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venerdì 29 settembre 2023

The Woman King (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Film storico in salsa avventurosa che descrive il Regno di Dahomey in Africa, sotto il Re Ghezo, e la battaglia con la tribù Oyo vinta grazie all'esercito di "amazzoni" Agojie (in un universo parallelo progenitrici delle Dora Milaje, la guardia reale del Wakanda). Il focus della regista Gina Prince-Bythewood (che ha diretto The Old Guard) è sulla forza di queste guerriere e sul loro ruolo prominente (in questo senso perfetto il cast), la vicenda è comunque storicamente abbastanza accurata, nonostante qualche omissione "tattica". Il respiro vuole essere quello epico dei grandi film del genere, è ben girato, violento il giusto, le scene di massa funzionano e le location africane son sempre affascinanti, ma sconta la durata monstre e qualche lentezza. Voto: 6

lunedì 11 gennaio 2021

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - L'epopea di Guerre Stellari si conclude (forse) con questo nono capitolo che per la verità non mette in campo molte idee originali, rimasticando situazioni già viste, riesumando personaggi come Palpatine che avevano ormai già dato tutto alla causa e guarnendo il tutto con camei fuori contesto degli eroi della prima saga. Ce n'è abbastanza per far spazientire anche il fan meno oltranzista (incongruenze e sbalzi improvvisi) eppure in un modo o nell'altro (che per la Disney significa inseguimenti, battaglie ed effetti speciali a profusione) un minimo di spettacolo è garantito. Proprio un minimo perché il film non è destinato a passare alla storia come capolavoro del genere, neanche lontanamente. Do la sufficienza solo perché sono affezionato alla saga e comunque a livello tecnico e visivo appunto funziona tutto. J. J. Abrams comunque delude, forse aveva poco tempo a disposizione, ma la sensazione è che abbia cercato di rimediare alle soluzioni introdotte da Rian Johnson e non concordate (dell'Episodio VIII), peccato che lo faccia male. Voto: 6

mercoledì 10 luglio 2019

Detroit (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/04/2019 Qui - Detroit, 23 luglio 1967: una retata della polizia in un locale sprovvisto di licenza per la vendita di alcolici è la scintilla che innesca la rivolta della popolazione afroamericana della città, esasperata ormai da tempo dalle differenze di classe e dalla brutalità della polizia, composta principalmente da agenti bianchi. I disordini continuano per giorni e raggiungono una gravità tale da costringere il governatore dello stato del Michigan a dichiarare lo stato d'emergenza, schierando l'esercito per le strade di Detroit. Il risultato è una vera e propria guerriglia urbana che si concluderà in una carneficina dal bilancio di 43 morti, 1189 feriti e circa 7200 arresti. Eppure sui fatti occorsi la notte tra il 25 e il 26 luglio 1967 presso il Motel Algiers di Detroit non è mai stata fatta chiarezza, al di fuori delle testimonianze di chi quei fatti li ha vissuti in prima persona. Tuttora è infatti tutto avvolto da un velo di omertà, molti aspetti di quello che successe durante quella notte non sono ancora del tutto chiariti e la stessa regista (che torna finalmente dietro la macchina da presa dopo sette anni dall'ultima volta) ammette di essere stata costretta a romanzare (forse troppo) i fatti dell'accaduto. E l'accaduto è un terrificante fatto di cronaca che vide tre afroamericani brutalmente massacrati e uccisi dalle forze di polizia. E a narrare questi tragici eventi sono lo sceneggiatore Mark Boal e la regista Kathryn Bigelow. Dopo The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, Kathryn Bigelow ed il suo inseparabile sceneggiatore, il giornalista Mark Boal, scelgono infatti di rappresentare i fatti di Detroit, e questo caso specifico accaduto in una delle più grandi città d'America, nel film omonimo, Detroit, film del 2017, con la capacità di mostrare la verità dei fatti in un film documentario che ha la capacità di presa sullo spettatore come l'escalation emotiva che provoca un susseguirsi di eventi che portano alla risoluzione di un thriller, trascinando così lo spettatore in uno degli episodi più violenti della moderna storia americana. Un episodio, un film però, anche se dal punto di vista politico potrebbe essere uno schiaffo a Trump e le sue "ideologie", che ha lo scopo di far vivere allo spettatore non la piaga del razzismo, ma l'abuso di potere, la violenza che trascina un vortice di altre violenze ed il dramma psicologico che si trascinano le vittime che hanno subito abusi e soprusi. I fatti di Detroit avvengono nell'arco temporale di 5 giorni, ma il film si concentra nello scoppio della Rivolta del Riot (12 th street), l'abuso e la violenza da parte dei poliziotti bianchi verso i ragazzi neri ad un Motel (il famigerato Motel Algiers) e poi al termine della rivolta il processo che lascerà molti insoddisfatti.

