Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - E' un film che nasce e si sviluppa su coordinate precise, su precisi riferimenti cinematografici, vecchi e più recenti, ma riesce allo stesso tempo ad immettere tematiche, come quella della maternità, e trattandole in maniera affatto banale. Un punto di vista privilegiato, quello della Figlia, fatta nascere e crescere da una madre robot e di cui ha adottato a sua volta un unico punto di vista. L'irruzione del personaggio della Hilary Swank, invero un po' sacrificata, è quello di mettere in crisi tale unico punto di vista. Un processo che farà emergere le disillusioni e le insicurezze di un rifugio che assumerà le tonalità cupe di una prigione, sia pure dorata. E' un film che ha i suoi difetti, ma anche i suoi pregi. I Am Mother è infatti un film abbastanza coinvolgente anche, e nonostante, la ripetitività e la dilatazione di scene e dinamiche raccontate, offrendo spunti interessanti e qualche piccola iniziativa apprezzabile. Voto: 6+
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Hilary Swank. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hilary Swank. Mostra tutti i post
mercoledì 30 novembre 2022
martedì 21 settembre 2021
Buffy l'ammazzavampiri (1992)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2021 Qui - Una delle mie serie tv preferite, ma dal film me ne sono sempre tenuto alla larga, ed avrei fatto bene a continuare così, invece ho voluto recuperarlo, anche e solo per il cast, non solo comprendente Rutger Hauer ma anche Donald Sutherland, Ben Affleck, Hilary Swank e Luke Perry, e purtroppo mi sono fatto male da solo, perché è davvero brutto. Infatti, a dispetto di un cast ricco di nomi illustri, questa pellicola non si propone in maniera interessante e coinvolgente, ma piuttosto risulta abbastanza piatta e poco scorrevole. Sebbene siano presenti tutti gli elementi da commedia che mi erano piaciuti nel telefilm (anche troppi), la regia scialba (del mai più visto Fran Rubel Kuzui) e la totale assenza di effetti speciali (i vampiri non diventano neanche polvere quando vengono infilzati dai paletti) rendono il film quasi inguardabile. Ad un certo punto non si sa se ridere o piangere, stupidaggini adolescenziali oltre misura, la scena peggiore? I vampiri che non entrano nella scuola perché non sono stati invitati! Va bene che si dice questo sui vampiri ma la cosa è stata realizzata malissimo. Ma non è tutto, qui oltre all'assoluta banalità della storia, va registrato un livello molto basso nella caratterizzazione dei personaggi. L'unico di un certo interesse è (ovviamente) quello interpretato (per la verità piuttosto svogliatamente) da Rutger Hauer. Aggiungerei anche la Kristy Swanson, la sua "presenza" diciamo, che comunque non salva questo orrore. Non mi stupisce che questo film sia stato un flop colossale. Nel 1992 Joss Whedon (sì proprio lui, regista tra l'altro di Avengers: Age of Ultron) decise infatti di portare sullo schermo la sua prima versione di Buffy l'ammazzavampiri, purtroppo, ma giustamente, il film fu un flop. L'inesperienza probabilmente pagò. E tuttavia bisogna anche ammettere che se non ci fosse stato questo "film", la serie con Sarah Michelle Gellar (l'unica comunque per me vera Buffy) non esisterebbe, e sarebbe stato un peccato. Ed è solo per questo che non lo boccio totalmente. Voto: 4,5
Labels:
Ben Affleck,
Commedia fantasy,
David Arquette,
Donald Sutherland,
Fran Rubel Kuzui,
Hilary Swank,
Horror,
Joss Whedon,
Kristy Swanson,
Luke Perry,
Paul Reubens,
Seth Green,
Thomas Jane
lunedì 31 maggio 2021
The Hunt (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2021 Qui - Pur utilizzando un espediente già rivisto e per certi versi classico (feroce caccia all'uomo), si rivela un film che miscela diversi generi, tra action, horror plasmati insieme con una tonalità che vira molto sulla black comedy, mettendo sul piatto una riflessione del momento attuale e politico della scena statunitense (anche se Trump finalmente non c'è più). La metafora è chiarissima e proprio giocando su tale chiarezza che Craig Zobel (passo in avanti per lui dopo Sopravvissuti) mette di fronte un'ala liberal sadica ed assassina e delle potenziali vittime che, a parte la protagonista, sono talmente odiosi che riesce difficile empatizzare con loro. Sorprendente nei primi minuti dove potenziali protagonisti... non si rivelano tali, qualche buon ribaltamento di cliché ed un finale che cita esplicitamente Kill Bill. Non perfetto, ma comunque molto buono con una Betty Gilpin (star della serie Netflix Glow) tosta e bastarda come poche (Hilary Swank invece appare poco ma è un villain davvero riuscito) e dal buon ritmo che concede poche pause. Merita almeno una visione. Voto: 6,5
Labels:
Amy Madigan,
Azione,
Betty Gilpin,
Craig Zobel,
Emma Roberts,
Ethan Suplee,
Hilary Swank,
Ike Barinholtz,
J. C. MacKenzie,
Justin Hartley,
Macon Blair,
Thriller
lunedì 29 luglio 2019
La truffa dei Logan (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/07/2019 Qui
Tema e genere: Una divertente commedia su una rapina impossibile, con un cast d'eccezione.
