Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Che film di sorprendente fisicità, riuscirebbe a catturare lo spettatore solo e semplicemente per la bellezza delle immagini che lo trascorrono, per i suoni spesso struggenti, ora violenti e ora amplificati che conquistano. Riuscirebbe a catturare lo spettatore solo per le facce degli attori (i due ragazzi protagonisti delle tre storie hanno i medesimi interpreti) che restituiscono una generazione idealista, coscienziosa, eppure ferita e lacerata da una guerra insostenibile (Goran Markovic e Tihana Lazovic due giovani talenti). Eppure ci sono anche tre storie scritte molto bene, tutte legate ai conflitti serbo-croati e all'amore che riesce a condizionare gli eventi, ad accendere un faro sulla stupidità della guerra e i suoi effetti devastanti. La soluzione proposta dal film (premiato a Cannes, diretto da Dalibor Matanić) è quella del perdono. Un perdono che a volte è un processo che va iniziato quasi per necessità sapendo che sarà un percorso difficile e allo stesso tempo l'unico modo per sperare che le cose cambino. Non fa il salto sfortunatamente (manca qualcosa), ma fa sempre piacere imbattersi in un titolo così originale e ispirato, che fa riflettere e rimane discretamente impresso nella mente e nel cuore. Voto: 6,5
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