Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Si ripercorrono gli ultimi anni della musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground caduta in "disgrazia". Nico (all'anagrafe Christa Päffgen) cerca di barcamenarsi tra piccoli concerti e affetti, in primis del figlio avuto da una relazione fugace con Alain Delon. Persi la maggior parte dei fans la regista Susanna Nicchiarelli ci mostra la sofferenza di una donna che cercherà di uscire dal tunnel della droga e ritrovare la persa creatività. Il formato 4:3 di certo regala intimità a questo biopic che si voleva più personale possibile, concepito per dare integrità e dignità alla figura della donna e non del mito, frutto di una ricerca autoriale concreta (cadenzando la narrazione sulla laconicità elusiva e talora perversamente ironica di Nico, il film lambisce più volte la scialba prosaicità, salvo sterzare improvvisamente con passaggi di lunare, emozionante poesia), ma il resto è discutibile: una messa in scena scarna dal piglio quasi televisivo (salvata solo in parte dalla fotografia), una prova attoriale della Trine Dyrholm spesso forzata e a tratti fastidiosa (colpa dell'ex-modella che cantava male e faceva brutte canzoni o del pessimo doppiaggio?), un cast internazionale per lo più mediocre. Asciutto e senza troppi fronzoli sì, ma insufficiente. Voto: 5,5
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lunedì 11 gennaio 2021
Nico, 1988 (2017)
Labels:
Anamaria Marinca,
David di Donatello,
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