Tema e genere: Una divertente commedia su una rapina impossibile, con un cast d'eccezione.
Trama: Il colpo grosso dei due fratelli Logan e della loro banda durante la Coca-Cola 600, la leggendaria corsa della Charlotte Motor Speedway.
Recensione: Qualche anno fa Steven Soderbergh un po' a sorpresa aveva annunciato a soli 50 anni il suo addio dal mondo del cinema, promessa non mantenuta fortunatamente, anzi, ha pure raddoppiato un anno dopo a questo film datato 2017 con l'esperimento abbastanza riuscito di Unsane, un thriller alquanto controverso (in positivo). Non è controverso invece, ma onesto e sincero, La truffa dei Logan (Logan Lucky), una sorta di versione basso proletaria della trilogia di Ocean, la famosa e squisita (come cinema d'intrattenimento degli anni 2000) saga di film ladreschi che negava tutte le regole del genere, pur rispettandole. Infatti, dove là tutto era glamour, i ladri erano belli e intelligenti e i luoghi erano cartoline da favola, qui sono brutti, storpi e abbastanza stupidi, anche nella colonna sonora (curata entrambe dallo stesso compositore David Holmes) dove ai concerti alla Frank Sinatra si sostituisce il folk di John Denver. Anche la struttura è diversa e opposta: la genialità della trilogia stava nel sovraccumulo di narrazione, piste vere e false, colpi di scena, situazioni per poi togliere totalmente qualsiasi spessore ai personaggi riducendoli a maschere da feuilleton muto e realizzare così film di azione essenziale. Ne La truffa dei Logan invece la linea narrativa principale è piuttosto semplice, quello che interessano sono proprio le divagazioni dal centro: l'orso nella foresta, la rivolta in prigione, la guardiana extra large, i piloti delle auto, tutti episodi che esulano dal filone principale e che il regista maneggia con l'abilità di illusionista, per sviare l'attenzione, distrarre e poter far avvenire così la magia. Altra differenza strutturale sono i personaggi: non più figure, maschere, ma persone vere (da segnalare Riley Keough, vera nipote di Elvis Presley e perfetta ragazza del Sud), ma soprattutto Jimmy (un eccellente Channing Tatum l'unico membro del cast ad aver già più volte lavorato con il regista), vero motore narrativo e chiave di volta dell'intera struttura, perché il perno di tutto è proprio il suo amore per la figlia e il desiderio di volerle restare ancora accanto, cui fanno da grandiose spalle Adam Driver e un inedito e divertentissimo Daniel Craig. Sullo sfondo poi c'è tutta la povertà (non solo materiale) di certa provincia e dell'America di oggi, come raramente si vede nel cinema di Hollywood. L'America lontana dalle grandi città viene descritta come un luogo misero, abitata da persone o troppo stupide o frustrate dai fallimenti e da un Paese che non sembra voler avere clemenza, il tutto delineato e rappresentato senza però mai perdere di vista la sua natura più squisitamente leggera. Perché l'handicap fisico dei due protagonisti, insieme all'ambientazione profondamente rurale, diventa sì il grandangolo attraverso il quale il regista ci mostra un'America piegata da una crisi profonda, valoriale prima ancora che economica, ma dove il furto non rappresenta più, come in Ocean's Eleven, un lussuoso esercizio di stile, bensì un mero mezzo per garantirsi la sopravvivenza. Il risultato è un cocktail con le giuste parti di realtà e fantasia, in dosi non perfette ma sufficienti per intrattenere e divertire, anche grazie al ritmo mai lento. Perché per quanto però sia piacevole e ben congegnato, La truffa dei Logan contiene alcune imperfezioni.
