Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Uno dei tantissimi film cult anni '80 per ragazzi alla prese con la
voglia di scappare di casa e godersi avventure inaspettate. Colpito da
un adattamento del titolo discutibile, come la maggior parte delle
pellicole di quel periodo, Tutto quella notte (una sorta di versione per
tutta la famiglia di "Fuori Orario" di Martin Scorsese e "Tutto in una
notte" di John Landis) è il primo film diretto da Chris Columbus, un
mago del cinema per ragazzi, più conosciuto per altri (grandi) lavori
(come regista soprattutto uno, come sceneggiatore tanti altri). In
questo film la sua regia si vede tantissimo, specialmente anche nelle
piccole trovate che ritroveremo in suoi lavori successivi. Il cast è in
gamba (spicca ovviamente la bella Elisabeth Shue, a quei tempi
indimenticabile, particine per Penelope Ann Miller, quasi
irriconoscibile sotto il trucco da nerd, e Vincent "Palla di Lardo"
D'Onofrio, irriconoscibile magro) e anche i giovanissimi attori sono a proprio agio, per un ora
e mezza circa di divertimento leggero e senza pensieri. Mette in scena
una storia semplice, con personaggi stereotipati, ma non piatti, in una
storia che magari vederla con gli occhi di adesso risulta un po' assurda
ed ingenua, ma che risulta sempre molto divertente (e con la dose giusta di "zucchero").
Tanto ritmo, gag all'acqua di rose ma che spesso fanno sorridere (come
la simpatica sequenza del babysitting blues) e una colonna sonora
adeguata (apertura e chiusura perfetta). Tutto per una pellicola (che si trova su Disney Plus con i sottotitoli) rocambolescamente godibile. Voto: 6+
sabato 30 luglio 2022
Tutto quella notte (1987)
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Boiling Point - I nuovi gangster (1990)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - L'attimo di ribellione di un giovane sfigatello dà il via ad una
reazione a catena di violenze e crimini, in un rincorrersi di situazioni
paradossali e di personaggi buffi, cupi e grotteschi, in specie quello
interpretato da Takeshi Kitano. Non mi ha convinto fino in fondo questo
secondo film del regista giapponese, a differenza del primo Violent Cop
che era un discreto noir e che già tracciava il percorso che il regista
seguirà in futuro. Anche questo film prova a farlo, ma risulta
caratterizzato da silenzi che a mio parere mancano della giusta
intensità emotiva e non riescono a riempire il vuoto lasciato dalla
mancanza di una colonna sonora, ma sembrano più dovuti ad idee poco
chiare che ad un tentativo poetico (o forse sarà che Kitano mi ha
abituato troppo bene nelle sue successive opere). Un film pieno di sano e
divertente cinismo che rende più digeribile la violenza di una realtà
che assume i connotati del sogno, e che si rivela in un finale che torna
al punto di partenza e, sinceramente, poteva essere migliore. Un Kitano
minore, decisamente, ma sempre meritevole di visione. Voto: 6+
Mondocane (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Con La Terra dei Figli (che mi piacque in ogni caso di più), Mondocane è
l'altro rappresentante del cinema italiano distopico nel 2021. Un
prodotto interessante e abbastanza coinvolgente, anche se non
originalissimo in una vicenda abbastanza prevedibile. Una specie de "La
Paranza dei Bambini" ambientato in una Taranto post-catastrofe. Se
l'affascinante ambientazione è solo un pretesto narrativo che poco si
amalgama al film e non ne è parte realmente integrante, funziona
decisamente meglio il racconto dei due amici (poi nemici) che crescono e
scoprono la dura vita dei bassifondi. Interessante in tal senso il
discorso (che però rimane in superficie) del "potere del potere" e della
fascinazione del capo (un Alessandro Borghi non così centrale come però
ci si aspetterebbe). Lo
scontro tra un ragazzo idealista/umanista e quello più pratico e pronto a
"far carriera" è un po' già visto (ed evitabile era forse anche la
piccola e tenera storia d'amore) ma l'opera di Alessandro Celli è interessante, nonché coraggiosa, pur nella sua incapacità (e
forse non volontà) di addentrarsi veramente nei sottotesti che apre e
poi lascia in sospeso. Ma resta un'opera di indubbio valore e tecnicamente di livello che merita senz'altro una visione. Voto: 6
Tre piani (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Tra (presunti) stupri, processi, morti, calunnie e altre graziose
faccende (nel condominio più sfigato di Roma), tutto
finirà incomprensibilmente a tarallucci e vino: non sembra un film di