Pacific Rim - La rivolta (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/04/2019 Qui - Nel 2013 Guillermo del Toro aveva coronato il sogno di molti, ovvero: vedere dei robottoni giganti combattere contro mostri altrettanto simili. E ne venne fuori un piccolo cult, un film che nel suo piccolo riuscì a sorprendere, merito soprattutto del regista messicano (non a caso vincitore dell'Oscar per The Shape of Water) che donò autorialità ad un soggetto del genere, riuscendo a dare un certo spessore alla lotta tra jaeger e kaiju. Nessuno prima di lui infatti, aveva saputo mostrarci con tanta maestria al cinema scontri titanici tra enormi ed orrendi alieni "godzilliani" da una parte e giganteschi Mecha guidati da avveniristici piloti dall'altra. Ora con questo Pacific Rim - La rivolta (Pacific Rim: Uprising), il testimone è passato a Steven S. DeKnight (regista, sceneggiatore e produttore della popolarissima serie televisiva Spartacus), chiamato dalla produzione a creare un iter cinematografico che comprendesse giocoforza alcuni personaggi del primo episodio come il Dr. Newt Geiszler (Charlie Day), l'amico e collega il Dr. Hermann Gottlieb (Burn Gorman), e la ex asso degli Jeager Mako Mori (Rinko Kikuchi). A questi la sceneggiatura scritta a quattro mani da Emily Carmichael, Kira Snyder, lo stesso Steven S. DeKnight e T.S. Nowlin, che riprende la storia ben 10 anni dopo gli avvenimenti del primo e troviamo un mondo cambiato, che si è ormai rimesso in moto dopo i disastrosi eventi passati, ma che continua ad addestrare giovani reclute in vista di un eventuale ritorno dei nemici numeri uno, ha aggiunto come new entry l'arcigno pilota Nate Lambert (Scott Eastwood), la ribelle e talentuosa Amara Namani (Cailee Spaeny), l'autoritaria plenipotenziaria cinese Liwen Shao (Jing Tian) ed infine il figlio di Stacker Pentecost (Idris Elba), il figlio uno dei più celebri eroi della vittoria di 10 anni prima, un tempo promettente pilota di jaeger che ha poi abbandonato l'addestramento ed è finito nel mondo del crimine, dalle fattezze del John Boyega della saga Star Wars. E per quanto non possa neanche essere lontanamente paragonato al primo episodio, ne viene fuori un prodotto di intrattenimento godibile e che tiene abbastanza.

giovedì 6 giugno 2019

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2018 Qui - Parlare di Star Wars non è mai facile, tra il pericolo di spoilerare troppo e l'inevitabile soggettività di giudizio a cui si presta ogni capitolo di una saga di tale calibro, si finisce quasi per camminare a tentoni in un campo minato da fanbase, fanservice, aspettative. Proprio nel caso di quest'ultime erano molte attorno a Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi), noto anche come Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi, film del 2017 scritto e diretto da Rian Johnson, ma il regista (sebbene solo in parte) non le ha deluse, lasciando lo spettatore a bocca aperta per gran parte della pellicola. Una pellicola che è un kolossal in tutto e per tutto, durata importante (si sfondano i 140 minuti), macchina cinematografica a pieno regime, comparto tecnico strabiliante, cura del dettaglio che sfiora la perfezione. Tuttavia l'arduo compito di dare sostanza alle premesse de Il Risveglio della Forza riesce solo in parte: la storia subisce infatti una brusca accelerazione, proiettandosi prepotentemente in avanti e mettendo moltissima carne al fuoco. C'è molto da raccontare e il sovraffollamento narrativo è tangibile, con sequenze meno azzeccate di altre e alcuni passaggi dialogati poco riusciti. Star Wars: Gli ultimi Jedi difatti, ottava pellicola della saga di Guerre stellari e il secondo della cosiddetta Trilogia sequel, non è un film perfetto, sicuramente più confuso e caotico rispetto al precedente di J.J. Abrams, il quale aveva diretto un sequel a metà tra nostalgia e innovazione senza allontanarsi troppo dalla scia narrativa che aveva caratterizzato la prima trilogia, costruendo un prodotto (forse fin troppo) equilibrato che strizzando l'occhio ad "Una nuova speranza" cercava di accontentare tutti i fan della saga. Rian Johnson al contrario (regista conosciuto soprattutto per Looper, un film fantascientifico intrigante ed affascinante ma non proprio solidissimo), partendo appunto dalla base di fondo lasciata dal Risveglio della Forza, stravolge tutte le carte, in un continuo alternarsi di plot twist e colpi di scena disseminati nelle 2 ore e mezza della pellicola, che ribaltano completamente l'universo dei Jedi così come lo avevamo conosciuto. E sorprendentemente tutto, anche se parzialmente, funziona.

