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mercoledì 14 aprile 2021

The Boy - La maledizione di Brahms (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2021 Qui - Il primo The Boy mi aveva piacevolmente colpito per via di una sceneggiatura fuorviante che non lasciava presagire il colpo di scena. Questo The Boy 2 è il seguito inutile che non ha senso di esistere. Abbiamo tanti film sui bambolotti demoniaci, e questo sequel si accomoda sul treno di questo filone di pellicole. Con la differenza che qui la costruzione dei personaggi è forzata e stupida (non si riesce a comprendere poi la scelta di una famiglia, traumatizzata per aver subito una rapina violenta in casa, di trasferirsi in una villa isolata in mezzo a un bosco), i dialoghi sono banali, i cliché commerciali dell'horror non mancano (il bambolotto non inquieta più ormai, l'effetto la seconda volta svanisce). Infatti mentre il primo iniziava lasciando intendere elementi sovrannaturali (presenze o una bambola alla Annabelle) ma poi virava su imprevedibili soluzioni molto "materiali" (rivelando un'egregia personalità), stavolta la regia (dello stesso William Brent Bell) fa un lungo passo indietro virando verso i prototipi sovrannaturali e demoniaci (la bambola di cui sopra). Il risultato non è male ma delude per il retromarcia rispetto al miglior predecessore. Bella la location (e bravi gli attori, in particolar modo Katie Holmes e Ralph Ineson) ma troppo poco per salvare questo horror, un horror che si guarda e si dimentica presto. Voto: 5

lunedì 29 luglio 2019

La truffa dei Logan (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/07/2019 Qui
Tema e genere: Una divertente commedia su una rapina impossibile, con un cast d'eccezione.
Trama: Il colpo grosso dei due fratelli Logan e della loro banda durante la Coca-Cola 600, la leggendaria corsa della Charlotte Motor Speedway.
Recensione: Qualche anno fa Steven Soderbergh un po' a sorpresa aveva annunciato a soli 50 anni il suo addio dal mondo del cinema, promessa non mantenuta fortunatamente, anzi, ha pure raddoppiato un anno dopo a questo film datato 2017 con l'esperimento abbastanza riuscito di Unsane, un thriller alquanto controverso (in positivo). Non è controverso invece, ma onesto e sincero, La truffa dei Logan (Logan Lucky), una sorta di versione basso proletaria della trilogia di Ocean, la famosa e squisita (come cinema d'intrattenimento degli anni 2000) saga di film ladreschi che negava tutte le regole del genere, pur rispettandole. Infatti, dove là tutto era glamour, i ladri erano belli e intelligenti e i luoghi erano cartoline da favola, qui sono brutti, storpi e abbastanza stupidi, anche nella colonna sonora (curata entrambe dallo stesso compositore David Holmes) dove ai concerti alla Frank Sinatra si sostituisce il folk di John Denver. Anche la struttura è diversa e opposta: la genialità della trilogia stava nel sovraccumulo di narrazione, piste vere e false, colpi di scena, situazioni per poi togliere totalmente qualsiasi spessore ai personaggi riducendoli a maschere da feuilleton muto e realizzare così film di azione essenziale. Ne La truffa dei Logan invece la linea narrativa principale è piuttosto semplice, quello che interessano sono proprio le divagazioni dal centro: l'orso nella foresta, la rivolta in prigione, la guardiana extra large, i piloti delle auto, tutti episodi che esulano dal filone principale e che il regista maneggia con l'abilità di illusionista, per sviare l'attenzione, distrarre e poter far avvenire così la magia. Altra differenza strutturale sono i personaggi: non più figure, maschere, ma persone vere (da segnalare Riley Keough, vera nipote di Elvis Presley e perfetta ragazza del Sud), ma soprattutto Jimmy (un eccellente Channing Tatum l'unico membro del cast ad aver già più volte lavorato con il regista), vero motore narrativo e chiave di volta dell'intera struttura, perché il perno di tutto è proprio il suo amore per la figlia e il desiderio di volerle restare ancora accanto, cui fanno da grandiose spalle Adam Driver e un inedito e divertentissimo Daniel Craig. Sullo sfondo poi c'è tutta la povertà (non solo materiale) di certa provincia e dell'America di oggi, come raramente si vede nel cinema di Hollywood. L'America lontana dalle grandi città viene descritta come un luogo misero, abitata da persone o troppo stupide o frustrate dai fallimenti e da un Paese che non sembra voler avere clemenza, il tutto delineato e rappresentato senza però mai perdere di vista la sua natura più squisitamente leggera. Perché l'handicap fisico dei due protagonisti, insieme all'ambientazione profondamente rurale, diventa sì il grandangolo attraverso il quale il regista ci mostra un'America piegata da una crisi profonda, valoriale prima ancora che economica, ma dove il furto non rappresenta più, come in Ocean's Eleven, un lussuoso esercizio di stile, bensì un mero mezzo per garantirsi la sopravvivenza. Il risultato è un cocktail con le giuste parti di realtà e fantasia, in dosi non perfette ma sufficienti per intrattenere e divertire, anche grazie al ritmo mai lento. Perché per quanto però sia piacevole e ben congegnato, La truffa dei Logan contiene alcune imperfezioni.