Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - I fratelli Anthony e Joe Russo sono specialisti del genere, capaci di valorizzare ogni centesimo del budget confezionando scene adrenaliniche che raggiungono vette di inusitata bellezza (vedi le sequenze girate a Praga), peccato che il tessuto narrativo non sia sempre all'altezza dipingendo una storia che non ha nell'originalità un suo punto di forza. Nonostante ciò l'intrattenimento (di classe) è garantito sia per quanto riguarda la cura dell'immagine (d'impatto la fotografia, nonostante un uso, forse eccesivo, di CGI), sia per la caratterizzazione del villain (bene Chris Evans in un ruolo inedito), ma non male anche il resto del cast (Ana de Armas e soprattutto Ryan Gosling). Molto bene la parte conclusiva, per un film non memorabile ma godibile. Voto: 6 [Netflix]
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mercoledì 31 gennaio 2024
The Gray Man (2022)
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giovedì 14 novembre 2019
Annabelle (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Horror soprannaturale spin-off di The Conjuring - L'evocazione, anch'esso basato su fatti che la coppia di demonologi Ed e Lorraine Warren sostiene essere realmente accaduti.
Trama: John Form regala alla moglie incinta Mia una rara bambola d'epoca, vestita con un abito da sposa. Durante una terribile notte, però, la coppia vede la propria abitazione attaccata violentemente dai membri di una setta satanica. Sangue e terrore non sono la sola cosa che l'assalto lascia loro. Gli adepti hanno infatti evocato un'entità diabolica che niente sembra poter scalfire: Annabelle.
Recensione: Un horror non proprio da buttare è Annabelle, prequel (pur possedendo una trama indipendente) del bel L'evocazione - The Conjuring di James Wan che qui produce affidando la regia al suo fido direttore della fotografia, John R. Leonetti. Il film, nello stile e nella narrazione segue da vicino le cose migliori di The Conjuring, ovvero una confezione impeccabile e insolita per un horror, che nella maggioranza dei casi, mostra una forma impresentabile, sciatta e approssimativa. Qui invece si avverte una grande attenzione alla messinscena, assai curata e verosimile nell'ambientazione vintage anni '70, un uso della luce e degli spazi suggestivo con una sequenza almeno, quella in soffitta, di grande effetto e ampio spazio lasciato agli artifici classici del genere. Una colonna sonora efficace, una gestione della suspense che in un paio di sequenze (i vari oggetti stregati della casa e l'entrata in scena del prete) centra l'obiettivo. Leonetti non ha il talento di Wan, è più che altro un buon impaginatore e la sua storia (l'ennesima variazione della casa infestata) è poco originale (a parte qualche piccola interessante diversità) ma ci mette molto mestiere e non si rifugia nelle facili scorciatoie, fatta eccezione per una risoluzione della vicenda un po' grossolana (però non troppo banale). Come già nel film precedente, si crea inquietudine e tensione senza grossi effetti ma spesso utilizzando con intelligenza la macchina da presa (i brevi ma numerosi piani sequenza), facendo parlare, per così dire, oggetti inanimati e spesso immobili, come la bambola protagonista che per la maggior parte del film è una bambola davvero che non si muove né comunica in alcun modo. Insomma, senza la complessità anche tematica e religiosa del film di Wan, Leonetti porta a casa il risultato facendo leva sulle paure più nascoste e oggettivandole nella storia (la setta di Manson che fa capolino diverse volte) e in situazioni di difficoltà e fragilità. Soprattutto, ha il merito di non raccontare baggianate sul male che cerca di scavare nel modo più essenziale e verosimile possibile. Al di là di un finale debole e di qualche manierismo di troppo, un horror sufficientemente riuscito. L'opera completa è infatti (il tempo poi è gestito in maniera ottimale non suscitando mai noia) apprezzabile.
