martedì 26 marzo 2019

Il traditore tipo (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/09/2017 Qui - Non grande ma leggera delusione e un po' troppa prevedibilità sono le prime parole che mi vengono in mente per descrivere Il traditore tipo (Our Kind of Traitor), film del 2016 diretto da Susanna White, basato sul romanzo di John le Carré Il nostro traditore tipo e sceneggiato da Hossein Amini. Il film infatti, che non è il classico thriller che lascia con il fiato sospeso, anche se tuttavia l'ho seguito ben volentieri fino alla fine, che comunque racchiude (nella sceneggiatura) la giusta suspense seppur non sufficientemente intrigante, non convince fino in fondo. I personaggi difatti sono certamente raccontati con differenziati (e giusti) approfondimenti psicologici, ma questi ultimi non sempre credibili. Eppure lo stesso, comunque altalenante nel suo evolversi tra momenti noiosi ed altri accelerati e in ogni caso lontano dai ritmi forsennati caratterizzanti alcuni recenti lavori dello stesso genere, è un film gradevole e ben girato. Nonostante quello che latita è proprio il senso della tensione spionistica (che da il senso al film), presente certo, ma non nella maniera irresistibile (per dire) della "Talpa" o de La Spia. In ogni caso però l'atmosfera è accattivante, complici ambientazioni di ottimo livello e giochi di luce curati nei dettagli, tanto che, sorvolando sulla storia, giocata tra mafia russa, servizi segreti inglesi, politici corrotti e una ignara pedina finita nel gioco suo malgrado, ma alla fine decisiva nello scioglimento della vicenda, un professore universitario di letteratura, evocativo, manco a dirlo, di Indiana Jones, a spiccare è soprattutto la magia della macchina da presa e la qualità della fotografia, ambedue potenti, magistrali, sontuose. Fosse solo per questo, il film meriterebbe di essere visto, ma altro di positivo e negativo c'è comunque in gioco.
Astuti sono alcuni elementi accattivanti, una grande famiglia da proteggere, con tenere gemelline orfane e un'adolescente presa da mal d'amore, una moglie dell'eroe di colore, bella e intelligente, paesaggi mozzafiato. In positivo noteremo che la storia ha linee chiarissime, contrariamente all'inutile oscurità di molti prodotti del genere, in negativo l'improbabilità quasi comica di alcuni particolari, che viola la legge non del vero, che questa non è d'obbligo, ma del verosimile. Il tema poi è tutt'altro che nuovo, le citazioni infine, di ben noti film dello stesso genere, sono infinite. In ogni caso, il racconto è abbastanza lineare e non indulge in eccessiva spettacolarità o sensazionali colpi di scena (forse l'unico che dovrebbe esserlo, in realtà è relativamente prevedibile), ma i personaggi sono comunque interessanti e ben delineati, grazie anche alla scelta di un cast di assoluto livello internazionale. La lealtà del professor Makepeace (un intenso Ewan McGregor) e di sua moglie Gail (la bellissima Naomie Harris), che in vacanza fa amicizia con qualcuno che lo coinvolgerà in un pericoloso piano di salvataggio, contrasta con la costante ambiguità del boss russo Dima (un imprevedibile Stellan Skarsgard), che vuole, in cambio di codici bancari, un salvacondotto per la sua famiglia per l'Inghilterra, e soprattutto con l'apparente cinismo di Hector, alto funzionario dell'MI6, interpretato da Damian Lewis, a cui viene affidato il compito di proteggere e possibilmente aiutare a scoperchiare il classico vaso (corrotto) di Pandora.
Entrambi, tutti, ma soprattutto il primo quindi, combattuti tra il bene e il male si affiderà al proprio istinto per fare le scelte giuste. Il tema di fondo è infatti l'amore verso il prossimo ed il concetto profondo di giustizia. D'altronde il film, gradevole nella sua forma e sostanza, ha anche una sua morale per niente banale, la lealtà, una dote che serve a migliorare anche i peggiori criminali. Anche se per questo l'inizio, che può sembrare sopra le righe, non lo è, poiché effettivamente in un'ambiente come quello della mafia russa i guanti bianchi non sono una prassi. In ogni caso il film prende una sua forma facendo prevalere, fino alle scene finali, più la dialettica che l'azione. Non adagiandosi infatti nello stra-usato cliché dei film dove l'azione anche quando non è obbligatoria, diventa l'unico mezzo di espressione. Il finale comunque è meno tranquillo ma ampiamente giustificato dallo svolgimento degli avvenimenti. Va quindi dato merito alla regista di aver tenuto la mano ferma, evitando lo "scopiazzamento" dei film d'azione più alla moda. D'altra parte la storia (ed anche tutte le sue magistrali storie, tutte discretamente messe in scena) di Le Carrè contiene già sufficienti livelli di interesse ed anche di tensione narrativa e non necessitava di artifici filmici che sarebbero stati quindi inutili (come The Night Manager insegna). A tal proposito di grande impatto emotivo la scena iniziale (e quella finale dall'alto) in una sceneggiatura che sfortunatamente non sempre riesce a spiccare il volo.
Comunque davvero eccezionale è il cast, e soprattutto McGregor (che difficilmente sbaglia un film, anche questa volta infatti se la cava discretamente seppur oggettivamente non al massimo della sua resa) ci regala, nonostante evidenti difetti di credibilità (forse perché alle prese con un personaggio con qualche limite "di scrittura"), un personaggio (del professore stupito e un po' timoroso e titubante seppur uomo d'onore) convincente. La protagonista femminile (tale Naomie Harris) già vista in Collateral Beauty ed altri (tanti altri), sempre bella e graziosa con quel sorriso incantevole e quella affascinante pelle nera, dimostra di essere anche una discreta attrice. Non sfigura affatto poi (dopo la seconda buona stagione di Billions) un impeccabile Damian Lewis, indaffaratissimo agente dei Servizi Segreti britannici, che ispirandosi forse al migliore Michael Caine, da molta credibilità al suo personaggio freddo, come d'altronde deve essere un agente di sua maestà, ma solo in apparenza. A mettere però chiunque in ombra (anche lo stesso McGregor) ci pensa quel gigante assoluto di Stellan Skarsgard (nonostante l'inguardabile taglio di capelli, come quello "sbagliato" del buon Ewan in effetti), uno di tale potenza che con un suo solo sguardo torvo può riempire un'intera sequenza. Un attore (appunto) gigantesco, che non si risparmia, e risparmia niente e nessuno nei panni del suo personaggio, soprattutto ai suoi bastardissimi nemici, che purtroppo avranno l'ultima parola, ma non l'ultimissima. In definitiva un film che si può vedere, non sarà certo tempo sprecato, ma che ti lascia comunque la sensazione che avrebbe potuto essere molto meglio. Giacché certamente non verrà ricordato come un capolavoro, anche se dopotutto l'ho trovato ampiamente godibile. Voto: 6,5