Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2021 Qui - Suppongo ma potrei anche sbagliare, che chiunque legga un titolo del genere, guardando anche la locandina, la prima cosa che pensa è di vedere una trashata assurda. Ecco, niente di tutto questo, perché l'elemento trash non si vede nemmeno con il telescopio Hubble. La pellicola (scritta, diretta e co-prodotta dallo sconosciuto regista americano Robert D. Krzykowski) prende rapidamente dei toni malinconici e nostalgici. Tale tonalità rimane per tutta la durata del film, creando un forte contrasto con l'assurdità delle missioni a cui ha partecipato e parteciperà il protagonista, uomo tutto d'un pezzo, al quale la guerra ed il governo ha tolto in fondo una vita normale. Sam Elliott è un attore di tutto rispetto ed è l'aspetto migliore di questo film che purtroppo pecca molto in scrittura, con buchi di sceneggiatura vistosi e con la scansione dei numerosi flashback non proprio indovinata (imbarazzanti i momenti clou). Comunque non è facile giudicare un film del genere, un film che almeno è originale, ma l'originalità non sempre basta. Voto: 5,5
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martedì 31 agosto 2021
martedì 4 giugno 2019
The Circle (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/09/2018 Qui - Privacy contro trasparenza totale, questo è il punto cardine di The Circle. Un film del 2017 tratto da un opera letteraria (omonima) di Dave Eggers e adattata al cinema da James Ponsoldt (conosciuto soprattutto per The End of the Tour, film che tuttavia non ho visto e forse non vedrò mai), il fulcro di una vicenda che vede protagonista Mae una giovane determinata che raggiunge il posto lavorativo dei suoi sogni in The Circle, una azienda leader mondiale di tecnologia e social media, ma scoprirà che l'equilibrio fra sogno e incubo è flebile. Peccato che ciò sembra tutto detto e risaputo, una storia déjà-vu rispetto all'oggi che è già ieri, forse già fuori tempo massimo (non tanto sull'argomento ma sulla novità dello stesso). Infatti è similmente constatare che l'omonimo libro uscito nell'ormai lontano 2013 anticipava molti temi che oggi sono attualissimi: l'invasione dei social nelle nostre vite, la privacy che piano piano va a farsi benedire, i contatti umani che sfociano sempre più in contatti vivi solo su uno schermo e così via. Oggi, dopo quattro anni, queste tematiche le ritroviamo ogni giorno intorno a noi. Al massimo, ci sono alcuni sviluppi che immaginiamo, anzi temiamo possano accadere di qui a breve come, per fare un esempio, la possibilità che qualche società tipo Facebook o Google possa prima o poi costringerci a votare alle prossime elezioni tramite i nostri account. Ecco, da una parte questo è un difetto del film: la protagonista Mae ad un certo punto accetta di vivere in trasparenza la propria vita (ovvero filmare in streaming quello che fa 24 ore su 24) ma il fatto che ormai questa sia una pratica già diffusa abbastanza, se pensiamo alle varie live, dirette, stories e chi più ne ha più ne metta, rende la cosa meno efficace del previsto. Certo, possiamo anche per un attimo soffermarci sul fatto che proprio perché si tratta di un futuro apparentemente prossimo al presente allora c'è da spaventarsi. Ma la struttura generale del film, anche nell'accennare a grandi temi senza tuttavia approfondirli, non permette di notare i pochi pregi, perché presenta fin troppi difetti. E questo nonostante il fatto che i suddetti riescono comunque a rendere interessante il film, l'intrigante inchiesta di Dave Eggers infatti, sull'utilizzo dei social network, della tecnologia e dell'impatto che essi hanno sulla vita privata degli individui, fanno certamente diventare questo un film affascinante (almeno) nelle intenzioni ma purtroppo banale nella realizzazione.
domenica 3 febbraio 2019
Boyhood (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/10/2016 Qui - Dopo aver visto tramite Premium Play film potenti come Interstellar, La teoria del tutto e Unbroken, ora è il turno di un film unico nel suo genere (dopo saprete il perché), un drammatico racconto di formazione, anche se non eccezionalmente appassionante e coinvolgente come mi aspettavo, ma bello e intenso, ovvero (come se già dal titolo non fosse ovvio) Boyhood, film indipendente del 2014 scritto e diretto da Richard Linklater. Questo film, come già detto, ha una particolarità interessante, è infatti un esperimento cinematografico unico, un esperimento più che lodevole, è la prima volta nel cinema che si utilizza il tempo, non quello cinematografico ma quello reale, per costruire un film. Poiché se ancora non lo sapeste, per raccontare la crescita di Mason (interpretato da Ellar Coltrane) e il rapporto con i genitori divorziati (interpretati da Ethan Hawke e Patricia Arquette), il regista ha impiegato 12 anni, la lavorazione del film è infatti cominciata nel 2002 e conclusa nel 2013, questo perché il cast e la storia per essere più vera possibile è cresciuta e invecchiata assieme. Ogni anno, per dodici anni, Linklater, senza far ricorso a trucchi, ha radunato la stessa troupe e lo stesso cast per girare alcune scene, al fine di seguire la crescita dei personaggi a pari passo con quella reale degli attori. Il film però non è affatto un documentario, semplicemente segue le vicende di una famiglia americana come ce ne sono sicuramente a migliaia. Davvero incredibile. Ma Boyhood, in ogni caso, è molto più di un period movie sugli ultimi 12 anni degli Stati Uniti ed è molto più di un romanzo di formazione. È addirittura molto più di un particolare esperimento cinematografico, è un grandissimo affresco sull'essere ragazzi americani oggi, partendo dalle radici, dalla formazione individuale, un racconto fondato quasi tutto sul concetto di famiglia, non tanto come nucleo ma come elemento centrale nella "boyhood", l'età tra gli 8 e i 20 anni. C'è un paese intero e il suo spirito per come è vivo oggi nella storia per nulla clamorosa di Mason. Una storia normalissima e semplice, come tante. Qui infatti non ci sono colpi di scena, niente eccede, tutto è assolutamente ordinario. Come la vita del giovane Mason, ragazzo sensibile e con una spiccata propensione all'arte, che vive con la madre e la sorella e vede occasionalmente il padre (che rimane comunque vicino ai ragazzi) che si è separato dalla famiglia. Il film quindi segue la sua storia dai primi anni di scuola fino alla fine del college, raccontando il rapporto con i genitori divorziati, i traslochi, le nuove scuole, i matrimoni falliti della madre (che ha la tendenza a trovare nuovi mariti non eccezionali), il rapporto conflittuale con la sorella Samantha, la nuova relazione del padre, seguendo anche l'evoluzione degli oggetti d'uso quotidiano, tecnologici e non, e i cambiamenti culturali, sociali e politici degli anni.
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