Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Da Andrzej Żuławski, il regista dell'iconico Possession, non ci si può che aspettare che un film surreale, sconclusionato, citazionista e imprevedibile come questo qui. Un film, tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore polacco Witold Gombrowicz, recitato in francese (e disponibile con i sottotitoli), che però tuttavia irrita non poco, perché (troppo) sopra le righe (come le interpretazioni), troppo frenetico e vagamente sconnesso. E' ben difficile capire infatti cosa succeda e, più in generale, di cosa si parli nel testamento cinematografico (è questa la sua ultima opera prima della scomparsa nel 2016) del regista polacco: il tentativo di prendere una storia del tutto banale (la misteriosa impiccagione di un passero) e astrarla sino al punto di non ritorno è sicuramente interessante, ma il rischio concreto è quello di rimanere vittima di un ritmo sonnolento, di un fiume di parole, del fuoco incrociato di citazioni esplicite e dissimulate. Forse è "solo" cinema che parla di cinema, come sembrerebbe suggerire lo spiazzante finale, però chissà, dopotutto come suggerisce il titolo, ci si può vedere tutto e niente in Cosmos (o niente). Io di certo so che in questo noir bislacco (pseudo intellettuale) ho trovato la noia. Voto: 4,5
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