Nanni Moretti (Mia madre era certo migliore) e probabilmente il fatto che è tratto da un
romanzo (omonimo) di Eshkol Nevo, evidentemente rimaneggiato anche dallo
stesso regista insieme ad altri, non è
un caso. È difficile parteggiare per qualcuno in una pellicola in cui
tutti i personaggi sono antipatici, e non solo per i difetti imposti dal
copione: i limiti di recitazione sono fin troppo scoperti e solo
Andrea Giannini, Alba Rohrwacher e Margherita Buy lasciano un buon
ricordo di sé sullo schermo. Inutile accanirsi su Moretti, perfetto nel
suo stile recitativo in
levare nelle parti leggere o surreali, ma totalmente fuori parte in un
ruolo drammatico come questo. La morale dovrebbe riguardare il perdono e
la comprensione, ma a fronte di un'opera così sgangherata anche dal
punto di vista logico (soprattutto nell'episodio che ha per protagonista
Riccardo Scamarcio, in cui non ha sostanzialmente mai senso
nulla) è
complicato
prendere sul serio qualsiasi cosa. Un film che espone tanti avvenimenti
ma in definitiva non particolarmente stimolanti. Voto: 4,5
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Eternals (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Gli Eterni non sono certo fra i personaggi di punta dell'universo
fumettistico della Marvel. Poco male perché anche con personaggi di
secondo piano ci si può ricavare qualcosa di buono (Ant Man), se non
addirittura ottimo (I guardiani della galassia e Deadpool). Non è il
caso di questo film, che come per Shang-Chi e Black Widow si perde nel vortice della medietà delle ultime deludenti produzioni (ha accenni davvero vaghi all'Universo Marvel). Chloé Zhao fresco Oscar per Nomadland poteva
essere una garanzia, ma aldilà della presa paesaggistica del film, il suo
apporto mi sembra al livello di pilota automatico. Non aiuta certo il
numero alto dei personaggi che non consentono uno scavo approfondito dei
caratteri, quindi rimane ovviamente ad un livello di medietà con
propensione verso il basso. Se si fa l'esempio della Angelina Jolie, non
si capisce per tutto il film se è sbroccata di suo, rimbambita o scoglionata, non è
dato sapere. C'erano degli spunti buoni ma nemmeno i dialoghi aiutano
vista la loro ovvietà. La narrazione abusa un po' troppo di flashback e
francamente mi è sembrato che il ritmo vada in stand-by spesso come la
nota legge americana degli spiegoni che colpisce da sempre. Non fa
completamente schifo, però ha poco per emergere e soprattutto non
sfrutta i buoni spunti che offriva (poco riuscite le parti comiche). Un film di livello medio e nulla di
più. Voto: 6
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Un eroe (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - A seguito di un gesto di grande generosità, un detenuto diventa una
sorta di eroe, ma ben presto la situazione si ribalta. Tornato in Iran
dopo la deludente esperienza europea con Tutti lo sanno, Asghar Farhadi
continua a fare il suo (miglior) cinema: ricco di senso e di tensione
morale, beneficamente dispensatore di dubbi e domande nonché privo di
certezze e risposte definitive. Una sorta di thriller morale (popolato
da personaggi che hanno tutti o quasi i loro torti e le proprie ragioni)
che sa coinvolgere lo spettatore fino alla fine, grazie ad una sapiente
sceneggiatura ed a ritmi che si mantengono alti per tutta la durata
della pellicola. Asghar Farhadi il suo lo sa fare sempre molto bene, e
Un eroe lo conferma. Perché sebbene il film non abbia la potenza
narrativa di Una separazione o quella drammatica de Il cliente è
però
l'ennesimo notevole film di un autore fondamentale degli ultimi due
decenni. Appassionante, a tratti un po' macchinoso e pedante (enfatizzante), ma di forti emozioni, che fanno riflettere, e che
certamente non lasciano indifferenti, ben riuscito. Voto: 6,5
Uno di noi (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - È chiaramente il cinema di Clint Eastwood l'elemento ispiratore
principale di questo "tardo western" che propone personaggi solidi e di
poche parole (la coppia Diane Lane-Kevin Costner, quest'ultimo in stile e versione da Yellowstone, è scelta perfettamente, perché con i loro volti
sappiamo fin da subito che non molleranno, e daranno filo da torcere
alla famiglia che ha rapito il loro nipotino), ben caratterizzati dalla
sceneggiatura e che ricordano quelli del grande attore e regista
americano (seppur in verità è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo del 2013 scritto da Larry Watson).
