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martedì 30 aprile 2024

Mon Crime - La colpevole sono io (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Una garbata commedia francese che diverte nonostante i suoi alti e bassi. La parte migliore è l'inizio, con le indagini dell'ispettore e le riflessioni di Fabrice Luchini, tutte orientate a identificare rapidamente un colpevole. Sfortunatamente, segue una fase meno coinvolgente (il processo e ciò che segue) che riprende vita con l'arrivo di Isabelle Huppert, la quale si diverte chiaramente a esagerare nel suo ruolo. La regia è adeguata, gli attori sono competenti e i titoli di coda molto piacevoli (senza contare i numerosi omaggi cinefili). In definitiva, è un'opera piacevole e cortese ma alquanto leggera, che si colloca tra le meno rilevanti del regista. François Ozon, partendo da un'opera teatrale già adattata per il cinema negli anni '30 e '40, crea una commedia intelligente, ma non irresistibile. Voto: 6+ [Sky]

venerdì 30 giugno 2023

È andato tutto bene (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Con la sua consueta eleganza e pacatezza François Ozon ci porta in un terreno già calpestato da tanti suoi illustri predecessori. Il tema dell'eutanasia viene affrontato con estrema naturalezza dal protagonista (André Dussollier perfetto) mentre le figlie (tra cui Sophie Marceau, che da molto non incrociavo) vivono con ovvi dubbi tale scelta pur lasciando libertà assoluta al Padre. Le due figure principali sono ben delineate e permettono al film, quasi tutto "parlato", di non annoiare mai. Tuttavia il racconto è comunque appesantito oltre che da una scansione a tesi troppo schematica, da una durata eccessiva. Da un romanzo autobiografico, un dramma coinvolgente e discretamente tratteggiato, non indimenticabile ma emotivamente valido. Voto: 6,5

lunedì 14 giugno 2021

Grazie a Dio (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Argomento molto delicato quello scelto da François Ozon (uno dei tanti nella sua cinematografia) all'ennesima buona prova di fila della sua carriera (Frantz però, l'ultimo suo visto, mi è piaciuto di più). I gravi errori di un pedofilo travestito da prete che non nega mai le sue colpe perché è il sistema che lo protegge il vero colpevole di questa storia (che si basa su di una vera avvenuta in Francia tra gli anni ottanta e novanta). Il regista non generalizza ed è bravo a dividere la storia in 3 atti dove ognuno dei protagonisti vive a modo suo la fede (ineccepibile il cast), il fervente cattolico (interpretato da Melvil Poupaud) è la figura più combattuta e interessante ovviamente. Il regista francese infatti, si concentra sul dramma delle vittime mostrando le diverse conseguenze degli abusi sulle loro vite affettive e sessuali. Un approccio meno incalzante e spettacolare rispetto ad Il caso Spotlight ma ugualmente efficace nella denuncia (il fatto tuttavia che si parli troppo liberamente senza filtri di pedofilia rende il film leggermente forzato). Molto più efficace la prima parte rispetto alla seconda, che soffre di qualche passaggio a vuoto, un filo abbondante la durata, ma buon film, un film doloroso però necessario. Voto: 6,5

venerdì 24 maggio 2019

Frantz (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2018 Qui - Ispirato alla pièce di Maurice Rostand, da cui Ernst Lubitsch trasse "Broken Lullaby", Frantz, film drammatico del 2016 (passato in concorso a Venezia 2016) di produzione franco-tedesca che conferma la passione di François Ozon (al suo sedicesimo film in 18 anni) per il melodramma sentimentale e per le storie piene di misteri, con più di un richiamo ad atmosfere alla Hitchcock, è ambientato nel 1919 in un piccolo villaggio tedesco, all'indomani della fine della Grande Guerra e mette sotto la lente d'ingrandimento l'eredità da essa lasciata, ossia il vuoto di una generazione morta in trincea e le ferite fisiche e psichiche di chi è invece riuscito a sopravvivere. Il film infatti, dalla forte componente melodrammatica, che non scade tuttavia nel romanzo d'appendice, poiché illude, depista e regala sorprese inaspettate, racconta di una giovane vedova di guerra di nome Anna che si reca quotidianamente alla tomba del fidanzato Frantz e che sulla stessa conosce un misterioso uomo di nome Adrien, anche lui intento a portargli fiori. Tra i due così si instaura un forte legame, una frequentazione emotivamente provante e non priva di qualche sfumatura ambigua, dato che la sua presenza susciterà delle reazioni imprevedibili in un ambiente segnato dalla sconfitta tedesca. Non a caso il regista mette bene in mostra come la diffidenza e l'odio reciproco tra Francia e Germania, che non si dileguò affatto con la cessazione delle ostilità, proseguì prima con le condizioni a cui fu costretto il popolo tedesco e, quasi di conseguenza, con la Seconda Guerra Mondiale. D'altronde in questo dramma fuorché banale (che vale la pena vedere per i temi affrontati, dato che riesce a trasportare letteralmente lo spettatore nell'immediato dopoguerra, pieno di disagi, di dolore per la perdita dei propri cari e denso di una vena patriottica che è evidente per tutta la durata della pellicola) a farla da padrone non è solo il senso di colpa, provocato qui da un "errore di valutazione" che ha causato molto dolore e tormento a entrambi i personaggi principali, non emerge solo la tematica del perdono, ma appunto il dolore causato dalla guerra (quindi dalla perdita di qualcuno che amiamo), ancora molto sentito nel film ed anche il conseguente patriottismo smisurato che ne deriva. Non dimenticando che il regista lavora anche su sentimenti contrastanti che sono dettati da due parti del corpo ben distinte: il cuore e la testa.