martedì 4 giugno 2019

The Circle (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/09/2018 Qui - Privacy contro trasparenza totale, questo è il punto cardine di The Circle. Un film del 2017 tratto da un opera letteraria (omonima) di Dave Eggers e adattata al cinema da James Ponsoldt (conosciuto soprattutto per The End of the Tour, film che tuttavia non ho visto e forse non vedrò mai), il fulcro di una vicenda che vede protagonista Mae una giovane determinata che raggiunge il posto lavorativo dei suoi sogni in The Circle, una azienda leader mondiale di tecnologia e social media, ma scoprirà che l'equilibrio fra sogno e incubo è flebile. Peccato che ciò sembra tutto detto e risaputo, una storia déjà-vu rispetto all'oggi che è già ieri, forse già fuori tempo massimo (non tanto sull'argomento ma sulla novità dello stesso). Infatti è similmente constatare che l'omonimo libro uscito nell'ormai lontano 2013 anticipava molti temi che oggi sono attualissimi: l'invasione dei social nelle nostre vite, la privacy che piano piano va a farsi benedire, i contatti umani che sfociano sempre più in contatti vivi solo su uno schermo e così via. Oggi, dopo quattro anni, queste tematiche le ritroviamo ogni giorno intorno a noi. Al massimo, ci sono alcuni sviluppi che immaginiamo, anzi temiamo possano accadere di qui a breve come, per fare un esempio, la possibilità che qualche società tipo Facebook o Google possa prima o poi costringerci a votare alle prossime elezioni tramite i nostri account. Ecco, da una parte questo è un difetto del film: la protagonista Mae ad un certo punto accetta di vivere in trasparenza la propria vita (ovvero filmare in streaming quello che fa 24 ore su 24) ma il fatto che ormai questa sia una pratica già diffusa abbastanza, se pensiamo alle varie live, dirette, stories e chi più ne ha più ne metta, rende la cosa meno efficace del previsto. Certo, possiamo anche per un attimo soffermarci sul fatto che proprio perché si tratta di un futuro apparentemente prossimo al presente allora c'è da spaventarsi. Ma la struttura generale del film, anche nell'accennare a grandi temi senza tuttavia approfondirli, non permette di notare i pochi pregi, perché presenta fin troppi difetti. E questo nonostante il fatto che i suddetti riescono comunque a rendere interessante il film, l'intrigante inchiesta di Dave Eggers infatti, sull'utilizzo dei social network, della tecnologia e dell'impatto che essi hanno sulla vita privata degli individui, fanno certamente diventare questo un film affascinante (almeno) nelle intenzioni ma purtroppo banale nella realizzazione.

mercoledì 23 gennaio 2019

Star Wars: Il risveglio della Forza (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/09/2016 Qui - Chissà perché ma neanche a farlo apposta questo è il mio 300esimo post, niente di incredibile ma in questa occasione è capitato di recensire il film più atteso, poiché dopo un'attesa di 9 mesi (no non è nato nessuno), e dopo aver assistito a due mesi di pubblicità, trailer e cose varie (dribblando anche gli spoiler), finalmente grazie a Sky sono riuscito a vedere l'ultimo capitolo di una delle saghe di fantascienza più longeve, famose e conosciute di sempre, Star Wars. Perché io, nonostante non sono un fan accanito (ma solo amante del cinema e della fantascienza) ero impaziente di vedere, conoscere e capire le dinamiche, le situazioni e i nuovi personaggi di questo settimo capitolo. Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens) è infatti il settimo episodio della saga di Guerre stellari, il sequel della trilogia originale, così simile nei contenuti a quella straordinaria che dopo aver visto questo, mi è venuto il dubbio che questo fosse un remake sotto mentite spoglie. E difatti è proprio per ciò che il film mi è piaciuto tanto, per le sensazioni (e non solo) simili provate a distanza di anni. Eccezionali le sequenze d'azione, i personaggi e i momenti più drammatici, anche se le emozioni non sono più le stesse, ma era scontato, d'altronde son passati quasi 40 anni. Il film poi come è ovvio riprende la storia, il film (del 2015 diretto, co-scritto e co-prodotto dal bravissimo J. J. Abrams) è infatti ambientato all'incirca trent'anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi, e racconta della ricerca di Luke Skywalker (scomparso ormai da tempo) da parte dell'indipendente e solitaria Riley (Daisy Ridley)il soldato pentito Finn (John Boyega) e il pilota di caccia Poe (Oscar Isaac), grazie ad una traccia nascosta nel droide BB-8 e della loro lotta al fianco della Resistenza, guidata da veterani dell'Alleanza Ribelle come la principessa Leila (Carrie Fisher), divenuta un generale, che insieme a nuovi amici, nemici e volti noti, come quello di Ian Solo (Harrison Ford) e del fidato Chewbecca, lotteranno contro il minaccioso Kylo Ren (Adam Driver) e il Primo Ordine, successore dell'Impero Galattico, sotto il comando del leader supremo Snoke (Andy Serkis).