Un film con momenti di violenza inaspettata ma ben inseriti
in una storia che si segue piacevolmente, "immersa" negli splendidi
paesaggi del Montana e del Dakota. Non mancano alcuni momenti di stanca e
non tutto torna nello scontro finale, ma registra comunque dei sani
momenti di tensione. Un buon film. Voto: 6
Greta (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Neil Jordan utilizza lo stalking portato alle estreme conseguenze per un
discreto di thriller di intrattenimento che prende modelli già
preesistenti, i quali a loro volta sono il palcoscenico per un buon cast
tutto al femminile in cui la presenza inquietante della Isabelle
Huppert (già avvezza a tali interpretazioni) getta la sua malefica esca per la
giovane Frances, una convincente Chloë Grace Moretz (era solo sexy in Tom & Jerry). Lavoro dignitoso di un regista
navigato, però (molto) al di sotto della sua ultima prova di Byzantium.
Purtroppo nella seconda parte scende un po' di ritmo, le cause del
disagio psicologico dell'antagonista sono poco approfondite e quindi
resta la sensazione di fondo che alla fine il tutto per quanto buono
sarebbe potuto essere migliore. Dopotutto si consuma sì attraverso una
vicenda indubbiamente carica di tensione, ma anche prevedibile e
scontata, comunque sadico e delizioso l'epilogo a tre. Voto: 6
The Gentlemen (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Finalmente torna il Guy Ritchie dei vecchi tempi (Aladdin non era per lui dopotutto), con questo gangster movie frenetico e dalla sceneggiatura ad incastro.
In questo senso egli è il Tarantino della malavita inglese: con questa
(rinnovata, rinforzata) impressione si esce dalla visione di The
Gentlemen, pellicola che rinverdisce i fasti del passato, della prima
produzione del regista britannico riportando in superficie la sua
attitudine eccellente verso un
cinema che unisce intrattenimento roboante e tensione ai massimi
livelli con una punta di vivace ironia in una confezione assolutamente
impeccabile. The Gentlemen è poi una prova di indiscutibile efficacia
per una manciata di interpreti più o meno celebri. Certo, c'è molto di
già visto e innumerevoli sono le
variazioni sul tema della guerra fra boss della droga, colpisce peraltro
la totale mancanza dell'elemento della legge, ma la giustizia nella
trama del film percorre strade tutte sue. A questo proposito è dunque
inutile attendersi anche una decisa o illuminante morale (ma si era già
rilevato in apertura come intrattenimento, tensione e ironia fossero
gli ingredienti principali della ricetta del lavoro). Quasi due ore di
durata che passano rapidissime. Voto: 6,5
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Malignant (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Il talentuoso James Wan dopo la parentesi Marvel con Aquaman ritorna nel campo a lui
più congeniale, e i risultati si vedono. Ho apprezzato questo horror,
l'horror che non ci si aspetta. Distante dai suoi precedenti lavori in
The Conjuring e Insidous, tra body horror e film d'azione, detective
story e dramma psicologico. Il film più libero, straniante, persino
ridicolo ma perfettamente autoriale del regista malese naturalizzato
australiano, che si ritaglia uno spazio in cui poter dare sfogo a tutto
ciò che ama di più: la mescolanza di generi, l'amore per gli effetti
speciali artigianali, l'ossessione per il corpo umano. Tutto diventa
particolarmente folle. Se si decide di seguire questa corsa
sorprendente, la pellicola diventa inaspettatamente divertente. Un film
dall'anima volutamente di serie B e dall'estetica di serie A, una corsa
folle difficile da dimenticare. Certo, ci sono dettagli nella
sceneggiatura che inficiano il risultato finale e ne compromettono il
voto, che poteva andare oltre la semplice sufficienza con un po' di
accortezza in più e meno enfasi action-emozionale, atta a colpire a ogni
costo, ma almeno si è visto qualcosa di diverso. Brava Annabelle Wallis, ardita fusione tra un'iniqua virago e una
tormentata apparizione. Niente male. Voto: 6
Durante la tormenta (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Altra perla di Oriol Paulo che dopo Contrattempo mette in piedi un altro
thriller rompicapo dal ritmo serrato e disseminato di colpi di scena.
