Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Argomento interessante per un film tuttavia lento e un po' noioso. Una delle operazioni di spionaggio più complesse (e riuscite) di sempre. C'era il materiale per tirar fuori il classico e solido film storico inglese. E in effetti il film classico lo è, solido un po' meno. John Madden (regista di Miss Sloane tra gli altri) si affida ad attori di tutto rispetto, a partire da Colin Firth, peccato che infarcisca il film di sotto-trame ridondanti (su tutti una sotto-trama amorosa da rivista patinata che a tratti è controproducente), che se da una parte valorizzano il lato umano di queste spie, dall'altra appesantiscono il film. Niente male comunque. In generale sufficiente, principalmente per una seconda parte che riesce ad alzare il ritmo della vicenda e creare più interesse per la conclusione della missione, ma è una pellicola che ha i suoi difetti. In ogni caso istruttivo per la Storia che racconta. Voto: 6
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venerdì 28 aprile 2023
lunedì 1 luglio 2019
Vi presento Christopher Robin (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/02/2019 Qui - Non ho mai amato l'orsacchiotto giallo, men che meno il suo amichetto umano, eppure è impensabile non conoscere Winnie the Pooh, dal 1961 nella famiglia Disney, mentre è più probabile non conoscere la vera storia dietro la storia. Una storia che questo film racconta. Vi presento Christopher Robin (Goodbye Christopher Robin), film del 2017 diretto da Simon Curtis, è, infatti, un film dedicato ad uno dei giovani protagonisti dell'universo disneyano: il bambino biondo e delicato che si accompagna, nelle sue avventure, all'orsetto più goloso di miele di tutti i tempi, Winnie the Pooh, suo fedele compagno di giochi e tenero amico d'infanzia. Se pensate, però, che la pellicola sia semplicemente un film per ragazzi, in cui trionfano le buone azioni e il valore dell'amicizia, vi sbagliate. Perché anch'io lo pensavo all'inizio (non conoscendo niente), salvo poi ricredermi di fronte ad una storia molto diversa, più terrena, più "cruda". Il film difatti, non racconta solo come è nato uno dei personaggi più iconici della seconda metà del XX secolo, Winnie the Pooh, insieme ai suoi compagni di avventure (Pimpi, Tigro, Ih-Oh) abitanti della Foresta dei Cento Acri, ma racconta soprattutto la vita di A.A. Milne, che ha combattuto durante la Prima guerra mondiale, tornandone con un disturbo post traumatico da stress, racconta la sua crisi una volta rientrato in società (perché abbiamo combattuto una guerra per porre fine a tutte le guerre ma non è cambiato nulla) e il suo blocco dello scrittore. Si addentra nel difficile rapporto tra l'autore, interpretato da Domhnall Gleeson, e sua moglie Daphne (Margot Robbie) e in quello, ancora più difficile, con il figlio Christopher Robin (Will Tilston). Billy Moon (in famiglia chiamato così), in fondo, era solo un ragazzino che voleva l'amore di suo padre e si è ritrovato, da persona, a diventare (quando egli decide di scrivere un libro per lui, che finisce per diventare un libro su di lui) un personaggio, artefatto e fittizio, depauperato di un mondo fantastico che inizialmente era solo suo. Christopher Milne (così, da adulto, fu chiamato dai suoi amici) non a caso non prese mai un centesimo dagli introiti prodotti dai libri su Winnie the Pooh. Questo perché anche se lui ha poi capito l'importanza del suo ruolo, mai poté dimenticare l'inaspettata sua popolarità, il suo essere suo malgrado una star mediatica, che lo mise parecchio in difficoltà, con un disagio sempre crescente, esasperato dalla notorietà e dalla lontananza dei genitori.
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martedì 14 maggio 2019
T2: Trainspotting (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/03/2018 Qui - Era il 1996 quando nelle sale usciva Trainspotting, pellicola diretta da un giovane ma già talentuoso Danny Boyle (che negli anni a venire vincerà meritatamente un Oscar per The Millionaire). Il film, tratto dall'omonimo romanzo dello scozzese Irvine Welsh, segnò un'intera generazione portando sullo schermo in modo del tutto originale ed inedito le vicissitudini di un gruppo di ragazzi di Edimburgo, uniti non solo dall'amicizia ma soprattutto dalla comune dipendenza dall'eroina. In un mix originalissimo infatti, si intrecciavano appunto le vicende di quattro personaggi, alle prese con problemi di dipendenza, violenza, microcriminalità, sentimento e morti paradossali ed inquietanti e al centro protagonista assoluta l'eroina, con tutti i suoi annessi e connessi, aveva anche un passo e un tratto assolutamente originali, soprattutto per il tema trattato. Potente e smodato, estremo in tutti i sensi, con una colonna sonora convulsa e frastornante, perfettamente in linea, con quella storia di tossicodipendenza, fuori dalle righe e dai cliché. Il sequel (del 2017) con lo stesso regista, intitolato T2: Trainspotting, che riprende la storia dei quattro personaggi, dopo vent'anni, non ha però più niente del tono dissacratorio e trasgressivo della pellicola precedente. Perché certo, Boyle ci fa rivivere le suggestive atmosfere che ci avevano affascinato e coinvolto nel primo film (che io personalmente comunque non ritengo un mio cult, anche perché a rivederlo oggi, per la prima volta da quando è uscito nel 1996, è un film di bruttezza epocale, e poi a parte alcune "incredibili" scene poco lo si ricorda), ma questo sequel molto meno irriverente e scorretto del primo, altresì più operazione commerciale che nostalgica, non è un film completamente riuscito. Perché anche se tuttavia la nostalgia è perennemente presente in questo secondo episodio (ben costruito senz'altro, ma, al contrario del primo, troppo conformista), quest'operazione nostalgia non arriva ai fasti dell'originale, vive certamente di momenti, di qualche lampo ma la trama complessiva non convince.
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