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sabato 30 luglio 2022

Eternals (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Gli Eterni non sono certo fra i personaggi di punta dell'universo fumettistico della Marvel. Poco male perché anche con personaggi di secondo piano ci si può ricavare qualcosa di buono (Ant Man), se non addirittura ottimo (I guardiani della galassia e Deadpool). Non è il caso di questo film, che come per Shang-Chi e Black Widow si perde nel vortice della medietà delle ultime deludenti produzioni (ha accenni davvero vaghi all'Universo Marvel). Chloé Zhao fresco Oscar per Nomadland poteva essere una garanzia, ma aldilà della presa paesaggistica del film, il suo apporto mi sembra al livello di pilota automatico. Non aiuta certo il numero alto dei personaggi che non consentono uno scavo approfondito dei caratteri, quindi rimane ovviamente ad un livello di medietà con propensione verso il basso. Se si fa l'esempio della Angelina Jolie, non si capisce per tutto il film se è sbroccata di suo, rimbambita o scoglionata, non è dato sapere. C'erano degli spunti buoni ma nemmeno i dialoghi aiutano vista la loro ovvietà. La narrazione abusa un po' troppo di flashback e francamente mi è sembrato che il ritmo vada in stand-by spesso come la nota legge americana degli spiegoni che colpisce da sempre. Non fa completamente schifo, però ha poco per emergere e soprattutto non sfrutta i buoni spunti che offriva (poco riuscite le parti comiche). Un film di livello medio e nulla di più. Voto: 6

martedì 30 novembre 2021

Nomadland (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Realizzato quasi in forma di documentario, un interessante reportage sul "nomadismo" moderno, non privo tuttavia di suggestioni narrative legate alla vicenda del personaggio principale. Un ruolo che si adatta perfettamente all'ottima Frances McDormand, il cui personaggio compie una scelta apparentemente radicale ma in realtà naturale considerate le sue inclinazioni caratteriali. Il suo percorso, geografico e umano viene raccontato in modo lineare, senza grandi sussulti ma realisticamente in un film in cui il paesaggio, spesso aspro, diventa coprotagonista. Chloé Zhao riesce a imporsi nel panorama cinematografico internazionale (ha vinto l'Oscar per la migliore regia con questo film) non cambiando per nulla il suo lodevole stile di regia, riconoscibile ormai dal mix che fa di finzione e realismo documentaristico (esattamente come in The Rider, film ugualmente riuscito, forse più, anche a livello emozionale), e puntando tutto sul carisma e la bravura della McDormand, forse unica attrice in grado di reggere un ruolo così complesso oggi (e non gli si può dire niente, l'Oscar ci sta). Le ragioni del successo sono dovute alla comunque buona fattura del film (riuscito l'utilizzo di attori "presi dalla strada" cit.), che esplora una cultura già vista nel cinema americano ma sotto differenti punti di vista, e inquadrature in stile western. Alla buona riuscita contribuiscono fotografia e musiche. Un bel film, ma non assolutamente il miglior film, eppure a fronte delle sei candidature, il terzo Oscar eccolo lì, diciamo che qualche sbadiglio scappa. Voto: 7

martedì 31 agosto 2021

The Rider (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2021 Qui - Cinema indipendente e dalle pretese autoriali, The Rider è la pietra tombale sul western e il mito della frontiera. La regista Chloé Zhao (quella del pluri-premiato recente Nomadland) mette in scena la toccante storia di un "cavaliere" dei rodeo impossibilitato ad esibirsi dopo un infortunio e ci racconta con ritmo dilatato e una sceneggiatura molto asciutta, tutta la tensione della perdita e il dolore dell'impossibilità. La fine del sogno, per citare l'aggiunta (come sempre bruttina) al titolo originale (Il sogno di un cowboy). È nella mano di Brady che non si apre, nel corpo dell'amico paralizzato, negli espedienti e nel vizio del padre, nell'alone di miseria e sudiciume che fa da sfondo alla storia che la regista dipinge (reiterando alcuni classici stilemi del genere) tutto l'abisso reale verso cui è ormai sprofondato il "west" e la sua narrazione. E anche se qua e là il discorso pecca di ingenuità e poca originalità, la giovane regista riesce a raccontarci una sempre più rara storia di sentimenti e realtà. Un racconto intimo, senza la trappola del giudizio, onesto e pulito (attori non professionisti di grande bravura). Un'opera sensibile e profonda che, facendo riflettere sulla necessità di venire a patti con i propri sogni, riesce a commuovere senza forzature. Voto: 7