Stavolta il terreno è quello dei paradossi temporali (alla Timecrimes):
complici una tempesta (Donnie Darko) e le onde elettromagnetiche
(Frequency), la protagonista crea una versione alterata del presente
(Butterfly Effect) e deve sistemare le cose prima che un fulmine
colpisca l'orologio della scuola (Ritorno al futuro). Divertente
juke
box di genere che non si può non amare. Tolti infatti i punti deboli
(fragilità insite in una sceneggiatura così delicata, alcuni passaggi
erano sicuramente evitabili),
la pellicola (produzione Netflix) è buona, molto buona, maneggia un
tema delicato come quello dei viaggi nel tempo, senza risvegliare
scomodi paradossi e anzi giocando con gli stessi in maniera fluida e lo
fa in un'abile fusione col genere thriller che arricchisce di emozioni
la visione. Bravi, molto bravi, anche gli attori, con in testa la bella
Adriana Ugarte. Il finale poteva osare di più, piuttosto che virare
sull'epilogo più scontato ma nel complesso: promosso a pieni voti. Non
esaltante quanto il precedente, ma Oriol Paulo si riconferma abile. Voto:
6,5
L'incredibile storia dell'Isola delle Rose (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Sydney Sibilia prende uno spunto come fu per (la spettacolare trilogia
di) Smetto quando voglio (Breaking Bad) ed in questo caso, con l'Isola
delle Rose ne fa una sua personale I love Radio Rock (anche citata
all'inizio). I personaggi del regista salernitano (tra i più promettenti
e capaci del nostro cinema moderno) hanno in comune determinate
caratteristiche che anche in questo film si confermano, outsider che
vengono isolati dal loro contesto quotidiano, individui dotati anche di
talento che in qualche modo grazie alla loro visione immaginaria ed
utopistica si creano a parte quel mondo che il '68 voleva cambiare. Egli
è bravo nel disegnare i personaggi, riesce a dare sempre un certo
respiro internazionale alle sue storie (è sbarcato su Netflix non per
caso), Elio Germano (che spogliatosi dai panni di Antonio Ligabue si
cala nuovamente nella parte di un sognatore fuori dagli schemi) capeggia
una buona compagine di attori sull'Isola (tra cui la Matilda De
Angelis, di Youtopia), mentre nel governo il duo Fabrizio
Bentivoglio-Luca Zingaretti fa faville (il primo consiglio dei ministri è
esilarante). Storia che non conoscevo (che viene romanzata), film ben fatto e con una bella
colonna sonora di pezzi anni '60. Buono davvero, con quel retrogusto di
malinconia, unica pecca una certa anacronisticità narrativa, e un po' di drammaticità in più non avrebbe guastato. Voto: 7
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La profezia dell'armadillo (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Primo approccio al pensiero, poetica, di Zerocalcare, con questo film (diretto da Emanuele Scaringi)
che racconta la storia di un giovane disegnatore che si interroga su se
stesso dopo un evento luttuoso, un film da cui non mi aspettavo molto e
che forse per questo mi ha piacevolmente colpito. Dialoghi interessanti
conditi da un po' di filosofia e battute spiritose. Una riflessione
(amara) sulla vita.
Un film a cui non mancano cadute di tono (a volte la sceneggiatura
"divaga" un po' troppo e l'Armadillo come coscienza può risultare fuori
contesto), ma generalmente sono decisamente maggiori i momenti riusciti.
