Visualizzazione post con etichetta Fabrice Luchini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fabrice Luchini. Mostra tutti i post

martedì 30 aprile 2024

Mon Crime - La colpevole sono io (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Una garbata commedia francese che diverte nonostante i suoi alti e bassi. La parte migliore è l'inizio, con le indagini dell'ispettore e le riflessioni di Fabrice Luchini, tutte orientate a identificare rapidamente un colpevole. Sfortunatamente, segue una fase meno coinvolgente (il processo e ciò che segue) che riprende vita con l'arrivo di Isabelle Huppert, la quale si diverte chiaramente a esagerare nel suo ruolo. La regia è adeguata, gli attori sono competenti e i titoli di coda molto piacevoli (senza contare i numerosi omaggi cinefili). In definitiva, è un'opera piacevole e cortese ma alquanto leggera, che si colloca tra le meno rilevanti del regista. François Ozon, partendo da un'opera teatrale già adattata per il cinema negli anni '30 e '40, crea una commedia intelligente, ma non irresistibile. Voto: 6+ [Sky]

giovedì 1 luglio 2021

Il mistero Henri Pick (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Questo film francese (diretto da Rémi Bezançon, adattamento cinematografico del romanzo omonimo scritto da David Foenkinos) è una sorta di detective story condita da una certa ironia ed anche un pizzico di cinismo che riflette il carattere del suo protagonista, critico letterario molto elitario che non digerisce il fatto che un capolavoro nascosto per anni sia stato scritto da un pizzaiolo. Oltre alla risoluzione del mistero, tipico dei romanzi giallo, questo film offre spunti non solo sul potere eterno della parola scritta in grado di sconvolgere le vite dei singoli individui, ma anche sul fare la tara, molta tara, sull'effettivo valore letterario di un'opera e il suo riscontro commerciale. Un giallo senza la classica suspense dei gialli, ma non è certo l'obiettivo di questo film, sorretto dalla buona prova degli attori, il Fabrice Luchini de Il meglio deve ancora venire in primis. Belle le ambientazioni a Crozon, cittadina della Bretagna ideale per l'ambientazione di una vicenda ricca di mistero e colpi di scena. Finale coerente con lo sviluppo e a tratti inaspettato. Un buon film. Voto: 6+

mercoledì 17 marzo 2021

Il meglio deve ancora venire (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - Una dramedy bella e delicata, che parte da un equivoco simpatico quanto triste per mettere in scena una storia già vista (due amici trentennali: uno ha il cancro, ma per un equivoco pensa sia il suo amico ad averlo) ma raccontata con garbo e semplicità, in un modo che conquista lo spettatore fin dall'inizio. Molto bravi i due protagonisti (Fabrice Luchini e Patrick Bruel), affiatati e a loro agio sia nei momenti drammatici che in quelli più tristi. In alcuni momenti si ride di gusto, verso la fine ci si commuove fino alla lacrime in un film che attraversa vari stati d'animo e lo fa nel modo migliore. Non c'è niente da fare, i francesi da diverso tempo ci sanno proprio fare con le commedie, anche quando il tema è più da film drammatico. I produttori e i due registi sono gli stessi del buon Cena tra amici (Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte), ma qui l'incedere è decisamente più sommesso, sebbene qualche situazione comica non manchi. A tenere su il film, quindi, è il rapporto di amicizia virile tra i due protagonisti, che procede a ritmo forsennato fino al triste epilogo, lasciandoci però un divertito sorriso. Notevole, forse un po' arruffone ma anche spudoratamente travolgente. Voto: 6,5

domenica 28 aprile 2019

La corte (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Un'opera delicata e divertente che ruota interamente attorno (anche troppo seppur sostenuta dall'ottima interpretazione di Fabrice Luchini) al protagonista, è La Corte (L'hermine), film del 2015 di Christian Vincent (La cuoca del presidente). Il film infatti, una sorta di commedia che si divide tra il sentimentale e il dramma (non mettendo mai tristezza e regalando sorrisi), racconta del giudice Xavier Racine, uomo di legge rigido e inflessibile, maniacale e razionale, che riconoscendo nella giurata (di un processo delicato) Ditte (la fascinosa attrice olandese, Sidse Babett Knudsen) l'anestesista che lo aveva assistito durante una sua passata ospedalizzazione si innamora come un ragazzino ed inizia una corte tenace, ma non priva di garbo, nei confronti della bella signora. Ma se tutto, ruota attorno al suo protagonista, il suo centro assoluto dell'azione, il resto forse non è all'altezza, difatti nel film, Luchini è il mattatore (le sue battute e il modo con cui smonta ogni più piccolo particolare fuori posto, che rende le testimonianze un piccolo sketch, sono fantastici), gli altri invece lo seguono senza riuscire a stare al passo. Inoltre la regia appare abbastanza statica, tanto quanto la storia che non mostra grande propensione a coinvolgere lo spettatore in maniera totale e convincente.

sabato 5 gennaio 2019

Gemma Bovery (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Tratto da una graphic novel di Posy Simmonds, il film Gemma Bovery (2014) è diretto da Anne Fontaine e interpretato dal sempre dominante Fabrice Luchini, per sensibilità e sommo gigionismo, e da Gemma Arterton (già notata in Tamara Drew: Tradimenti all'inglese). La regista per questo 'letterario' film punta Flaubert e la sua Madame Bovary, sfruttando l'assonanza del nome Emma/Gemma e del cognome Bovary/Bovery, per catapultarlo in una commedia fino ad un certo punto francese, contaminata da toni inglesi. Il tutto ruota intorno ad un colto/erudito parigino Martin Joubert (Luchini), ritiratosi da qualche anno in Normandia, con una moglie e un figlio giovanotto, in un luogo verde, solare con la case di mattoni appuntite, e una vita tranquilla facendo il panettiere (antico mestiere di famiglia), che con lui diventa un’arte di cui vantarsi. Ma la testa di Martin è piena di ricordi, rimpianti d'amore e letture dei grandi romanzieri, sui quali prevale Flaubert. Ovvio che quando arriva una coppia di inglesi Gemma e Patrick  Bovery, lui discreto e slavato restauratore di mobili, lei (una prorompente e florida Gemma Arterton) piena di una voglia di vivere conflittuale, perché cerca esperienze non impegnative, sfugge ai corteggiamenti, ma cede ai giovanotti aitanti, e cerca l'amore dei sogni che spesso si ha davanti e non ce se ne accorge. La bella e procace inglesina non fa mistero delle sue forme attraverso sottili se non trasparenti vestitini che fanno bollire il sangue agli uomini che le capitano vicino, il nostro Martin, non potendo aspirare ad una storia vera, anche perché da lei poco o nulla considerato se non per la sua cortese disponibilità e l'abilità nel suo mestiere, si elegge protettore e consigliere della irrequieta giovane, seguendola in tutti i suoi movimenti, ossessionato che possa seguire le tragiche orme della sua quasi omonima eroina flaubertiana.