Trama: John Form regala alla moglie incinta Mia una rara bambola d'epoca, vestita con un abito da sposa. Durante una terribile notte, però, la coppia vede la propria abitazione attaccata violentemente dai membri di una setta satanica. Sangue e terrore non sono la sola cosa che l'assalto lascia loro. Gli adepti hanno infatti evocato un'entità diabolica che niente sembra poter scalfire: Annabelle.
Recensione: Un horror non proprio da buttare è Annabelle, prequel (pur possedendo una trama indipendente) del bel L'evocazione - The Conjuring di James Wan che qui produce affidando la regia al suo fido direttore della fotografia, John R. Leonetti. Il film, nello stile e nella narrazione segue da vicino le cose migliori di The Conjuring, ovvero una confezione impeccabile e insolita per un horror, che nella maggioranza dei casi, mostra una forma impresentabile, sciatta e approssimativa. Qui invece si avverte una grande attenzione alla messinscena, assai curata e verosimile nell'ambientazione vintage anni '70, un uso della luce e degli spazi suggestivo con una sequenza almeno, quella in soffitta, di grande effetto e ampio spazio lasciato agli artifici classici del genere. Una colonna sonora efficace, una gestione della suspense che in un paio di sequenze (i vari oggetti stregati della casa e l'entrata in scena del prete) centra l'obiettivo. Leonetti non ha il talento di Wan, è più che altro un buon impaginatore e la sua storia (l'ennesima variazione della casa infestata) è poco originale (a parte qualche piccola interessante diversità) ma ci mette molto mestiere e non si rifugia nelle facili scorciatoie, fatta eccezione per una risoluzione della vicenda un po' grossolana (però non troppo banale). Come già nel film precedente, si crea inquietudine e tensione senza grossi effetti ma spesso utilizzando con intelligenza la macchina da presa (i brevi ma numerosi piani sequenza), facendo parlare, per così dire, oggetti inanimati e spesso immobili, come la bambola protagonista che per la maggior parte del film è una bambola davvero che non si muove né comunica in alcun modo. Insomma, senza la complessità anche tematica e religiosa del film di Wan, Leonetti porta a casa il risultato facendo leva sulle paure più nascoste e oggettivandole nella storia (la setta di Manson che fa capolino diverse volte) e in situazioni di difficoltà e fragilità. Soprattutto, ha il merito di non raccontare baggianate sul male che cerca di scavare nel modo più essenziale e verosimile possibile. Al di là di un finale debole e di qualche manierismo di troppo, un horror sufficientemente riuscito. L'opera completa è infatti (il tempo poi è gestito in maniera ottimale non suscitando mai noia) apprezzabile.
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sabato 23 marzo 2019
Mississippi Grind (2015)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - Mississippi Grind (Drammatico, Usa 2015): Ben Mendelsohn (Black Sea e tanti altri) interpreta un uomo preso dal gioco d'azzardo compulsivo, cosa che lo ha rovinato nella vita e continua (egoista sempre) a rovinarlo. Una sera però al tavolo da poker incontra un misterioso e fascinoso uomo (Ryan Reynolds, moltissimi altri) che sembra dotato dell'incredibile potere di riuscire sempre ad azzeccare ogni tipo di scommessa. Venuto a sapere di un grande incontro di poker a New Orleans, il giocatore compulsivo convince il nuovo amico ad andare con lui, l'uomo è indebitato, e vede la situazione come l'occasione per rifarsi. Sarà un lungo (ed estenuante) viaggio, e, come da tradizione per molti road movie, molti saranno i temi affrontati (purtroppo non tutti approfonditi in modo efficace), su tutti appunto quello del (più volte bastardo) gioco d'azzardo ma anche, direi, dell'amicizia, però in modo superficiale e non sempre convincente. Colpa di una storia troppo semplice, largamente prevedibile, lungamente statica, banale e semplicemente noiosa (personalmente intendo). Buona anche se disfunzionale la musica blues di sottofondo, sufficiente l'interpretazione degli attori protagonisti (seppur entrambi sottotono) ma davvero mediocre è la resa finale. Poiché questo film in sintesi può essere considerato "la noia" fatta a pellicola. Voto: 5
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