Labels:
Adam Driver,
Brian Gleeson,
Channing Tatum,
Commedia agrodolce,
Daniel Craig,
Heist Movie,
Hilary Swank,
Katherine Waterston,
Katie Holmes,
Riley Keough,
Sebastian Stan,
Seth MacFarlane,
Steven Soderbergh
giovedì 14 febbraio 2019
Qualcosa di Buono (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Tratto dal romanzo di Michelle Wildgen, Qualcosa di Buono (You're Not You), pellicola del 2014 diretta da George C. Wolfe, narra la storia di una talentuosa giovane pianista classica (Hilary Swank) che un giorno si ammala improvvisamente di SLA. Kate (questo il suo nome) e suo marito Evan (Josh Duhamel) però, nella ricerca di un assistente a tempo pieno per Kate, si imbattono in Bec (Emmy Rossum), una studentessa di college che ha risposto impulsivamente all'annuncio pur non avendo la minima esperienza. Una ragazza che, nonostante sia una persona confusionaria ed incapace di creare stabili relazioni sentimentali e professionali, riuscirà a farsi apprezzare, anche perché Kate vede qualcosa di speciale in lei e la sceglie come suo 'angelo custode'. Quello che prima di tutto colpisce in questa pellicola e ne decreta un certo valore è l'indubbia ottima interpretazione di Hilary Swank (anche produttrice della stessa, comunque decisamente più in parte che in The Homesman) che come sempre si dimostra essere una fuori classe in tutti i più svariati ruoli che interpreta. Come in Million Dollar Baby, la Swank qui impersona una donna affetta da una grave malattia degenerativa che viene da lei espressa e presentata in una maniera talmente realistica ed efficace da sembrare che ella sia veramente affetta dalla SLA. Insomma, quello che poteva risultare soltanto un film serio e toccante su di un tema delicato e difficile da trattare, ma nulla di più, viene, appunto, notevolmente nobilitato dalla Swank.
sabato 19 gennaio 2019
The Homesman (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2016 Qui - The Homesman è un atipico e alquanto surreale western del 2014, scritto, diretto, prodotto ed interpretato da Tommy Lee Jones, uno degli attori più conosciuti e bravi di Hollywood ed è per questo motivo che ho visto la pellicola, purtroppo però mi ha deluso e tanto. Perché il film, che è l'adattamento cinematografico di un omonimo romanzo scritto da Glendon Swarthout nel 1988, non convince almeno per metà (o forse di più) ma soprattutto nonostante una tenuta interessante, abbassa la guardia presentando qualche scossone tematico importante e potente ma non in modo impeccabile, anzi, tutto è confuso, tutto si perde, e il finale comunque interessante non collima ma soprattutto non giustifica il racconto. Il regista parte benissimo raccontando la storia di una bella donna che soffre di solitudine nell'America del diciannovesimo secolo. La interpreta Hilary Swank (con la solita grande presenza, lei che in quanto a donne forti ha lasciato un marchio indelebile nella storia del cinema), la quale, sarà per i suoi lineamenti mascolini, sarà per la sua capacità di allevare il bestiame, non riesce proprio a trovarsi marito, anche in un piccolo paesino disperso nella prateria dove le donne sono rare come gli alberi, pur offrendo in dote, oltre alle sue abilità, una fattoria compresa di animali, nessuno se la vuole pigliare. L'altro tema interessante è l'esplorazione della malattia mentale di alcune donne dell'epoca e di come la loro condizione venisse trattata dalla società che non esitava a condannarle all'esilio. Jones racconta proprio la storia di questo esilio in un western on the road in cui tre donne malate vengono scortate dal Nebraska all'Iowa. Il regista ce le presenta osando, si assiste perfino a un infanticidio (per fortuna si vede chiaramente che è solo un bambolotto). Anche un po' a causa di una pesca sfortunata, Hilary Swank si offre di accompagnare le tre pazze (più una e dopo saprete perché) in un luogo dove possano essere curate e seguite meglio, viene subito appoggiata da tutti gli uomini del paese che, purtroppo, sono troppo impegnati a mandare avanti le fattorie e sono dispiaciutissimi di non poter aiutare le signore, alla faccia del coraggio. La Swank deve così farsi da sola tutto il viaggio fino a un reverendo a Hebron, in Iowa.
Labels:
Cannes,
David Dencik,
Film drammatico,
Grace Gummer,
Hailee Steinfeld,
Hilary Swank,
Jesse Plemons,
John Lithgow,
Meryl Streep,
Miranda Otto,
Romanzo,
Tim Blake Nelson,
Tommy Lee Jones,
Western,
William Fichtner
Iscriviti a:
Post (Atom)