Perché nonostante tutto, nella sua semplicità, La profezia
dell'armadillo riesce a conservare l'autenticità e la brillantezza del
primo lavoro di grande respiro del fumettista italiano. Dopotutto va bene che c'è qualche elemento di confusione qua e
là, ma si tratta pur sempre di un film leggero, che diverte, e tanto
basta. Convincente la prova del protagonista Simone Liberati, non meno quella di Pietro
Castellitto in versione Freaks Out. Voto: 6+
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Baby Boss 2 - Affari di famiglia (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Il primo Baby Boss, del 2017, non mi era dispiaciuto, alla fine mi aveva
anche divertito (relativamente), ma qua è proprio un naufragio (banale e ripetitivo). Non
sono bastati 4 anni dal successo del primo film della serie (che fu indubbiamente una sorpresa) per
mostrare qualche idea degna di nota e produrre un sequel all'altezza.
Peccato perché il film precedente sempre di Tom McGrath aveva dato, a
mio avviso, nuova linfa alla DreamWorks Animation, che a parte Shrek, Kung Fu
Panda e Dragon Trainer (forse Madagascar o qualunque altra cosina) ha offerto ben poco. Questo secondo capitolo si
concentra sul rapporto tra fratelli che con
gli anni si incrina fino a quasi scomparire per diventare indifferenza,
cose che succedono in tutte le famiglie. Tutto quello che gira intorno a
questo messaggio conta poco, cosi come il cattivo di turno o i nuovi
amici. Non troppo divertente. Voto: 5,5
I Care a Lot (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Un film che vuol essere quasi uno "J'accuse" nei confronti della
situazione sanitaria americana, riguardante soprattutto il modus
operandi utilizzato nei confronti degli anziani più abbienti. Un
interessante thriller dai risvolti comici, che non scade troppo nella
violenza gratuita (al massimo si vede utilizzare il teaser), con una
Rosamund Pike talmente nella parte da risultare odiosa (come d'altronde
sa fare). Non vi sono buoni, dal momento che sono tutti cattivi, ma in
virtù di quanto scritto sopra viene da tifare per il mafioso russo,
interpretato da un Peter Dinklage inedito e ben calato nella parte. I
Care a Lot (di J Blakeson) faceva presagire qualcosa di buono, vanificato da una
sceneggiatura che dopo le premesse inziali manda tutto in vacca. Il
contentino degli ultimi minuti, sembra buttato li per il pubblico e
migliora la qualità della pellicola, ma non basta, la sensazione è di bicchiere mezzo vuoto. Voto: 5,5
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The Final Girls (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Per quanto il metacinema
e l'horror siano anni che vanno a braccetto fa
sempre piacere vedere omaggiare e sezionare il genere amato, in questo
caso il sottogenere slasher con particolare attenzione alla saga di
"Venerdì 13". Ci sono delle trovate molto ma molto interessanti e
originali oltre che simpatiche, ma altri punti piuttosto patetici (vedi
la storia madre-figlia che poteva essere un poco smussata).
Gli inserimenti da commedia ben si sposano con l'andamento da slasher
movie che la storia segue e regala momenti ben orchestrati. Non male
neanche il cast, bene anche la regia (dello sconosciuto Todd Strauss-Schulson), ritmo fluido, qualche risata ed
apprezzabili momenti gore. I cliché sono ovviamente voluti per far
arrivare al fatidico finale e
dare allo spettatore la "final girls" come evince il titolo, ovvero la
tipica ragazza/o che in barba a tutto e tutti alla fine si salva.
