicola, il grimaldello dell'operazione cinematografica è però la geniale idea dello sceneggiatore Darren Lemke di rendere protagonista lo stesso Stine dell'avventura qui narrata, il quale in prima persona vi appare come il mattatore alle prese coi personaggi mostruosi da lui stesso creati e che ora lo inseguono con cattive intenzioni, guidati dal pupazzo malefico Slappy. La pellicola perciò non è l'adattamento cinematografico diretto di uno dei libri dei Piccoli brividi, la serie di romanzi brevi scritta da Stine (che tra l'altro compare nel film in un piccolo cameo), ma racconta di un universo in cui protagonista è lo stesso Stine che racchiude negli stessi Piccoli brividi i mostri creati. Comunque la Mondadori ha pubblicato all'inizio dell'anno, il romanzo tratto dal film, col titolo Piccoli brividi: La storia. Una storia per ragazzini direte voi, certo, sì, ma se avete già visto o vedrete il film capirete presto che il fascino che lo spettacolo emana va ben oltre la bambinata. Diciamo che il regista (un cineasta di lungo corso come Rob Letterman) ha saputo davvero ricorrere ad estro e genio, disseminando ovunque tracce di un'intelligenza che unisce sapori differenti e crea un corto circuito efficacissimo tra gusto pop e gusto vintage generando uno spettacolo di grande presa emotiva. Situazioni esilaranti, certo indirizzate ad un pubblico adolescente ma di indubbia efficacia per chiunque (io per esempio mi sono divertito da matti).

mercoledì 9 gennaio 2019

Città di carta (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/07/2016 Qui - Città di carta è la seconda riduzione da un libro di John Green dopo Colpa delle stelle (2014) della coppia Scott Neustadter e Michael H. Weber. Il film (del 2015), che quindi costituisce un'altra pellicola tratta da un famoso romanzo, è diretto da Jack Schreirer, e come la precedente pellicola è rivolta ad un pubblico adolescenziale. Che, nel caso di Città di carta, è quella del racconto di formazione e degli amori adolescenziali, che usualmente movimentano le esistenze di milioni di teenager, non un film romantico quindi come è stato invece presentato ma una commedia, poco romantica in effetti. Premettendo subito che non ho letto il libro (non una novità) e può darsi che sia anche meglio del film, ma questo film per chi non ha letto il libro è spiazzante, ma non in senso positivo dato che, per i molti che si aspettavano una storia d'amore, una delle migliaia che vediamo ogni anno sul grande schermo questo film è spiazzante in negativo. Mi aspettavo infatti un qualcosa di simile a 'Colpa delle Stelle' ma invece così non è stato, e ciò mi ha un po deluso, certo qualche novità c'è, ma non così rilevante. Comunque per altri e in un certo senso anche per me, questo film è molto bello perché c'è una morale interessante, ovvero che il film ci insegna di apprezzare le cose che abbiamo e non cercare di raggiungere a tutti i costi un nostro desiderio (qualcosa che pensiamo porrà fine a tutte le nostre sofferenze amorose o di vita) e che in molti casi rimarrà irrealizzabile. Ma prima di passare alle critiche positive e negative, parliamo un po' del film in generale. Protagonisti di 'Città di Carta' sono Nat Wolff, già presente in 'Colpa delle Stelle', e la super-modella (o forse ex) e attrice Cara Delevigne.