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giovedì 27 ottobre 2022

Matrix Resurrections (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - La "resurrezione" dell'universo di Matrix affidata ad uno degli ex fratelli, ora sorelle Wachowski, inizia con un interessante esperimento meta-cinematografico in cui il personaggio di Keanu Reeves è un ideatore di videogiochi. Questo prologo lascia poi spazio ad una storia che ricalca i due poco riusciti sequel della pellicola originale, con una trama praticamente incomprensibile, azione confusa e ripetitiva e scelte di casting sbagliata degli interpreti comprimari. Troppi personaggi mediocri e inutili, chiacchiere inutili, idee abbozzate che non vanno da nessuna parte. In definitiva un film (che pare un'episodio mediocre di Animatrix) inutile (di una durata oggettivamente esagerata) nonostante la prova matura del suo carismatico protagonista. Voto: 5,5

sabato 20 novembre 2021

La tigre bianca (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Un amaro apologo sulla divisione in caste, basato su una sceneggiatura intelligente (una sceneggiatura non originale, e ci sta, candidata agli Oscar, si tratta infatti dell'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Aravind Adiga del 2008) che mette bene in evidenza l'immobilismo e le forti sperequazioni della società indiana. Sembra il classico racconto di lotta per la sopravvivenza e ascesa sociale nell'India morsa dalla povertà, ma questo anti-Millionaire va oltre, e affonda il coltello nella cancrena delle caste e nella corruzione, con cinismo, prima seducendo lo spettatore con i toni della commedia per poi inghiottirlo in un mondo tutto marcio dove nessuno si salva. In questo senso, magari non tutto può apparire coerente come caduta o ascesa del protagonista, ma ha il merito di rinunciare alle sequenze melodrammatiche o telefonate. Voce off, qualche lungaggine e qualche virata favolistica, sono riscattate dall'interpretazione del giovane Adarsh Gourav (nel suo primo ruolo da protagonista) e dalla cura scenografica, anche se un po' troppo patinata. Una storia tagliente, implacabile, universale, diretta da Ramin Bahrani (regista anche del film tv Fahrenheit 451), da non sottovalutare e possibilmente vedere. Voto: 6,5

martedì 14 maggio 2019

Baywatch (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/03/2018 Qui - In piena tendenza con i revival che stanno riportando a galla tutti i culti televisivi e cinematografici degli scorsi decenni (poiché purtroppo Hollywood può tutto), ecco Baywatch, il film basato sull'omonima serie tv anni '90 che racconta le avventure dei bagnini guidati da David Hasselhoff alias Mitch Buchannon. Poteva infatti mancare Baywatch fra i tanti franchise da trasporre al cinema? No, ma avrei preferito di si. Non perché tenga particolarmente a cuore quella serie, ma perché dopo il deludente e davvero mediocre reboot di CHiPs, anche in questo adattamento i toni si fanno ben più demenziali, mentre l'umorismo cresce d'intensità fino a sfiorare la parodia. La serie originale era molto kitsch certo, ma si prendeva relativamente sul serio, perché pur avendo elementi da commedia, non scivolava mai nell'autoironia. Il film dell'esperto del genere Seth Gordon (Come ammazzare il capo… e vivere felici, Io sono tu) all'opposto infatti (la cui cifra stilistica verte al surreale-demenziale con qualche sterile gag volgarotta e una lieve exploitation che non sfocia mai nel nudo gratuito), predilige appunto l'umorismo smaccato anche quando affronta gli snodi drammatici, con i suoi intrecci criminosi che sfociano in situazioni comiche o paradossali. Il risultato è che riprendendone gli spunti non si fa altro che replicarla, aggiornando ovviamente (e solo) il reparto gnocca, cosa che, per carità, fa molto piacere, ma è forse davvero poco e/o troppo. Si certo, i tempi cambiano e questo film ne è un lampante esempio, ma questo Baywatch è tamarro, scontato, semplicistico e volgarotto, basilare e sessista. Tuttavia poiché il suddetto non si vergogna di essere proprio ciò appena descritto, e poiché sa dove vuole arrivare, arrivando abbastanza bene e dicendo bene quel (molto poco) che vuole dire, è da premiare l'onestà del regista, che riesce in ogni caso anche elevando all'ennesima potenza il materiale di partenza, a mettere in piedi un film onesto e divertente (scoppiettante), certamente sopra le righe, come detto frivolo, sboccato e volgare ma mai compiaciuto, coerentemente divertente.