Nonostante non siamo nemmeno
lontanamente ai livelli di Quella casa nel bosco per esempio (prende
infatti un po' da lì e un po' da là, da Ricomincio da capo a Last Action
Hero fino a Scream), questo The Final Girls è una pellicola che merita e
che
fortunatamente non si prende mai sul serio. Non mi è dispiaciuto in
fondo, ma certamente poteva risultare migliore. Voto: 6
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Il capo perfetto (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Ipocrisia e complotti
machiavellici per una graffiante satira sul lato
oscuro dell'imprenditoria (l'ambizione di un titolare di una fabbrica di
bilance, dove mantenere l'equilibrio non è solo una metafora), con un
eccellente Javier Bardem (meglio che
nelle sue ultime uscite) nei panni del capo
"paterno" che, nei momenti di difficoltà, non si lascia piegare dagli
scrupoli (imperdibili certe sue espressioni serafiche sfoggiate nei
momenti più critici o imbarazzanti). Fernando León de Aranoa, il regista
di Escobar - Il fascino del male, alterna impietosamente gag
tragicomiche e climax
ansiogeni di esilarante banalità, costruendo un
villain tanto odioso da rendersi diabolicamente simpatico. Anche se lo
script non è sempre il massimo della precisione, qualche "ritocchino" ad
hoc lo riequilibra con successo. I toni sono per lo più quelli della
commedia, il ritmo scandito
dal decorrere dei giorni della settimana e il sorriso fa spesso
capolino. Poi subentra l'aspetto del dramma ma il film rimane molto
godibile, ancorché asciutto e ha il pregio di adottare un paio di
soluzioni narrative che possono sorprendere. Un film pungente, che
diverte con intelligenza grazie a una sceneggiatura ricca di dialoghi
scritti in punta di penna, davvero riuscito. Voto: 6,5
No Time to Die (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Nonostante il prologo di grande bellezza tra i ghiacci norvegesi e i
sassi di Matera, l'ultimo film del ciclo Daniel Craig come agente 007/James Bond (il penultimo fu Spectre nel 2015) rischia di deludere: le
new entry non sono tutte azzeccate, i riferimenti ai capitoli precedenti
troppi insistiti, il colpo di scena piazzato a metà risulta
telefonatissimo, il super-cattivo ha motivazioni banali e comportamenti
incongruenti. Sarebbero difetti difficili da perdonare non ci fosse
quella manciata di minuti nell'epilogo: l'addio al personaggio/attore
che, tra alti e bassi, conosciamo da 15 anni mira a suscitare la nostra
commozione e riesce nell'intento (buona almeno la colonna sonora e la canzone a tema).
Fumettosamente passabile però questo film, che indubbiamente è il
peggiore della serie, una serie che a proposito spero riparti meglio di
quanto le premesse facciano sperare, perché ora 007 sarà…Lashana Lynch.
Chi?? Appunto. Per dire, la Ana de Armas, fighissima agente segreto a
Cuba, ruba la scena a tutte ed è la vera Bond-girl di questo film. Un film lungo, arzigogolato e sbiadito. Voto:
5,5
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martedì 26 luglio 2022
Geekoni Film Festival: Nightmare - Dal profondo della notte (1984)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2022 Qui - Ho preso (nuovamente) di petto la situazione, quindi indicato una data, indirizzato la via e preparato personalmente il Banner (non propriamente in tema ma ugualmente efficace), e grazie alla collaborazione della "compagnia" siamo riusciti anche quest'anno (la quarta negli ultimi cinque anni) ad organizzare questa speciale rassegna cinematografica a tema ragazzi, per l'appunto il Geekoni Film Festival, che rifacendosi al famoso Giffoni (in corso in questi giorni) dà l'occasione a "noi ragazzi" della Geek League (la cricca di blogger Nerd) di parlare/recensire un film a scelta, ma rigorosamente dal target adolescenziale. In questo senso non stupisca che io abbia, seppur inusualmente, scelto un horror, perché sono un gruppo di adolescenti nel film a dover affrontare uno dei più famosi serial killer del genere, distruttore di sogni e mistificatore di incubi, quando vorresti vedere in sogno Paprika (la straordinaria protagonista del bellissimo film d'animazione giapponese) e ti ritrovi un uomo con la faccia bruciacchiata che ti vuole "solamente" uccidere, trasformando quell'incubo di morte nella vivida realtà. Dopo Labyrinth, Un maggiolino tutto matto e The Rocketeer (esattamente lo scorso anno), ecco infatti Nightmare - Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street), un film che, pur presentando qualche difetto, è certamente un affascinante cult che ogni fan del genere horror deve vedere, è quasi sicuramente il miglior film di Wes Craven, quello più originale e meglio costruito e con qualche sequenza davvero terrificante che resta nella memoria, l'atmosfera è resa perfettamente inquietante e ci sono almeno un paio di spaventi autentici, è un lavoro/prodotto che ha fatto scuola, nel 2021 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti in quanto "culturalmente storico e significativo". Un film più volte nominato, citato, che durante il mio lungo e recente viaggio (proprio Qui) nella filmografia del regista statunitense, che ricordiamo è venuto a mancare nel 2015, ho spesso indicato, menzionato, ricordato.
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